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Max: The Curse of Brotherhood, recensione

Dopo Max & the Magic Marker torna lo spavaldo ragazzino armato del suo pennarello magico in esclusiva per le console Microsoft

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   26/12/2013
Max: The Curse of Brotherhood
Max: The Curse of Brotherhood
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Max and the Magic Marker, il primo esperimento di Press Play comparso su iOS e su varie piattaforme digitali, proponeva una prima interessante interpretazione "creativa" del platform game classico, qualcosa di simile a Crayon Physics ma, come quest'ultimo, alquanto sperimentale, più un concept game che un videogioco vero e proprio pienamente sviluppato. Questo è quanto invece si propone di essere Max: The Curse of Brotherhood, evolvendo il concetto originale in un prodotto più completo e maggiormente afferente a quella che si può definire "forma videogioco", oltretutto presentato con un comparto grafico di tutto rispetto, in particolare su Xbox One.

Max: The Curse of Brotherhood, recensione

Si tratta di un platform con struttura bidimensionale ed elementi puzzle, incentrato sull'utilizzo di un pennarello magico che consente al protagonista di interagire con gli scenari, disegnando vari elementi necessari per avanzare nei livelli. A prima vista sembra un gioco a piattaforme piuttosto classico e dotato peraltro di una caratterizzazione cartoonesca che richiama la tradizione del genere, ma gli enigmi prendono presto il sopravvento sulla meccanica platform standard, andando a caratterizzare questo titolo come un particolare ibrido i cui elementi puzzle rappresentano in effetti il fulcro dell'azione, più della capacità di saltare tra piattaforme ed eliminare nemici. Il pennarello magico di Max non è un elemento accessorio che arricchisce una struttura consolidata sui canoni del platform, ma caratterizza profondamente l'esperienza di gioco e consente soluzioni creative molto originali, nonostante il suo utilizzo sia comunque strettamente contestuale e legato a determinati punti predisposti lungo il cammino. Con l'avanzare tra i livelli e l'aumento dei poteri del Marker incrementa la libertà d'azione e la quantità di soluzioni per risolvere gli enigmi ed è facile scoprirsi a pensare a vie d'uscita bizzarre e sorprendersi per l'effettiva riuscita di strategie apparentemente fuori dagli schemi.

Come primo platform game in 2D, Max: The Curse of Brotherhood calza "a pennarello" nell'offerta Xbox One

Una questione di famiglia

La premessa all'avventura di Max è molto semplice, un rimando quasi commovente alle atmosfere tipiche dei platform anni 80 e 90, così come la struttura ibrida del gioco richiama da vicino classici come Heart of Darkness (il cui rimando è inevitabile anche a partire dalla caratterizzazione generale) o la serie Oddworld. Il protagonista, durante quello che sembra un normale sfogo di rabbia contro il proprio fratellino, ha l'ottima idea di cercare su internet un modo per "sbarazzarsi" di lui, trovando una strana filastrocca da utilizzare all'occorrenza. Purtroppo, si accorge con sgomento che il bizzarro testo è in verità una formula magica che apre un portale dimensionale e risucchia Felix in un altro mondo, a quel punto a Max non resta che lanciarsi nel varco al salvataggio del piccolo.

Max: The Curse of Brotherhood, recensione

Da lì inizia il viaggio di Max verso il fratellino, rapito dal terribile signore oscuro Moustacho, che ha trovato proprio nel piccolo un candidato ideale per "reincarnarsi" e continuare a dominare nella sua particolare dimensione, un mondo caratterizzato da deserti pietrosi, foreste, paludi, caverne e varie altre ambientazioni. La storia non si sviluppa in maniera particolarmente complessa, rimanendo una sorta di semplice pretesto per avanzare tra i livelli e conquistare i vari poteri del pennarello, ma è anche vero che in un platform 2D come questo è difficile considerare la narrazione come un elemento fondamentale. Il protagonista si trova inerme di fronte ai pericoli, ma può contare sul supporto del pennarello magico, il cardine su cui è strutturato l'intero gameplay, uno strumento in grado di modificare gli elementi dello scenario creando nuovi varchi per proseguire e possibilità di difendersi dai nemici. I livelli non sono moltissimi e il gioco può essere concluso rimanendo ampiamente sotto le dieci ore di gameplay, ma la raccolta di oggetti nascosti garantisce comunque un certo potenziale in termini di rigiocabilità, con la ricerca degli "occhi" di Moustacho dispersi per i livelli e dei pezzi di amuleto, alcuni dei quali nascosti in luoghi decisamente difficili da raggiungere. D'altra parte, si tratta comunque di un titolo in fascia budget (15 euro, un classico Live Arcade, anche se tale categoria su Xbox One non esiste più), dunque la longevità è logicamente commisurata al livello della produzione e in ogni caso risulta ben calibrata sulla tipologia di gioco.

Un pennarello per amico

Le caratteristiche del platform appaiono secondarie rispetto all'utilizzo del pennarello magico, dunque sono gli elementi puzzle i veri protagonisti dell'azione, scandendo i momenti di maggiore impegno e profondità nel gameplay e in diversi casi proponendo sfide alquanto ostiche. Il pennarello consente di innalzare pilastri di terra, far spuntare rami, liane, getti d'acqua e fiamme, con l'utilizzo strettamente legato al contesto: non c'è una vera libertà di impiego poiché gli elementi dello scenario, nella fattispecie alcune zone evidenziate da punti luminosi, stabiliscono precisamente in che punto poter usare il marker e con quale potere specifico. La creatività però emerge nella scelta dei tempi e delle dosi con cui usare i poteri e soprattutto nella correlazione possibile tra gli elementi di scenario disegnati.

Max: The Curse of Brotherhood, recensione

Un ramo può essere disegnato liberamente in qualsiasi forma, può essere tagliato e spostato una volta caduto a terra in modo da essere usato come piattaforma rialzata, protezione o zattera sull'acqua, ci si può legare una liana e tagliarla a sua volta, oppure creare dei collegamenti tra un pilastro di terra, una liana e un ramo e così via, sfruttare la trasformazione del terreno che si ottiene con un pilastro per tirare una liana o spostare un ramo caduto, tutto con reazioni sempre legate ad una convincente simulazione fisica e generando una grande quantità di possibili soluzioni di gioco, che aumentano progressivamente scoprendo via via ulteriori poteri magici. Grazie a queste correlazioni tra i vari elementi creati dal pennarello è possibile attuare strategie diverse per risolvere vari punti critici e il gioco spinge costantemente a sfruttare il pensiero laterale per venire a capo delle diverse situazioni, comprendendo peraltro soluzioni diversificate, senza costringere ad adottare necessariamente un singolo punto di vista. C'è molto "trial and error", in particolare nelle sezioni in cui il ritmo subisce un'accelerata repentina con situazioni di pericolo imminente, come è logico aspettarsi da un gioco che presenta un protagonista sostanzialmente indifeso. Come accade ad esempio in Limbo, alcune fasi costringono a vari tentativi a causa di un margine di errore molto esiguo concesso al giocatore, cosa che unita ad alcune incertezze del sistema di controllo, in particolare per quanto riguarda il pennarello, possono generare frustrazione, ma è difficile che portino ad un vero punto di rottura nell'avanzata del giocatore verso la conclusione dei livelli, sostenuta da un livello di difficoltà non eccessivamente alto e dalla frequente disposizione di checkpoint.

Obiettivi Xbox One

Con l'abolizione della sezione Live Arcade su Xbox One anche gli obiettivi sbloccabili vengono parificati a quelli dei titoli retail e Max: The Curse of Brotherhood si è adeguato. Al suo interno troviamo circa 36 achievement che consentono di raccogliere 1000 punti, tutti ben distribuiti nel corso dell'avventura. Molti si conquistano semplicemente proseguendo tra i livelli, in corrispondenza di eventi particolari che vengono raggiunti avanzando nel gioco, mentre per altri è necessario dedicarsi alla scoperta dei vari oggetti nascosti per i livelli, tra "occhi" e pezzi di amuleto.

Look nostalgico

Il gioco è interamente costruito con il motore Unity e rappresenta un ottimo esempio di utilizzo per questo engine. Sempre considerando che si tratta di un progetto sviluppato a regime budget, il comparto grafico di Max: The Curse of Brotherhood risulta molto piacevole, pur non facendo percepire più di tanto lo stacco tra current e next gen che un gioco su Xbox One si spera sempre possa mostrare. Molto azzeccata la caratterizzazione, con uno stile cartoonesco e faceto che rimanda alla tradizione classica del platform game in 2D e riesce bene a ravvivare un set di scenari e personaggi che, attingendo ad un immaginario piuttosto standardizzato, potrebbero facilmente risultare derivativi. Non c'è nulla che faccia gridare al miracolo next gen, intendiamoci, ma il tutto è comunque confezionato con molta cura e svolge perfettamente la sua funzione.

Max: The Curse of Brotherhood, recensione

Qualche appunto invece va fatto per quanto riguarda il sistema di controllo, in particolare nell'utilizzo del pennarello magico. Lo stesso Max tende un po' a soffrire del classico problema di inconsistenza durante i salti, che portano ad effettuare traiettorie ampie e piuttosto bizzarre nelle fasi platform, ma considerando che la precisione millimetrica in queste sezioni non risulta un requisito indispensabile si può tralasciare la questione. Ben più grave è invece il problema dato dalla gestione del pennarello tramite stick analogico: provenendo da un concept nato anche per sfruttare le possibilità del touch screen, l'affidamento del marker allo stick classico rappresenta un cambiamento notevole e in effetti in alcuni momenti il contrasto tra la necessità di un movimento veloce e completamente libero e le limitazioni insite nell'uso dell'analogico emergono evidenti, in particolare nelle sezioni veloci. Gli sviluppatori sono riusciti piuttosto bene a limitare la scarsa precisione trovando un giusto equilibrio in termini di sensibilità dei controlli, ma in un gioco che dovrebbe puntare sulla creatività e l'immediatezza del disegno a mano più o meno libera, il ricorso allo stick per muovere il pennarello risulta essere in effetti una limitazione.

Conclusioni

Versione testata: Xbox One
Multiplayer.it
8.0
Lettori (58)
8.1
Il tuo voto

Max: The Curse of Brotherhood capita veramente a fagiolo all'interno dell'offerta attuale di Xbox One, presentandosi con la carica di giocabilità immediata del platform in 2D e riempiendo così spazi ancora ampiamente vuoti sulla next gen Microsoft. Il bello è che la sua struttura ibrida con elementi puzzle si dimostra poi anche decisamente profonda e originale, grazie alle diverse soluzioni creative offerte dall'utilizzo del pennarello magico. Certo si tratta di un'esperienza fugace, data la scarsa difficoltà generale e la relativa brevità connessa alle dimensioni ridotte della produzione da cui deriva, ma visto anche il prezzo a cui è venduto, l'avventura di Max rappresenta un ottimo investimento, anche considerando l'attuale contesto di Xbox One.

PRO

  • Ottima commistione tra azione platform e puzzle
  • La possibilità di disegnare elementi e la loro interrelazione consente soluzioni varie e creative
  • Caratterizzazione classica ma azzeccata

CONTRO

  • Il controllo del pennarello via stick analogico non convince del tutto
  • Piuttosto breve e non difficilissimo
  • Il trial and error ripetuto può infastidire i giocatori più impazienti