Age of Pirates: Caribbean Tales - Recensione  0

Le isole caraibiche e la libertà di lasciarsi tutto alle spalle è un sogno, ma non è per questo che esistono i videogiochi, per immaginare qualcosa di diverso ogni tanto? Forse un galeone pirata era il treno che stavate aspettando, cortesemente offerto da Playlogic.

RECENSIONE di Andrea Rubbini   —   25/09/2006

Non tutto il mare vien per nuocere

Se avete più di diciotto anni e meno di trenta potreste considerare l’arruolamento a bordo di un galeone di corsari, la vera alternativa ai contratti a progetto. I vantaggi sono innumerevoli e fin dal primo minuto di gioco potete voltare le spalle alla terraferma e navigare incontro all’avventura. Non c’è dubbio alcuno che il mare sia l’elemento più intrigante e verosimile all’interno del gioco: non solo le tempeste con i lampi sollevano onde meravigliose ma anche il mare calmo, temperato dal sole o rischiarato dalla luna nella notte scura rappresenta un piacevole momento d’evasione. Nulla vi impedisce dunque di fare i “velisti per caso” ad oltranza, sebbene si possa obiettare che tanto valeva lasciare a terra i cannoni, perciò eccovi una lista di cose da fare per fregiarsi del titolo di pirata: contrabbandare, conquistare, assassinare. Tutto molto educativo, senza dubbio, ma in fin dei conti remunerativo.

Non tutto il mare vien per nuocere

L’arte del commercio si estende ad una varietà di prodotti, tra i quali figurano pure gli schiavi, da vendere naturalmente al migliore offerente, imparando quali porti pagano certe merci più di altri. Procurarsi le materie prime ad ogni modo non è cosa semplice e prevede l’uso della forza (non temete, ci arriveremo presto), peccato solo che alla lunga si tramuti in semplice routine, che svolgerete automaticamente per mantenere pieni i forzieri, perdendo ben presto la vivacità delle prime ruberìe. Escludete comunque fin da subito l’idea di darvi alla battaglia navale con la bagnarola che Playlogic passa di default, il che ci porta all’albo delle quest, crocevia di Age of Pirates.
Da un lato infatti nulla vi vieta di cedere i servigi ai tanti NPC che affollano (si fa per dire) le isole del gioco, mentre se doveste perdere l’orientamento c’è sempre la trama principale ad aspettarvi, senza che questo debba necessariamente rappresentare il fil rouge dell’avventura, la quale rimane saldamente ancorata alle decisioni del giocatore. Se comunque un po’ di narrazione vi è gradita sappiate che non sarà proprio la stessa nel caso abbiate optato per il piacione dal capello biondo piuttosto che per la rossa ribelle (perché una rossa non può fare l’impiegata?), anche se le loro strade, chi l’avrebbe mai detto, sono destinate a incrociarsi. In un caso o nell’altro, una volta che vi sarete decisi a prestarvi come capitani per un governatore non vi mancheranno di sicuro le missioni da completare, tra le quali spiccano la scorta, la consegna o il recupero di merci, un passaggio da un capo all’altro del mondo e molte altre attività tra l’illecito e il rischioso. In alcuni casi dovrete fare i conti con determinati vincoli, qual è ad esempio il fattore tempo e che se disattesi diminuiranno il premio in denaro promesso.

non c’è dubbio alcuno che il mare sia l’elemento più intrigante e verosimile all’interno del gioco

Quindici uomini sulla cassa del morto, purché non ci siate dentro voi

Ora che possiamo permetterci qualche stravaganza consideriamo la possibilità di sostituire quei morti di sonno, che hanno fino ad ora pulito il ponte di prua, reclutando nuovi membri in un qualunque villaggio, scegliendo tra soldati, cannonieri, marinai ma soprattutto ufficiali. A questi ultimi possiamo affidare le altre navi della flotta (ne dovrete vendere di lupini prima di arrivarci eh), che non può però superare i quattro vascelli complessivi. Per far sì che tutti i tagliagole reclutati non si avvicinino a voi nel sonno con un cuscino in mano, è buona norma pagarli ogni fine del mese; no dico sul serio, vanno pagati veramente. Inoltre potrebbe capitarvi di assumere ufficiali con un briciolo di moralità, per i quali le attività che abbiamo elencato in precedenza (conquistare, assassinare), non rappresentano motivo di plauso. Vi sembra tutto eccitante? Lo è o meglio, lo sarebbe se il gioco si fosse focalizzato meglio su questi aspetti tralasciando il resto, al quale si sommano i controlli ingestibili che imbarcano acqua sul galeone di Playlogic.

Quindici uomini sulla cassa del morto, purché non ci siate dentro voi

Purtroppo anche dopo ore di gioco si confondono ancora i tasti, perché lo stesso comando principale assume funzioni diverse a seconda della modalità di gioco (troppe, lo ripetiamo), finendo per frustrare ogni tentativo di ottenere una risposta rapida agli imput, che in ogni caso non otterrete mai nelle sezioni in mare aperto. Sebbene queste siano le più entusiasmanti, sono anche le più complesse da gestire e in più di un’occasione maledirete l’interfaccia di gioco. E' perfettamente sensato alzare e abbassare le vele per controllare la velocità di navigazione, che deve sempre avvenire con il vento a favore, ma il risultato è che ogni manovra finisce per essere di una lentezza disarmante, da farvi venire voglia di chinarvi insieme alla barca mentre tenete premuto quel dannato tasto. In questo, Age of Pirates paga un prezzo troppo alto alla verosomiglianza, a scapito di una maggiore giocabilità. Non di meno i lunghi inseguimenti e il calcolo delle distanze, in base al tipo di munizioni con i quali avete caricato i cannoni, ripagano ampiamente il giocatore vittorioso, benché affaticato soprattutto dalla visuale a bordo della nave, dalla quale è più semplice scegliere il momento adatto per fare fuoco senza però riuscire minimamente a governarla sensatamente, non potendo contare su di un’ampia visuale di gioco. Se solo gli sviluppatori si fossero concentrati per consentire di impartire ordini di rotta meno approssimativi, magari con la possibilità di affidare una serie di istruzioni all’equipaggio, allora tutto l’assetto sarebbe risultato digeribile. Va da sè che la totale assenza di un tutorial in un titolo così difficile da padroneggiare e aperto alla libertà del giocatore è una mancanza di attenzione inaccettabile per un prodotto finito e completo. Questo era comunque il piatto principale di Age of Pirates, serviamoci quindi l’abbondante contorno.

la totale assenza di un tutorial in un titolo così difficile da padroneggiare e aperto alla libertà del giocatore è una mancanza di attenzione inaccettabile

Ma dove vanno i marinai

E' proprio il caso di dirlo, dove se ne vanno tutti quegli NPC che incontrerete una volta messo piede sulla terraferma? La visuale in terza persona e la crescita delle vostre skill, che incideranno direttamente sulla vostra efficienza in mare aperto, non devono infatti trarvi in inganno: visitare le città non solo è ripetitivo e noioso ma si riduce pure a un'esperienza ludica scialba e pensata frettolosamente. I personaggi non-giocanti vagano senza meta come in preda a un mancamento senile della ragione, animati il minimo indispensabile per non sembrare manichini ventriloqui. Se non fosse per le missioni che aspettano solo di offrirvi finireste per accedere agli unici edifici degni d'interesse come la taverna e la foresteria tramite l'apposito menù, cosa che comunque farete pur di non scarpinare inutilmente.
Or dunque, cosa fare con la ciruma al seguito se non andare all’arrembaggio di navi e porti, così da giustificare una telecamera posta alle nostre spalle: quando la buona stella dei pirati illumina i vostri scontri potreste infatti riuscire nella complicata manovra di abbordaggio, saltando sul vascello nemico con il coltello tra i denti decisi a riportare indietro solo la nave con il suo bottino (i nemici alla forca, in mare o venduti come schiavi). Purtroppo gli assalti così come i duelli finiscono per produrre solo una gran pressione di tasti, non di rado senza molta pianificazione, con l'obiettivo di mettere a segno colpi di lieve, moderata ed elevata entità (oh certo, potete sparare con una varietà di fucili e tentare il colpo jolly ma sapete com’è, alterando l’ordine degli addendi il risultato non cambia). Sulla carta è una modalità che può conservare un certo appeal ma non pensate neppure per un attimo di trovarvi di fronte a Sword of the Samurai, qui siamo alla scuola di scherma del campetto sotto casa.

Ma dove vanno i marinai

Ammettiamolo, il combattimento navale ci piace così tanto che questi diversivi li avremmo volentieri lasciati da parte in favore di controlli efficienti e non ridondanti, tanto che perfino i porti preferiamo conquistarli a cannonate dalla costa anziché scendere a tagliare colli di persona. Senza dubbio sottomettere un’avamposto è un’impresa, ma pensate a quanto può giovare ad un aspirante pirata-imperialista poter gestire le risorse e le costruzioni di una base commerciale. Avete capito bene, un tocco di gestionale lo ritroviamo anche in Age of Pirates, senza infamia e senza lode; non sarà di grande profondità ma neppure fastidioso e aiuta a calarsi nei panni del vero affarista caraibico. Se siete di quelli che amano dare la caccia alla propria preda pianificando con calma le proprie mosse troverete che l’esperienza di gioco in singolo offre numerose soddisfazioni; d’altro canto potete sempre concedervi un po’ di svago in multiplayer, confrontandovi in diverse modalità competitive o cooperative, quali ad esempio scortare una nave, benché coordinarsi con i propri alleati si riveli più ostico di quanto non dovrebbe essere.

se siete di quelli che amano dare la caccia alla propria preda pianificando con calma le proprie mosse troverete che l’esperienza di gioco in singolo offre numerose soddisfazioni

Ma dove vanno i marinai

E’ un peccato che un titolo così, in fondo meritevole sotto alcuni punti di vista debba guadagnarsi un posto nella hall of shame per il doppiaggio, sul quale non si può tacere: possiamo accettare interpreti privi di personalità ma per nessun motivo si può sorvolare sull’uso di doppiatori stranieri per il parlato italiano. Se neppure Half-Life 2 è stato risparmiato dalle critiche, allora Age of Pirates merita la gogna. Al di là di questo, gode della poca concorrenza presente sul mercato ed è pertanto un discreto candidato per chi sogna avventure in spazi aperti. Sempre che qualcuno non voglia cogliere la palla al balzo e colmare la lacuna.

Commento finale

C'è una buona e sana dose di libertà in Age of Pirates, soprattutto libertà di lasciarsi andare all'esplorazione del vasto mare, veleggiando senza meta, incontro all'avventura. Quando il fato o la bramosia di ricchezza vi costringerà a incrociare la rotta con altre navi, scoprirete che i confronti sono veri e propri duelli tra le onde, dove conta la pazienza e la capacità di previsione. Peccato quindi che i controlli siano così inefficienti e frustranti e che la costruzione di un impero commerciale debba passare forzatamente attraverso elementi action-adventure e da gioco di ruolo incapaci di sostenere il fascino dell'azione che si svolge tra gli oceani. Un po' più di vivacità e una totale dedizione all'aspetto principale di Age of Pirates lo avrebbero reso una piccola perla, anche se i malinconici tramonti e i gabbiani solitari aprono una piacevole finestra estiva sull'inverno incalzante.

Pro

  • Un mare splendido
  • Ampia libertà decisionale
  • Guidare un galeone in battaglia regala grosse soddisfazioni
Contro
  • Doppiaggio inqualificabile
  • Mediocri elementi alternativi al gameplay principale
  • Controlli frustranti e confusi

La pirateria non è un reato

E’ strano che una figura come quella del pirata, ascesa oramai nel limbo del mito e nella leggenda, soffra per una tale trascuratezza, è quasi una contraddizione: nella letteratura rimane in fin dei conti marginale e all’interno dell’ambito videoludico non si può certo considerare inflazionata. Ad oggi per essere onesti gli unici pirati di cui un personal computer può farsi vanto sono quelli di Sid Meier, anche se una fortunata congiunzione del marketing potrebbe lanciare all’attenzione del pubblico il qui presente Age of Pirates, che veleggia disinvolto verso i nostri monitor grazie anche alla concomitante uscita nelle sale de “La Maledizione del Forziere Fantasma”.
Sempre sia lodato il grande schermo dunque, benché di suo Age of Pirates possieda comunque più di un aspetto interessante, sabotato principalmente dalla volontà di mettere insieme troppi stili di gioco non sempre adeguatamente sviluppati. Da un lato infatti è un’entusiasmante simulatore strategico di battaglie in mezzo ai mari, di per sè sufficienti a mantenerlo a galla, interrotte purtroppo da sessioni un po’ adventure e un po’ GDR in confronto risibili, senza contare un accenno “gestionale” a mala pena assimilabile alla categoria.
Fortunatamente, ed è il suo asso nella manica, il titolo Playlogic non vi forza in alcuna direzione, definendosi a buon titolo un open-end game. Non attardiamoci quindi lungo il molo e salpiamo per quel punto indefinito all’orizzonte nel quale il mare... va bene, la smetto, fuoco alle polveri e in alto il Jolly Roger!.