Call of Duty vince una causa legale: il giudice dice all'avvocato che avrebbe dovuto giocare di più

Call of Duty è finito al centro di un'assurda causa legale: alla fine ha vinto e l'avvocato del querelante si è sentito dire che avrebbe dovuto giocare di più al videogioco.

NOTIZIA di Nicola Armondi   —   08/08/2022
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Un tribunale ha respinto una causa contro Activision Blizzard e Rockstar Games per presunta violazione del marchio in Call of Duty: Infinite Warfare, sostenendo che l'avvocato del querelante evidentemente non ha giocato abbastanza a Call of Duty.

Nel novembre 2021, una società chiamata Brooks Entertainment ha intentato una causa contro Activision Blizzard e Rockstar Games, sostenendo che le due società hanno copiato le sembianze dell'amministratore delegato di Brooks Entertainment - Shon Brooks - per il personaggio di Sean Brooks in Call of Duty: Infinite Warfare.

La causa sostiene che Brooks Entertainment "era in trattative con Blizzard, Activision e Rockstar Games, Inc. per la creazione di un gioco". Secondo quanto indicato, ci sarebbero stati molti "molti incontri ed e-mail" con persone come il presidente di Rockstar Sam Houser, nonché con il capo creativo di Activision Blizzard Mobile Gordon Hall (scomparso l'anno scorso) e l'ex responsabile delle risorse umane di Rockstar, Sarah Shafer.

Call of Duty: Infinite Warfare
Call of Duty: Infinite Warfare

Brooks avrebbe presentato ad Activision Blizzard e Rockstar proposte per due diversi giochi. Uno di questi, intitolato Save One Bank, presenta una versione romanzata di Shon Brooks che "dispone di missili", "ha risorse illimitate", "naviga in luoghi esotici e ricchi d'azione" e ha "scene di battaglia scriptate che si svolgono in un centro commerciale di alta moda". Secondo la causa, Activision e Rockstar avrebbero copiato queste idee per Call of Duty: Infinite Warfare e il suo "personaggio principale", Sean Brooks.

In realtà, come ben sapete, Rockstar non ha alcun legame con Call of Duty in quanto la serie è pubblicata solo da Activision Blizzard. Sean Brooks inoltre non è il protagonista del gioco. Infine, sì, c'è una battaglia in un centro commerciale, ma non assomiglia alla descrizione contenuta nella causa. In poche parole, la causa legale non ha alcun senso.

In una mozione presentata nel marzo 2022, il legale di Activision ha sostenuto che è "immediatamente evidente che il legale del querelante non può aver giocato a Infinite Warfare (o a qualsiasi altro gioco di Call of Duty, se è per questo) e al tempo stesso aver presentato la denuncia in buona fede". Activision ha sostenuto che la causa era frivola al punto da richiedere sanzioni - ovvero pene pecuniarie contro l'avvocato che l'ha presentata - ai sensi dell'articolo 11 del Regolamento federale di procedura civile, che richiede che "le affermazioni fattuali abbiano un supporto probatorio".

Brooks si è opposto a tali sanzioni affermando che l'articolo 11 non impone che l'avvocato giochi tutte le sei ore della campagna di Call of Duty. Il giudice del caso, tuttavia, non si è trovato d'accordo, affermando che l'avvocato di Brooks "avrebbe potuto facilmente verificare questi fatti prima di presentare una denuncia priva di fondamento, così come la Corte li ha facilmente verificati nella prima ora e mezza di gioco". È stato ordinato loro di rimborsare le spese legali e le spese processuali di Activision Blizzard.