Destinazione: L'Isola del Tesoro - Recensione  0

Non è facile dare un seguito ai classici. I vari tentativi avvenuti in letteratura si sono sempre rivelati fallimentari. Sarà diverso per i videogiochi?

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   04/07/2007

Un scimmia a tre teste ci seppellirà

Destinazione: L’Isola del Tesoro è mosso dallo stesso motore grafico che muoveva il primo Atlantis: The Lost Tales di Cryo, datato 1997, e che nel corso degli anni è stato migliorato e utilizzato per altre decine di avventure grafiche. Anche l’interfaccia di gioco è molto simile. Poco male, visto che stiamo parlando di quello che forse è il genere più conservatore in assoluto, che non riesce ancora a liberarsi dall’ombra dei suoi più illustri predecessori.
Le locazioni sono delle grosse schermate fisse navigabili a 360°, con solo qualche animazione a renderle più vive e vivaci. Generalmente sono realizzate molto bene nei colori e nei dettagli, anche se non brillano per stile o caratterizzazione. Diciamo che fanno il loro sporco lavoro e nulla più e che non rimarranno di certo impresse nella storia dei videogiochi (santo Guybrush, aiutaci tu). Come in ogni avventura grafica che si rispetti, per le diverse locazioni sono distribuiti oggetti, suggerimenti ed enigmi vari. I primi sono sempre piuttosto visibili e difficilmente si confondono con gli scenari, cosa che evita la triste pratica del pixel hunting; i secondi sono altrettanto evidenti… talmente evidenti che spesso sono posizionati in modo improbabile, come la statua sulla spiaggia o la pulsantiera nella bocca del teschio di pietra. In generale, comunque, ci sarebbe poco da lamentarsi, non fosse che gli sviluppatori hanno praticamente deciso di accludere la soluzione all’interno del gioco. Ma ne riparleremo dopo.

è possibile ascoltare una recitazione migliore nelle recite scolastiche dove almeno le cantilene sono giustificate dalla tenera età degli attori

Un scimmia a tre teste ci seppellirà

La gestione dell’inventario è molto semplice, con gli oggetti raccolti che vengono posizionati in slot dove è possibile combinarli con altri oggetti o scomporli, nel caso di oggetti già combinati. Per selezionarli basterà afferrarli e premere il tasto destro del mouse, così da renderli attivi e farli apparire nella parte alta dello schermo. L’unica novità è rappresentata dai nodi, ovvero dalla necessità di legare degli oggetti tra loro tramite alcuni dei più noti e complessi nodi da marinai. Non vi preoccupate, farcela è affare per tutti. In pratica, quando occorre annodare qualcosa, inizia una specie di sottogioco in cui bisogna azzeccare la sequenza delle azioni necessarie per realizzare il nodo. Le alternative tra cui scegliere sono due o “una” (avranno pensato anche ai bambini) e in caso di fallimento non si subiscono sanzioni ma si può subito ritentare ripartendo da zero. La difficoltà è praticamente nulla, anche quando le fasi del nodo sono molte (massimo nove). In pratica si tratta di brevi momenti che possono piacere per il loro lato “pedagogico”, ma che deludono parecchio da quello ludico.

Dimensione avventura

Gli amanti delle avventure grafiche sono tali perché si divertono a stare ore davanti allo schermo a cercare oggetti, risolvere enigmi e decifrare indizi. Quelli che normalmente vengono definiti i difetti principali del genere sono in realtà i suoi punti di forza, visto che un qualsiasi avventuriero degno di tale nome considera deludente un gioco che scorre troppo velocemente senza impegnargli a dovere i neuroni. È una questione di aspettative.
Da questo punto di vista Destinazione: L’Isola del Tesoro è deludente. Qualche puzzle è ben congegnato, ma l’espediente dell’”enigma” di Long John Silver, una filastrocca che è praticamente la soluzione della maggior parte degli enigmi del gioco, rende blande moltissime situazioni che, altrimenti, avrebbero richiesto un maggiore tempo di ragionamento per essere superate. Qualcuno potrebbe suggerire di non consultarla, ma è difficile evitare di leggerla perché spesso appare sullo schermo; vi sembra bello dover chiudere gli occhi o doversi girare dall’altra parte mentre si gioca? Oltretutto è un elemento narrativo molto forte, e ignorarla è controproducente se si vuole seguire la trama.
Insomma, tirando le somme, è possibile arrivare alla fine del gioco in poche ore, nel nostro caso in un pomeriggio e in una sera con intervallo cena. Non è molto.

E zitto!

Ma veniamo ora a quello che è probabilmente il più grosso difetto dell’edizione italiana del gioco: il doppiaggio. Diciamo subito che la localizzazione è molto buona e non ci sono errori grossolani nei testi. Forse qualcosa di più si poteva fare con le filastrocche e le canzoni, ma non sono comunque male. Purtroppo è stato scelto di doppiare i personaggi nella nostra lingua, con risultati che definire amatoriali è fargli un complimento. I doppiatori scelti probabilmente non sono degli attori perché mancano di dizione e intonazione. E' possibile ascoltare una recitazione migliore nelle recite scolastiche dove almeno le cantilene sono giustificate dalla tenera età degli attori. Sarebbe stato meglio lasciare il parlato nella lingua originale e tradurre solo il testo scritto, in questo modo l’atmosfera, già non eccezionale, non sarebbe stata compromessa. Sono pochi i giochi che possono “vantare” un doppiaggio di questa qualità e speriamo che nel prossimo futuro non ci siano nuovi iscritti.
Per il resto, non rimane che affidarci al commento per il verdetto definitivo.

Requisiti di Sistema


Requisiti Minimi:

  • Processore: Pentium 3 800 MHz o AMD equivalente
  • RAM: 64 MB
  • Scheda Video: Una qualsiasi da 64 MB compatibile con le DirectX 9.0
  • Spazio su disco: 1.3 GB
Configurazione di Prova:
  • Processore: Intel Pentium 4 3,4 GHz
  • RAM: 2 GB
  • Scheda Video: NVIDIA 7800GT

Commento

Destinazione: L’Isola del Tesoro è un gioco pensato per tutti, vuoi per la configurazione necessaria per farlo girare, decisamente sotto gli standard attuali, vuoi per l’avventura in sè, leggera nella trama e negli enigmi e quindi adatta anche ad un pubblico di preadolescenti. Probabilmente i più delusi saranno, invece, proprio gli avventurieri duri e puri che lo divoreranno in poche ore e che rimarranno con l’amaro in bocca constatando la pochezza complessiva di questa produzione.

Pro

  • Buono per i neofiti
  • Sistema di gioco intuitivo e rodato
  • Buona gestione dell’inventario
Contro
  • Corto
  • Potevano evitare di includere la soluzione nel gioco
  • Il doppiaggio è veramente orrendo
  • La storia non appassiona

Cosa succede ai personaggi di un libro? Come si evolve la loro vita dopo la fine della storia narrata? Vivranno realmente felici e contenti o, come supponeva Schopenhauer, il lieto fine è possibile soltanto perché non sapremo mai quello che avverrà dopo? L'oblio è la loro vera felicità? Probabilmente porsi queste domande è l’ovvia conseguenza dell’amore che si prova per una qualsiasi opera narrativa, sia essa un libro, un film, uno spettacolo teatrale o un videogioco. I seguiti non sconvolgono quando sono realizzati per opere strutturate in partenza per la serialità (ad esempio Matrix), ovvero quando la serialità è insita nel prodotto stesso ed è esplicitata in un gioco continuo di rimandi e di aperture che servono per ingenerare un’insoddisfazione permanente nel fruitore, insoddisfazione che non potrà mai essere completamente colmata. Il discorso cambia quando si parla di classici del passato, ormai digeriti da una certa cultura, e visti come punti di riferimento monolitici, nel bene o nel male, dalle generazioni passate, presenti e future.
Cosa sarà successo a Long John Silver e a Jim Hawkins alla fine de L’Isola del Tesoro, arcinoto romanzo piratesco scritto da Robert Louis Stevenson alla fine dell’ottocento? A questa domanda hanno tentato di rispondere, in modo piuttosto blando in verità, gli autori di Destinazione: L’Isola del Tesoro, videogioco d’avventura ambientato qualche anno dopo le vicende narrate nel libro.
La trama è abbastanza inconsistente: Jim Hawkins, cresciuto e diventato capitano, riceve l’inaspettata visita del pappagallo dell’ormai deceduto Long John Silver, mentre viene tenuto prigioniero nella sua nave da un gruppo di pirati intenzionati a fargli la pelle per dei fatti avvenuti qualche anno prima. Dopo una rocambolesca fuga, Jim si ritrova a navigare da solo seguendo le indicazioni fornitegli dal pappagallo, con cui riesce ad arrivare su un’isola misteriosa, dove dovrà decifrare una strana filastrocca per cercare di arrivare al tesoro nascosto di Long John. Ovviamente non mancheranno i colpi di scena, in realtà piuttosto telefonati, e altrettanto ovviamente il nostro eroe, per riuscire nella sua impresa, dovrà superare una lunga serie di enigmi più o meno complessi.