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La visione di Yoshida

Durante la PlayStation Experience abbiamo potuto parlare con l'amatissimo Shuhei Yoshida: ci ha descritto il suo rapporto col gaming e ha parlato della sua visione del futuro di PlayStation

SPECIALE di Aligi Comandini   —   12/12/2016

Ci siamo avvicinati all'hotel Marriott, di fronte alla nostra sistemazione, con passo lesto non appena scoperto che lì ci attendeva Shuhei Yoshida. L'imprenditore giapponese ha conquistato negli anni la fiducia della fanbase di PlayStation, dimostrandosi un videogiocatore appassionato (oltre che piuttosto abile) e un onesto interlocutore. Pochi meglio di lui hanno saputo leggere e vivere sulla propria pelle l'industria videoludica odierna, perciò abbiamo approcciato l'intervista con una serie di domande a tutto campo sullo stato del gaming e sul futuro della PlayStation Experience. Ecco cosa ci ha raccontato, dimostrando ancora una volta una grande sincerità sia sulle sue preferenze da videogiocatore, sia sulle sue aspettative per il futuro.

Abbiamo intervistato Shuhei Yoshida, dopo una PlayStation Experience eclatante

La PlayStation Experience e il ritorno delle icone

La visione di Yoshida

Lo show messo in piedi da Sony ad Anaheim ci ha stupito positivamente grazie al suo ritmo forsennato e alla bomba finale di The Last of Us Part II. La volontà di Sony di accentrare gli annunci sui suoi lidi ci è parsa abbastanza evidente, dunque inizialmente abbiamo chiesto a Yoshida-San delucidazioni in merito. In realtà, più che confermare le nostre teorie, il buon Shuhei ha voluto precisare come il 2016 sia stato un anno piuttosto unico per Sony e le sue conferenze. "Non abbiamo avuto una conferenza europea quest'anno", ha spiegato. "Senza quell'occasione, gli annunci si sono spostati per il gaming giapponese sul Tokyo Games Show prima, e sulla PlayStation Experience poi. Si parla di un evento diviso dall'E3 da sei mesi, quindi il tempismo degli annunci è stato molto conveniente. Credo sia troppo presto per dire che il trend visto quest'anno per la PlayStation Experience si ripeterà in futuro, dovremo guardare il nostro calendario di uscite e valutare gli annunci di conseguenza". Meno moderato è stato invece quando abbiamo iniziato a parlargli delle icone di Sony, e della possibile volontà della casa di riportarle tutte su PlayStation 4, rendendola una piattaforma capace di racchiudere al suo interno l'intera storia della casa: "la reazione del pubblico è stata davvero forte. Ce ne siamo accorti, e valuteremo senza dubbio altre opportunità per riportare su PlayStation classici di questo tipo".

Lo stato del gaming

Più interessante, con ogni probabilità, la visione di Yoshida sul gaming odierno, ormai quasi seccamente diviso tra esperienze fortemente cinematografiche e prodotti che invece puntano praticamente tutto sul gameplay puro.

La visione di Yoshida

Lui non ritiene che una forma di gaming meriti di esistere al di sopra dell'altra, poiché è sicuramente vero che l'industria dei tripla A sta crescendo esponenzialmente, ma gli indie a loro volta sono in forte espansione e le distinzioni tra i due tipi di produzioni si fanno sempre più indefinite. Ed è proprio parlando di indie che siamo passati a discutere del processo di selezione degli sviluppatori più promettenti e delle preferenze di Yoshida stesso in fatto di videogiochi. Fervente sostenitore dello sviluppo indipendente, dopotutto, il presidente di Sony Worldwide Studios ha dato una concreta mano a più di una software house "minore", al punto da essere apparso come personaggio giocabile in alcuni titoli. "Abbiamo un gruppo di persone negli USA, in Europa e in Asia che cercano grandi titoli indipendenti", ha affermato. "Vanno a vari eventi e conversano con gli sviluppatori, dopodiché alcuni giochi vengono selezionati per una partnership e ricevono supporto commerciale o promozionale - in molti casi una combinazione dei due. Sono titoli che spesso nascono su PC o mobile; noi abbiamo il lusso di poterli osservare su quelle piattaforme in molti casi e di cogliere l'opportunità per supportarli quando i loro sviluppatori hanno bisogno di aiuto".

Il futuro?

"Prima ancora del lancio di PlayStation 4 e Xbox One si parlava della fine delle console, ma dopo il successo delle due macchine non credo che la gente si aspetti una scomparsa del mercato console. Pensate solo alla realtà virtuale, è una nuova tecnologia che funziona su più piattaforme, e il modo in cui il VR viene accettato è lo stesso modo in cui le console vengono accettate tra gli hardware, in termini di facilità di utilizzo o prezzo abbordabile. Insomma, ho ottime sensazioni per quanto riguarda la sopravvivenza delle console convenzionali nel gaming e il VR".

La visione di Yoshida

Yoshida, in parole povere, crede fermamente nella necessità delle console nel gaming odierno, e mostra un peculiare interesse per la realtà virtuale che, afferma, "restituisce sensazioni di stupore simili a quelle che si provavano quando le console sono passate al 3D". Da videogiocatore di vecchia data quale è, tuttavia, si rende conto anche dei cambiamenti dello sviluppo e della necessità di concentrarsi su più lidi. "Amo molto i giochi indipendenti, sono un loro grosso fan e anche dei titoli VR", precisa. "I tripla A sono fantastici, ma sono sempre più radi, perché gli studi di sviluppo impiegano sempre più tempo e risorse per crearne uno. È difficile per quei team lavorare su idee completamente nuove e rischiare, quindi; tentano di innovare all'interno di generi ben definiti - ed è molto importante - ma perché l'industria videoludica si evolva davvero abbiamo bisogno di molti esperimenti. Il mercato indie permette di sperimentare, e contiene molte menti brillanti. Per me eventi come questi sono divertenti, è come una caccia al tesoro quando giro tra gli stand degli sviluppatori indipendenti. Cerco anche di supportare con i miei canali social i titoli più divertenti, quando ne ho la possibilità". La visione di Yoshida, dunque, è una visione d'insieme, che si rende conto della quasi totale scomparsa dello sviluppo "intermedio" (i cosiddetti doppia A) e tiene attentamente d'occhio gli indie, le altre piattaforme e la sempre maggior diffusione del gaming tra il pubblico generalista. Un tipo di approccio strategico che può solo far del bene a un'azienda. Basterà per navigare a testa alta nei tumultuosi mari dell'industria odierna? Non sta a noi dirlo, ma di certo è con questo tipo di mentalità che si costruiscono barche solide.