Final Fantasy XII - Voci dal Sottobosco  35

Criticatissimo nel 2006, oggi Final Fantasy XII in versione rimasterizzata è uno dei titoli più attesi dell'anno

RUBRICA di Christian Colli   —  6 mesi fa

A distanza di undici anni, Final Fantasy XII resta indubbiamente il capitolo più discusso di tutta la serie, ancor più del precedente, proposto per primo in forma di MMO, e forse a pari merito col più recente, quindicesimo episodio. Le ragioni sono molteplici. Innanzitutto, anche lo sviluppo di Final Fantasy XII è stato tribolato. I lavori erano cominciati nel 2000 sotto la direzione di Yasumi Mitsuno, il famosissimo director di Final Fantasy Tactics, ma verso metà del completamento Matsuno si ammalò e fu costretto a passare la palla a Hiroshi Minagwa e Akitoshi Kawazu. La leggenda vuole che Hironobu Sakaguchi, il creatore di Final Fantasy, ci sia rimasto talmente male da rifiutarsi di proseguire l'avventura oltre l'introduzione che Matsuno aveva curato personalmente. Molti attribuiscono il controverso risultato alla sua dipartita, ma la realtà è che Final Fantasy XII era stato pensato fin dall'inizio come un ponte tra il passato e il futuro del franchise. Non c'è da stupirsi se abbia spaccato in due critica e pubblico, eppure non sono in pochi, oggi, a guardare il dodicesimo capitolo con occhi diversi. Il successo della compilation rimasterizzata di Final Fantasy X ha spinto Square Enix a tentare un nuovo esperimento: aggiornare Final Fantasy XII, ovviamente, ma non nella sua versione originale, quanto nella cosiddetta International Zodiac Job System pubblicata esclusivamente in Giappone nel 2007.

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Final Fantasy XII: The Zodiac Age non è una semplice remaster, ma la seconda occasione di Square Enix

Bentornati a Ivalice?

Secondo Hiroaki Kato, il producer di Final Fantasy XII: The Zodiac Age che aveva già lavorato in qualità di project manager alla release originale, ad aver colpito duramente la fanbase della serie nel 2006 era stato soprattutto il modo in cui il gioco si presentava dopo anni e anni di tradizione. "Credo che il problema sia stato principalmente il passaggio da un tradizionale sistema di combattimento a turni a quello in tempo reale", ammette Kato. "All'epoca erano in pochi i giochi di ruolo giapponesi a impiegare quel tipo di sistema di combattimento, perciò i fan che erano abituati ai soliti menù e turni avevano storto il naso e pensato che non era quello il Final Fantasy che volevano".

In realtà, nonostante le opinioni contrastanti, Final Fantasy XII vendette benissimo e fu accolto positivamente dalla critica specializzata che aveva visto nel cambio di rotta una svolta interessante e promettente dato che introduceva nella serie un sistema di combattimento, simile a quello degli MMORPG che in quel periodo andavano molto di moda. "Naturalmente al giorno d'oggi il sistema di combattimento di Final Fantasy XII e la sua natura più libera sono diventati molto più popolari in seno all'industria. Ecco perché abbiamo pensato che fosse il momento opportuno per riportare in auge questo Final Fantasy e dimostrare le sue doti più brillanti". In effetti, Final Fantasy XII si poteva considerare un JRPG quasi rivoluzionario anche per una serie che in trent'anni si è reinventata più e più volte. Ricordiamo che la filosofia dei creatori originali di Final Fantasy era quella di cambiare le carte in tavola a ogni uscita, sorprendendo i giocatori con nuove idee e approcci. "Nel caso di Final Fantasy XII, credo che siano due le caratteristiche lo rendano unico", riflette Kato. "Tanto per cominciare, è ambientato a Ivalice, uno dei mondi più dettagliati e curati che abbiamo mai concepito. Ivalice è un mondo con una storia tutta sua che abbiamo esplorato anche in altri giochi come Final Fantasy Tactics e Vagrant Story". Apriamo una breve parentesi, a questo punto. Final Fantasy XII, nella sua versione International Zodiac Job System, fa parte di una compilation di giochi che Square Enix soprannominò Ivalice Alliance. Insieme ad esso, rientravano nello schema anche il suo sequel strategico per Nintendo DS, Final Fantasy XII: Revenant Wings, Final Fantasy Tactics A2 sempre per Nintendo DS e la conversione per PSP di Final Fantasy Tactics, sottotitolata War of the Lions. Chiusa parentesi. "L'altra caratteristica che secondo me fa risaltare Final Fantasy XII è, appunto, il sistema di combattimento", prosegue Kato. Fino a quel momento, i Final Fantasy tradizionali - cioè quelli che si giocavano offline, a differenza di Final Fantasy XI - proponevano una transizione dall'esplorazione al campo di battaglia. "In Final Fantasy XII abbiamo optato per una transizione seamless. Gli scontri si svolgono in tempo reale, senza caricamenti, e sfruttano il peculiare sistema Gambit che consente di personalizzare l'intelligenza artificiale dei membri del party". Il sistema Gambit era stato proprio l'ago della bilancia per molti giocatori che, abituati a microgestire ogni azione dei loro beniamini, si ritrovavano a controllare soltanto uno dei tre combattenti mentre gli altri agivano per conto loro. Era una soluzione sicuramente innovativa, ma anche estraniante, specialmente perché microgestire le meccaniche dei singoli Gambit poteva essere piuttosto complicato. Tutto questo parlare di Ivalice ci fa sorgere una domanda: ora che Square Enix è tornata sui suoi passi, c'è speranza perché si torni da quelle parti in pianta stabile? "Direi proprio di sì", afferma Kato, "ma dipende dalla risposta del pubblico a Final Fantasy XII: The Zodiac Age. Se dovesse essere positiva, è probabile che usciranno nuovi giochi ambientati nel mondo di Ivalice".

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I cavalieri dello Zodiaco

Siamo abbastanza sicuri che il nostro breve riassunto del progetto Ivalice Alliance abbia fatto venire in mente a molti lettori la fantomatica Fabula Nova Crystallis di Final Fantasy XIII: si trattava di un progetto molto simile che doveva raggruppare nello stesso macrosistema i vari giochi ambientati nell'universo di Lightning come Final Fantasy XV quando ancora si chiamava Final Fantasy versus XIII. Le similitudini tra Final Fantasy XII e il quindicesimo capitolo non finiscono qui, tuttavia.

I due giochi hanno molto in comune, come i summenzionati combattimenti in tempo reale e la scomparsa degli scontri casuali a favore di un open world da esplorare liberamente. "È chiaro che quando stavamo sviluppando la prima versione di Final Fantasy XII non ci passava lontanamente per la testa di pensare ad altro", premette Kato. "All'epoca ci stavamo concentrando solo su di essa e non abbiamo mai riflettuto sul fatto che la serie potesse seguire quella piega. La nostra intenzione era creare un gioco unico e divertente che potesse sorprendere i giocatori. Solo in seguito ci siamo resi conto che le nostre idee avrebbero influenzato il futuro del franchise". La riflessione del producer ha senso specialmente se si pensa alla seconda versione di Final Fantasy XII, la cosiddetta International Zodiac Job System. È per questo motivo che per i giocatori occidentali The Zodiac Age è più di una semplice conversione rimasterizzata: loro giocheranno per la prima volta quella che si può considerare l'edizione riveduta e corretta di Final Fantasy XII. "Ricordo che nel 2006 fece molto discutere la scacchiera delle licenze, soprattutto perché la condividevano tutti i protagonisti", racconta Kato. "Nella revisione abbiamo quindi deciso di implementare dodici Job o classi, come da tradizione, e consentire ai giocatori di personalizzare i vari eroi scegliendo le scacchiere più adatte al loro stile di gioco". Per farla breve, bisognerà scegliere che ruolo affidare a ogni membro del gruppo e creare personaggi pronti a tutto sarà più difficile. Da una parte potrebbe sembrare restrittivo, ma secondo noi è il modo migliore per caratterizzare il cast anche dal punto di vista del gameplay. "Un altro cambiamento che abbiamo implementato riguarda il sistema di combattimento, nel senso che abbiamo bilanciato ogni singola battaglia e rivisto i contenuti di tutti i forzieri. Il nostro obiettivo era rendere l'esperienza più fluida e divertente. Credo che ci siamo riusciti ed è stato grazie anche al contributo di Hiroyuki Ito, il quale si è occupato dei combattimenti in quasi ogni Final Fantasy passato", afferma Kato. Insomma, The Zodiac Age è stato pensato non solo per i nuovi giocatori che undici anni fa non hanno avuto occasione di provare Final Fantasy XII, ma anche per quelli che lo hanno già completato e che magari lo rigiocheranno sotto una nuova luce.

"La versione originale di Final Fantasy XII sapeva essere molto spigolosa, non lo nego", sostiene Kato. "Abbiamo voluto rendere la nuova edizione un po' più accessibile e più moderna per tutti. Per esempio, abbiamo ridotto i tempi di caricamento e implementato i salvataggi automatici e un'opzione che consente di velocizzare l'azione in modo da rendere alcuni passaggi più coinvolgenti, specie per chi li aveva digeriti poco all'epoca". Come dicevamo all'inizio, c'era un momento, nel gioco, in cui ci si rendeva conto che qualcosa durante lo sviluppo era cambiato. Era come un formicolio, una sensazione. Avete presente quando avete una parola sulla punta della lingua ma proprio non riuscite a ricordarvela? Ecco. C'erano delle discrepanze. È impossibile che Square Enix abbia risolto i problemi fondamentali del gioco - la sceneggiatura traballante e il cast poco caratterizzato, innanzitutto - ma a quanto pare non è mai stato nelle sue intenzioni. "Credo che il gioco originale fosse ottimo già di suo, specialmente sul versante della spettacolarità", dichiara Kato. "Ecco perché abbiamo deciso di concentrarci sugli aspetti che potevamo migliorare grazie agli hardware moderni, invece che su quelli che avrebbero potuto snaturarlo". Su una cosa, infatti, siamo tutti d'accordo: Final Fantasy XII uscì che stava tramontando l'era di PlayStation 2 e oltre a sfruttare la console Sony al massimo poteva avvalersi di una direzione artistica semplicemente straordinaria. "I giocatori che compreranno The Zodiac Age si troveranno di fronte a un gioco molto più moderno degli undici anni che si porta sulle spalle, sia dal punto di vista del gameplay che da quello visivo" , conclude Kato.Forse non sarà un Final Fantasy di nuova generazione, ma avrà un fascino tutto suo, questo è sicuro.

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