Doom, torna la trilogia di classici id software 59

La prima volta non si scorda mai, e questi tre giochi sono stati i primi FPS per tantissimi appassionati di videogame. Vediamo la trilogia di Doom come torna su console

SPECIALE di Francesco Serino —   01/08/2019

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Chi vi scrive nel 1993 aveva tredici anni, ed è un dettaglio importante perché i figli di Doom avevano tutti, chi più e chi meno, quell'età quando uscì il capostipite della pietra miliare id Software. Anche all'epoca, Doom non era certo il primo shooter in prima persona della storia, la stessa id Software ne aveva già all'attivo tre con i quali, di fatto, scrisse quel fondamentale alfabeto grafico e di gameplay che poi avrebbe permesso a tutte le altre software house di crearne una versione propria, dando vita al grande e inesauribile filone degli action in prima persona. Per esempio, è proprio id Software, che ancora non si chiamava così, a mettere in Catacomb 3-D per la prima volta mani ed armi del protagonista in primo piano. Nel 1992 è la volta di Wolfenstein 3D, gioco dove la grafica vede moltiplicare i colori su schermo e il gameplay la velocità di movimento del giocatore, il tutto a disposizione di computer anche poco performanti per un'esperienza action che di fatto non aveva rivali. Spear of Destiny, uscito alla fine dello stesso anno di Wolfenstein, altro non era che lo stesso gioco con una trama diversa, pensato per essere venduto attraverso i canali di distribuzione tradizionali invece che prevalentemente online e via posta (sì, avete letto bene). Un tris di giochi di enorme successo a strettissimo giro che permise a id Software di perfezionare ulteriormente tecnica e gameplay di quelli che da lì a breve verranno ribattezzati First Person Shooter. Un'esperienza che culminerà nel 1993 dando vita a un capolavoro seminale: Doom.

Rat-tat-tat

Quel Doom, insieme a Doom II e Doom 3, è stato recentemente convertito su PlayStation 4, Xbox One e Switch; tutti e tre i giochi sono stati aggiornati anche su Pc, per un tuffo nostalgico che rivela quasi immediatamente il fascino senza tempo di un gioco perfetto. Doom e il suo seguito diretto sono infatti delle opere che non possono più invecchiare, nemmeno graficamente visto che quelle texture, quei colori, quegli effetti sonori, con tutti i loro limiti, sono oramai entrati di diritto nell'olimpo dei videogiochi, come nella cultura popolare. Doom e Doom II non possono essere nient'altro che così come sono sempre stati, perché ogni miglioria ne rovinerebbe per sempre l'inconfondibile fascino. Sono due giochi intoccabili, che è possibile soltanto restaurare ciclicamente, proprio come fatto da Bethesda ancora una volta con questa ultima riedizione. Giocare a Doom, oggi necessita di qualche minuto di riassestamento, tempo che può raddoppiare nel caso di chi non lo ha mai provato prima; superata questa fase ci si ritrova davanti allo stesso classico istantaneo che spazzò via le nostre convinzioni più di venticinque anni fa, dove più si indugia e più diventa difficile staccarsi dal video.

Con l'arrivo di Doom II, la serie entra di diritto nell'immaginario collettivo, divenendo piuttosto popolare anche tra i non videogiocatori: gli Smashing Pumpkins utilizzeranno diversi effetti sonori di Doom II per il brano X.Y.U. incluso nel loro doppio capolavoro Mellon Collie and the Infinite Sadness, e anche dalle nostre parti il gioco id Software verrà citato in diverse occasioni, musicali e non, come per esempio i "nasi bianchi come Fruit of the Loom che diventano più rossi d'un livello di Doom" del brano Quelli che benpensano di Frankie Hi-Nrg. Doom II espande il primo gioco in ogni modo possibile: ci sono più armi, più nemici, più livelli, più segreti, tanto che anche oggi, attraverso queste nuove versioni, il passo in avanti rispetto al prequel è abnorme. La superiorità del secondo gioco della serie, rispetto al primo Doom, non è pero subito intuibile visto che tecnicamente il gioco è essenzialmente lo stesso, ed è necessario avanzare di qualche livello per scoprire le tante novità inserite dai programmatori per rendere Doom II il miglior Doom possibile. E lo sarà davvero il miglior Doom possibile, titolo che conserverà fino al 2016, quando la serie troverà finalmente nuovi interessanti percorsi che gli permetteranno di tenere alto il nome in un contesto tutto nuovo, dove gli FPS non sono più l'eccezione bensì la norma.

Ka boom boom

Contemporaneamente ai primi due indimenticabili Doom, Bethesda ha reso disponibile per tutte le principali piattaforme anche Doom 3, gioco che però non è riuscito a far breccia nei cuori degli appassionati come i suoi illustri predecessori. Il terzo Doom rappresenta infatti una sorta di spin-off con il quale id Software ha provato ad abbassare il volume dell'azione, allestendo per noi un'esperienza più psicologica, più horror.

Nonostante ci siano milioni di giocatori pronti a difendere a spada tratta questo apocrifo, e per quanto tecnicamente potesse contare su nuove ingegnose intuizioni di John Carmack che lo rendono affascinante oggi come allora, Doom 3 non è assolutamente all'altezza delle meraviglie proposte dai due titoli precedenti. Questo non significa che la sua ultima recentissima reincarnazione per hardware moderni sia da buttar via, anzi: giocare Doom 3 oggi, oltre che potenzialmente molto divertente, è fondamentale ripasso della storia dei first person shooter.

Ne vale ancora la pena?

Tre giochi che in un modo o nell'altro hanno fatto la storia. Due opere d'arte che andrebbero incorniciate ed esposte. Un capostipite divenuto immediatamente leggenda. Certo, al momento tutti e tre richiedono l'accesso ad Internet che, per giochi così vecchi, suona piuttosto grottesco, ma fortunatamente Bethesda dice che il log-in diventerà presto opzionale. Non fate l'errore di giudicarli troppo vecchi per voi; scegliete la vostra piattaforma preferita e dateci dentro per la prima o per l'ennesima volta. Del resto, se l'inferno bussa alle nostre porte, tanto vale aprire... c'è anche il multiplayer in split screen!