DOOM Eternal due mesi dopo: cosa significa essere lo Slayer? 41

Ci sono esperienze che vengono marchiate a fuoco nella nostra carriera di videogiocatori: quella dello Slayer in DOOM Eternal è un'infernale scuola di sopravvivenza che non si dimentica facilmente

SPECIALE di Alessandra Borgonovo   —   09/05/2020

Esistono videogiochi che fin da subito danno prova di voler andare oltre il semplice divertimento, superando persino il senso di sfida per trasformarsi in una vera e propria scuola, una esperienza il cui insegnamento si imprime nella nostra memoria muscolare, nei riflessi, nel pensiero strategico. Chi ad esempio ha giocato fino alla fine a Sekiro: Shadows Die Twice lo sa bene ma laddove quello del Lupo è stato un viaggio soprattutto interiore, di pazienza e crescita fino a diventare un tutt'uno con la spada, DOOM Eternal è l'esatto contrario: un'esplosione di selvaggia violenza che risponde a un elementare sistema di causa-effetto e ci trasforma in macchine da guerra. Combattiamo senza pensare e pensiamo combattendo: possiamo riassumere l'esperienza con DOOM Eternal così, perché se è vero che ci sono spesso momenti in cui riprendere un attimo il fiato e rimettere in ordine le idee mentre l'adrenalina ritorna a livelli normali, appena il gioco decide che vuole ripartire alla carica lo fa al massimo - soprattutto se consideriamo gli impietosi Cancelli Slayer, i soli peraltro immuni ai cheat. Qualche giorno fa vi abbiamo suggerito dieci valide ragioni per acquistarlo ma in questo periodo di brevissima pausa dal flusso ininterrotto di titoli sui quali concentrarci lo abbiamo ripreso in mano anche noi, per toglierci un dubbio: come si gioca davvero a DOOM Eternal?

Facile o Incubo? Questo il dilemma

In un periodo abbastanza affollato come quello che ha preceduto e seguito l'uscita di DOOM Eternal, tra un Animal Crossing: New Horizons (con il quale stiamo ancora aspettando un crossover), un Resident Evil 3 e poco più in là un Final Fantasy VII Remake, non è stato semplice dedicare allo Slayer tutto il tempo che si meritava. Abbiamo cominciato la nostra discesa all'Inferno a marcia ingranata in modalità Veterano, senza sapere bene cosa aspettarci e spesso pentendoci di una scelta tanto di pancia soprattutto nell'ostinazione a completare i Cancelli Slayer a tutti i costi (perché non l'abbiamo fatto alla difficoltà minima? Ottima domanda): una volta finito avevamo i crampi alle dita e la mente ancora persa in un vortice di corri-salta-spara-squarta-lacera che avrebbe reso lo Slayer fiero di noi. Poi l'abbiamo accantonato. C'erano nuovi mondi da visitare, identità da vestire, e un po' perché a ogni battito di ciglia vedevamo l'occhio di un Cacodemone essere strappato con un "pop!" molto cartoonesco - era il caso di disintossicarsi un minimo. Svincolati dalle necessità di recensione o articoli di analisi mirati, a ormai un mese e mezzo dal lancio abbiamo installato nuovamente DOOM Eternal per giocarlo come dovrebbe esser fatto e qui è sorto il dubbio su quale fosse il modo migliore.

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Facile o Incubo? Potrebbe sembrare una domanda stupida ma se valutiamo la questione da uno specifico punto di vista non lo è poi tanto: lo Slayer è un personaggio pensato per essere inarrestabile, una forza della natura, la sola che non solo i demoni ma persino l'inferno stesso non è in grado di piegare. L'unica che non può - anzi non deve - essere fermata. Se dovesse succedere, sarebbe come spogliarlo della sua stessa leggenda, del suo nome, per farne un qualunque umano, fallibile e fallace - qualcosa che non è per definizione e non siamo noi nel momento in cui decidiamo di vestirne i panni. Niente è davvero d'ostacolo allo Slayer e in quest'ottica non esiste modalità migliore di Facile per esser davvero fedeli alla sua figura: ferina, crudele, travolgente, la sua è una marcia che non conosce riposo, una strada dove non ci si ferma a contare i morti e la propria non viene neppure presa in considerazione. Se ci si appella alla definizione pura e semplice, allora comprendere lo Slayer è fargli mettere a soqquadro l'inferno senza che nulla lo ostacoli davvero: così abbiamo fatto, abbiamo impostato il gioco su una (non) difficoltà capace di restituire l'inebriante sensazione che si ha nell'esercitare un potere assoluto su creature altrimenti fuori dalla nostra portata. Eppure abbiamo percepito un blocco, il sentore che pur essendo lo Slayer non riuscissimo a sentirci tali fino in fondo, e abbiamo capito che giocare a DOOM Eternal non significava consolidare una fama nostra da ormai trent'anni, bensì crearne una nuova.

Non dovevamo camminare nell'Inferno come se ci appartenesse di diritto ma conquistarlo una volta di più e, per farlo, dovevamo sopravvivere: è a questo punto che abbiamo deciso di fare il salto, abbandonare le fiamme sicure e tiepide di un falò appena accennato per barattarle con il ruggito di mille incendi. Perché questo è stata la modalità Incubo, nel momento in cui abbiamo cambiato la difficoltà, un'esplosione incontrollata e rovente che non poteva essere domata, solo estinta senza che ne rimanesse traccia: ci siamo ustionati, abbiamo imprecato la progenie demoniaca fin dall'alba dei tempi, insultato noi stessi per esserci lasciati tentare da una curiosità suicida ma è stato ancora una volta alla fine che abbiamo colto l'essenza di un gioco esagerato come DOOM Eternal. Spingerci al di là dei nostri limiti e capire che non esiste mai un traguardo dove fermarsi per lo Slayer: solo un inferno peggiore dove imporre il proprio dominio. È tutta una questione di prospettive. Se vogliamo essere solo fedeli a noi stessi, la modalità Facile fa il suo lavoro nel riaffermare un ruolo consolidato da lungo tempo; se invece vogliamo trascendere e comprendere la pura, rabbiosa essenza dello Slayer allora dobbiamo essere pronti a metterci in gioco come mai prima. Certo, si potrebbe obiettare che la vera conquista sarebbe la modalità Ultra-Incubo ma riconosciamo i nostri limiti: siamo macellai, non martiri.

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