The last of Us, le ragioni di un capolavoro 167

La storia di Joel e Ellie ambientata nel brutale mondo post-apocalittico creato da Naughty Dog è stato un grande successo di critica e di pubblico: ma quali sono gli elementi che hanno reso così "speciale" il primo The last of Us?

SPECIALE di Massimo Reina   —   15/10/2019

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Da diversi anni, ormai, Naughty Dog è diventata una delle principali case di sviluppo in ambito videoludico. Grazie al talento del suo staff, all'impegno profuso in ogni progetto e a quella voglia di misurarsi in nuove sfide che da sempre contraddistingue i più importanti team da quelli di secondo piano, la software house californiana è diventata un marchio sinonimo di qualità. E se la spettacolare saga di Uncharted le ha fatto raggiungere l'apice del successo è probabilmente con The Last of Us che Naughty Dog ha raggiunto la maturità e saputo lasciare di più il segno, creando qualcosa di unico e affascinante. La storia di Joel e Ellie, un uomo e una ragazzina che si trovano quasi per caso a dover convivere lungo il loro viaggio in un mondo post-apocalittico, tra lande devastate e pericolose e nuove comunità umane in cui incontrano personaggi d'ogni sorta, ha infatti conquistato indistintamente critica e pubblico. Ma come e perché c'è riuscito?

Un mondo brutale, credibile e vivo

The Last of Us è nella forma un survival horror, innestato però su basi da adventure e stealth game, in cui la narrazione e l'evoluzione del rapporto tra i due protagonisti, caratterialmente agli antipodi ma allo stesso tempo complementari l'uno per l'altro, ovverosia il burbero Joel e la piccola e fragile Ellie, giocano un ruolo fondamentale. Il titolo si svolge quindi tra esplorazione e momenti di relativa tranquillità, dialoghi tra i personaggi che fanno percepire la loro fatica e accrescono l'empatia del giocatore nei loro confronti, paesaggi mozzafiato e avversari che vanno affrontati a viso aperto, evitandoli o uccidendoli senza fare rumore. E senza eccessivi rimorsi. Perché il fine giustifica i mezzi, e la violenza che permea alcuni frangenti del gioco non è mai gratuita, ma necessaria.

Il mondo che Naughty Dog ci regala con la sua avventura è da questo punto di vista desolante e brutale, senza regole. E ogni azione, anche la più barbara, è ritenuta naturale. A gran parte dei sopravvissuti spesso non importa di uccidere altri individui se questo può servire a loro o alle loro comunità. Insomma, gli infetti non sono l'unica causa del crollo della civiltà. In questo contesto Naughty Dog ha avuto il coraggio di osare, di trattare tematiche forti scavando nell'Io più profondo del genere umano attraverso le gesta e le azioni dei suoi protagonisti, proponendo personaggi naturali, complessi e moralmente ambigui, le cui azioni sono costantemente in bilico fra ciò che è lecito e ciò che è non lo è. E questo li rende unici sotto diversi punti di vista.

Una storia di sentimenti prima che di sopravvivenza

Joel è uno dei due protagonisti del titolo, quello utilizzato per gran parte dell'avventura. Lo vediamo sopravvivere in uno squallido appartamento all'interno di una delle zone di quarantena ancora attive, create dal governo USA all'indomani dello scoppio dell'epidemia che ha decimato il genere umano. Ma lui, forse, avrebbe preferito morire fin dall'inizio, ed evitarsi la tortura di doversi trascinare ancora un altro giorno fra stenti e dolori. E tra i ricordi. I terribili ricordi di chi non ce l'ha fatta e non c'è più. Come sua figlia, perduta venti anni prima durante i primi focolai della pandemia. La tragedia che lo ha colpito lo ha reso un uomo apparentemente incapace di provare delle emozioni, un po' egoista, chiuso nel suo dolore. Non si accorge nemmeno che l'amica e collega contrabbandiera, Tess, prova qualcosa per lui. O forse fa finta di non capirlo perché non vuole legami.

Joel sembra morto dentro, uno zombi che si trascina stanco in attesa nemmeno lui sa di cosa. Senza speranza per il futuro, senza sogni, senza amore. Eppure non ha il coraggio di farla finita da sé. L'altro protagonista è invece l'opposto. La sua purezza d'animo, la sua voglia di calore umano, il desiderio di non arrendersi e di voler vivere in un pianeta diverso da quello in cui è nata, sono in antitesi con il carattere più cupo di Joel, e con la crudeltà di ciò che è rimasto dell'umanità. Ellie non vuole piegarsi alla dura realtà, non l'accetta neanche dinanzi alla bestialità di creature deformi o di persone cattive le cui azioni, nonostante tutto, non riescono a spazzare via i sogni che la animano.

Anche nel suo momento forse più difficile, dopo la violenza scampata e la morte evitata per mano di David, in lei rimane quella scintilla di speranza, quella convinzione che forse col suo sacrificio la civiltà rinascerà e i mostri come David spariranno in automatico dalla faccia della terra. E le basta vedere la natura incontaminata rappresentata da un branco di giraffe a Salt Lake City, con il loro incedere elegante, per ritrovare di nuovo la parola e il sorriso, quella voglia di vivere che l'hanno resa pian piano speciale agli occhi di Joel, e di conseguenza a quelli dei videogiocatori. Se Joel rappresenta per certi versi il passato, ormai rassegnato a un futuro decadente e senza sogni, Ellie raffigura la speranza di un domani migliore, il nuovo che vuole far rinascere la civiltà.

La forza delle immagini

L'intero racconto è poi coadiuvato da una direzione artistica eccezionale, da una splendida colonna sonora e da una sceneggiatura bene integrata al gameplay classico di un videogioco. La narrazione è infatti diversa dal solito anche dal punto di vista della forma: le sequenze di intermezzo si fondono alla perfezione con quelle di gioco, il dialogo tra i protagonisti è costante e credibile, la telecamera è posizionata sempre al posto giusto e l'assenza a schermo di qualsiasi informazione per gran parte del tempo aumenta quel senso di immedesimazione e coinvolgimento che si percepisce in tutte le fasi dell'avventura. Uno dei punti di forza di The Last of Us è indubbiamente proprio la capacità di ricreare un universo credibile anche attraverso la giocabilità e le immagini. Nell'opera di Naughty Dog perfino il paesaggio è protagonista.

Agli avvenimenti principali fanno infatti spesso da contorno delle tematiche di fondo sviluppate tramite delle vere e proprie sottotrame, vissute dal giocatore attraverso i racconti di alcuni personaggi secondari, oppure indirettamente, grazie alla visione e al ritrovamento di materiale appartenuto ai tanti sfortunati individui morti prima, durante e dopo l'infezione. Esplorando le aree di gioco, infatti, la storia si dipana ulteriormente sotto gli sguardi più attenti di coloro che amano soffermarsi sui particolari e carpire ogni più piccolo segreto o elemento dall'analisi di un ambiente o dagli oggetti di uso comune. Ecco quindi che una bicicletta abbandonata sul marciapiede davanti a una di quelle villette a schiera tipiche di certe zone degli Stati Uniti, o una pentola corrosa dal tempo adagiata sui fornelli spenti di una cucina, lasciata in tutta fretta da chi stava cucinando, "parlano" per raccontare indirettamente cos'è successo ai loro proprietari.

Frammenti di vite passate, interrotte in un lampo. Pure in queste sfumature sta la forza narrativa dell'opera. Il titolo di Naughty Dog stimola quindi la fantasia del pubblico, e lo spinge a esplorare meglio ogni anfratto non solo per recuperare oggetti utili, ma anche per assaporare certi dettagli. Tutto il dolore, il dramma di milioni di individui raccontati senza bisogno di altro, di scene particolari, filmati in computer grafica o effetti speciali. Questo è The Last of Us, una grande storia di umanità in cui è impossibile non emozionarsi, vissuta attraverso il viaggio on the road di due persone normali, che proprio per questo possono rappresentare chiunque di noi. Anzi, "gli ultimi di noi".