Alla scoperta di un nuovo mondo nella recensione di Monster Hunter: World 227

L'attesa è finita: si torna a caccia nella più moderna incarnazione del famosissimo adventure game di Capcom

RECENSIONE di Christian Colli   —   25/01/2018

Indice

Il gran comandante dei cacciatori reitera più volte, nel corso della lunga campagna, che siamo arrivati in un nuovo mondo. Dobbiamo lasciarci il passato alle spalle e affrontare le nuove sfide che ci attendono con un approccio diverso, perché siamo in un territorio inesplorato, in una terra sconosciuta che metterà alla prova tutti, veterani e novellini. Sono cambiate molte cose, dice a un certo punto, e allora appare chiaro che a parlare è Capcom, perché Monster Hunter: World è il primo titolo della serie che osa rivolgersi a un pubblico più vasto. Vendere Monster Hunter ai giapponesi è sempre stato un gioco da ragazzi, specie su console portatile, ma il pubblico occidentale? Quello è un'altra storia. Negli ultimi anni, e soprattutto dopo il passaggio alle console Nintendo, Capcom ha mosso piccoli passi e pubblicizzato sempre di più un brand che fino a poco tempo fa, e per sua natura, si accontentava di una piccola nicchia di super nerd. Ora è giunto il momento di tentare il colpo grosso, spostare tutto su PlayStation 4 e Xbox One (e PC a fine anno) e convincere anche i giocatori casual occidentali che cacciare giganteschi mostri bavosi è una cosa bella anche quando si finisce a mangiare la polvere e bestemmiare come turchi a un convegno di suore vegane. E questo significa cambiare mondo e cacciare in una terra dove le regole sono meno severe, dove non serve prendere appunti o consultare una wikia mentre si schivano fauci e artigli. Un mondo più semplice, forse. Più accogliente, quello è sicuro.

Si è tanto discusso sulla "semplificazione" della formula alla luce della volontà di abbracciare un pubblico più casual, ma ora che abbiamo passato svariate decine di ore a cacciare mostri in questo nuovo mondo, ci siamo fatti un'idea precisa di quello che aveva in mente Capcom. Questa recensione è rivolta soprattutto ai nuovi giocatori che si avvicinano per la prima volta a Monster Hunter: loro, nella prima parte, scopriranno che tipo di gioco è ma, soprattutto, se fa al caso loro. La seconda parte scenderà un po' più nei dettagli e affronterà la spinosa questione dei contenuti e della difficoltà: quella la dedichiamo ai veterani che Monster Hunter lo conoscono meglio. Infine, vale la pena sottolineare che provare la componente online (e quindi la stabilità dei server, il bilanciamento delle missioni e tutto il resto) è stato pressoché impossibile in questi pochi giorni di test che hanno preceduto il lancio ufficiale. Sul multigiocatore torneremo la settimana prossima con uno speciale dedicato che decreterà, una volta per tutte, se Capcom ha intrapreso la strada giusta e Monster Hunter: World è veramente il miglior Monster Hunter mai realizzato.

Un mondo per novellini

Se non avete mai giocato Monster Hunter e state ancora cercando di raccapezzarvi, mettiamola così: è un gioco in cui si ammazzano mostri enormi e si raccolgono i loro pezzi per fabbricare armi e armature sempre più sofisticate. La formula è essenzialmente questa, perciò dovreste già intuire se rientra nelle vostre corde. Vi stuzzica l'idea di affrontare ripetutamente lo stesso mostro finché non avrete trovato tutte le componenti necessarie a fabbricare l'arma o l'armatura che volete? Perché in Monster Hunter farete questo dall'inizio alla fine. Certo, c'è un contorno avventuroso fatto di esplorazioni e incarichi secondari; c'è una gestione strategica delle risorse e dei materiali accumulati, necessari a costruire trappole e altri gadget, e ci sono quattordici armi diverse da imparare a utilizzare, ma alla fin fine tutto ruota intorno ai mostri e alla loro triste dipartita. Questo è effettivamente vero anche a livello narrativo, dato che vi calerete nei panni di un cacciatore appena giunto in questo nuovo mondo per catturare e studiare i mostri che lo abitano. Lo Zorah Magdaros, in particolare, è un gigantesco drago anziano che ha deciso di attraversare il mare, seminando una scia di distruzione e attirando l'attenzione di altre creature estremamente pericolose.

Non aspettatevi una trama tipo quella di The Witcher 3, perché la storia di Monster Hunter: World è un grande pretesto che giustifica la caccia alle creature. Nonostante ciò, bisogna ammettere che Capcom l'ha strutturata piuttosto bene, arricchendola di dialoghi doppiati completamente in italiano e comprimari eccentrici: essa conferisce una certa logica al susseguirsi delle missioni, motivando in maniera organica e naturale la scoperta di nuove regioni e mostri. Il giocatore non può ripeterete le missioni della storia, ma la scoperta di mappe e bestie, le eventuali catture e l'interazione con i vari PNG che vivono nella città di Astera sbloccano numerosi incarichi secondari, divisi in varie categorie. Le taglie, ad esempio, consentono di affrontare i mostri in diverse circostanze: più severe esse sono, maggiore è la ricompensa a caccia finita. Gli incarichi, invece, si completano durante qualunque altro tipo di missione, consistendo perlopiù nella raccolta di materiali o nell'uccisione di certi mostri. Se poi non si vuole cacciare un obiettivo ben preciso, soggetti a un limite di tempo, c'è sempre la possibilità di andare in spedizione ed esplorare liberamente una mappa già sbloccata: in quel caso, potremo affrontare le creature che la invadono ciclicamente, trascorrendo al suo interno tutto il tempo che vogliamo.

Ogni missione si può affrontare anche in multigiocatore, formando gruppi di un massimo di quattro cacciatori prima di partire per l'incarico, oppure chiamando aiuto col razzo SOS durante una partita. Le mappe sono enormi, intricate, ricchissime di dettagli ed elementi interattivi che possono tornarci utili durante i combattimenti o rappresentare pericolose armi a doppio taglio. Le lucciole del cacciatore ci guideranno intelligentemente verso l'obiettivo che abbiamo selezionato o ai materiali da raccogliere più vicini: questa strampalata trovata, che ogni tanto purtroppo si incarta, aiuta parecchio a trovare la strada senza perdere troppi preziosi minuti a cercare i mostri che continuano a muoversi. Una volta ingaggiato il nemico ed estratta l'arma, Monster Hunter World sfida il giocatore ad assimilare un sistema di combattimento estremamente tecnico basato sui riflessi e sulla conoscenza dei nostri bersagli e di come si muovono, come attaccano, come scappano. Ogni arma si gioca in maniera completamente diversa e consente un approccio unico allo scontro: per imparare a usarne veramente una bisogna avere tempo e pazienza, ma anche fare molta pratica.

Naturalmente il ricco sistema di fabbricazione offre un'eccezionale varietà di equipaggiamenti. Le armi si possono "evolvere" in versioni più potenti che si ramificano a ogni nuovo materiale ottenuto, ma è pur sempre possibile fare un passo indietro e tentare un'altra strada in qualsiasi momento. Le armature invece conferiscono diversi tipi di bonus che, nelle fasi avanzate del gioco, obbligano a una certa attenzione nella scelta di armi e accessori che ne traggano il maggior vantaggio possibile. Monster Hunter: World è, insomma, un titolo estremamente complesso che straripa di contenuti, parametri e statistiche via via più influenti, ma è anche un gioco che punta molto sulla bravura e un buon cacciatore è in grado di affrontare nudo qualsiasi nemico. Fortunatamente, ogni nuova meccanica è illustrata attraverso tutorial chiari e puntuali, ma in queste poche righe abbiamo grattato appena la superficie. Saranno le prime ore a farvi capire se Monster Hunter: World è il gioco che fa per voi oppure no, fermo restando che, una volta entrati nella sua spirale, è veramente difficile uscirne.

Un mondo per veterani

I fan di Monster Hunter che hanno giocato ogni episodio arrivato in Occidente - e non solo - temevano che l'apertura a un pubblico più vasto e più casual avrebbe finito col snaturare il gameplay severo e intransigente della serie. Dopo aver giocato a lungo Monster Hunter: World, siamo felici di poter dire che le cose non stanno così. Non proprio. Togliamoci il proverbiale sassolino dalla scarpa: il nuovo Monster Hunter è effettivamente più facile dei precedenti? Sì, lo è, ma il discorso è molto più complicato di così. La maggior parte delle modifiche che Capcom ha apportato al sistema di gioco sono servite a migliorare la cosiddetta "qualità della vita" e la nostra reazione, scoprendo alcune di esse, è stata molto semplicemente chiederci come mai non ci avessero pensato prima. Tuttavia, questi miglioramenti influenzano molti altri aspetti come in una reazione a catena. Prendiamo, ad esempio, la possibilità di smontare le armi e recuperare i materiali impiegati a costruirle per fabbricarne altre. Questa soluzione geniale permette di provare tante armi senza doversi andare a procacciare ogni volta i materiali da capo, ma al contempo decurta in modo importante le ore di gioco totali.

Al contempo, non ci era mai capitato di giocare a un Monster Hunter cambiando costantemente armi per lo sfizio di provarle, sfruttando la stessa manciata di materiali per fare esperimenti, prove e tentativi. Il nuovo sistema riduce il farming e rende l'esperienza molto più appagante e versatile che in passato. L'interattività nelle mappe è totalmente facoltativa: le Vigorvespe che curano al tocco galleggiano pigramente nell'aria e sta al giocatore decidere se usufruirne oppure no. I cacciatori tutti di un pezzo potrebbero decidere di non usare né quelle né gli animali o le piante che diffondono gas paralizzanti o soporiferi, affidandosi unicamente ai loro strumenti come facevano in passato, ma questi accorgimenti rendono le già bellissime mappe di Monster Hunter: World ancora più vivaci e interessanti. È come se ogni agevolazione - parola a nostro avviso molto più azzeccata di semplificazione, in questo caso specifico - comportasse un rovescio della medaglia quasi sempre opzionale. Lo stesso, tuttavia, non si può dire dei mostri. Essi sono il fiore all'occhiello del gioco, i protagonisti assoluti com'è giusto che sia, ma giocando ci siamo resi conto che uno dei motivi per cui tutto ci è sembrato vagamente più facile è stato il fatto che molti di questi mostri inediti, in un certo senso, li abbiamo già incontrati.

Il Nergigante si muove come lo Shagaru/Gore Magala; il Pukei-Pukei è una nuova versione dello Yian Garuga; il Radobaan è un Uragaan un po' schifoso, e così via. Il cacciatore veterano riconoscerà ogni archetipo nel giro di un paio di occhiate e combatterà i nuovi mostri di conseguenza, adeguandosi facilmente ai nuovi attacchi, ma sostenuto da un bagaglio di esperienze che gli faciliterà indubbiamente la vita. La tanto decantata interazione trai mostri, basata sulle gerarchie, ha un peso molto meno marcato di quanto annunciato originariamente: quando due mostri si incontrano, si combattono per qualche tempo finché quello più debole non è costretto alla fuga. Le battaglie tra questi colossi incidono poco e nulla sulle loro condizioni di salute e semmai offrono al giocatore un breve diversivo per darsela a gambe o riprendere fiato. C'è da dire che anche le nuove meccaniche nei moveset di ciascuna arma contribuiscono non poco. Integrando le numerose idee implementate soprattutto in Monster Hunter Generations, Capcom ha proposto l'armamentario più versatile e divertente di tutta la serie, andando persino a rivedere il sistema di controllo delle balestre, ora molto più comode e pratiche.

È dunque una questione di percezione che fa leva soprattutto sull'esperienza del singolo giocatore. Se si ha una buona conoscenza dell'universo di Monster Hunter, ci si adatta più facilmente alle agevolazioni che rendono l'esperienza meno frustrante per i novellini e forse un po' troppo rilassata per i veterani. Non era facile trovare il giusto equilibrio tra le due visioni, ma a nostro avviso Capcom ci è riuscita o, comunque, ci si è molto avvicinata. Abbiamo apprezzato enormemente la scelta di implementare nel diario di caccia un'analisi dettagliata dei mostri che svela le loro vulnerabilità e persino le ricompense: è una soluzione che soppianta quasi completamente le wikia cui ci siamo appoggiati in tutti questi anni, anche se priva il gioco di quell'alone di mistero che ha obbligato i cacciatori di tutto il mondo a unire le forze per sviscerare ogni nuovo Monster Hunter. Quei veterani dovrebbero anche essere i primi a sapere che il primo Monster Hunter di una certa generazione non esce mai col famigerato Rank G incluso. Monster Hunter: World non fa eccezione. Dobbiamo solo capire se Capcom intende implementare il Rank G nei DLC gratuiti che ha pianificato per i prossimi mesi, o se dobbiamo aspettarci un Monster Hunter: World 2 che lo introduca.

Trofei PlayStation 4

Per conquistare il trofeo di platino bisognerà sudare le proverbiali sette camice e sbloccare prima 36 trofei di bronzo, 11 d'argento e due d'oro. La maggior parte si ottiene progredendo nella campagna o compiendo determinate azioni per la prima volta, trovando i vari ingredienti e fabbricando armi e armature. E ovviamente bisogna cacciare un sacco di mostri, online e offline.

Due parole sul comparto tecnico

Il quadro tecnico non è mai stato un deterrente per i fan di Monster Hunter, che hanno giocato questa serie soprattutto su PSP e su Nintendo 3DS, su schermi minuscoli che riproducevano texture in bassissima risoluzione senza uno straccio di anti-aliasing. A quei fan, la forza bruta dell'hardware ha sempre interessato poco, fintanto che si andava a caccia e che Capcom curava magistralmente il lato stilistico, inventandosi mostri sempre nuovi e affascinanti, armi e armature da sfoggiare, scenari fantasy evocativi e ricercati. Ovviamente col passaggio alla generazione di PlayStation 4 e Xbox One, nell'ottica della famosa apertura al grande pubblico che abbiamo menzionato più volte, la situazione è cambiata e i riflettori sono stati puntati sul frame rate e la risoluzione. Non poteva che essere così, dato che la prima cosa che dobbiamo decidere all'avvio del gioco, ancor prima di creare il nostro cacciatore con un ricchissimo editor, è se impostare una modalità risoluzione, grafica o frame rate. Fermo restando che Monster Hunter: World è un titolo dallo splendido colpo d'occhio cui si perdonano certe texture aberranti e qualche incertezza della telecamera, per non parlare delle compenetrazioni poligonali, è importante sottolineare la nostra esperienza su PlayStation 4 Pro.

Ebbene, la modalità frame rate è quella che ci ha colpito di più perché, nonostante il nome e il sensibile impoverimento della grafica, fatica comunque a raggiungere né tanto meno a mantenere i 60 frame al secondo. Rispetto alla beta, il codice finale di Monster Hunter: World si è rivelato molto più stabile in questa modalità, rallentando raramente e offrendo la migliore esperienza possibile in termini di fluidità. Il discorso per le altre due modalità è decisamente diverso. Giocato su un TV che la supporti, la modalità risoluzione può fregiarsi di una risoluzione upscalata a 4K che restituisce una spettacolare nitidezza, soprattutto nei momenti in cui il ciclo giorno/notte proietta i migliori giochi di luce. Lo scotto da pagare, neanche a dirlo, è un frame rate che oscilla intorno ai 30 fotogrammi al secondo, specialmente nelle situazioni più concitate. I rallentamenti in questione sono stati impercettibili e mai veramente fastidiosi, ma è chiaro che un sistema di combattimento come quello di Monster Hunter: World guadagna punti in un contesto più fluido. La modalità grafica, infine, non ci ha detto niente. In quella modalità, Monster Hunter: World gira a 1080p e perde comunque qualche frame, anche se abbiamo faticato a notare differenze importanti rispetto alla modalità risoluzione. La nostra impressione è che questa scelta aggiunga qualche ombra o effetto particellare e poco più, rappresentando quindi l'opzione meno consigliata delle tre.

Versione testata
PlayStation 4
Multiplayer.it

9.0

Lettori (202)

8.4

Il tuo voto

Riassumendo, possiamo dire che Monster Hunter: World è riuscito a catturare pienamente lo spirito della serie, proiettandolo finalmente in un contesto moderno, sia sul fronte tecnologico, sia su quello del gameplay. Per i nuovi giocatori, e per quelli meno avvezzi a certe tortuosità decisamente nipponiche, la nuova fatica Capcom rappresenta il punto di partenza ideale per innamorarsi di questo brand. Per i veterani, invece, Monster Hunter: World potrebbe rappresentare una sfida più contenuta del solito che, però, ha il potenziale di crescere col passare dei mesi. In ogni caso, Monster Hunter: World garantisce almeno un centinaio di ore di gioco, che si cacci da soli o in compagnia, e questo è di per sé già un ottimo inizio sotto ogni punto di vista.

PRO

  • Le tantissime novità svecchiano l'esperienza e la rendono molto più accessibile a chi non ha mai giocato la serie
  • La campagna è interessante e ben strutturata
  • Le varie armi sono state migliorate e sono ora ancora più divertenti da usare
  • Le mappe sono enormi, intricate e ricchissime di dettagli

CONTRO

  • I mostri sono splendidi, ma ricordano un po' troppo i nemici già affrontati in passato
  • Le varie agevolazioni rendono la vita molto più facile ai veterani che sanno come muoversi
  • Pur non rallentando in maniera evidente, il frame rate è spesso incerto