Come si giudicano i classici?

Breve riflessione su un'attitudine critica errata di parte della stampa videoludica

SPECIALE di Simone Tagliaferri   —   15/09/2014
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Ultimamente si vanno moltiplicando le svalutazioni dei classici perpetuate non tanto dai videogiocatori, quanto da alcuni pezzi della critica videoludica militante. In particolare chi scrive ha in mente una recensione della recente versione console di Another World, dove il capolavoro di Eric Chahi è stato archiviato con un'insufficienza e bollato come inadatto al pubblico moderno perché ormai superato.

Come si giudicano i classici?

Di solito le opinioni sui classici espresse tenendo un punto di vista moderno sono inoppugnabili nella logica che esprimono, quanto metodologicamente sbagliate. È facile incorrere nell'errore di sovrapporre il presente al passato, soprattutto in un ambiente come quello dell'industria videoludica dominato da una critica funzionale e di servizio che mira a determinare se per il suo pubblico di riferimento valga o meno la pena acquistare un dato prodotto. Si tratta di un ruolo a suo modo nobile, per quanto limitato, che però si trova a cozzare contro problematiche irrisolvibili usando gli strumenti canonici, quelli che determinano il giudizio espresso in termini numerici o di commento alla fine di ogni recensione (grafica, longevità, sonoro e così via). Rimaniamo su Another World e arrischiamo alcune affermazioni che potranno sembrarvi assurde a una prima lettura, ma che andremo a spiegare nel resto dell'articolo. Confrontiamo il titolo di Chahi con uno molto più moderno, Uncharted 2: Il Covo dei ladri (la scelta non è casuale, badate bene) e partiamo dalle conclusioni: se dovessimo consigliare a un giocatore medio quale acquistare tra i due, saremmo inevitabilmente portati a scegliere il titolo di Naughty Dog, ma dovendo indicare quali dei due abbia più valore in termini assoluti, la scelta cadrebbe inevitabilmente su Another World. Perché?

Parliamo di Another World, Uncharted e aratri, in uno speciale dedicato al modo di giudicare i classici

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero…

Abbiamo appena acquistato un terreno su cui vogliamo piantare del granturco. La prima cosa da fare sarà prepararlo. Abbiamo bisogno di alcuni mezzi di lavoro. Tra un aratro trainato da animali e un moderno trattore multifunzionale, cosa sceglieremo? Ovviamente il secondo. I motivi ci sembrano scontati: con un trattore faticheremo di meno noi, non avremo bisogno di animali e il lavoro sarà svolto più velocemente. In fondo il trattore è un'evoluzione dell'aratro, si tratta di una verità innegabile.

Come si giudicano i classici?

Però, in termini assoluti, se dovessimo dire quale dei due è stato più importante per lo sviluppo dell'umanità, quale indicheremmo? Bravi che avete già risposto: l'aratro. Lo sappiamo che abbiamo appena illustrato delle banalità, banalità che però nel mondo videoludico non sono tali se ogni volta bisogna stare a difendere i titoli del passato dagli attacchi dell'arrogante megalomania onanistica dei moderni. Ma proseguiamo con il nostro aratro e cerchiamo di capire il perché della seconda scelta, che magari non è così scontata per tutti. L'invenzione dell'aratro è stata più importante di quella del trattore perché il trattore del nostro esempio contiene l'aratro e non viceversa. Come umanità riconosciamo un ruolo preminente al primo sul secondo perché siamo tecnicamente coscienti che senza di esso non ci sarebbe stata l'evoluzione che si è avuta nel corso dei secoli, sia in termini di macchine agricole, sia in termini assoluti. Di tecnologie agricole ce ne sono state diverse, molte ricordate solo dagli studiosi, altre completamente superate nonostante la loro importanza in un determinato periodo storico e così via. Non tutte sono diventate dei "classici", anche se fanno parte a ragione della storia dell'agricoltura. Ogni settore tenta di gerarchizzare fatti, invenzioni ed eventi nel modo più organico possibile per crearsi una propria identità e per capire il percorso che l'ha fatto diventare quello che è. Non è solo un esercizio intellettuale fine a se stesso, ma un modo per comprendere i meccanismi che regolano il mondo ed essere coscienti di ciò che si sta facendo.

Il solco scavato

Ma torniamo a noi, anche se ormai dovreste aver capito quello che vogliamo dire: Another World è più importante di Uncharted 2: Il Covo dei ladri non in termini di valori produttivi e ludici, ma perché il secondo senza il primo non sarebbe mai potuto esistere, oppure sarebbe esistito in una forma differente. Quindi, Uncharted 2 contiene Another World e in parte ne deriva. Per comprendere al meglio il titolo di Naughty Dog bisogna conoscere il gioco di Chahi. Badate bene che non stiamo affermando che serva per giocarci e divertircisi, tutt'altro. Stiamo affermando che se uno vuole definirsi critico videoludico deve quantomeno conoscere e riconoscere il percorso che ha portato alle produzioni del presente.

Come si giudicano i classici?

Il punto d'arrivo del discorso è che per criticare i classici, nell'accezione più alta possibile, non bisogna porsi dal punto di vista di quello che giudica le voci dei film sonori migliori di quelle dei film muti, compiacendosi della sua acutezza mentre si rotola nei suoi escrementi. I punti di vista non sono necessariamente tutti validi: accettereste mai che un commercialista progetti la vostra casa o che un idraulico si esprima sul vostro stato di salute prescrivendovi una cura? Così, per giudicare i classici, il punto di vista di chi confronta Doom con Destiny (per tirare dentro alti due titoli) e ne trae la conclusione che Destiny è tecnicamente migliore e più evoluto nell'interfaccia di gioco è sicuramente oggettivo e inattaccabile nella logica, ma sbagliato nel suo senso generale perché completamente inutile. Ai classici bisogna arrivare e non si può pretendere che ci seducano come fanno i titoli moderni. Per apprezzarli occorre farsi umili verso la loro storia e capire cosa hanno rappresentato in generale per il medium videoludico, a prescindere da quanto ci si diverta oggi a giocarli. Chi si approccia ai grandi titoli del passato deve farlo con la curiosità di comprenderli nel loro essere in quanto giochi e in quanto tempo. Non solo in termini ludici, quindi, ma guardando come vanno a incunearsi nella storia dei videogiochi.