I videogiochi sono diventati la nuova corsa all'oro di Hollywood. Sull'onda del successo al botteghino dei film di Super Mario e di molti altri successi, come la serie TV di Fallout, tutti i maggiori franchise sembrano destinati a essere trasposti. Clair Obscur: Expedition 33 non fa eccezione, visto che c'è già qualcosa in lavorazione. Eppure, non tutti condividono l'euforia da riduzione. Ad esempio, l'attore e doppiatore Ben Starr ha voluto mettere le cose in una diversa prospettiva: il medium videoludico non ha bisogno della validazione di cinema e TV per affermare il proprio valore.
Nessuna legittimazione necessaria
Intervistato da Dexerto in occasione dei BAFTA Games Awards, l'attore, che ha prestato la sua voce, tra gli altri, a Final Fantasy 16 e proprio a Clair Obscur: Expedition 33, ha affrontato l'argomento in modo molto diretto. "Non credo che i videogiochi abbiano bisogno di adattamenti per essere giustificati". Pur non disprezzando il trend, lo vede non come un'elevazione del videogioco, ma come una dimostrazione della sua forza originaria: "Penso sia entusiasmante, credo sia una testimonianza del potere dei videogiochi il fatto che così tante case di produzione vogliano attingere a questo pozzo".
L'industria videoludica è infatti una miniera di universi narrativi da cui i produttori non vedono l'ora di pescare. "Abbiamo così tante proprietà intellettuali forti, lo stiamo già vedendo con God of War, con Assassin's Creed", sottolinea l'attore. "Buona fortuna a loro. Ma non credo che noi ne abbiamo bisogno. Penso che sia la TV ad aver bisogno di noi, penso che sia il cinema ad aver bisogno di noi".
Starr non vuole alimentare una faida tra media, dopotutto, lui e i suoi colleghi lavorano spesso in entrambi i settori, ma fa notare che se colossi come Amazon e Netflix stanno investendo pesantemente in questi progetti, è proprio per l'immenso valore generato dalle community di giocatori.
C'è però un innegabile aspetto positivo: la capacità di abbattere le barriere del pubblico. "È bello perché permette ai giochi di espandersi oltre la cerchia dei videogiocatori", ha riflettuto l'attore. "L'abbiamo visto succedere con The Last of Us, ed è stato fantastico, lo stiamo vedendo con Fallout, con la gente che torna a giocare a Fallout 4, ed è bello avvicinare più persone a questi titoli".
"Se questo significa che più persone possono giocare ai videogiochi, tanto meglio", conclude Starr. "Ma non credo che i videogiochi debbano giustificare la propria esistenza diventando serie TV. Sono grandiosi proprio perché sono giochi".