Dragon Quest XI - Voci dal sottobosco 23

Si avvicina il momento di tornare a giocare una delle saghe più longeve e apprezzate nella storia dei JRPG, ma in Occidente avremo una marcia in più

RUBRICA di Christian Colli   —   01/08/2018

Sono anni, decenni anzi, che Dragon Quest affronta sugli scaffali la concorrenza sempre più stratificata e complessa dei giochi di ruolo nipponici. Titoli come Final Fantasy, Tales o Pokémon sono evoluti regolarmente, cambiando aspetto e dinamiche per andare incontro a nuove mode e tendenze, mentre Dragon Quest si aggrappava a una formula più classica, accontentando i vecchi fan e conquistando quelli nuovi. È una tradizione che la serie Square Enix, precedentemente solo Enix, rispetta con fierezza, ma che per molti giocatori non basta più: forse è per questo che negli ultimi tempi anche la serie creata da Yuji Horii ha compiuto qualche timido passetto verso il futuro. Dragon Quest XI è probabilmente il tentativo più coraggioso di abbracciare l'innovazione, senza rischiare la rivoluzione e senza snaturare dinamiche consolidate. "Dragon Quest XI è un titolo facile da approcciare e da comprendere," ha affermato il producer Hokuto Okamoto. "Questa volta abbiamo rinnovato solo quello che era davvero necessario rinnovare."

Viaggio verso l'occidente

Abbiamo parlato di mode e sicuramente l'open world è una delle più diffuse. Tantissimi JRPG hanno cominciato a svolgersi in mondi aperti e completamente esplorabili, basti pensare a Final Fantasy XV o Xenoblade Chronicles. Dragon Quest ha intrapreso la strada a modo suo anni fa con Dragon Quest VIII: L'odissea del re maledetto, anche se chiamarlo open world non è del tutto esatto. Diciamo che la mappa del mondo, tridimensionale ed esplorabile in terza persona, dava quell'idea, e ai tempi era sicuramente un grandissimo passo avanti, sul fronte dell'immersione. Dragon Quest XI è stato sviluppato nello stesso stile. "Non abbiamo mai sentito la necessità di cambiare formula," ha ammesso Okamoto in una recente intervista. "Non sto dicendo che Dragon Quest non possa funzionare come open world... anzi, all'inizio abbiamo anche valutato questa possibilità. Il fatto è che stiamo per festeggiare il trentesimo anniversario del franchise e ci siamo sentiti in dovere di rispettarne le radici, ecco perché siamo tornati a raccontare una storia più tradizionale in cui il giocatore interpreta un eroe che deve salvare il mondo."

Quando prima abbiamo affermato che Dragon Quest non si è mai rivoluzionato per davvero, intendevamo proprio che non lo ha mai fatto fino in fondo, ma che comunque qualcosa, col tempo, è cambiato. Dragon Quest IX: Le sentinelle del cielo è uscito su Nintendo 3DS e permetteva di creare e personalizzare un gruppo di eroi anonimi. Dragon Quest X, che in occidente non è mai arrivato, era un vero e proprio MMORPG. Il fatto è che, nonostante cambiassero alcune dinamiche nel gameplay, la filosofia e il sistema di combattimento restavano sostanzialmente immobili: a pagare le spese di questa timida sperimentazione, semmai, era la componente narrativa. "Questa volta abbiamo deciso di mettere la trama in primo piano, e così ci siamo allontanati dall'idea di uno scenario open world. Chi lo sa... se Dragon Quest XI dovesse avere successo anche in occidente, forse il prossimo episodio potrebbe essere un vero e proprio open world. Teniamo sempre in considerazione sia i feedback dei fan appassionati, sia quelli dei nuovi giocatori," rimarca Okamoto.

L'affermazione di Okamoto è più che mai vera in questo caso, perché Square Enix ci ha messo più di un anno per localizzare Dragon Quest XI e, quando lo ha fatto, si è davvero superata. In un tweet risalente a qualche mese fa, Okamoto ha spiegato che la versione occidentale di Dragon Quest XI è stata praticamente rimasterizzata, una parola che fa sempre discutere ed esige un po' di chiarezza. "È importante precisare che non abbiamo cambiato nulla a livello tecnico, il gioco è rimasto fondamentalmente lo stesso: diciamo che abbiamo ottimizzato i contenuti pensando al mercato occidentale, implementando quindi una serie di aggiunte, rispetto alla versione giapponese, come il doppiaggio nei dialoghi più importanti, i menù più snelli e così via," ha spiegato Okamoto. Forse usando a sproposito la parola "rimasterizzata", il producer intendeva affermare che Square Enix ha dovuto ricostruire letteralmente alcune parti del gioco per soddisfare le aspettative dei consumatori occidentali. "A conti fatti, ritengo che questa versione sia nettamente migliore rispetto a quella giapponese," assicura Okamoto.

La decisione di doppiare la maggior parte dei dialoghi è molto interessante e getta una luce curiosa sul processo di localizzazione e sulle strategie commerciali. "Abbiamo deciso di doppiare Dragon Quest XI principalmente per due ragioni," spiega il director Takeshi Uchikawa. "In primo luogo, la storia scritta da Yuji Horii è molto importante. Potremmo dire che è il cuore di questo episodio, perciò era altrettanto importante investire sulla sua presentazione. Horii è un perfezionista e cambia spesso idea, perciò abbiamo revisionato i testi fino all'ultimo minuto, prima di pubblicare il gioco in Giappone, e per questo motivo abbiamo dovuto rinunciare a doppiarlo nella lingua originale. In secondo luogo, è passato parecchio tempo dall'uscita del gioco in Giappone e, avendo i testi a disposizione, abbiamo deciso di doppiare la versione occidentale, scegliendo accenti e linguaggi appropriati alle regioni del gioco, alle differenti condizioni climatiche e ai diversi ceti sociali dei parlanti."

La nostra impressione è che Square Enix stia davvero puntando molto su questo episodio, specialmente nell'ottica di conquistare o riconquistare il pubblico occidentale. "Sono passati tredici anni dall'uscita di Dragon Quest VIII: quello è stato l'ultimo episodio inedito a uscire su una console casalinga occidentale. È nostra intenzione promuovere Dragon Quest XI nel miglior modo possibile. Speriamo che i vecchi fan lo adorino e che i nuovi giocatori si innamorino di questa serie," ha confidato Okamoto. "Dragon Quest XI è quasi un punto di ripartenza, un nuovo inizio," ha aggiunto Uchikawa. "La particolarità di questo titolo è che può giocarlo chiunque. Non è necessario essere videogiocatori esperti o fan sfegatati della serie per apprezzarlo. Bastano solo pazienza e attenzione. Yuji Horii ha scritto una storia più avvincente rispetto al passato e noi abbiamo pensato a rifinire il sistema di combattimento tradizionale. Riteniamo che questo sia l'episodio più divertente e completo che abbiamo sviluppato e speriamo che i giocatori concordino con noi." A settembre, insomma, scopriremo se Dragon Quest è destinato a riprendersi il trono dei giochi di ruolo giapponesi anche in occidente.