Sono passati poco più di tre anni dalla pubblicazione dell'ottimo Wo Long: Fallen Dynasty, action con meccaniche prese in prestito dai soulslike e ambientato in una rivisitazione fantasy della Cina alle soglie del periodo dei Tre Regni. Pur non senza qualche piccola sbavatura, il titolo si fece apprezzare soprattutto per un sistema di combattimento profondo e per un level design al di sopra delle aspettative.
Forte di otto milioni di utenti che hanno dato una possibilità al gioco, la produzione Koei Tecmo si rivelò anche un successo commerciale. Per questo non ci stupisce più di tanto l'esistenza di Wo Long 2: Wings of Ember, in arrivo il 4 marzo 2027 su PC, PlayStation 5, Xbox Series e Nintendo Switch 2.
Il primo capitolo rileggeva in chiave dark fantasy gli ultimi anni della dinastia Han, costruendo il proprio sistema di combattimento attorno alle arti marziali cinesi, alla gestione dello Spirito e alle parate, tecnica fondamentale per avere la meglio contro i temibili boss. Questo sequel si inserisce nella stessa cornice narrativa ed eredita buona parte delle intuizioni ludiche che furono del predecessore, senza ovviamente rinunciare a qualche novità.
Wo Long 2: Wings of Ember punterà su campi di battaglia più vasti e interconnessi, su una maggiore verticalità della mappa e su combattimenti ancora più vari e meno dipendenti dalla sola deviazione dei colpi. La nostra mezz'ora in sua compagnia alla Gamescom ha in parte confermato le intenzioni degli sviluppatori.
Campi di battaglia da conquistare
Mettiamo subito le mani avanti: la prova con Wo Long 2: Wings of Ember è stata lievemente traumatica. La porzione di gioco testata nella demo era infatti ambientata in una fase avanzata dell'avventura, con tutte le conseguenze del caso. Eravamo già mentalmente preparati alla difficoltà intrinseca dei nemici. A disorientarci più di ogni altra cosa è stata la notevole quantità di tecniche e abilità già a disposizione dell'anonimo eroe di cui abbiamo preso il controllo.
Superato lo shock iniziale, la nostra attenzione si è concentrata sulla mappa. Come anticipato, Wo Long 2: Wings of Ember è ambientato in un periodo di intensi conflitti in una Cina sull'orlo di un cambiamento politico e sociale epocale. Lo scenario, non a caso, tratteggiava i contorni di un territorio sconvolto dalla guerra e dagli scontri tra eserciti. Fortificazioni, cadaveri ammassati, distese date alle fiamme e ampie porzioni corrotte da forze oscure lasciavano intuire quanto queste ultime avessero influenzato l'andamento della battaglia. La sensazione di aver mancato solo per un soffio uno scontro colossale era tangibile, così come era persistente l'impressione che tutti i sopravvissuti fossero avversari temibili.
Sul piano tecnico, il gioco sembra trovarsi a un buono stadio di sviluppo: fatta eccezione per qualche sporadico rallentamento, la nostra prova è filata liscia. Ci siamo così potuti godere senza particolari incertezze le convincenti animazioni di protagonista e nemici, i tanti dettagli che arricchiscono lo scenario, la linea d'orizzonte piuttosto distante. Wo Long 2: Wings of Ember sembra puntare sull'ottimizzazione, piuttosto che sulla ricerca del massimo realismo possibile e il compromesso raggiunto è convincente, sebbene non manchino congeneri dal colpo d'occhio più appariscente.
L'esplorazione di questo scenario ci ha convinti anche sotto il profilo del level design. Torri di vedetta e muri di cinta sviluppavano tutta la verticalità dell'ambientazione. Grotte, zone paludose e sentieri inizialmente celati alla vista testimoniavano la presenza di una mappa ricca di segreti, zone facoltative e scorciatoie da scovare. Territori più ampi, spesso pattugliati da nemici di notevoli dimensioni, si alternavano a scalinate circondate da mura o radure di piccole dimensioni, spazi in cui lo scontro con piccoli gruppi di nemici era quasi inevitabile.
Come nel capitolo precedente, alla complessità dello scenario si lega anche il sistema del morale. L'ambientazione è sostanzialmente divisa in zone. Conquistandone una dopo l'altra, piantando le bandiere nei luoghi preposti o sconfiggendo specifici avversari, indebolirete i nemici presenti nelle aree circostanti. Si tratta di una trovata particolarmente brillante per rendere la difficoltà del gioco in parte modulabile. Chi cerca una sfida senza compromessi potrà cercare di attraversare lo scenario e sconfiggere il boss di turno senza dedicarsi alla conquista del territorio. Al contrario, chi vuole rendere più abbordabili certe sezioni dell'avventura potrà garantirsi un netto vantaggio preoccupandosi di aumentare il morale.
Nella demo, per esempio, siamo riusciti a strappare il controllo di una zona all'esercito avversario, sconfiggendo un guerriero protetto da una spessa armatura e scortato da un piccolo manipolo di guardie armate di balestra. La battaglia ci ha permesso non solo di constatare la difficoltà di fondo del gioco, ma anche di entrare in sintonia con il sistema di combattimento.
La forza dello Spirito
In totale continuità con il primo capitolo, Wo Long 2: Wings of Ember è un gioco particolarmente impegnativo, che pretende concentrazione costante e l'attenta pianificazione di ogni mossa. Ancora una volta, al centro dell'intero sistema di combattimento c'è lo Spirito, un indicatore che determina e influenza le potenzialità offensive e difensive di avatar e nemici.
Attacchi andati a segno si traducono in un riempimento della relativa barra. Al contempo, subire danni ne causa il pericoloso svuotamento. Restare a secco di Spirito comporta movimenti più lenti, minore reattività e, nei casi più gravi, espone a una devastante finisher dell'avversario. Questa meccanica di base è valida sia per il personaggio controllato dal videogiocatore sia per qualsiasi avversario che affronterete nella mappa.
Come è giusto che sia, l'eroe di cui vestirete i panni dispone tuttavia di ulteriori strumenti per sfruttare a proprio vantaggio lo Spirito. Tanto per cominciare, come nel prequel, il parry gioca un ruolo fondamentale nel creare l'occasione per eseguire un mortale contrattacco. La finestra temporale utile per deflettere i colpi nemici ci è parsa relativamente generosa, ma indubbiamente molto dipende anche dalla facilità di lettura delle animazioni legate alle offensive avversarie. Contro avversari umanoidi, per esempio, ci siamo trovati molto più a nostro agio nell'eseguire un parry perfetto rispetto a quanto accaduto contro creature e demoni dalle fattezze animali.
Grazie allo Spirito, inoltre, è possibile sfoderare le cosiddette Insight Skill, tecniche e abilità offensive particolarmente potenti, che tuttavia consumano una notevole porzione del suddetto indicatore. Da quanto abbiamo potuto vedere, queste mosse speciali sono declinabili in diversi modi e concorrono di fatto a creare la build del personaggio. Oltre ad attacchi più classici, infatti, alcune Insight Skill si legano alla stessa parry o a mosse da eseguire in volo.
Queste nuove abilità spingono come non mai il videogiocatore ad assumersi dei rischi. Soprattutto con i nemici più forti, l'utilizzo delle Insight Skill è sostanzialmente imprescindibile. Sarà fondamentale, tuttavia, utilizzarle con il giusto tempismo, dal momento che restare a secco di Spirito nel momento peggiore significa spesso morte certa.
Rispetto al capitolo precedente della saga, la sensazione derivante da questo breve test è che Wo Long 2: Wings of Ember voglia proporre una maggiore varietà negli scontri. Lo si nota innanzitutto considerando la varietà del bestiario. Solo nella limitata zona che abbiamo esplorato ci siamo imbattuti in tre mini boss e in una dozzina di nemici dalle fattezze e pattern diversi. Secondariamente, anche il sistema di combattimento ci è parso più malleabile rispetto al passato. Se nel primo capitolo il parry era sostanzialmente fondamentale anche per venire a capo degli scontri più comuni, durante la nostra prova abbiamo notato che anche un approccio lievemente più sfrontato può portare dei risultati, per lo meno con i nemici più deboli.
È davvero difficile farsi un'idea precisa di un gioco come Wo Long 2: Wings of Ember a partire da una demo di trenta minuti, ambientata per lo più in una fase avanzata dell'avventura. Quello che abbiamo visto e provato in prima persona ci ha soddisfatto. Artisticamente e graficamente il gioco si difende alla grande, evolvendo l'estetica dark fantasy ereditata dal predecessore. L'approccio open world si sposa alla perfezione con la meccanica del morale e del controllo dei territori. Lo scenario che abbiamo esplorato era ricco di zone segrete, mini boss opzionali, casse del tesoro da scovare. Lo stesso sistema di combattimento, nuovamente basato sullo Spirito, ci è parso più malleabile e adatto a una maggior varietà di stili. Wo Long 2: Wings of Ember ha ancora moltissimo da svelare e dimostrare, naturalmente. Alcuni rallentamenti hanno reso un paio di scontri più complicati del dovuto; andrà valutata la densità di punti d'interesse nelle mappe di cui si avvarrà l'avventura; resta da capire se le Insight Skill ben si amalgameranno con il sistema di combattimento. Le sensazioni, fortunatamente, sono positive. Nel frattempo, Koei Tecmo ha reso ufficiale la data di uscita: Wo Long 2: Wings of Ember arriverà il 4 marzo 2027. Da oggi e fino al 30 settembre, inoltre, è disponibile una demo pubblica su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S (non su Nintendo Switch 2), per chi vuole farsi un'idea più approfondita in prima persona.
CERTEZZE
- Mappa densa di punti d'interesse e zone segrete
- Sistema di combattimento più malleabile che in passato
- Le meccaniche legate al morale e allo Spirito sembrano funzionare ancora
DUBBI
- Qualche rallentamento
- Implementazione ottimale delle Insight Skill da comprovare