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Submerged, recensione

Dopo il buon EPOCH, Uppercut Games tenta la carta del titolo emozionale

RECENSIONE di La Redazione   —   05/08/2015
Submerged
Submerged
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Fondata nel 2011 in Australia da tre sviluppatori con un passato legato a serie di successo targate 2K come BioShock e XCOM, Uppercut Games è una software house indipendente messa in piedi col preciso scopo di realizzare giochi per sistemi mobili tecnicamente all'avanguardia, oltre che prodotti pensati esclusivamente per le piattaforme digital delivery. Dopo il buonissimo esordio con la serie EPOCH, sparatutto su binari accolti con favore da critica e pubblico sia per il comparto tecnico (basato sull'Unreal Engine) che per il curatissimo gameplay, Ed Orman, Andrew James e Ryan Lancaster hanno totalmente cambiato rotta, lanciandosi in un'avventura in terza persona dal sapore poetico, ammantata di quegli elementi riflessivi ed emozionali che hanno scolpito nel cuore degli appassionati opere alla stregua dello splendido Journey. In titoli così particolari la ricetta proposta dagli sviluppatori deve essere pressoché perfetta, e dal materiale promozionale rilasciato sino ad oggi Submerged sembrava possedere tutte le carte in regola per centrare il bersaglio, mancato purtroppo di parecchio a causa delle numerose e sensibili problematiche emerse in sede di test. Ecco cosa ne pensiamo.

Nonostante il buon incipit, la prima opera emozionale di Uppercut Games si perde in un bicchier d'acqua

Trofei PlayStation 4

In Submerged sono presenti dieci Trofei, suddivisi in 5 di bronzo, 4 d'argento e uno d'oro. Non sono disponibili trofei di platino. I cinque obiettivi di base sono legati al raggiungimento di determinati luoghi, come il punto più alto della mappa e tutti gli hotel semi-sommersi, oltre che all'utilizzo della funzione cartolina e alla scoperta di tutte le creature. I Trofei d'argento sono principalmente relativi alla raccolta dei vari collezionabili, come i libri e i potenziamenti per la barca, mentre l'unico Trofeo d'oro è legato al completamento della campagna.

Qualcosa di brutto

Taku e Miku sono due giovani fratelli abbandonati al proprio destino su una vecchia barca da pesca a motore, un mezzo di fortuna che all'avvio del gioco penetra nel cuore di una inquietante quanto maestosa città semi-sommersa, le cui architetture affioranti lasciano trasparire un passato glorioso da moderna metropoli. Non sappiamo nulla di questo mondo dominato dall'acqua né conosciamo le ragioni che hanno spinto i due ragazzi ad inoltrarvisi, e solo esplorando le colossali rovine si dipanerà passo dopo passo il (leggero) sostrato narrativo plasmato dagli sviluppatori australiani. L'affascinante incipit è suffragato dalla situazione d'emergenza che coinvolge i protagonisti, dato che Taku, il più giovane dei due, è incosciente e gravemente ferito all'addome, e sua sorella Miku - controllata dal giocatore - deve fare il possibile per salvarlo da morte certa.

Submerged, recensione

Dopo aver delicatamente adagiato il fratello su un altare ricavato all'interno di uno degli edifici, la ragazza inizia a ispezionare col suo cannocchiale le carcasse di cemento circostanti, scoprendo che sulla sommità di alcune di esse si trovano casse d'emergenza paracadutate da un aereo, l'ideale per recuperare kit di pronto soccorso, medicinali, cibo, acqua e strumenti utili al difficoltoso salvataggio. Lo scopo principale del gioco consiste dunque nell'individuare queste preziose risorse (dieci, per l'esattezza), raggiungere i vari edifici con la barca e scalarli per il recupero. Tutto qui. La misteriosa città, della quale è disponibile una mappa da aggiornare attraverso l'esplorazione, non è particolarmente estesa, e qualora se ne volessero scoprire i segreti che l'hanno ridotta in questo stato è necessario raccogliere i sessanta "libri" collezionabili sparsi nel mondo di gioco. Al di là di alcuni simboli che richiamano il nostro alfabeto, in essi non c'è del vero e proprio testo da leggere, ma sbloccano immagini stilizzate che vanno interpretate in sequenza per svelare tutti i retroscena. Se ai libri è delegato il compito di far chiarezza sulla lugubre metropoli semi-sommersa, la storia dei ragazzi viene dipanata da Miku durante i suoi sogni tormentati, che si susseguono ogni qual volta si rientra alla base per assistere Taku. Ad alimentare l'atmosfera inquietante vi è una sorta di "maledizione" che colpisce l'intera città, avviluppata da acque mefitiche che ne hanno corrotto i misteriosi abitanti e le creature marine. Durante le escursioni in barca ci si imbatte spesso in delfini, balene, mante, uccelli e altri animali chiaramente deturpati dalla corruzione, ma ancor più criptiche sono le figure umanoidi che da lontano, apparentemente minacciose, scrutano con interesse la nostra missione di salvataggio.

Vita facile

Come specificato, lo scopo principe del gioco consiste nell'esplorare le strade sommerse della città con la barca e individuare gli oggetti d'interesse da raccogliere. Il piccolo natante a motore, potenziabile con ventisei bonus che aumentano la durata del turbo, non è particolarmente responsivo nei comandi, in particolar modo durante le virate rapide e nella gestione dell'accelerazione, tuttavia è soprattutto il sistema di controllo della ragazza a lasciare l'amaro in bocca, a causa di animazioni ingessate e un approccio con l'ambientazione decisamente limitato, che si traduce in dinamiche di gameplay datate, scolastiche e non sempre efficaci. Mancano totalmente di fluidità e ispirazione artistica, tagliando di netto le gambe alla potenza espressiva dell'immagine e di conseguenza all'equilibrio dell'opera. Miku, fra l'altro, non può mai morire e non ha alcun nemico di cui preoccuparsi, e tutta l'esperienza ludica è delegata alla semplice esplorazione e al raggiungimento delle sommità degli edifici per raccogliere le casse d'emergenza. Se ciò non bastasse, i palazzi sono tutti molto simili fra loro così come i percorsi delle scalate, che rimescolano continuamente i medesimi ingredienti. Fondamentalmente troviamo due tipologie di piattaforme, scale esterne, tubature e piante rampicanti con fiori rossi segnaletici, con un livello di sfida offerto praticamente inesistente, dato che la strada verso l'obiettivo principale è sempre facilmente individuabile e il level design risulta piuttosto dozzinale; solo in un caso abbiamo avuto qualche problema nel comprendere istintivamente quale fosse il percorso corretto. Manca un pulsante per la corsa, sicuramente utile in determinate circostanze, mentre per saltare è sufficiente inclinare la leva analogica sinistra del DualShock 4 verso la direzione desiderata.

Mar Morto

L'impatto grafico di Submerged, spinto dal nuovo e potente motore Unreal Engine 4, è stato indubbiamente uno degli elementi maggiormente esposti in fase di promozione, ciò nonostante pad alla mano il risultato globale sull'ammiraglia Sony è tutto fuorché convincente. Al di là delle continue e inaccettabili incertezze del frame rate, quasi mai ancorato ai 30 fotogrammi al secondo e con momenti in cui il motore può letteralmente "piantarsi", è la visione d'insieme che non colpisce al cuore come dovrebbe, per diverse ragioni.

Submerged, recensione

La palette cromatica risulta sin troppo accesa e ricorda una brutta copia di quella apprezzata nel primo Uncharted su PlayStation 3, il filtro antialiasing è poco efficace, sono presenti diverse texture piatte e soprattutto la resa dell'acqua, ovvero l'elemento dominante, non è affatto al passo coi tempi né dal punto di vista fluidodinamico né da quello prettamente estetico. Certo, l'illuminazione dinamica riesce talvolta a regalare alcuni scorci davvero affascinanti, in particolar modo al tramonto, tuttavia la complessità poligonale limitata, il design della città senza guizzi artistici e le animazioni legnose rovinano il quadro d'insieme. Basti osservare gli animali in movimento come le megattere, i delfini e gli uccelli marini, caratterizzati da animazioni grossolane e datate che invece di esaltare l'impatto visivo lo appesantiscono goffamente. Gli edifici non presentano inoltre strutture interne da esplorare e nell'intera mappa ci sono solo dieci strutture particolari (chiamate attrazioni) da scoprire, sebbene anch'esse non presentino un design originale o particolarmente ricercato. L'accompagnamento della colonna sonora è fortunatamente di buon livello, grazie a musiche scritte dal compositore canadese-australiano Jeff Van Dyck, vincitore del premio BAFTA e già autore di colonne sonore di titoli di successo come Alien Isolation, Total War Shogun 2 e altri capitoli della saga The Creative Assembly. Dobbiamo tuttavia sottolineare che si nota qualche "scopiazzatura" negli accordi e nelle melodie per piano, in particolar modo è evidente una certa contaminazione da The Last of Us, inoltre non c'è molta varietà di pezzi, benché si tratti senza dubbio dell'aspetto migliore della produzione Uppercut Games. Anche gli effetti sonori, del resto, si limitano a svolgere il proprio compitino. L'elemento che taglia definitivamente le gambe all'opera australiana è la longevità: sono infatti sufficienti poco più di un paio d'ore per completare la storia principale e raccogliere buona parte dei collezionabili.

Conclusioni

Versione testata PlayStation 4
Digital Delivery Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Prezzo 19,99 €
Multiplayer.it
5.0
Lettori (8)
5.2
Il tuo voto

Nonostante i nobili propositi di Uppercut Games e il setting ispirato, forte di un incipit intrigante e della misteriosa ambientazione marina, Submerged non riesce a imporsi a causa di un gameplay macchinoso e poco vario, che spezza la fluidità dell'azione compromettendo anche la componente emozionale dell'avventura. L'unico scopo del giocatore consiste nel cercare e raccogliere oggetti nella limitata area di gioco, un compito che si completa in un paio di orette dominate da tediose scalate prive di guizzi nel level design. Neanche il comparto tecnico riesce a brillare, a causa di un frame rate decisamente instabile, animazioni ingessate, una palette cromatica poco convincente e una resa dell'acqua lontana da quella apprezzabile nelle produzioni moderne. Si salvano l'idea, qualche scorcio al tramonto e la colonna sonora firmata dal bravo Jeff Van Dyck. Nel complesso un breve, semplice racconto che perde rapidamente il proprio fascino iniziale.

PRO

  • Incipit e ambientazione intriganti
  • Alcuni brani della colonna sonora
  • L'illuminazione al tramonto

CONTRO

  • Brevissimo e privo di guizzi artistici
  • Level design dozzinale
  • Animazioni e gameplay ingessati
  • L'unico scopo è raccogliere oggetti
  • Frame rate traballante