Il processo che vede contrapposti Rockstar Games e un gruppo di ex dipendenti si avvicina alla fase dibattimentale. Un tribunale del lavoro del Regno Unito ha infatti stabilito che le accuse di "blacklisting", la pratica aziendale di tracciare e schedare i membri sindacali per penalizzarli nelle decisioni gestionali, non saranno rimosse dal procedimento, respingendo così una specifica richiesta avanzata dall'azienda. Il processo è stato ufficialmente fissato: inizierà il 10 settembre per concludersi entro il 15 ottobre.
In tribunale
La vicenda ha avuto origine nell'ottobre del 2025, quando Rockstar Games ha licenziato 34 dipendenti tra Regno Unito e Canada, motivando la decisione per "cattiva condotta" legata alla presunta diffusione di informazioni riservate.
I lavoratori, supportati dal sindacato IWGB Game Workers, hanno fornito una versione diversa dei fatti: le presunte fughe di notizie consisterebbero unicamente in discussioni interne riguardanti le policy aziendali su Slack, avvenute all'interno di un server Discord privato. La situazione ha spinto il sindacato a denunciare una condotta antisindacale da parte dell'azienda, portando il caso fino all'attenzione del Primo Ministro britannico Keir Starmer, che lo ha definito "profondamente preoccupante".
La recente decisione del tribunale è stata accolta positivamente dai lavoratori coinvolti. Ellie Dunstan, una delle dipendenti licenziate a ottobre, ha commentato: "Questa sentenza è un momento cruciale per noi. Rockstar pensava di poter controllare la narrazione. Si sbagliano, e non vediamo l'ora di dimostrarlo. Il nostro caso sarà ora ascoltato per intero e messo alla prova come dovrebbe essere. Il mondo avrà modo di vedere con i propri occhi le prove di quanto accaduto lo scorso ottobre."
Dunstan ha poi descritto l'impatto della vicenda a livello personale e professionale: "Amavamo il nostro lavoro in Rockstar. Perdere la nostra passione, i nostri colleghi e i nostri redditi in un batter d'occhio è stato devastante, e la dirigenza dell'azienda ci ha trattato con disprezzo da allora, rifiutandosi di concederci appelli o di rispondere a richieste di prove basilari. Dopo mesi di lotte per far sentire la nostra voce, questo è un momento da celebrare. La sentenza dimostra che anche contro un'azienda con le risorse di Rockstar, i lavoratori possono restare uniti e chiedere conto delle responsabilità. Questa lotta è sempre andata oltre la nostra situazione personale: si tratta di assicurarsi che i lavoratori di tutta l'industria videoludica, e non solo, abbiano il diritto di unirsi, farsi sentire e organizzarsi per un settore più equo."
Alle sue parole si sono aggiunte quelle di Spring McParlin-Jones, presidente di IWGB Game Workers, che ha sottolineato l'importanza del passaggio in aula: "Il tribunale ha rifiutato di farla passare liscia a Rockstar, stabilendo che rimangono seri interrogativi fattuali su come questi lavoratori siano stati identificati, catalogati e licenziati: interrogativi che ora dovranno essere esaminati in un'udienza completa."
McParlin-Jones ha infine mosso critiche dirette alla gestione della vertenza da parte della compagnia: "Dal momento in cui i dipendenti sono stati scortati fuori dai loro uffici senza preavviso, e attraverso ogni successiva fase del procedimento legale, Rockstar ha tentato di eludere le proprie responsabilità, negando ai lavoratori un'udienza equa, mancando di collaborare alle richieste di prove basilari e tentando ora di limitare l'esame delle accuse mosse contro di loro. I giocatori di tutto il mondo hanno compreso queste tattiche, e ora anche un tribunale ha sollevato dubbi sulla versione dei fatti fornita da Rockstar."
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