Alita – Angelo della battaglia, la recensione 52

Robert Rodriguez realizza la visione di James Cameron e adatta per il grande schermo il manga di Yukito Kishiro. Ecco la nostra recensione di Alita - Angelo della battaglia.

RECENSIONE di Valentina Ariete —   07/02/2019

Cosa ci rende umani? Il nostro cervello, in grado di immaginare l'infinito, il nostro cuore, fonte di vita, o il nostro corpo, che ci permette di conoscere il mondo? Materia destinata a decomporsi e a trasformarsi, gli esseri umani sono un ossimoro vivente, in grado di concepire pensieri immortali dentro fragili corpi. Grandi autori di fantascienza (e Futurama) hanno provato a immaginare cosa accadrebbe se, aggirando l'ostacolo delle leggi della termodinamica, il nostro cervello riuscisse a sopravvivere al corpo, preservandosi nei secoli.

Yukito Kishiro, con il manga Alita l'angelo della battaglia, ha contribuito a questa conversazione, immaginando un mondo ambientato diversi secoli nel futuro, in cui la società, dopo uno sviluppo tecnologico quasi miracoloso, è regredita, dividendosi in due classi sociali: quella del "mondo di sopra", la città di Salem, e quella del "mondo di sotto", Iron City, la città discarica. Come un angelo caduto dal cielo e finito direttamente all'Inferno, Alita è un cyborg il cui cervello umano e il cuore ad antimateria sono rimasti intatti, ma che ha perso il corpo meccanico. È il chirurgo Ido a darle nuova vita, diventando la sua guida nel mondo degli esseri umani.

Il cervello di Cameron, il cuore di Del Toro e il corpo di Rodriguez

Cervello, cuore e corpo dicevamo: messo in cantiere vent'anni fa, il film ispirato al fumetto giapponese ci ha messo diverso tempo per vedere la luce, complice il tunnel spazio-temporale in cui James Cameron, produttore e sceneggiatore, si è infilato dieci anni fa per realizzare la saga di Avatar (che ancora non sappiamo con precisione quando vedrà la luce). La genesi dell'Alita cinematografica è forse ancora più interessante del film stesso, parola del regista Robert Rodriguez: 25 anni fa, in un negozio di DVD di Los Angeles, oggi purtroppo chiuso, si faceva la storia. Entrato per curiosare tra gli scaffali, l'autore texano, che all'epoca aveva sotto la cintura solamente il suo film d'esordio, El Mariachi, incontra il collega Guillermo Del Toro, a sua volta esordiente con Cronos, immobile. Incuriosito dalla postura dell'amico, Rodriguez si informa sul suo stato di salute, per sentirsi rispondere: "Sto aspettando James Cameron, lo vuoi conoscere?" Forse sapete già la risposta.

Provate a immaginare la scena: Guillermo Del Toro e Robert Rodriguez, due talenti che di lì a poco avrebbero segnato per sempre il cinema di genere (e non solo), pendere dalle labbra di uno dei più grandi geni che il cinema abbia visto, soprattutto dal punto di vista produttivo e tecnico. Rodriguez racconta infatti che, consultandosi con Cameron sulle steadicam, con cui avrebbe girato il suo secondo film, Desperado, si è sentito rispondere: "Non mi piacciono quelle in commercio, non fanno quello che vorrei: ne farò costruire una migliore." Al di là del fatto che qualsiasi appassionato di cinema pagherebbe oro per poter tornare indietro nel tempo e assistere a questo incontro (Rodriguez racconta di come Cameron, infervorato, abbia mimato diverse scene dei suoi set gettandosi sul pavimento del negozio e saltando di qua e di là tra gli scaffali di DVD), in quel momento si è formata non solo una bella amicizia, ma anche il percorso che ha portato alla realizzazione di Alita - Angelo della battaglia, in sala dal 14 febbraio.

All'epoca dell'uscita del manga in America, Del Toro, il cuore, il regista forse più umano e nerd che ci sia in giro, lo ha infatti regalato a Cameron, il cervello, la mente in grado di concepire mondi e tecnologie che altri non riescono nemmeno a sognare: affascinato dal fumetto fin da subito, il regista ha cercato di portarlo sul grande schermo per anni, ma non aveva la tecnologia disponibile per realizzare la sua visione. Una volta ottenuta, grazie al primo Avatar, è rimasto però così coinvolto dalla sua creatura da non riuscire a portare a termine Angelo della battaglia: ha dunque chiesto a Robert Rodriguez di fargli da braccio, completando la sua creatura. Alita è tutta qui.

Rosa Salazar: una stella nascente

I pregi, e i difetti, di Alita - Angelo della battaglia, sono racchiusi in questo ricordo del regista: dotata di un grande cuore, l'adolescente, in grado di sovvertire un'intera città grazie alla sua forza, si interroga su temi fondamentali, come il binomio mente/corpo, il dissidio tra l'immagine di noi stessi che ci creiamo in testa e un corpo che non corrisponde alla nostra volontà, l'importanza di restare umani avendo rispetto di ogni forma di vita, dalla più miserabile alla più innocente, e la necessità di costruire dei legami emotivi con gli altri. Nel mentre, oltre a mangiare arance e cioccolato, Alita si impegna in lotte spettacolari, che permettono non solo di godersi delle buone dosi di azione magistrale, ma di apprezzare quanto la tecnica di motion capture sia ormai eccelsa: se non fosse per quegli occhi grandi del 30% in più rispetto a quelli umani (scelta fortemente sostenuta da Cameron per omaggiare il manga) Alita sembrerebbe davvero umana come i suoi co-protagonisti.

Tutto questo è possibile non solo grazie alla tecnologia, ma anche al talento della protagonista, Rosa Salazar, che, dopo aver partecipato alle saghe di Divergent e Maze Runner, fa il grande salto: le espressioni di Alita sono infatti le sue, la grazia nel combattimento anche. Come ha fatto in passato con Kate Winslet per Titanic, Jessica Alba per Dark Angel e Zoe Saldana per Avatar, James Cameron ha generato una stella, in grado di passare con disinvoltura da toni drammatici a comici, di utilizzare non solo il viso ma anche tutto il corpo per dare forma al personaggio, in poche parole un "animale da set" a tutto tondo.

Un cast eccezionale per una storia che corre troppo veloce

Se cuore e corpo ci sono, è purtroppo però il cervello a perdere qualche passaggio: concentratissimi sul lato tecnico e umano del film (tutti gli attori comprimari sono premi Oscar di peso, ovvero Christoph Waltz, che interpreta Ido, Jennifer Connelly, Chiren, ex moglie del chirurgo, a sua volta medico passato al Lato Oscuro, e Mahershala Ali, elegantissimo come sempre, che ha il ruolo di Vector, galoppino dei piani alti), Alita - Angelo della battaglia, per raccontare il più possibile del manga originale, imbastisce troppe trame e sottotrame, introduce innumerevoli personaggi e luoghi (splendidi), finendo per dover condensare tutto in 122 minuti. Se il rapporto tra Ido e Alita, anche grazie alla bravura di Waltz, ne esce forte, personaggi come quello di Jennifer Connelly non hanno il tempo sufficiente per sedimentare nel nostro cuore. E non è l'unico.

C'è inoltre un altro problema: per sua stessa ammissione Rodriguez ha voluto realizzare la visione di Cameron, e si vede. Se il regista texano mette qualche sua pennellata qua e là (sopratutto nella scelta di due sue attrici feticcio, Michelle Rodriguez ed Eiza Gonzalez, per dei piccoli camei e nell'uso del set del leggendario Titty Twister, quello televisivo, per la scena del bar), l'occhio che tutto vede e sa è quello del regista di Terminator e Titanic, finendo per creare uno strano ibrido dalla personalità contrastante. Se Rodriguez avesse avuto il coraggio, o la possibilità, di rendere l'opera più sua, ci saremmo forse trovati di fronte a un mix molto più interessante.

Alita: verso l’infinito e oltre

Nonostante la corsa forsennata, Alita - Angelo della battaglia è comunque una gioia per gli occhi, da apprezzare al meglio in IMAX 3D, forse mai così luminoso, e per il cuore: la protagonista, nonostante abbia uno splendido corpo robotico, è immediatamente "una di noi" e ci invoglia a volerla vedere ancora e ancora, per esplorare il bellissimo mondo creato da Kishiro e espanso all'ennesima potenza da Cameron. Se Alita vi conquisterà grazie alla sua forza e innocenza state tranquilli: Angelo della battaglia potrebbe essere solo il primo di una lunga saga. Speriamo però che non ci vogliano dieci anni per vedere il seguito come per Avatar.

Multiplayer.it

7.0

Dopo 20 anni, James Cameron è finalmente riuscito a portare sul grande schermo il manga di Yukito Kishiro Alita l'angelo della battaglia, grazie anche a Robert Rodriguez, che lo ha diretto: forte di una protagonista dal grande carisma, Rosa Salazar, e di un comparto tecnico avanzatissimo, il film è spettacolare nelle scene d'azione, nel design e nella costruzione di un mondo ambientato diversi secoli nel futuro, ma, dovendo concentrare moltissimi personaggi e sottotrame in 122 minuti, corre a un ritmo forsennato, non dando spesso il tempo allo spettatore di affezionarsi ai comprimari. Come eventuale primo capitolo di una saga, Alita - Angelo della battaglia getta comunque delle solide basi per una serie di cui siamo curiosi di vedere di più.

PRO

  • La protagonista, Rosa Salazar, è un talento che è bello vedere sbocciare
  • Le scene d'azione sono incredibili: da apprezzare al meglio in IMAX 3D
  • Il trio di premi Oscar formato da Christoph Waltz, Jennifer Connelly e Mahershala Ali è splendido

CONTRO

  • Dovendo concentrare molto in poco tempo, Alita spesso corre troppo velocemente
  • L'anima di Rodriguez è schiacciata dalla presenza ingombrante di Cameron
  • Il finale apertissimo potrebbe infastidire chi ama le chiusure

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