Ragazze interrotte

Abbiamo provato il nuovo episodio della serie horror di Koei Tecmo

PROVATO di Tommaso Pugliese   —   09/10/2015
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Disponibile in Giappone già da un anno ma in uscita nei negozi italiani solo a fine mese, Project Zero: Maiden of Black Water debutta su Wii U a coronamento di un rapporto speciale, quello con le piattaforme Nintendo, che consentono in un modo o nell'altro di rendere in maniera unica quella che è la peculiarità del franchise, vale a dire l'uso di una macchina fotografica per interagire con l'ambiente e, in questo caso specifico, individuare e scacciare i fantasmi che vagano fra i boschi del misterioso monte Hikami. La storia vede ancora una volta un intreccio di situazioni e personaggi differenti, tutti attirati non si sa perché da questo luogo oscuro e minaccioso, che nasconde un mistero. Saremo abbastanza coraggiosi da svelarlo?

Project Zero: Maiden of Black Water sembra garantire un'esperienza survival horror di stampo classico

Sogno una rosa rossa...

Le prime fasi di Maiden of Black Water fungono da tutorial per il sistema di movimento, ma soprattutto introducono alla trama di questo nuovo episodio di Project Zero e alla sua peculiare atmosfera. Bastano pochi minuti per comprendere come il lavoro svolto dagli sviluppatori vada nella direzione dei film horror giapponesi,

Ragazze interrotte

che nel corso degli anni hanno dato davvero tanto al genere, ispirando svariate reinterpretazioni occidentali (una su tutti: "The Ring"). Le inquadrature, le espressioni dei personaggi e il contesto appaiono particolarmente efficaci in tal senso, ed è dunque consigliabile impugnare il GamePad di sera, con le luci spente. Avviato il gioco, la prima ragazza di cui vestiamo i panni è Haruka, che si risveglia in una sorta di grotta piena d'acqua senza sapere come ci sia finita. Ben presto attorno a lei cominciano a spuntare spiriti maligni, e così è costretta a spostarsi e a fuggire, finché non le si manifesta dinanzi l'immagine di una sorta di sarcofago. A quel punto è troppo tardi: l'oscurità la ingoia e il suo corpo svanisce nel nulla. Si passa dunque alle vere protagoniste dell'avventura, Yuri e Miu, nonché a un secondo tutorial, che include in questo caso l'uso della Camera Obscura, la macchina fotografica con proprietà sovrannaturali che potremo utilizzare per scacciare i fantasmi... scattandogli una foto.

...e cadere giù da una lunga rampa di scale

La visuale in terza persona e il sistema di controllo riportano alla mente il "legno" dei primi Resident Evil, ma chiaramente si tratta di un retaggio che Fatal Frame ha fatto proprio nel corso degli anni e che contribuisce a creare quella sensazione di impotenza tipica dei survival horror.

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Una soluzione più dinamica e veloce, infatti, consentirebbe ai personaggi di voltarsi e fuggire troppo repentinamente di fronte a eventuali minacce, neutralizzando quella tensione che il prodotto punta invece a instaurare. Movimenti lenti e macchinosi, dunque, che in Project Zero: Maiden of Black Water vengono coadiuvati dall'originale uso della macchina fotografica, praticamente identificata con il GamePad. Qualora ci trovassimo a dover affrontare un fantasma, potremo infatti sollevare il controller come se fosse appunto una fotocamera e inquadrare l'ambiente che ci circonda alla ricerca del bersaglio e dei relativi "hot spot", che fotografati insieme producono un danno supplementare allo spirito di turno. Il giroscopio fornisce una buona reattività, ma allo stesso tempo capita molto spesso di partire da posizioni "errate", magari perché si solleva il GamePad in modo non perfettamente centrato rispetto allo schermo, e il risultato è un bel po' di confusione. Per fortuna la visuale può essere mossa anche ricorrendo al semplice stick analogico, che salva dunque capra e cavoli rispetto a una situazione oggettivamente imbarazzante nell'economia dell'esperienza.

Buoni presupposti

I due tutorial di cui abbiamo parlato, che rientrano nell'ottica del primo capitolo della campagna, non prendono in esame alcuni elementi di rilievo del gioco, che affiorano invece successivamente: l'esposizione alla pioggia, che durante l'esplorazione all'aperto moltiplica il rischio di incontrare un fantasma, e il passaggio da Yuri a Miu, che crea tutta una serie di situazioni differenti sulla base delle abilità delle due ragazze.

Ragazze interrotte

Si tratta di aspetti che ovviamente analizzeremo nel corso della recensione, fra qualche giorno, ma che disegnano un quadro sulla carta promettente. Certo, c'è da fare i conti con gli alti e bassi di una realizzazione tecnica non proprio curata, specialmente per quanto concerne le ambientazioni, strapiene di texture a bassa risoluzione e asset anonimi e ripetitivi; ma allo stesso tempo spicca la bellezza delle protagoniste, che vantano modelli poligonali ben fatti (per quanto legnosi nelle animazioni) e visi in grado di comunicare paura, solitudine e sconcerto attraverso l'uso di soluzioni molto "giapponesi". Spiace per l'assoluta mancanza di una localizzazione in italiano (testi e dialoghi sono in inglese), ma la recitazione appare convincente e il sound design sembra centrare quel delicato equilibrio necessario per creare la giusta atmosfera in questo genere di titoli. Buone sensazioni, insomma, in attesa di test più approfonditi.

CERTEZZE

  • Direzione efficace, grande atmosfera
  • Protagoniste affascinanti
  • Uso interessante del GamePad...

DUBBI

  • ...ma con qualche perplessità
  • Riuscirà il gameplay a tenere botta?
  • Un minimo di localizzazione non avrebbe guastato