Dove tutto ha inizio… 50

...e fine! Gears of War: Judgment ci racconta le prime fasi di una guerra che oramai è storia

PROVATO di Umberto Moioli   —   04/03/2013

Di Gears of War: Judgment parlammo due mesi or sono: il nostro viaggio in Nord Carolina fruttò un completissimo reportage dedicato all'ultimo capitolo di una saga capace di esprimere, dopo una trilogia di enorme successo, anche uno spin off che parte dalle solide basi della serie per intraprendere una strada differente. Fino a ieri sapevamo che il processo alla Squadra Kilo capitanata da Damon Baird, portata davanti alla corte militare dei COG per crimini di guerra, si tradurrà in una campagna narrata a mo' di flashback, immediata e intensa come nel DNA dello sviluppatore People Can Fly. Oggi, dopo un nuovo incontro avvenuto nella sede italiana di Microsoft, possiamo raccontare di ulteriori modalità e opzioni che delineano un'offerta variegata, apparentemente più ricca di quanto molti sparatutto ci hanno oggigiorno abituato.

L'indomani

L'asso nella manica di People Can Fly, tenuto gelosamente nascosto durante i primi incontri con Gears of War: Judgment, è Aftermath: raggranellando un certo numero di stelle nella campagna principale e vista la conclusione del processo alla Squadra Kilo, si sbloccherà una seconda sequenza di livelli giocabili in cooperativa con tre amici. L'ambientazione sarà ancora una volta la città di Halvo Bay, protagonista assoluta dell'episodio, ma le lancette dell'orologio si sposteranno avanti nel tempo fino alla conclusione di Gears of War 3, di cui Aftermath rappresenta una sorta di epilogo. I protagonisti, Baird e soci anche in questo caso, si muoveranno in livelli nuovi di pacca ambientati all'interno di scenari visti durante la campagna principale, ora dotati di una prospettiva inedita. Durante l'evento siamo riusciti a mettere le mani sul primo schema di questo gradito extra: il gameplay non viene stravolto e la principale differenza è l'assenza degli speciali obiettivi Declassified, mentre la cura riposta nel level design sembra paragonabile a quella di un qualsiasi altro contenuto del gioco. Se il primo atto di Aftermath si apre con una folle corsa per le strade di Halvo Bay, devastate e invase dalle Locuste, il quarto dell'avventura principale, mostrato a Milano per la prima volta assoluta, mette in scena una versione rivisitata e corretta dello sbarco in Normandia. Saltati già dalla nave che ci portava a ridosso della spiaggia controllata dal nemico, abbiamo immediatamente verificato quanto impegnativo sappia essere Gears of War: Judgment.

Tutto, dal respawn dinamico fino alle modifiche al sistema di controllo, che tra le altre cose ora prevede il lancio rapido delle granate, è pensato per aumentare il ritmo dell'azione e stimolare i riflessi del giocatore. Si tratta di una direzione comprensibile, che stringe l'occhio ad un'utenza di appassionati oramai esperta e calza perfettamente le caratteristiche di People Can Fly. Tra l'altro poter accedere ad una sfida diversa per ciascuna sezione grazie alle missioni Declassified, che ad esempio ci hanno obbligato ad usare solo l'arco oppure hanno dotato i nemici di armi più potenti, è un piacevole diversivo che regala varietà all'infinito dentro-fuori dalle coperture. Il gameplay ci è sembrato nel complesso solido e divertente come un qualsiasi altro capitolo della serie, dotato di qualche spunto inedito non trascurabile. Peccato che, forse per il ritmo superiore, l'intelligenza artificiale ogni tanto tenda a non rispondere in maniera perfetta, ma si tratta pur sempre di casi sporadici.

Gli amanti dell'Orda dovrebbero gioire, per loro la festa non è ancora finita: il nostro precedente reportage aveva introdotto OverRun, una variante che mescola la strenue difesa del team dai nemici con elementi strategici, incluse le quattro classi tra cui scegliere, e oggi People Can Fly ha mostrato Survival.

In questa modalità le mappe, tutte inedite, si ampliano diventano più lunghe e articolate, puntellate da tre obiettivi da difendere in sequenza. Caduto il primo si passa al secondo e, se anche questa ulteriore linea dovesse cadere, al terzo e ultimo punto di controllo prima del game over. In Estate, unica ambientazione messaci a disposizione, le dieci ondate di nemici provano a far arretrare il team di cinque COG attraverso palazzi distrutti, stretti corridoi e biforcazioni che impongono di dividersi coordinando le difese, sempre più inefficaci contro le crescenti forze delle Locuste. Con quattro livelli e partite da circa un'ora - tra l'altro dotate di un notevole tasso di rigiocabilità - Survival si somma a due campagne, un'altra modalità cooperativa e due competitive per un complesso di possibili ore di gioco di tutto rispetto.

Destroying Beauty

Pad alla mano Gears of War: Judgment è una bellezza da vedere, scorre fluido e incarna tutti i valori produttivi a cui la serie ci ha abituato negli anni. Certo la giocabilità non è nuovissima e dubitiamo che chi si è scoperto annoiato dal terzo capitolo regolare, possa trovare inedite motivazioni in questo spin of. Negli anni tutte le innovazioni dell'originale Gears of War, uno dei titoli che hanno segnato la generazione, sono state riprese e rielaborate in mille salse, rendendo il genere dei third person shooter uno dei più evoluti e allo stesso tempo inflazionati. Per approfondire il lavoro fatto sul comparto tecnico-visivo abbiamo parlato con Waylon Brinck, art director di People Can Fly, che sembra aver agito a cavallo tra una base di partenza oramai consolidata e la volontà di raccontare qualcosa di completamente nuovo.

"È stato incredibile poter tornare sulla direzione artistica di un progetto come Gears of War", ci ha raccontato "mi ricordo quand'ero in coda fuori dal negozio al tempo dell'uscita del primo capitolo, non avrei mai immaginato di fare tutta questa strada. Per me è come stare sulle spalle dei giganti, disponiamo di una visione artistica eccellente e di un motore fantastico". Il gioco precede il tema destroyed beauty di Gears of War, mostrando la distruzione mentre in corso di svolgimento. "Uno dei nostri principi è stato quello di voler mostrare questo processo brutale e violento: sulle schermo ci sono più esplosioni, fuoco e fiamme. Edifici e costruzioni costantemente in procinto di crollare vengono accompagnati da alcune interessanti modifiche al motore, che in particolare ci hanno permesso di fare un miglior lavoro in termini di effetti particellari e illuminazione. Parecchia ottimizzazione si è resa necessaria per produrre ambienti più ricchi di nemici e in generale un mondo non post apocalittico, ma dove l'apocalissi è in corso di svolgimento".

Se la visione per la campagna principale è questa, Aftermath è un tributo ai capitoli precedenti: gode di tutte le migliorie tecniche descritte, implementate però in accordo a quanto espresso dalla serie regolare. "Mostra Halvo Bay anni dopo la campagna principale, quindi i giocatori potranno vedere come gli stessi riferimenti siano cambiati. Il setting della due campagne è questa città completamente nuova e inedita per gli appassionati della serie. Per crearla siamo partiti dallo stile di Gears of War e vi abbiamo mescolato ispirazioni prese da città realmente esistenti, su tutte San Francisco". Sembra insomma che le esperienze frenetiche e fuori di testa di People Can Fly si mescolino a dovere con i toni horror dettati da Epic Games. Gears of War: Judgment non è un gioco rivoluzionario e il comparto visivo, così come quello ludico, sembra uscire rielaborato ma non stravolto dal coinvolgimento di People Can Fly. Un'esclusiva importante che a fine ciclo di vita di Xbox 360 dovrebbe intrattenere quel tanto che basta da mitigare l'attesa per le nuove generazioni e le proprietà intellettuali che dovranno cercare di ripetere l'exploit di Gears of War.

CERTEZZE

  • Ricco di contenuti cooperativi e competitivi
  • Espande e completa l'universo di Gears of War
  • Potrebbe essere l'esame di maturità per People Can Fly

DUBBI

  • Stanchi di Gears? Difficile che Judgment faccia per voi
  • Alcuni aspetti da rifinire