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Ghost of Yōtei: Echi di Sekigahara, la recensione del DLC narrativo incluso nella Complete Edition

Con 14,99 euro di upgrade, Echi di Sekigahara porta Atsu nei Colli di Ashoro per circa undici ore: funziona meglio durante la campagna, meno per chi ha già finito Ghost of Yotei.

RECENSIONE di Pierpaolo Greco   —   02/10/2026
Atsu è, ancora una volta, la protagonista assoluta di Ghost of Yōtei: Echi di Sekigahara
Ghost of Yotei
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Questa recensione si riferisce esclusivamente all'espansione Echi di Sekigahara e alla modalità survival Most Wanted contenuti nella Ghost of Yōtei: Complete Edition. Nel caso stiate cercando la recensione del gioco base, questa è la recensione di Ghost of Yōtei originale.

Esattamente a un anno di distanza dal debutto su PlayStation 5 di Ghost of Yōtei, il team di sviluppo Sucker Punch ha scelto di tornare sulla sua opera più recente lanciando sul mercato una Complete Edition che, per 14,99 euro di upgrade per chi possiede già il gioco, introduce soprattutto due contenuti: Most Wanted, una modalità survival basata su combattimenti progressivamente più impegnativi, ed Echi di Sekigahara, una vera e propria espansione narrativa che va ad arricchire la campagna principale.

Tralasciando un facile dibattito che sarebbe possibile fare intorno all'operazione commerciale messa in piedi da Sony e PlayStation, che hanno rimosso dal mercato il gioco "base" obbligando i nuovi acquirenti a rivolgersi direttamente alla Complete Edition, con conseguente ritocco al prezzo, abbiamo scelto per questa recensione di focalizzarci quasi esclusivamente sul DLC narrativo, che rappresenta a nostro giudizio l'elemento di più alto valore dell'intero pacchetto.

Lo abbiamo giocato nella sua interezza per circa undici ore su PlayStation 5 Pro, portando a termine anche tutte le principali attività secondarie e ci sentiamo di dire fin da subito che si è rivelata un'espansione estremamente coerente con ciò che Ghost of Yōtei è già: bella da vedere, piacevole da giocare e narrativamente solida, ma anche derivativa e conservativa.

Un DLC che appartiene alla storia principale

È fondamentale specificare subito che, nonostante questo DLC arrivi un anno dopo il gioco originale, non è affatto un contenuto da endgame. Anzi, probabilmente il modo peggiore per affrontarlo è proprio quello con una Atsu ormai potenziata al massimo e con la campagna già conclusa. Ma andiamo con ordine.

Il rapporto tra Atsu e Nagato è sicuramente l'elemento meglio riuscito di Echi di Sekigahara
Il rapporto tra Atsu e Nagato è sicuramente l'elemento meglio riuscito di Echi di Sekigahara

Echi di Sekigahara non si avvia una volta concluso Ghost of Yōtei, ma si inserisce direttamente all'interno della sua campagna principale. Più precisamente, gli eventi che "sbloccano" i nuovi contenuti aggiuntivi sono accessibili dopo una decina abbondante di ore e sono concettualmente collocati nel periodo successivo all'uccisione della Serpe, con una Atsu che è già completamente investita nella caccia ai Sei di Yōtei.
La morte della Serpe ha lasciato infatti senza guida i suoi seguaci, le Vipere, che, per questo, si sono riversate nei Colli di Ashoro, la regione inedita situata all'estremità orientale della mappa. Qui hanno iniziato a saccheggiare villaggi, accumulare risorse a discapito degli abitanti del luogo, della fauna e della flora e soprattutto a contendersi il diritto per diventare la nuova Serpe.

C'è però uno specifico personaggio che, molto più dell'antagonista di Atsu appena citato, rappresenta il vero motore di tutta la vicenda: Nagato. Si tratta di una vecchia conoscenza di Atsu, con cui la protagonista combatté nella battaglia di Sekigahara tre anni prima degli eventi di Yōtei e da cui si separò in circostanze misteriose che ovviamente scopriremo nel corso dell'espansione attraverso una serie di furbi flashback. In concreto, tutto si avvia attraverso una taglia che ci porterà a recarci ad Ashoro e da lì metterci sulle tracce di quello che si rivelerà essere, per l'appunto, Nagato.

Ed è proprio qui che emerge la caratteristica di cui vi parlavamo poco sopra: se vi ritrovate ad affrontare Echi di Sekigahara in modo "naturale" durante una prima partita, l'espansione si innesta in maniera sorprendentemente organica nel viaggio di Atsu. Ci si sposta verso Ashoro, si prosegue la storia, si torna eventualmente nelle altre regioni in base alle proprie volontà e l'intero contenuto fluisce coerentemente con la campagna principale del gioco.
Affrontandolo invece dopo che si è già terminato Ghost of Yōtei e magari ci si è dedicati pure a gran parte, se non a tutte, le attività secondarie, la situazione è molto meno "pulita". In alcune sequenze, ad esempio, ci sono personaggi che a quel punto della partita non dovrebbero più essere presenti e la collocazione temporale talvolta non è molto chiara.

A livello scenografico e coreografico, il DLC è perfettamente in linea con quanto visto in Ghost of Yōtei
A livello scenografico e coreografico, il DLC è perfettamente in linea con quanto visto in Ghost of Yōtei

Questo problema ha ripercussioni anche sul fronte del gameplay: arrivando ad Ashoro con una Atsu potenziata, equipaggiata con una delle armature da endgame e con tutte, o quasi, le abilità già sbloccate, gran parte dell'espansione risulta inevitabilmente più semplice di quanto probabilmente immaginato dagli sviluppatori. Sia chiaro che non diventa mai completamente priva di mordente, e non mancano comunque degli scontri decisamente più impegnativi, specie quelli facoltativi legati alle nuove taglie, ma è sempre molto evidente che questo non è un DLC progettato come una sfida endgame.

Un'altra storia di Atsu

Entrando nei dettagli del DLC, siamo abbastanza certi nel dichiarare che la componente più riuscita è senza dubbio la parte narrativa che sviluppa e racconta il rapporto tra Atsu e Nagato.
I flashback di Sekigahara occupano soltanto una piccola parte della campagna e sono integrati direttamente all'interno delle missioni principali. E soprattutto non aspettatevi una ricostruzione gigantesca della celebre battaglia né sezioni belliche completamente differenti dal resto del gioco: per la maggior parte si tratta di segmenti lineari e fortemente guidati, costruiti soprattutto per mostrare ciò che avvenne tra i due personaggi.

In Echi di Sekigahara i nemici hanno alcune nuove abilità come le frecce potenziate e le bolas
In Echi di Sekigahara i nemici hanno alcune nuove abilità come le frecce potenziate e le bolas

E quella parte del racconto funziona molto bene nonostante non sia particolarmente originale. Nagato rappresenta una variazione piuttosto classica dell'amore del passato separato da un tradimento, non sentimentale ma ideologico e personale. I due si ritrovano dopo anni, inizialmente faticano a fidarsi l'uno dell'altra, vengono progressivamente costretti ad avvicinarsi e finiscono inevitabilmente per fare i conti con ciò che è successo a Sekigahara. Qui il valore aggiunto è dato dalla caratterizzazione.
Nagato è probabilmente uno dei comprimari meglio costruiti di Ghost of Yōtei e il rapporto con Atsu trova il giusto equilibrio tra rancore, affetto e quella tensione sessuale che lascia intuire con una certa chiarezza come tra i due sia esistito qualcosa di molto più profondo della semplice amicizia. E questo permette anche di mostrare un volto differente di Atsu, più vulnerabile e tenero rispetto alla guerriera dominata dalla vendetta che abbiamo conosciuto nella campagna principale.

Decisamente meno incisivi sono invece i nuovi avversari. L'espansione non possiede un vero antagonista centrale capace di prendere il posto della Serpe o dei Sei di Yōtei. La minaccia è collettiva e diffusa, e sappiamo fin dall'inizio che il nostro compito sarà fondamentalmente quello di attraversare Ashoro liberandola progressivamente dalla loro presenza.

I Colli di Ashoro cambiano insieme ad Atsu

La nuova regione mantiene sostanzialmente dimensioni e densità delle altre aree di Ghost of Yotei. Non è un piccolo territorio aggiunto lateralmente alla mappa, ma una vera, nuova porzione di Ezo, ricca di sentieri, un intero villaggio che funge da hub, rilievi e punti di interesse.
Dal punto di vista puramente estetico non è probabilmente la regione più riconoscibile o caratterizzata dell'intero gioco, ma possiede due caratteristiche che le conferiscono comunque una propria identità.

Parte dell'ambientazione dei Colli di Ashoro è paludosa e genera degli scorci visivi davvero affascinanti
Parte dell'ambientazione dei Colli di Ashoro è paludosa e genera degli scorci visivi davvero affascinanti

La prima è la natura paludosa. In determinate condizioni atmosferiche e nelle ore meno luminose della giornata, una nebbia molto fitta può invadere completamente il territorio, trasformando alcune cavalcate e alcuni combattimenti in momenti molto evocativi, talvolta persino inquietanti. È una variazione interessante rispetto agli scenari più luminosi, colorati e aperti che caratterizzano il resto di Ezo. La seconda caratteristica peculiare riguarda invece la trasformazione della regione.
Il presupposto narrativo è che l'azione delle Vipere, nel tempo, ha progressivamente impoverito Ashoro, distruggendo fauna e vegetazione e lasciando dietro di sé un territorio sporco e malato. Liberando gli insediamenti e portando avanti la campagna, il paesaggio cambia gradualmente: tornano gli animali, il verde diventa più presente e l'intera regione recupera lentamente quella vitalità e quei colori che aveva perduto.

È una trasformazione semplice, a tratti banale, ma è interessante perché ben dialoga con uno degli aspetti migliori di Ghost of Yōtei: la sua eccezionale direzione artistica.
Sucker Punch continua ad avere una capacità quasi istintiva nel disegnare dei veri e propri quadri, degli scorci incredibilmente evocativi: incipit ed epilogo dell'espansione sono probabilmente gli esempi migliori, con Atsu che cavalca solitaria lungo il crinale delle montagne mentre una canzone accompagna la scena. Non succede praticamente nulla e la protagonista procede sul percorso quasi col pilota automatico, eppure sono proprio questi momenti contemplativi a ricordare quanto Yōtei riesce ad essere visivamente affascinante ancora oggi.

Purtroppo manca un antagonista memorabile in questo DLC
Purtroppo manca un antagonista memorabile in questo DLC

Sul piano dei contenuti, Ashoro ripropone buona parte delle attività già apprezzate in passato. Tornano le terme, lo spezza-bambù e gli altri piccoli punti di interesse disseminati sul territorio, ai quali si aggiungono alcune attività specifiche della regione.
I magazzini delle Vipere, ad esempio, devono essere liberati per restituire agli abitanti il cibo accumulato dai nemici, ma nella sostanza funzionano come normali insediamenti ostili e non aggiungono nulla degno di nota.

Si aggiungono le armi imponenti, ma il combattimento non cambia

Sul fronte del combattimento, Echi di Sekigahara prova ad aggiungere qualche elemento senza alterare mai l'equilibrio del sistema.
La novità più evidente sono le armi imponenti, che non vengono però gestite come il resto dell'armamentario. Atsu non può inserirle stabilmente nel proprio arsenale né alternarle alle armi tradizionali: vanno raccolte direttamente sul campo di battaglia dalle rastrelliere oppure sottratte ai nemici più grandi che le utilizzano. Sono estremamente potenti e capaci di superare scudi e protezioni indipendentemente dal tipo di avversario e, mentre contro i nemici comuni può bastare un singolo colpo per chiudere lo scontro, quelli più resistenti possono richiedere l'intera durata dell'arma.

Most Wanted è una modalità survival aggiuntiva specificamente rivolta ai veterani di Ghost of Yōtei
Most Wanted è una modalità survival aggiuntiva specificamente rivolta ai veterani di Ghost of Yōtei

La limitazione è proprio questa: normalmente resistono soltanto per tre attacchi prima di rompersi. Un piccolo nuovo ramo di talenti composto da quattro voci inedite permette di migliorarne l'efficacia e la durata, ma non esistono maestri dedicati o particolari missioni necessarie per apprenderne l'utilizzo. Sono divertenti soprattutto per la brutalità dell'impatto e per la sensazione di potenza che riescono a trasmettere, ma rimangono un'aggiunta accessoria.

C'è qualcosa di nuovo anche per quanto riguarda gli avversari, fermo restando che siamo sempre davanti a elementi secondari. Alcuni nemici possono utilizzare delle bolas capaci di immobilizzare Atsu sul terreno, facendoci perdere del tempo prezioso per liberarci mentre gli altri nemici continuano ad attaccare. Ne frattempo altri possono scoccare delle frecce speciali che rimangono conficcate nel corpo della protagonista impedendoci di utilizzare lo Spirito, e quindi di curarci o attivare le tecniche speciali di attacco. Per risolvere questo malus è necessario fermarsi ed estrarre "manualmente" le frecce mantenendo premuto la croce direzionale verso il basso.

Sono piccole modifiche, ma funzionano perché costringono a cambiare temporaneamente priorità nel mezzo degli scontri. Una freccia di questo tipo, soprattutto quando siamo circondati, può rendere improvvisamente molto più pericolosa una situazione apparentemente sotto controllo, specie quando ci imbattiamo in un boss.

È sempre Yōtei, nel bene e nel male

Abbiamo giocato l'intera espansione su PlayStation 5 Pro utilizzando la modalità Ray Tracing Pro che è quella specificamente dedicata alla console ammiraglia di Sony ed è quella che punta ai 60 fotogrammi al secondo mantenendo allo stesso tempo un livello qualitativo molto elevato e il ray tracing attivo.

Nel corso del tempo necessario a completare praticamente tutto ciò che Ashoro aveva da offrire non abbiamo incontrato crash, problemi di frame rate o bug degni di nota, ma ovviamente non abbiamo rilevato neanche grandi evoluzioni rispetto al gioco originale. Ghost of Yōtei rimane ancora oggi una buona avanguardia tecnologica ma, soprattutto, è artisticamente straordinario. Sono la composizione dell'immagine, l'illuminazione, la vegetazione e l'uso quasi pittorico del colore a fare la differenza molto più della complessità tecnologica.

Scelte registiche, primi piani, inquadrature, sono ancora straordinari
Scelte registiche, primi piani, inquadrature, sono ancora straordinari

Eccellenti, ancora una volta, il doppiaggio in italiano e l'accompagnamento sonoro con un paio di brani veramente molto piacevoli.

Conclusioni

Multiplayer.it
8.0
Lettori (180)
7.8
Il tuo voto

Echi di Sekigahara non cambia il nostro giudizio su Ghost of Yōtei perché, in fondo, non altera in alcun modo la sua formula. Aggiunge una regione grande e densa quanto quelle originali, una buona storia capace di approfondire alcuni aspetti del carattere di Atsu che non conoscevamo, qualche variazione al combattimento e quasi una dozzina di ore di contenuti costruiti con la consueta cura di Sucker Punch. Allo stesso tempo mancano un antagonista memorabile, delle vere novità nel combat system e soprattutto una sfida pensata per chi torna dopo aver già completato il gioco. Echi di Sekigahara è l'esatto opposto di un'espansione da endgame: è un DLC che funziona bene all'interno di una Complete Edition che si rivolge ad un pubblico nuovo che affronta l'opera per la prima volta. Per i veterani, il valore dei 14,99€ dipenderà inevitabilmente dalla voglia di affrontare un "mini-gioco" qual è Most Wanted.

PRO

  • Quasi una dozzina di ore di contenuti solidi e ben integrati nella campagna
  • Il rapporto tra Atsu e Nagato approfondisce bene il passato della protagonista
  • I Colli di Ashoro sono una regione ampia e interessante
  • La direzione artistica rimane di altissimo livello

CONTRO

  • Non introduce delle evoluzioni nel gameplay o nel combat system
  • Manca un antagonista realmente memorabile
  • Giocato dopo l'endgame risulta sensibilmente più semplice
  • Alcune incongruenze emergono se la campagna è già stata completata
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