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Aste su eBay e jailbreak: se il valore di un videogioco non è legato alla qualità

Star Wars: Racer Revenge potrebbe consentire il jailbreak di PlayStation 5 con conseguenti rialzi sul valore di rivendita delle copie fisiche, ma si tratta solo dell'ultimo di tanti altri casi simili

SPECIALE di Lorenzo Kobe Fazio   —   19/01/2026
Star Wars Racer Revenge è al centro del potenziale jailbreak di PlayStation 5
Star Wars Racer Revenge
Star Wars Racer Revenge
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Di Star Wars: Racer Revenge non ne ha memoria praticamente nessuno. Pubblicato nel febbraio del 2002 su PlayStation 2, all'epoca non si distinse né in positivo, dove avrebbe potuto dare un effettivo contributo all'evoluzione dei racing futuristici, né in negativo, così da stimolare quantomeno la curiosità degli amanti del trash.

Figlio illegittimo del ben più noto Star Wars Episode I: Racer, apprezzato soprattutto su Nintendo 64, è stato riesumato qualche anno fa prima in digitale, su PlayStation 4, poi in un'edizione fisica targata Limited Run, azienda che, tra le altre cose, si prende la briga di pubblicare vecchie glorie e titoli più recenti su hardware contemporanei, rimpinzando spesso queste versioni su cartuccia o disco con gadget di varia natura.

Qualche anno fa, dicevamo, Star Wars: Racer Revenge venne riproposto su PlayStation 4 in due edizioni piuttosto modeste. Di quella base, con disco e cover, vennero stampati ottomilacinquecento pezzi. La versione deluxe, è disponibile in sole mille copie e comprendeva una scatola rigida, steelbox, un poster e poco altro. Nulla di particolarmente invitante o imperdibile, tant'è vero che la prima versione, oggi sold-out, costava solo 14,99$, mentre l'altra, quella più pregiata e anch'essa non più disponibile all'acquisto, a 37,50$.

Considerando che il gioco è attualmente disponibile anche sul PSN a soli 9,99€, sorge spontanea la domanda: perché alcune copie Limited Run sono attualmente vendute su eBay a quasi 400€? Per rispondere a questa domanda, bisogna fare un passo indietro e guardare l'intera vicenda da una prospettiva che non contempla affatto la qualità del gioco in sé o la sua rarità.

Non un gioco, ma una chiave d’accesso

Non è la prima volta che copie fisiche di un titolo fino ad un attimo prima relegate nel fondo dei nostri ricordi o nei magazzini di qualche negozio, diventino improvvisamente ricercatissime e desideratissime da una specifica fetta di appassionati. Come lasciavamo intuire poco sopra, non si tratta di una riscoperta critica, né di un improvviso slancio nostalgico. Il motivo è molto più banale, concreto, persino immaginabile: Star Wars: Racer Revenge è diventato utile.

La produzione LucasArts, difatti, come riportato nella news di qualche giorno addietro, è a tutti gli effetti un vettore utilizzato per un exploit ben specifico, noto con il nome di mast1c0re, utilizzabile su specifici firmware di PlayStation 4 e, soprattutto, PlayStation 5. Sfruttando la vulnerabilità palesata dal gioco, sarebbe possibile effettuare il jailbreak dell'ammiraglia di Sony, con tutto ciò che ne consegue in termini di installazione di homebrew, emulatori e persino la possibilità di fruire di giochi scaricati illegalmente. Il valore attuale di Star Wars: Racer Revenge, insomma, non è percepito in quanto videogioco, ma come una chiave per piratare PlayStation 5. Il processo, tuttavia, non può dirsi ancora del tutto compiuto. Mancano ancora alcuni passaggi per rendere il tutto effettivo e alla portata di chiunque abbia un minimo di capacità con la materia, ma la strada sembrerebbe segnata.

Né terribile, né riuscitissimo: Star Wars: Racer Revenge fu il classico gioco pensato per un pubblico estremamente specifico e di nicchia
Né terribile, né riuscitissimo: Star Wars: Racer Revenge fu il classico gioco pensato per un pubblico estremamente specifico e di nicchia

Nonostante la situazione sia in via di definizione, si spiega così questa autentica battle royale in formato asta, per accaparrarsi una delle circa novemila copie fisiche del gioco in questione. L'exploit, difatti, è possibile attraverso la versione su disco e chiunque abbia intenzione di raggirare le protezioni imposte da Sony sulla propria console deve essere pronto, guardando ai prezzi che girano attualmente su eBay, a sborsare dai 150€ ai 400€, tale è stato il rialzo registrato dalle edizioni pubblicate anni fa da Limited Run.

Exploit e jailbreak, un po’ di chiarezza

Prima di proseguire sull'argomento, a caccia di altri casi storici in cui il jailbreak di una console è stato possibile sfruttando le falle esposte da giochi specifici, è importante chiarire, anche per chi non ha dimestichezza con questi termini, cosa si intenda per exploit e jailbreak.

Difficile indicare quale sia stata, in assoluto, la prima console della storia a subire un jailbreak tramite software. Di sicuro tra le prime, e relativamente più facili da sbloccare, si può annoverare il Dreamcast
Difficile indicare quale sia stata, in assoluto, la prima console della storia a subire un jailbreak tramite software. Di sicuro tra le prime, e relativamente più facili da sbloccare, si può annoverare il Dreamcast

L'exploit è lo sfruttamento effettivo di una vulnerabilità di un software al fine di compiere, tramite un determinato hardware, operazioni non previste. Il jailbreak, a sua volta, è la diretta conseguenza di quest'attività eseguita con successo, ovvero lo stato finale in cui il sistema non è più vincolato dalle limitazioni imposte dal produttore della piattaforma. Senza exploit non esiste jailbreak, e senza jailbreak non esistono homebrew, modding, emulazione.

Da questo punto di vista, i videogiochi rappresentano una corsia preferenziale per tentare l'exploit di una console, che sono generalmente sistemi chiusi che dialogano con un numero limitato e controllatissimo di periferiche e software. Tra questi software, per l'appunto, rientrano i videogiochi che leggono, scrivono, importano file in memoria come per esempio quelli di salvataggio, i principali vettori utilizzati per l'exploit.

Durante l'epoca della prima PlayStation, molte modifiche prevedevano l'installazione di un chip o l'utilizzo di una periferica esterna: in quei casi non è possibile parlare di jailbreak, che avviene esclusivamente tramite software
Durante l'epoca della prima PlayStation, molte modifiche prevedevano l'installazione di un chip o l'utilizzo di una periferica esterna: in quei casi non è possibile parlare di jailbreak, che avviene esclusivamente tramite software

In questi casi, il così detto save game exploit, invece di caricare dati relativi alla partita, come lo scenario in cui è stato effettuato il salvataggio, le statistiche del personaggio e simili, l'hardware viene ingannato e forzato a leggere le righe di codice che, nel caso di successo, conducono appunto al jailbreak della console.

L'aspetto cruciale da tenere in considerazione è proprio legato al relativo immobilismo con cui determinati giochi vengono aggiornati, sebbene in tempi recenti le cose siano sensibilmente cambiate sotto questo punto di vista. Mentre il firmware di una console può essere aggiornato con relativa facilità e regolarità, intervenire su un titolo già pubblicato e distribuito, soprattutto in formati fisici, magari non più supportato attivamente, è molto più complesso. Per chi cerca vulnerabilità, questo rende i giochi obiettivi ideali: stabili, prevedibili, e in certi casi trascurati dal punto di vista della sicurezza.

I giochi che hanno fatto la storia del jailbreak

Uno dei casi più famosi di save game exploit, per esempio, è legato al così detto Twilight Hack che sfruttava, come facilmente ipotizzabile, The Legend of Zelda: Twilight Princess per effettuare il jailbreak di Nintendo Wii. Per eseguire homebrew sulla piattaforma della Grande N non era necessaria alcuna modifica hardware, ma solo una copia del gioco e una serie di file importabili tramite scheda SD. Nel 2008, quando il sistema venne perfezionato e iniziò a parlarsene anche in rete, al contrario di quanto accaduto recentemente con Star Wars: Racer Revenge, il prezzo del gioco di Nintendo non subì particolari modifiche poiché il titolo era ancora distribuito regolarmente e in un altissimo numero di copie.

A quanto pare, per una fetta di appassionati, Midna non era l'unico buon motivo per accaparrarsi una copia di The Legend of Zelda: Twilight Princess
A quanto pare, per una fetta di appassionati, Midna non era l'unico buon motivo per accaparrarsi una copia di The Legend of Zelda: Twilight Princess

Una dinamica più simile, invece, si innescò nel 2014, con Cubic Ninja, pessimo puzzle game per Nintendo 3DS, pubblicato da Ubisoft nel 2011. Grazie all'exploit Ninjhax, che sfruttava invece la generazione e lettura di specifici QR code, era possibile sbloccare il portatile. Originariamente, era possibile utilizzare sia una copia fisica del gioco, che quella distribuita tramite eShop e ciò spinse Nintendo a ritirare dal negozio online Cubic Ninja, causando un notevole incremento dei prezzi delle cartucce usate.

Ai tempi della primissima Xbox divennero ricercatissime le copie di MechAssault, di Tom Clancy's Splinter Cell e di Tony Hawk's Pro Skater 4, tutti giochi in cui l'exploit utilizzava, anche in questo caso, file di salvataggio, ma che influenzò molto relativamente il prezzo delle copie fisiche. Su PlayStation 2 ad aprire le danze del modding fu 007: Agent Under Fire, ma furono utilizzati anche 007: Nightfire e il meno noto Okage: Shadow King. Patapon 2, invece, permise il jailbreak di PS Vita, mentre per Nintendo DS vennero sfruttati Brain Age e Nintendogs.

Se non vi ricordate di Cubic Ninja, tranquilli. Era un gioco davvero pessimo
Se non vi ricordate di Cubic Ninja, tranquilli. Era un gioco davvero pessimo

Curioso il caso del Dreamcast. Non solo si trattò di uno dei primi softmod in ambito console della storia, ma la piattaforma di SEGA, al contrario delle dirette concorrenti, era solo relativamente protetta e chiusa. La scatola dei sogni, difatti, era in grado di leggere i così detti MIL-CD, un formato ufficiale, pensato per lo più per demo e contenuti multimediali, che la console avviava senza particolari restrizioni. Tra il 1999 e il 2000, modder di tutto il mondo scoprono che tramite questo formato era possibile avviare dischi sulla console contenti qualsiasi tipo di codice. Senza nessun tipo di modifica hardware, su console che non potevano essere riprogettate per ovviare alla falla, era quindi facilissimo installare homebrew e avviare qualsiasi gioco ottenuto illegalmente.

Nel corso delle generazioni di console, la scena del modding ha sempre trovato strade e strategie per superare i limiti imposti dai vari produttori. Con il softmod, a differenza delle modifiche tramite hardware, tutto è diventato virtualmente più alla portata di tutti. Casi come quello di Star Wars: Racer Revenge, una situazione non ancora del tutto definita e in divenire, dimostrano tuttavia come questa pratica, che spesso conduce a comportamenti ed azioni illegali, possa essere pesantemente influenzata da fattori esterni.

Del resto, mai come in questo caso, visti i prezzi in crescita del titolo in questione su eBay, vale la pena chiedersi se il gioco valga davvero la candela, anche perché è bene ricordare che questo genere di modifiche, soprattutto se volte a far girare software pirata, sono illegali.