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Panic fa quello che i grandi produttori di console non hanno fatto: rimborsa i dazi ai clienti Playdate

Panic ha deciso di restituire ai possessori di Playdate il sovrapprezzo applicato per compensare i dazi statunitensi, a differenza di quanto fatto dai grandi produttori di console.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   27/08/2026
Il Playdate

Panic ha deciso di restituire ai possessori di Playdate il sovrapprezzo applicato a causa dei dazi statunitensi introdotti dall'amministrazione Trump. La piccola azienda aveva aumentato il prezzo della console portatile per compensare i maggiori costi, spiegando all'epoca di non avere margini sufficienti per assorbire l'impatto del provvedimento. Ora che il governo statunitense ha riconosciuto i rimborsi alle aziende dopo che i dazi sono stati dichiarati illegittimi, Panic ha scelto di trasferire direttamente ai clienti quanto recuperato, come non fatto da Nintendo, Microsoft e Sony.

Rimborsi

I clienti interessati hanno ricevuto una comunicazione via email: il rimborso, pari a 12,36 dollari, viene effettuato automaticamente e dovrebbe arrivare sui rispettivi conti nel giro di pochi giorni. Una decisione che distingue Panic dai principali produttori di console, che non hanno annunciato iniziative analoghe per restituire ai consumatori gli importi legati ai dazi, ma li hanno trattenuti.

Anzi, Sony e Nintendo hanno evidenziato nei propri risultati finanziari l'impatto positivo dei rimborsi ricevuti dal governo. La mancata restituzione delle somme ai consumatori ha inoltre contribuito alla nascita di alcune class action, ancora in attesa di una decisione. Nintendo, in particolare, ha sostenuto in tribunale di aver applicato soltanto "adeguamenti di prezzo modesti e selettivi", ricordando che il prezzo finale era comunque accettato liberamente dal consumatore al momento dell'acquisto.

Nintendo non si sente obbligata a restituire ai consumatori i rimborsi sui dazi USA Nintendo non si sente obbligata a restituire ai consumatori i rimborsi sui dazi USA

La posizione di Panic era stata chiarita già nei mesi scorsi. L'azienda aveva spiegato che i ridotti margini sull'hardware non le permettevano di farsi carico dei costi aggiuntivi e aveva scritto sul proprio sito: "Giusto perché lo sappiate: odiamo tutto questo. Sappiamo che i soldi sono importanti per tutti. Vi ringraziamo per la pazienza e la comprensione. Il nostro sogno più grande è poter eliminare completamente questa voce di costo, e questa pagina, il prima possibile".

Quel momento è infine arrivato, almeno per i clienti che avevano pagato il supplemento. Cabel Sasser di Panic ha spiegato a Game Developer il motivo della scelta in termini molto semplici: "Non sono soldi nostri da tenere, e restituirli ci ha fatto sentire davvero bene. È un modo semplice per capire di aver preso la decisione giusta". Insomma, se li avessero trattenuti lo avrebbero considerato una specie di furto.

La procedura, però, non è stata automatica per l'azienda. Panic ha dovuto presentare la documentazione necessaria per ottenere il rimborso dal governo e sviluppare un sistema dedicato per restituire le somme ai clienti. Sasser ha sottolineato con una certa sorpresa che, nonostante le dimensioni ridotte dell'azienda, il processo abbia richiesto parecchio lavoro, aggiungendo però che proprio le dimensioni di Panic la rendono più esposta all'impatto di un dazio.

Anche Neven Mrgan ha ribadito la posizione dell'azienda su Bluesky, spiegando che il rimborso ha richiesto lavoro e che l'annuncio dei dazi aveva persino causato un calo di vendite, ma che all'interno di Panic c'era comunque accordo sul fatto che "restituirli ai clienti fosse la scelta giusta".

Il gesto difficilmente spingerà i grandi produttori a seguire la stessa strada, ma dimostra che restituire ai consumatori le somme recuperate attraverso i rimborsi è possibile. Offre anche l'occasione per riportare l'attenzione su Playdate, una console portatile indipendente e particolare, costruita attorno a un piccolo schermo monocromatico e a una manovella fisica.

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