God Eater 3, la recensione 99

Bandai Namco porta su PS4 e PC il nuovo episodio della sua serie action survival, con diverse novità ma un approccio troppo tradizionale: ecco la nostra recensione di God Eater 3.

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   06/02/2019

Indice

God Eater 3 può contare su di un'ambientazione terribilmente affascinante, uno scenario post-apocalittico in cui l'umanità è stata decimata dalla diffusione delle misteriose Oracle Cell, molecole energetiche che divorano tutto ciò che incontrano e assumono la forma di enormi, inarrestabili bestie: gli Aragami. Costretti a rifugiarsi fra le mura di città fortificate, i sopravvissuti hanno trovato l'unica arma in grado di affrontare questi mostri: i God Eater, speciali guerrieri compatibili con le Oracle Cell che nel processo di trasformazione vengono legati a grosse armi ad alta tecnologia, i God Arc. Questi ultimi sono strumenti ibridi, capaci di assumere tre differenti configurazioni: quella di partenza, che può essere uno spadone, delle lame gemelle, un martello da guerra o una scure; un'arma da fuoco equipaggiata con proiettili e modalità di sparo variegate; e infine la forma di fauci, quando dal dispositivo fuoriescono le cellule energetiche che azzannano i nemici per infliggergli danni ingenti o recuperare risorse una volta che li abbiamo sconfitti.

I primi due episodi della serie hanno raccontato fondamentalmente lo sviluppo di questi eventi e l'andamento di una guerra portata avanti disperatamente da pochi, coraggiosi combattenti, che spesso si muovono a bordo di enormi Caravane motorizzate per trovare passaggi sicuri fra un approdo e l'altro. In God Eater 3 la situazione assume però contorni ancora più inquietanti, quando la comparsa di nubi cineree velenose e di nuovi e più potenti Aragami spinge la razza umana a trovare un'ulteriore soluzione, ovverosia i God Eater Adattabili, o GEA, in grado di resistere alla cenere e dunque di farsi carico delle battaglie più rischiose. Il problema è che col passare degli anni questi guerrieri hanno assunto lo status di veri e propri schiavi, ragazzini anche giovanissimi pescati fra le classi più povere e costretti a combattere per tutta la vita, o a sacrificarsi se necessario.

I protagonisti del gioco fanno parte proprio di un gruppo del genere, vivono in una prigione e vedono la luce del sole unicamente quando vengono mandati in missione per affrontare degli Aragami, ma fortunatamente le cose cambiano quando si imbattono nella procace Hilda Henriquez, proprietaria di una Caravana e di un porto sicuro, Chrysantemum: la donna si dimostra un'alleata fedele e consente ai GEA provenienti da Pennyworth di lavorare per lei, assumendosi l'onere della salatissima penale per la loro liberazione. Il carico che Hilda sta trasportando è infatti molto particolare e le serve qualcuno che sia in grado di difendere la spedizione dai terribili Aragami Cinerei. Ma cosa c'è di così importante sulla nave?

La trama di God Eater 3 parte insomma da basi molto solide, ma ben presto vira su di una serie di soluzioni stereotipate, anche e soprattutto per quanto concerne i personaggi: rimane godibile per chi apprezza questo tipo di narrazione, ma nella realtà dei fatti si tratta solo di uno dei tanti aspetti datati della produzione Bandai Namco. Lo stesso protagonista, che possiamo creare utilizzando un semplice editor all'inizio dell'avventura, ha il solito problema di essere muto, e questo elemento assume connotati francamente assurdi durante i dialoghi, che si risolvono con un cenno della testa laddove sarebbe bastato incidere almeno dei "sì" e dei "no" per limitare il problema. L'immedesimazione sembra insomma sia stata una priorità assoluta per gli sviluppatori, ma con un protagonista senza volto e senza voce inevitabilmente si perde coinvolgimento, sprecando idee e situazioni che con una diversa rappresentazione magari sarebbero risultate più efficaci.

Gameplay e struttura

Il problema del protagonista richiama la continuità per il franchise di God Eater, ma non è l'unico limite di questo nuovo capitolo. La filosofia che ha mosso gli autori è stata quella di cambiare le carte rispetto al secondo episodio, ritenuto evidentemente da molti troppo lento e più macchinoso del solito, e di introdurre dunque meccaniche in grado di velocizzare l'azione, smussando gli spigoli di un'esperienza che troppo spesso diventava frustrante, specie quando gli Aragami potevano muoversi con agilità e il nostro personaggio non riusciva neppure a raggiungerli per colpirli. Vanno viste in quest'ottica le novità del gameplay; in primo luogo l'attacco caricato, che permette di proiettarsi rapidamente verso il bersaglio dopo averlo agganciato, accorciando le distanze in un instante per mettere a segno qualche colpo oppure per impedire al mostro di turno di fuggire e recarsi presso una delle fonti presenti all'interno degli scenari, che consentono di ricaricare l'energia vitale.

Ci sono diverse manovre inedite, ma nell'ottica dell'immediatezza spicca senz'altro il "morso" al volo, che trasforma il God Arc in fauci molto più rapidamente e rende in pratica obsoleto e inutile il procedimento, ancora lungo e tedioso, necessario per la trasformazione. Scegliendo un'arma bilanciata, sia per la forma di lama che per quella di fucile, si riesce insomma a essere molto efficaci sul campo di battaglia, portando a termine anche gli scontri più complessi nel giro di pochi minuti. C'è un problema con il livello di difficpoltà? Be', durante la nostra esperienza, completando la campagna nel giro di venti ore (ma senza portare a termine tutte le missioni secondarie, anzi tralasciandone un bel po'), ci è capitato di incorrere nel game over una sola volta.

Ciò significa senz'altro che il nuovo approccio rende il gioco più facile e non si è provveduto ad apportare i necessari aggiustamenti per evitare tale fenomeno, ma è anche vero che i compagni di squadra controllati dall'intelligenza artificiale, opportunamente potenziati, rappresentano degli alleati poderosi, che non solo sanno infliggere enormi danni ai nemici ma si preoccupano puntualmente di rimetterci in sesto quando siamo a terra. La nostra sensazione è che il genere action survival vada insomma stretto alla nuova visione di God Eater, ma al tempo stesso non si spiega come mai gli autori non abbiano voluto osare ancora di più, rivoluzionando un sistema di controllo francamente macchinoso e poco personalizzabile, nato con in mente i controlli originali per PSP, e consentendo una gestione del God Arc più rapida, magari con la possibilità di trasformarlo in fucile tramite la semplice pressione del trigger sinistro per poi aprire il fuoco col destro, rendendo così l'attacco a distanza molto meno legnoso e lento da utilizzare.

Il problema però sta a monte: la formula di God Eater 3 è datata, e lo è ancor di più da quando Capcom ha rinnovato il genere con Monster Hunter: World. Anziché guardare avanti, gli sviluppatori hanno fatto l'opposto, pensando di tornare alle meccaniche del primo God Eater anziché provare a portare il franchise nel 2019. Ci rendiamo conto che un'operazione del genere Bandai Namco la sta già portando avanti con Code Vein, ma buttare alle ortiche un lore così suggestivo e interessante pubblicando un titolo spiccatamente old-gen, e proponendolo peraltro a prezzo pieno, non ci sembra una scelta lungimirante, anzi.

Oltre al gameplay c'è infatti un evidente problema strutturale: le circa cento missioni disponibili, fra principali e secondarie, si svolgono tutte negli stessi sei o sette scenari: ambientazioni discretamente ampie ma terribilmente generiche, prive di qualsiasi elemento interattivo e quasi sempre del tutto slegate dalla narrazione, ovverosia da ciò che i personaggi dovrebbero trovare una volta usciti dalla Carovana. Le battaglie si risolvono rapidamente, e così tutto l'impianto assume i connotati di un espediente neanche troppo furbo per aumentare artificiosamente la durata del gioco, costringendoci però a fare sempre le stesse cose e ad affrontare sempre gli stessi nemici. Sono stati aggiunti alcuni Aragami, è vero, e il roster dei mostri risulta dunque abbastanza ricco e indovinato, ma il ragionamento rimane valido.

Missioni cooperative e assalti

God Eater 3 include una modalità multiplayer cooperativa che si presenta in due differenti forme. Da una parte la cooperativa standard, disponibile per quattro partecipanti, a cui è possibile accedere tramite i terminali presenti nella base ed è organizzata con semplici stanze. Dall'altra degli incarichi speciali, gli assalti, in cui fino a otto giocatori collaborano per far fuori un potentissimo Aragami entro un tempo limite, portando a casa ricchi premi in caso di successo. Abbiamo potuto provare entrambe le opzioni, riscontrando qualche piccolo problema di latenza forse dovuto al paese di origine degli altri utenti.

Trofei PlayStation 4

God Eater 3 consente di ottenere un totale di 32 Trofei, sbloccabili da un lato completando le azioni necessarie a portare a termine le missioni della campagna, dunque sconfiggere ogni singolo Aragami che ci troveremo di fronte; dall'altro eseguendo operazioni più particolari, che ruotano magari attorno alla modalità cooperativa, alle missioni speciali e al sistema di crafting.

Grafica e sonoro

La natura datata di God Eater 3 si estende per forza di cose anche al comparto tecnico, e la cosa rappresenta purtroppo una sorpresa in negativo. La serie è infatti nata come un prodotto cross-platform per PSP e PlayStation Vita, castrato dunque all'origine, e il secondo episodio è approdato sulle piattaforme di attuale generazione solo nella forma di remaster. Ci aspettavamo insomma da questo terzo capitolo, il primo disegnato appositamente per PlayStation 4 e PC, una resa visiva sostanzialmente migliore, e invece ci siamo trovati di fronte a soluzioni grafiche molto generiche, a evidenziare un valore produttivo basso. Gli Aragami sono probabilmente la cosa più bella che il gioco ha da mostrare, insieme a un paio di cutscene realizzate da uno studio di animazione coi controfiocchi, ma per il resto proprio non ci siamo: i personaggi sono migliorati solo lievemente, hanno ancora capelli e tessuti statici, e il loro aspetto appare estremamente stereotipato, con un fanservice (vedi le gigantesche bocce di Hilda) che ci è sembrato spesso e volentieri fuori luogo.

La scena più significativa è quando la squadra raggiunge l'approdo di Chrystantemum, che dovrebbe essere un luogo splendido e si mostra invece come la fiera della grafica old-gen. Un discorso del tutto simile può essere fatto per gli scenari, che come detto sono troppo pochi per il numero di missioni e appaiono generici, privi di personalità. Su PS4 Pro è possibile selezionare due differenti modalità, 4K e 1080p, ma non si notano chissà quali differenze, a parte forse una fluidità lievemente maggiore nel secondo caso. Abbiamo giocato selezionando i dialoghi in giapponese con sottotitoli in italiano, notando qualche simpatico scherzetto dei traduttori nostrani ("lo prende, signora?") e apprezzando alcune musiche della colonna sonora, che però si ripetono allo sfinimento nelle fasi fra una missione e l'altra, quando si gira per la base al fine di effettuare le interazioni obbligatorie per la progressione della storia. Alcuni degli effetti ci sono sembrati decisamente brutti.

Versione testata
PlayStation 4
Prezzo
70,98 €
Multiplayer.it

6.0

Lettori (6)

5.5

Il tuo voto

God Eater 3 è un action survival tradizionale che arriva fuori tempo massimo, mettendo in campo una struttura particolarmente limitata e meccaniche sì riviste e più dinamiche rispetto al secondo capitolo, ma ancora legate a una concezione macchinosa e superata di questo filone. Sembra che la serie non sia ancora riuscita a mettersi alle spalle le proprie origini old-gen, ma debuttare con il primo capitolo disegnato appositamente per PC e PS4 con un prodotto di questo livello, venduto peraltro a prezzo pieno, ci sembra un autogol clamoroso e una seria ipoteca sul possibile futuro del franchise. Il che è un peccato, perché come sottolineato più volte l'ambientazione di God Eater è molto affascinante e meriterebbe una rappresentazione più ispirata, curata e coraggiosa.

PRO

  • Ambientazione affascinante
  • Gameplay più veloce e dinamico
  • Un bel po' di missioni...

CONTRO

  • ...tutte brevi e troppo simili fra loro
  • Meccaniche e struttura datate
  • Tecnicamente mediocre