Tutte le storie di Ethan Carter 123

Ambizioni grafiche e ludiche alle stelle per uno degli indie più attesi dell'anno

RECENSIONE di Umberto Moioli   —   29/09/2014

Indice

"Questa è un'esperienza di gioco narrativa che non ti conduce per mano". The Astronauts, team polacco formatosi dall'iniziativa di alcuni veterani fuoriusciti da People Can Fly, mette immediatamente in guardia il giocatore: The Vanishing of Ethan Carter inizia con una scritta che è tutto un programma, un invito ad esplorare e muoversi liberamente rinunciando alla moderna pretesa di essere condotti passo passo attraverso l'epopea interattiva di turno. Il detective Paul Prospero, investigatore del soprannaturale nonché alter ego del giocatore, ha un compito preciso, ritrovare il piccolo Ethan Carter che gli ha scritto chiedendo il suo aiuto, e un'area d'indagine ben delimitata, la splendida Red Creek Valley, ma le poche informazioni in suo possesso non sono un gran bagaglio a cui affidarsi per venire a capo di un mistero che si svela indizio dopo indizio, rivelazione dopo rivelazione, fino al consueto cambio di carte in tavola sul finale, che rimette in discussione ogni certezza accumulata durante le cinque ore di gioco (circa) che si impiegano per passare da quell'enigmatica scritta iniziale ai titoli di coda.

The Vanishing of Ethan Carter ci invita a muoverci liberamente rinunciando ad essere condotti per mano

Senza rete

The Vanishing of Ethan Carter è un gioco con delle ambizioni: vuole raccontare una storia intensa e coinvolgente, ma allo stesso tempo non rinuncia del tutto, un po' come fatto invece da Dear Esther, alla sua dimensione ludica, puntando sulla presenza di un certo numero di enigmi ma anche su una componente esplorativa corposa.

Abbandona l'idea di un'interfaccia onnipresente a schermo in favore di scritte contestuali che appaiono in prossimità degli oggetti con cui interagire, ripulisce il monitor da ogni presenza superflua, finanche mani e braccia del protagonista, e rifiuta qualsiasi forma di tutorial. Lanciata la partita ci si trova in una foresta, lungo i binari di un treno, forti delle proprie esperienze pregresse da videogiocatore per capire come muoversi, correre e accovacciarsi con la visuale in prima persona, ma per il resto soli con se stessi e i soliloqui che di tanto in tanto danno voce alla coscienza di Paul Prospero. Da lì a poche centinaia di metri il primo di diversi cadaveri su cui indagare, scene del delitto da risolvere raccogliendo gli indizi sparsi nei dintorni, quindi utilizzando i poteri soprannaturali del nostro alter ego per rivivere la sequenza che ha portato al delitto, ricostruendola frame by frame attraverso un mini gioco che richiede un minimo di intuizione oppure un po' di tempo in più se si desidera andare per tentativi. Sia le indagini nei luoghi dove sono avvenuti i delitti, sia la manciata di altri enigmi che occorre completare per vedere la sequenza finale del gioco, si basano sull'osservazione dell'ambiente e quasi mai sulla manipolazione di oggetti o la risoluzione di puzzle cervellotici, a parte un paio di casi. Per di più Red Creek Valley è composta da un unico ambiente piuttosto vasto e liberamente esplorabile sin da subito, quindi l'ordine con cui ogni sequenza viene portata a termine non è predeterminato. Il risultato è sorprendentemente suggestivo perché l'assenza di barriere, quindi l'impossibilità di rimanere bloccati in una stanza alla ricerca di una soluzione, aiuta moltissimo ad immergersi in una storia dai toni oscuri, quasi horror, che però non punta praticamente mai sull'abusata e semplice prospettiva di far saltare i giocatori sulla sedia. L'atmosfera, il parlato e la musica si fondono perfettamente dando alle primissime ore di gioco uno spessore notevole.

Poi qualcosa scricchiola e viene a galla il limite di questa struttura. Tolti tutti gli elementi che The Astronauts ha sapientemente disposto in modo tale che ci si lasci andare ai soprannaturali misteri di Red Creek Valley, The Vanishing of Ethan Carter è di fatto un unico grande livello con una serie di eventi da risolvere sparsi per la mappa, da portare a termine nell'ordine preferito ma pur sempre da completare nella loro totalità se si vuole venire a capo dell'indagine.

Il rischio che si lasci indietro qualcosa è insomma alto, soprattutto all'inizio, e così la frustrazione di dover vagare senza meta in un contesto che si fa sempre meno denso di interazioni mano a mano risolviamo i singoli delitti e ci avviciniamo al completamento dell'avventura. In realtà questo problema viene mitigato da una sorta di mappa, che sul finale ci suggerisce verso quale direzione puntare lo sguardo, ma per allora è probabile che diversi giocatori abbiamo già accusato un po' di frustrazione. Sentimento che rischia di venir solleticato anche da un sistema di salvataggio automatico un po' sgangherato, che è stato migliorato con la prima patch ufficiale ma resta piuttosto inspiegabile e fastidioso. Se il team di sviluppo avesse reso alcuni compiti opzionali, magari legando la percentuale di completamento alla presenza di finali multipli, avrebbe reso più fluido il processo di completamento e dato una ragione per tornarci sopra in un secondo momento, mentre oggi The Vanishing of Ethan Carter è un titolo che si completa una sola volta e lo si accantona per sempre.

Red Creek Valley

Nonostante ci sia effettivamente il rischio che ad un certo punto ci si trovi a girare alla disperata ricerca degli ultimi eventi lasciati indietro e che quindi la sospensione dell'incredulità venga un po' a meno, The Vanishing of Ethan Carter resta un titolo con una componente narrativa molto ben ideata e coraggiosa. In cinque ore racconta una detective story che a seconda del momento si lascia andare a derivazioni lovecraftiane, fantascientifiche, a storie di possessioni e di magia nera.

I personaggi che ruotano attorno all'indagine, i membri della famiglia di Ethan Carter, li si conosce osservando i loro spiriti quando il nostro protagonista ricostruisce le scene del delitto, ma anche con le numerose testimonianze scritte e con un uso dell'ambiente intelligente, in grado spesso di raccontare dettagli della storia attraverso l'uso esclusivo delle immagini. A proposito della componente visiva, l'oggetto di questa recensione è un gioco spettacolare da vedere, probabilmente uno dei più belli in circolazione. The Astronauts ha preso un motore di cui pensavamo di sapere oramai tutto, ovvero l'Unreal Engine 3, e l'ha usato con intelligenza per creare scorci di rara bellezza. Il segreto è l'uso della tecnica della fotogrammetria: texture e modelli vengono elaborati a partire da fotografie - tantissime fotografie - scattate ad oggetti reali e poi elaborate per realizzare la controparte virtuale. Il risultato contiene un numero di dettagli impressionante, incluse tutte quelle imperfezioni e quelle minuzie che sono difficili da ricreare per un artista, anche se esperto, ma che il nostro occhio si aspetta inconsciamente di osservare quando guarda la realtà. Se a questo aggiungete una bellissima illuminazione e grande cura per la vegetazione che ricopre la quasi totalità di Red Creek Valley, è probabile che questo gioco diventi uno dei migliori generatori di screenshot in circolazione. Un'esperienza perfetta anche per la realtà virtuale, che vi si adatterebbe benissimo sia per i ritmi compassati sia per la grafica di qualità. L'audio gode di una bella musica d'ambiente che accompagna i diversi momenti della narrazione e un doppiaggio in inglese di discreta fattura, mentre per l'italiano ci si deve accontentare dei sottotitoli. Valori produttivi alti che giustificano il prezzo di 18.99 euro, corretto per le 4-5 ore di gameplay garantite.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • La redazione usa il Personal Computer ASUS CG8250
  • Processore Intel Core i7 3770K
  • 16 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX 680
  • Sistema operativo Windows 7
Requisiti minimi
  • Processore Intel Core2 Duo o equivalente di AMD
  • 4 GB RAM
  • Scheda video DirectX9c con 512MB di VRAM
  • 9 GB di spazio disponibile
Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
Steam
Prezzo
18,99 €
Multiplayer.it

8.4

Lettori (71)

8.2

Il tuo voto

L'altissima qualità visiva, il complesso intreccio di storie raccolte in cinque ore di gioco e il fascino di Red Creek Valley rendono The Vanishing of Ethan Carter un titolo che è difficile non consigliare, una di quelle corse che sul finale lascia magari con qualche perplessità ma che guardandosi indietro è molto difficile che ci si penta di aver iniziato. Peccato quindi che la formula scelta mostri il fianco a qualche elemento di frustrazione, che il sistema di salvataggio automatico non sia il massimo e che permangano diversi bug. Un inizio comunque di altissimo livello per The Astronauts, che dopo la versione PlayStation 4, prevista per il 2015, avrà un enorme carico di credibilità da spendere per il suo prossimo progetto.

PRO

  • Narrazione, esplorazione e (un po' di) gameplay si fondono assieme
  • Ci piace l'idea di lasciare il giocatore libero di sperimentare e sbagliare
  • Graficamente si tratta di un lavoro davvero notevole

CONTRO

  • Formula di gioco che a tratti può rivelarsi frustrante
  • Salvataggi automatici da rivedere
  • Anche dopo la prima patch persistono alcuni fastidiosi bug