C'è un particolare che ci colpisce molto di Wild Wild Eden, open world di Shueisha Games caratterizzato da un'estetica tutta colorata che, di per sé, ti dice già molto dell'esperienza che farai. Quando gli sviluppatori di Magnus Games Studio ce lo raccontano, continuano a sottolineare una cosa: catturare questi animali, addomesticarli e renderli parte della tua vita in questo paradiso perduto, dove cozy e survival si mescolano, significa che le creature non saranno un mero strumento. Saranno parte della tua famiglia.
Questo spirito caldo e affettuoso permea, in realtà, un po' tutta l'opera, almeno a un primo sguardo. Sarà l'effetto sorprendente di queste due anime agli antipodi che si corteggiano in Wild Wild Eden: da una parte l'ambizione accogliente di un videogioco in cui ti ritagli un posticino nel mondo, in pace; dall'altra la natura aggressiva, brutale, fatta di mostri che vogliono mangiarti e della morsa di tutti i bisogni del corpo umano, come la fame, la sete e la stanchezza.
Wild Wild Eden, sulla carta, vuole essere tanto, forse troppo. Troppo per un mercato già saturo di esperienze cozy e survival. Il suo asso nella manica, però, potrebbe essere l'intenzione di fondere queste due nature agli antipodi in un contenitore che abbraccia anche il genere dei monster collector alla Pokémon o alla Palworld. In occasione della Gamescom abbiamo avuto modo di farci raccontare qualcosa di più direttamente dagli sviluppatori del gioco presso lo stand di Shueisha.
Famiglia, non strumenti
Partiamo subito da quella che sembra la caratteristica principale del videogioco e chiediamo agli sviluppatori cosa li abbia convinti a costruire un'intera avventura attorno all'idea che queste creature debbano essere considerate una famiglia, anziché degli strumenti. "In videogiochi come Palworld o ARK, di solito tutte le creature sono al tuo servizio. Noi volevamo distinguerci da questo approccio. Non volevamo che fossero dei semplici servitori, ma che le creature fossero molto più vicine a te". Tirano fuori la parola magica che aleggiava su tutta la discussione: animali domestici. "Esistono degli elementi del gioco che rendono questa idea più concreta. Per esempio, in giochi come Palworld hai una creatura al tuo servizio che semplicemente vive e si muove nel mondo di gioco, giusto?", ci dicono. "Ecco, in Wild Wild Eden, invece, se è una giornata di pioggia, il mostro potrebbe venire da te e confortarti".
Riuscire a ricreare questo sentimento di affetto e di sincera amicizia è molto complesso e richiede di inserire nell'equazione anche un'altra sensazione, più dura: quella di finitezza. "Normalmente le creature in giochi simili non hanno un ciclo vitale. In questo gioco, invece, sì: il tempo che potrai trascorrere con loro è limitato. Anche questo contribuisce a ridurre la distanza e a renderti più vicino alle tue creature". È un'idea brillante (e dolorosa), che attraverso una dinamica di gameplay rende concreto il legame con queste creature. Chiediamo se sono previste altre meccaniche - al di là della storia - che sanciscono l'amicizia con i mostri. "Ci sono degli aspetti del multiplayer. In questo caso le creature possono interagire con altri giocatori. E potrebbero esserci, per esempio, situazioni in cui il tuo mostro se n'è andato per la vecchiaia, ma sono previste missioni in cui può tornare in vita". Tiriamo un sospiro di sollievo. "Fuori dalla trama principale, esistono varie storie più piccole e interattive che possono accadere e che ampliano ulteriormente l'esperienza".
Intrigati da questo rapporto con le creature, ci chiediamo se siano riusciti a evitare una delle derive più comuni del genere dei monster collector: in questi videogiochi, spesso, i mostri diventano semplicemente delle voci in una collezione, anziché dei compagni a cui tieni davvero. Come si preserva il legame emotivo con ciascuna di loro? "È una bella domanda. Per esempio, ci sono diverse aree, come quella del Vulcano, l'area del Cielo e l'area degli Abissi, e supponiamo che tu ami particolarmente l'area vulcanica e che tu voglia vivere insieme ai mostri che provengono da quella zona. E quindi, magari, inizi a raccogliere tutti i mostri che preferisci e che appartengono ad ambienti più caldi.Trascorrendo del tempo con loro puoi sviluppare un rapporto sempre più stretto. Ci sono mostri di tipo acqua che avranno caratteristiche e relazioni diverse tra loro e con il giocatore, mentre i mostri del vulcano andranno particolarmente d'accordo tra loro e con il giocatore, permettendoti di costruire un'amicizia speciale".
"Le creature possono perfino avere dei cuccioli!", ci dicono. "E quando vai a caccia insieme a loro, diventando sempre più forte, il rapporto diventa più profondo". Quindi a determinare il nostro attaccamento a certe creature saranno il tempo che spendiamo con loro, ma anche l'ambiente e i mostri che frequentiamo. "Alcune situazioni avvengono fuori scena e questi cuccioli interagiscono con altre creature... è un po' come se il tuo animale domestico avesse una propria famiglia o altri compagni al di là di ciò che vedi direttamente sullo schermo. Questo rafforza ulteriormente il legame emotivo con la creatura e, allo stesso tempo, con la sua famiglia allargata. È uno dei piccoli elementi distintivi del gioco".
Tra cozy e survival
Non bisogna dimenticare, però, che al di là delle relazioni che stringi con certe creature, il videogioco cerca di fondere in maniera ambiziosa due componenti: quella survival, orientata all'avventura, e quella cozy, più legata alla vita comunitaria e al relax. Bilanciare entrambe le esperienze è complesso, ci chiediamo come abbia fatto il team. "Dipende da che tipo di giocatore sei. Alcune persone cercano mostri forti e vogliono potenziare il personaggio. Altri giocano in multiplayer. Altri ancora preferiscono costruire edifici e collezionare mostri carini. O magari vogliono vivere il gioco quasi come fosse una favola", spiegano. "Puoi anche entrare in Wild Wild Eden una volta al giorno, dedicarti all'attività che preferisci, essere più ambizioso oppure semplicemente rilassarti".
Ci pensano ancora un po' su e poi dicono: "È come se fosse una sorta di altrove, uno spazio dove puoi fare quello che vuoi. È un gioco di sopravvivenza, ma ti lascia la libertà di vivere l'esperienza come preferisci. E dal punto di vista cozy c'è una componente legata alla cura e all'allevamento degli animali domestici. Puoi perfino creare la tua fattoria, tenere lì tutti i tuoi animali, interagire con loro. Se lo preferisci, puoi concentrarti completamente su questo aspetto. Ecco, le due componenti sono combinate in un'unica esperienza".
Questo apre il fianco a un'altra domanda che avevamo in canna e che riguarda la massiccia presenza di sistemi diversi: crafting, sopravvivenza, agricoltura, avventura, cura delle creature... come si fa a non sovraccaricare il giocatore di informazioni con tutte queste possibilità? "Sono presenti tante attività e sistemi, ma non vogliamo che risulti troppo difficile o complicato da giocare. In Wild Wild Eden la semplicità è molto importante". Ci mostrano sullo schermo quello a cui si riferiscono. "Ci sono elementi di automazione legati alle creature. Per esempio, gli slime: se utilizzi uno slime d'acqua è possibile velocizzare alcune attività; se utilizzi uno slime vulcanico, puoi cucinare la carne in modo più efficace. È un approccio più semplificato rispetto ad ARK e si colloca un po' nel mezzo tra quest'ultimo e Palworld. Puoi usare i mostri domestici per aiutarti nella costruzione. Puoi utilizzare un mostro slime per fertilizzare i terreni agricoli o un mostro vulcanico per aiutarti in determinate attività di costruzione. C'è quindi un aspetto di automazione, ma allo stesso tempo si possono approfondire certe meccaniche combinando tra loro i mostri".
Ci mostrano il processo di edificazione di una piccola casa: ci sembra molto rapido e semplice, in effetti. "Per quanto riguarda la costruzione, è possibile anche entrare nei dettagli. Per esempio, puoi personalizzare i tetti e decidere come realizzare le porte. Se hai un mostro d'acqua, puoi far crescere più velocemente i raccolti e farti aiutare nell'agricoltura. I mostri danno una mano sia nella coltivazione sia nella costruzione. Ci sono tantissime cose da fare tra crafting, attività di squadra e avventura. È un po' come mettere insieme Palworld e Harvest Moon".
Il mondo selvaggio di Eden
"Il mondo di gioco è molto grande: cinque continenti ognuno con cinque aree diverse. E poi ci sono gli abissi e il mondo dei cieli". Un po' come in The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom, facciamo notare. Ci affascina questo mondo pericoloso, ma dolce: è un contrasto nascosto anche nel titolo del videogioco. Eden significa paradiso, ma poi accanto ha anche l'aggettivo "selvaggio", ripetuto per ben due volte. "Sì, è un luogo in cui gli esseri umani vivono in una situazione di caos. Stanno cercando un posto in cui vivere nella natura selvaggia", rispondono. "Il gioco ha un'atmosfera da western, il mondo, in un certo senso, è già finitoe la razza umana sta cercando un nuovo luogo pacifico in cui vivere. Il protagonista si avventura nella natura selvaggia alla ricerca di un posto in cui stabilirsi e poi trasformarlo nel proprio mondo". È proprio la combinazione tra survival e cozy che il videogioco incarna così bene.
Per la nostra ultima domanda, dal momento che abbiamo parlato a lungo delle creature e che il design di alcune di esse ci ha già rubato il cuore, chiediamo: se doveste scegliere una sola creatura tra tutte quelle del videogioco da poter portare a casa, quale sarebbe? "Questa qui! È davvero troppo carina", ci dicono, indicando una sorta di maialino maculato che, effettivamente, è adorabile. Aggiungono inoltre: "Durante l'Early Access chiederemo ai videogiocatori di creare un mostro personalizzato, scegliendone i colori. Se poi una delle creazioni verrà selezionata, sarà effettivamente inserita nel videogioco".
Wild Wild Eden mette insieme tante idee diverse: è un videogioco d'avventura, un titolo cozy, ma anche un monster collector. Una sorta di "altrove" come ci hanno raccontato gli sviluppatori, in cui il videogiocatore può scegliere quale inclinazione assecondare e se sposare la natura collezionistica, gestionale o avventurosa. Alcuni aspetti di questa produzione ci hanno colpito favorevolmente, soprattutto l'idea di trasformare le creature in animali domestici, ma aspettiamo di vedere come evolveranno tutte queste meccaniche, e soprattutto se il videogioco riuscirà a ritagliarsi uno spazio in un mercato saturo di esperienze simili.
CERTEZZE
- Le creature sono trattate come membri della famiglia
- Il design dei mostriciattoli è adorabile
- Tanti modi di vivere lo stesso videogioco
DUBBI
- Riuscirà a ritagliarsi il suo spazietto nel mercato?
- Tante meccaniche: il rischio è che travolgano il giocatore
- Riuscirà davvero in così tanti generi?