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L'indifferenza uccide

La serie cresce ma non è ancora matura

RECENSIONE di Andrea Rubbini   —   29/03/2015
Life is Strange - Episode 2: Out of Time
Life is Strange - Episode 2: Out of Time
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Questa che state per leggere è la recensione del secondo episodio di Life is Strange. La serie completa è composta da cinque episodi in lingua inglese. Il testo è ragionevolmente privo di anticipazioni.

Si sta creando una relazione complessa fra noi e Life is Strange. Abbiamo giocato ai primi due episodi e giocheremo anche al terzo volentieri. Allo stesso tempo vorremmo avere una copia del gioco e compiere un gesto liberatorio come lanciarla fortissimo contro il muro. Questo perché Life is Strange riesce a essere allo stesso tempo molto coinvolgente e molto odioso. La voce del gioco, ossia il tono con cui si sviluppa la trama, è quella di un adulto che ogni tanto si sente costretto a fare il ragazzino, con effetti imbarazzanti.

L'indifferenza uccide

Quando Max parla con Joyce nella tavola calda assistiamo a un momento toccante e naturale, ma quando Max parla con una senza tetto disperata come se fosse la sua cara nonna, ecco che il gioco riprende quella visione idealizzata della vita tipica di chi non ha ancora preso un treno di dolore in mezzo ai denti. O finge di non averlo preso e continua a spargere zucchero in attesa di aprire gli occhi. Rispetto al primo episodio, che era quasi un tour virtuale nel mondo di Max, Out of Time mette più in risalto questo contrasto nel tono di voce. Parla infatti di temi duri come il bullismo, la droga, gli abusi sessuali, la corruzione; comportamenti distruttivi per i quali tante persone soffrono parecchio, ma lo fa con i colori brillanti e variegati di un autunno mitico che non ci fa credere a chi dice che nella piccola Arcadia Bay si muore di noia e mediocrità. Fra questi cantori della decadenza spicca Chloe, la nostra amica triste e "fuori di testa", che per quanto antipatica riesce comunque a farsi volere bene, come quasi tutti gli altri personaggi principali, del resto, antagonisti compresi. Ecco, forse il pregio migliore di Out of Time è la compassione con la quale ritrae ciascuno degli esseri umani che popolano il suo mondo. Ci sono ampie zone grigie in questo gioco e gli sviluppatori sono stati molto bravi a nascondere scelte importanti dietro gesti semplici, lasciandoci solo intuire quali potrebbero essere le conseguenze così che, quando arriva il colpo finale, ci sorprende senza essere arbitrario. E lì, in quel frangente drammatico, potremo salvare la vita di qualcuno che ci sta a cuore. A patto però di avere ascoltato con attenzione le persone che si sono confidate con noi e di avere osservato nei particolari le loro vite private. Il fatto che il risultato finale dipenda dal livello di immedesimazione del giocatore nella vita di Max è apprezzabile, ma arriva dopo un lungo divagare che ci ha lasciato la sensazione di un'occasione sprecata. Gli sviluppatori hanno tra le mani un potenziale che ancora non riescono a padroneggiare, ma che quando si esprime al meglio, vale sicuramente una lunga passeggiata nelle strade di Arcadia Bay.

Out of Time si dilunga troppo in sogni a occhi aperti, ma alla fine colpisce duro


Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova

  • La redazione usa il Personal Computer ASUS CG8250
  • Processore Intel Core i7 2600
  • 8 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX 560 Ti
  • Sistema operativo Windows 7

Requisiti minimi

  • Processore Core 2 Duo 2 GHz o equivalente
  • RAM 3 GB
  • Scheda video ATI o NVIDIA con 512 MB RAM
  • Direct X 9.0c
  • Sistema operativo Windows XP SP3

La ragazza giusta al momento giusto

A proposito di alti e bassi. Ricorderete dal primo episodio che Max ha scoperto di avere il potere di riavvolgere il tempo. In Out of Time questo potere viene usato in maniera convincente solo in due occasioni, la seconda delle quali è anche il climax dell'episodio. Evitiamo di entrare nello specifico per non rovinarvi la sorpresa, ma entrambe le scene ripagano della lunga attesa fatta di meditazioni solitarie e chiacchiere con qualunque passante capiti vicino a Max.

L'indifferenza uccide

A nostro parere sarebbe andato benissimo così, lasciando poi al giocatore la possibilità di scegliere se riavvolgere o meno il tempo di fronte alle decisioni difficili. Usare invece il potere di Max per sistemare un bicchiere o evitare che cada una bottiglia di birra è un pretesto sciocco per aggiungerlo una volta di troppo. Senza contare la lunghissima scena in cui dobbiamo convincere Chloe che siamo davvero capaci di tornare indietro nel tempo superando ben due prove di memoria consecutive. Siamo convinti che Life is Strange riesca a creare un mondo grazie alle minute informazioni con cui riempie i dialoghi e le ambientazioni, ma Out of Time spreca troppe energie girando intorno alle questioni anziché cercare di penetrarle a fondo. C'è tanta atmosfera e poca narrazione, insomma. Eppure qualcosa si muove. Come se gli scrittori fossero consapevoli di dovere domare la propria penna prima che perda la retta via, ci ritroviamo all'improvviso a un crocevia nel quale le sottotrame si incrociano ed esplodono in maniera potente e inizialmente inaspettata. Diciamo inizialmente perché basta un attimo per rivedere con la mente i piccoli indizi che erano stati seminati senza che fossero troppo evidenti. Ed è in questo che Life is Strange si risolleva. Ancora più che nel primo episodio abbiamo tantissime decisioni da prendere, sia di quelle eclatanti sia di quelle apparentemente insignificanti come annaffiare o meno una pianta. Alla fine si scopre che queste decisioni sono puntini collegati tra loro capaci di produrre effetti importanti. E forse irreversibili. Max questa volta non è il centro di tutto, ma è al centro di tutto. Come ci comporteremo nei suoi panni, farà tutta la differenza.

Conclusioni

Versione testata PC Windows
Digital Delivery Steam
Prezzo 19,99 €
Multiplayer.it
7.0
Lettori (90)
8.9
Il tuo voto

Proprio quando sembra deragliare senza rimedio, Out of Time ritrova di colpo lo slancio e dà un senso inaspettato a tutte le decisioni prese fino a quel momento. Ogni piccola azione conta, alla fine. E adesso rimaniamo in attesa di capire che direzione prenderà l'intera serie.

PRO

  • Arcadia Bay è un mondo che respira
  • Ci sentiamo legati a tutti i personaggi
  • Tantissime scelte che alla fine contano

CONTRO

  • Il tono dei personaggi è spesso forzato e caricaturale
  • Si perde in lunghe scene che aggiungono poco o niente alla trama
  • Piccoli compiti che sono più una seccatura che un piacere