Mortal Kombat - Monografie  33

Prima vi abbiamo raccontato quando è stato denunciato, ora vi raccontiamo quando è nato

RUBRICA di Christian Colli   —  27 Aprile 2015

Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato la nascita dell'ESRB, l'Entertainment Software Ratings Board pensato per far valutare i giochi a una commissione indipendente, e di come questa fosse legata a doppio filo all'uscita di Mortal Kombat sulle console a 16-bit nei primi anni '90. Vi abbiamo raccontato di come Mortal Kombat fosse finito davanti al Congresso e di come abbia buttato benzina sul fuoco nella guerra tra Nintendo e SEGA, diventando paradossalmente uno dei motori portanti per la temporanea ripresa della seconda solo grazie alla violenza nascosta dietro un codice segreto. Non vi abbiamo ancora raccontato com'è nato Mortal Kombat, però: famoso più per le truculente Fatality che per i suoi stessi protagonisti, il franchise ha origini sorprendenti che meritano di essere tramandate ai posteri...

In occasione dell'uscita di Mortal Kombat X, vi raccontiamo la storia di questo sanguinolento franchise

In principio c'era Van Damme

Mortal Kombat - Monografie
Ed Boon

Edward J. "Ed" Boon, nato nel 1964, si era laureato in matematica e scienze informatiche presso l'Università dell'Illinois. John Tobias, classe 1969, era un fumettista che aveva lavorato alle storie a fumetti degli Acchiappafantasmi. Questi due personaggi avevano apparentemente ben poco in comune, a parte una cosa: intorno al 1990 stavano lavorando entrambi per la Midway Games. La compagnia aveva origini "antiche": era stata fondata nel 1958 col nome Midway Manufacturing, quando ancora si occupava di giocattoli, ed era passata all'intrattenimento elettronico solo nel 1973, occupandosi di cabinati per le sale giochi. Fu infatti la Midway a distribuire negli Stati Uniti il classico Space Invaders del 1978. Nel 1988 era stata poi acquisita e inglobata dalla WMS Industries Inc. e aveva cominciato a sviluppare videogiochi per console. Tre anni dopo, Ed Boon, John Tobias, John Vogel e Dan Forden stavano lavorando per conto di Midway al tie-in videoludico di Universal Soldier, un film d'azione con Jean-Claude Van Damme per protagonista: il giocatore avrebbe controllato l'eroe della pellicola, renderizzato in gioco con una tecnica rivoluzionaria. Il titolo firmato Midway puntava ad essere un action game "duro e uro", a metà tra Enter of Dragon e Bloodsport, piuttosto che cartoonesco come Street Fighter: a un certo punto Midway decise di lasciar perdere Universal Soldier, che stando ai critici era una ca... volata pazzesca, e di realizzare un gioco ex novo su Van Damme. L'affare, però, non andò a buon fine, e così Boon, Tobias e i loro due colleghi lavorarono come matti per riciclare il codice che avevano già scritto: ci misero dieci mesi, e decisero il titolo del loro progetto soltanto a due o tre mesi dalla scadenza, peraltro in un modo demenziale. Indecisi tra Kumite, Dragon Attack, Death Blow e Fatality, si affidarono all'intuizione di Steve Richie, un amico e collega di Boon che, passando per caso dal loro ufficio, aveva scorto la parola "kombat" scritta male e aveva pensato, appunto, a Mortal Kombat. Il modello digitalizzato di Van Damme non fu scartato del tutto: opportunamente modificato, divenne infatti Johnny Cage, e in effetti i manierismi e la storia del personaggio sono stati ricamati su quelli del popolare attore/atleta belga.

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John Tobias

John Tobias, da bravo fumettista, si occupò di scrivere la storia dei personaggi e del mondo di Mortal Kombat, ispirandosi alla mitologia orientale e alle favole cinesi. Una delle sue fonti d'ispirazione, poi, fu il popolare action-movie Grosso guaio a Chinatown con Kurt Russel, omaggiato peraltro dal personaggio di Raiden, ma a restargli particolarmente impressi furono i film di Tsui Hark come Zu Warriors e The Swordsman. Nonostante la violenza gratuita e la semplicità del gameplay potessero dare l'idea di un picchiaduro "ignorante" senza troppe pretese, Mortal Kombat possedeva uno spessore narrativo fuori dal comune: attraverso schermate ricche di testo e poche illustrazioni, Tobias raccontava la storia di un torneo di arti marziali che il sovrano della dimensione di Outworld intendeva usare come pretesto per invadere e conquistare la Terra. I sequel proseguirono la storia tracciata inizialmente dal primo Mortal Kombat, aggiungendo sempre più personaggi e situazioni, tra ninja, poliziotti e cyborg di ogni genere: inutile dire che l'incredibile successo del gioco, fomentato anche e sopratutto dalle infuocate polemiche sulla violenza gratuita a schermo, condusse alla realizzazione di ogni genere di merchandising, passando per i fumetti e i film cinematografici.

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Dal cinema ai videogiochi e viceversa

In un certo senso, possiamo dire che il brand di Mortal Kombat è sempre stato legato a doppio filo con il cinema. Come abbiamo visto, il prototipo del gioco in origine era il tie-in del film Universal Soldier, ma non tutti sanno che per renderizzare i lottatori originali si è ricorso alla digitalizzazione di veri attori cinematografici, anche se certo non tra i più famosi. Per esempio, l'attore Ho-Sung Pak, probabilmente il più popolare tra tutti, interpretò sia Liu Kang sia Shang Tsung, mentre Dan Pesina prestò le sue sembianze a Scorpion, Sub-Zero e Reptile.

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Raiden in Mortal Kombat (1995)

Il secondo caso è abbastanza significativo, perché rappresenta uno dei trucchi più importanti sfruttati dal team di Boon e Tobias nel brevissimo periodo di sviluppo del gioco, ovvero il palette swap: in sostanza, i grafici si limitavano a ricolorare gli sprite per creare personaggi diversi, il che spiega le somiglianze tra i suddetti ninja che, in effetti, si differenziavano soltanto per il colore dei loro costumi e le loro pose di combattimento. Il team, pur sostanzialmente ingrandito per i primi sequel, utilizzò lo stesso sistema per personaggi come Kitana e Mileena, o i cyborg Cyrax, Sektor e Smoke, ma col tempo i vari lottatori cominciarono ad assumere sembianze e background individuali, specialmente a partire da Mortal Kombat 4. Per quanto riguarda il cinema vero e proprio, è impossibile non menzionare i due lungometraggi, Mortal Kombat e Mortal Kombat: Distruzione Totale, prodotti rispettivamente nel 1995 e nel 1997 da Threshold Entertainment e New Line Cinema. Il primo, nonostante l'opinione non esattamente favorevole della critica, riscosse comunque un enorme successo e lanciò il regista Paul W. S. Anderson. Il suo successore, John R. Leonetti, non ebbe la stessa fortuna, anche perché nel frattempo la moda di Mortal Kombat, e le polemiche, si erano un po' affievolite: il sequel Distruzione Totale, infatti, fu un vero disastro. Dopodiché, di film su Mortal Kombat non ne uscirono più per oltre dieci anni, ma nel 2010 il regista Kevin Tancharoen produsse un cortometraggio intitolata Mortal Kombat: Rebirth con lo scopo di convincere la Warner Bros. a finanziargli un lungometraggio.

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Scorpion in Mortal Kombat: Legacy (2011)

La Warner Bros. gli finanziò prima una webseries intitolata Mortal Kombat: Legacy con la collaborazione di Machinima.com, divisa in due stagioni, per poi annunciare che Tancharoen avrebbe diretto il reboot cinematografico... finché il regista, all'improvviso, non lasciò perdere tutto per dedicarsi ad altro, e il nuovo film finì nel limbo. Curiosamente, Mortal Kombat non decretò soltanto il successo di Paul Anderson, ma anche della band The Immortals, formata dai musicisti Maurice Engelen (conosciuto anche come Praga Khan) e Olivier Adams, che facevano già parte dei Lords of Acid. In pratica, fu commissionato loro il famoso brano Techno Syndrome, quello in cui si sentono elencare i nomi dei combattenti del gioco, seguiti dal grido "Mortal Kombaaat!" Anche se l'idea era quella di un brano che accompagnasse gli spot pubblicitari del gioco, Techno Syndrome divenne un vero tormentone e venne incorporato nelle colonne sonore dei film. Per quanto riguarda la televisione, invece, al cartone animato del 1996 sottotitolato Defenders of the Realm seguì una terribile serie televisiva, Mortal Kombat: Konquest, che durò soltanto ventidue puntate.

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Eredità

All'epoca, Mortal Kombat non si distingueva dagli altri picchiaduro come Street Fighter o The King of Fighters solo per la sconsiderata violenza, ma anche per il sistema di combattimento. Le primissime versioni di Mortal Kombat, Mortal Kombat II e Mortal Kombat 3 uscirono prima in sala giochi e poi furono convertite per console casalinghe, ma nel frattempo che la serie si preparava a passare dalle due dimensioni alla grafica poligonale, in occasione di Mortal Kombat 4, lo sviluppatore Midway veniva scosso come un terremoto dall'abbandono di Tobias e altri importanti personaggi come Dave Michicich e Josh Tsui, che andarono a fondare Studio Gigante nel 2000.

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Da Mortal Kombat (1992)...

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...a Mortal Kombat X (2015)

In un certo senso, fu uno dei primi segnali che qualcosa non andava, e nel giro di pochi anni per la Midway andò sempre peggio, finché non fu costretta a dichiarare bancarotta nel 2009 per essere poi rilevata dalla Warner Bros. La serie, nel frattempo, dopo alcune versioni espanse (Ultimate Mortal Kombat 3, Mortal Kombat Trilogy e Mortal Kombat Gold) cominciò a perdere la numerazione a favore dei sottotitoli, generando non poca confusione tra gli episodi principali del franchise, come Mortal Kombat: Deadly Alliance, e gli spin-off come Mortal Kombat Mythologies: Sub-Zero e Mortal Kombat: Shaolin Monks. Gli spin-off rappresentarono la deriva più commerciale del brand, limitandosi ad essere titoli perlopiù mediocri, se non veramente pessimi (Mortal Kombat: Special Forces su tutti). La serie vide anche alcune conversioni per console portatili come PSP e Game Boy Advance e alcune antologie, tipo la Mortal Kombat Kollection del 2008. Interessantissimi, poi, i crossover con l'universo dei fumetti DC. Mortal Kombat vs. DC Universe uscì nel 2008 fu l'ultimo picchiaduro della Midway, e gettò le basi per un'altra serie, Injustice, in cui si sarebbero affrontati soltanto i supereroi DC come Superman o Batman nello stile di Mortal Kombat. Ad oggi, non si sa se vedremo ancora Scorpion picchiare il Joker, anche perché nel frattempo si sono verificati due fatti importanti. In primo luogo, in seguito all'acquisizione da parte di Warner Bros. la Midway ha cambiato nome ed è diventata NetherRealm Studios. E poi, Mortal Kombat è stato "resettato": tenendo fede alla storyline cominciata con quel primo, polemizzato episodio del 1992, il destino del suo fantasioso universo si era tragicamente concluso con l'Armageddon. Raiden, però, allo stremo delle forze era riuscito a trasmettere le sue esperienze nel passato, cambiando il corso degli eventi e generando una nuova linea temporale a partire da Mortal Kombat, il nono capitolo vero e proprio ma anche il primo episodio di nuova generazione, al quale è seguito, proprio pochi giorni fa, il nuovissimo Mortal Kombat X.

Mortal Kombat è diventato così popolare che fra cinquant'anni ci sarà ancora, pronto ad essere rispolverato. -- Ed Boon