WarSaw, il provato 9

WarSaw è molto più che un Darkest Dungeon nella Polonia del 1944

PROVATO di Luca Porro   —   24/07/2019

Spesso è difficile parlare di storia nei videogiochi, perché non tutti vivono in Europa e non tutti hanno la storia dell'Europa. C'è chi la storia se la deve creare e chi invece la storia la vorrebbe dimenticare; Pixelated Milk invece la storia la vuole raccontare e lo vuole fare in una maniera intrigante, ammaliante, coinvolgente, in un modo non convenzionale che ha un retrogusto di malinconia. A Milano qualche settimana fa abbiamo provato WarSaw e ora siamo pronti a parlarvene.

La storia diventa videogioco

Essere uno studio polacco e raccontare una parentesi dolorosa della storia del proprio popolo non è facile come sembra, soprattutto se la rappresentazione che vuoi portare sullo schermo riguarda uno dei periodi più bui dell'intera storia dell'uomo: la Seconda Guerra Mondiale. Gli avvenimenti che fanno da sfondo a WarSaw sono quelli del così detto "Uprsing", ovvero la resistenza messa in atto dai polacchi a Varsavia nel 1944 contro gli invasori Nazisti. L'obiettivo del giocatore però, non sarà vincere, perché non si può: la storia non può e non vuole essere riscritta e allora il giocatore potrà resistere, sopravvivere il più possibile durante i sessanta giorni della "Rivolta di Varsavia". E dunque, prima di parlare di gameplay, soffermiamoci su questo dettaglio. Un dettaglio non da poco come quello di voler rispettare la storia e non dare al giocatore la possibilità di riscriverla, di creare situazioni utopiche. "Imparare giocando", questo è il mantra che gli sviluppatori ci hanno trasmesso e sinceramente pensiamo sia una scelta sì coraggiosa ma in grado di rendere WarSaw detentore di una personalità estremamente marcata e unica. Tutto ciò che vedrete o che sentirete trasuderà storia, avvenimenti e situazioni dal sapore malinconico con l'unica eccezione dei personaggi: fittizi per scelta, ma con l'idea di rappresentare il popolo polacco. Anche quelle figure che avranno caratteristiche uniche ricalcheranno uno stereotipo polacco proprio per rimarcare la possibilità che all'epoca quella persona avrebbe potuto essere benissimo uno di noi o il nostro vicino di casa.

Warsaw 5

WarSaw rimane comunque un RPG a turni tattico ispirato a Darkest Dungeon, sebbene con qualche differenza. I punti di contatto sono evidenti: lo stile grafico, le sezioni di combattimento e la gestione di un nutrito party di personaggi. Le differenze, in ogni caso, sono ben marcate: la prima riguarda la gestione degli scontri, contrariamente a Darkest Dungeon in WarSaw è la gestione delle due linee parallele (destra e sinistra) di combattimento a fare la differenza perché sparando da una parte all'altra e viceversa si potrà massimizzare la gestione dei colpi critici. In secondo luogo, per ciò che riguarda la sopravvivenza dei personaggi, essendo infatti presente la permadeath, evitare che un membro del gruppo muoia è fondamentale. Per ovviare al problema della morte perenne dei personaggi, non basterà utilizzare dei medici nel party in grado di curarvi in battaglia, ma dovrete gestire al meglio l'utilizzo dell'hub di gioco. In WarSaw infatti un palazzo sarà utilizzato come quartier generale e vi permetterà di compiere alcune azioni tra un avvenimento e l'altro. Far riposare e curare i membri del party, assegnare equipaggiamenti, reclutare membri, sono tutte azioni che andranno fatte nella vostra base e che vi permetteranno di gestire il party al meglio per provare a riuscire a salvare tutti. Da lì inoltre si faranno partire le missioni, scegliendo da una piantina di Varsavia in quale quartiere recarsi consci però che ogni missione presenta obiettivi e difficoltà diversi, necessitando quindi di un party apposito e ben amalgamato.

Warsaw 3

Una volta in missione, vi troverete davanti ad una mappa vista dall'alto del quartiere di Varsavia scelto, su cui muoverete la vostra icona del party. La mappa nasconderà gli obiettivi, gli incontri semplici e i rifornimenti, costringendovi così ad esplorare alla cieca. Alcune icone, poi, condurranno a piccoli eventi che, raccontandovi una storia, vi chiederanno di compiere delle scelte: queste non solo influenzeranno la missione in corso ma potrebbero aggiungere bonus o malus anche più estesi. I combattimenti a turni invece, essendo molto simili a Darkest Dungeon, richiederanno una buona dose di strategia, di ingegno e di elasticità mentale in base a ciò che avviene a schermo (un po' come in una partita di scacchi, dove la fretta è spesso cattiva consigliera). A inframezzare le sezioni di gameplay e di gestione del party nel quartier generale, durante lo scorrere dei giorni ci saranno degli eventi che vi racconteranno sì cosa successe durante la rivolta, ma che avranno anche qui influenze sul gioco. Ultimo ma non meno importante dettaglio, sono i cosiddetti Eroi ovvero quei membri del party che a differenza di altri saranno unici, con un nome proprio (fittizio) e con abilità peculiari. Il numero di personaggi aumenterà nel tempo, attraverso delle introduzioni e questo vi permetterà di rigiocare il titolo in quanto sbloccare tutti i personaggi nella prima run non sarà possibile. A questi personaggi inoltre è affidato il compito di affascinare il giocatore con dei background importanti e peculiari al fine di rappresentare le varie situazioni di vita della Polonia del 1944.

Warsaw 1

WarSaw è unico, molto peculiare e dal carattere ben marcato. Il team di Pixelated Milk ha intrapreso una strada tortuosa ma entusiasmante, quella di raccontare la storia attraverso un videogioco senza scendere a troppi compromessi. Come questa sfida andrà a concludersi non lo possiamo sapere, ma sicuramente le basi su cui poggia il titolo sono solide. Nonostante alcune preoccupazioni sulla longevità e sulla rigiocabilità del titolo, tutto ciò che abbiamo provato, visto e sentito ci ha trascinato tra le macerie di una distruzione senza tempo in maniera quasi naturale e desolante.

CERTEZZE

  • Stilisticamente d'impatto
  • Gameplay solido
  • Musiche molto ispirate

DUBBI

  • La longevità è un'incognita
  • Potrebbe risultare poco rigiocabile