Persona 5 Strikers, recensione: un sequel tutto azione per i fan della serie

Tiriamo le somme sul sequel tutto azione di Persona 5 che abbiamo giocato in versione Nintendo Switch nella nostra recensione di Persona 5 Strikers

RECENSIONE di Christian Colli   —   09/02/2021
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Dopo aver passato qualche tempo insieme ai Ladri Fantasma di Persona 5 Strikers, siamo giunti alla conclusione che definire il titolo sviluppato da Omega Force un "musou", nell'accezione solitamente dispregiativa che ormai i più affibbiano al genere, sarebbe ingiusto e fuorviante. Coi musou, ma ve l'avevamo già accennato nel nostro precedente provato, condivide quasi soltanto i combattimenti contro un gran numero di nemici, ma per il resto il sequel dello splendido Persona 5 - e non di Persona 5 Royal, attenzione - è molto più vicino a un action GDR che a un Dinasty Warriors. Ciò, però, non significa che l'esperimento di Atlus sia riuscito alla perfezione, come scoprirete leggendo la nostra recensione di Persona 5 Strikers.

La storia dei turisti per caso

Come abbiamo detto, ma vale la pena ripeterlo, Persona 5 Strikers si svolge sei mesi dopo la conclusione di Persona 5: questo significa che la storyline aggiuntiva della versione Royal è come se non fosse mai accaduta, il che potrebbe dare senz'altro fastidio a chi si è avvicinato al franchise proprio con quella edizione, magari perché è stata tradotta completamente in italiano. Anche Persona 5 Strikers è in italiano, infatti, e non illudetevi: la deriva action non ha cambiato l'approccio in stile visual novel.

Il titolo sviluppato da Omega Force abbonda, forse anche troppo, di dialoghi, cinematiche e segmenti narrativi di notevole lunghezza che potrebbero addirittura sviare gli amanti dell'azione. In questo senso, Persona 5 Strikers è Persona 5, non si discute. Passerete un sacco di tempo a leggere i frizzanti scambi tra i protagonisti, complicati brainstorming sull'assurda situazione in cui si sono andati a cacciare e machiavelliche confessioni quando si tratta di svergognare il cattivo di turno.

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La nuova storia ci è piaciuta, ma questo perché conoscevamo bene i protagonisti e siamo stati felicissimi di accompagnarli nelle loro meritate vacanze estive. Joker torna infatti a Tokyo per trascorrere qualche giorno insieme ai suoi amici, ma i Ladri Fantasma finiscono in un'intricata cospirazione che coinvolge nuovamente il piano cognitivo. Questa volta si tratta di infiltrarsi nelle Prigioni, costrutti nel Metaverso molto simili ai Palazzi, presieduti dai Monarchi. Insieme a una misteriosa Intelligenza Artificiale, che "vive" sotto forma di app nei cellulari, e a un poliziotto che ha scoperto la loro identità, i Ladri Fantasma tutto sommato avranno la loro vacanza, che li condurrà in giro per il Giappone sulle tracce dei Monarchi che si nascondono nella nostra società, rovinando le vite ai loro fan. C'è una mica tanto velata critica sociale al sistema degli influencer che fa da sottotesto a quello che potremmo considerare quasi un road-movie: i nostri visiteranno alcune tra le mete turistiche più famose e apprezzate del paese, per esempio Osaka o Kyoto, insegnandoci magari qualcosa di nuovo sul meraviglioso ma controverso Sol Levante.

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Abbiamo apprezzato i due nuovi personaggi che si uniscono al cast col passare delle ore: Sophia, alla fin fine, è un vero cliché, ma è amabile e dà alla banda un tocco di bizzarria in più, se un gatto parlante non vi bastava; molto più convincente, però, Zenkichi che, essendo un adulto e un padre di famiglia, scombussola le dinamiche dei Ladri Fantasma in modo molto naturale e divertente, offrendo una prospettiva inedita. Ovviamente l'aspetto "slice of life" resta di grande importanza, ma è importante rimarcare che il gioco, pur dando un rinnovato spazio a personaggi come Ann o Futaba, presuppone che li conosciate già tutti e siate abituati alle loro idiosincrasie.

Per chi non ha mai giocato Persona 5, insomma, la storia e le dinamiche narrative di Persona 5 Strikers potrebbero risultare incomprensibili, addirittura noiose: si ritroverebbe a chiedersi che cosa mai gliene potrebbe fregare di vedere una banda di adolescenti chiacchierare mentre mangiano ravioli a Sendai, mentre per i fan è un siparietto gustosissimo - in tutti i sensi - che rinforza la bellezza di un cast indimenticabile.

Il gameplay tra dialoghi e azione

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Il gameplay di Persona 5 Strikers si articola in modo abbastanza simile all'originale, ma al contempo si scrolla di dosso le dinamiche gestionali, social simulator e ruolistiche che hanno contraddistinto gli ultimi episodi della serie per andare incontro alla natura action di questo sequel. Via il calendario, dunque, che ora esiste solo per scandire il tempo della narrazione: le giornate non si devono più gestire e il giocatore ha tutto il tempo che vuole per esplorare le città o le Prigioni. Via i Social Link, sostituiti da un indicatore generico di Legame che aumenta arbitrariamente, elargendo i punti necessari ad acquistare bonus e potenziamenti nell'ordine che si preferisce.

Anche la Stanza di Velluto è cambiata sensibilmente, più che altro per far fronte a un minor numero di Personae rispetto al titolo originale: il sistema di fusione è giocoforza semplificato e bisogna tenere conto di molti meno parametri. Certo, può sembrare uno svilimento della componente GDR di Persona 5, e in un certo senso lo è, ma in effetti è qui che sta il corto circuito di Strikers: strizza l'occhio alla parte action, poi la rallenta inesorabilmente a colpi di dialoghi e intermezzi.

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Seguendo la storia, soprattutto nelle prime ore, possono capitare sessioni dialogate che durano più di mezzora tra un momento di puro gameplay e l'altro: uno scoglio che non tutti quelli che cercano un gioco d'azione saranno disposti ad affrontare.

Quando poi finalmente si entra in una Prigione, il "dungeon" in sé e per sé può durare anche alcune ore. Sono affari intricati, che spesso richiedono molteplici andirivieni dal mondo reale, in cui bisogna risolvere rompicapi e superare fasi platform o stealth: sono, insomma, vari e ben progettati, seppur un tantino lunghetti. Fortunatamente, la presenza di numerosi checkpoint, che consentono di tornare al mondo reale o di spostarsi velocemente da un punto all'altro della Prigione, alleggerisce il carico nei momenti più impegnativi. Persona 5 Strikers si completa in 40 ore circa circa al livello di difficoltà predefinito, ma oltre ad alcune missioni secondarie non offre granché in termini di contenuti extra, che si traducono soprattutto nella possibilità di rigiocare l'avventura da capo con due livelli di difficoltà aggiuntivi.

Luci e ombre dei combattimenti

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Il sistema di combattimento a turni della serie Persona, specialmente con l'introduzione del cosiddetto Press Turn, è considerato uno dei più intuitivi ma anche strategici e raffinati nel panorama dei GDR giapponesi. Quello di Persona 5 Strikers, che converte le stesse dinamiche nell'approccio action, non può vantare la stessa considerazione. Intendiamoci, Omega Force è riuscito nella straordinaria impresa di offrire un sistema di combattimento action senza scadere negli stereotipi che hanno afflitto per anni il genere dei musou: Persona 5 Strikers è molto più strategico e complicato, sotto questo aspetto.

Ogni personaggio è caratterizzato da specialità e combo diverse, che spesso si concludono con la proiezione del Persona che infligge i danni dell'elemento di appartenenza. Utilizzando spesso ogni personaggio si sbloccano nuove capacità, che si vanno a combinare con tutta una serie di dinamiche nel gameplay: lo scambio, i bonus da Staffetta, le scenografiche super mosse, gli elementi interattivi dello scenario e così via.

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C'è davvero tanta carne al fuoco che promette, fin dai primissimi minuti, una buona varietà di situazioni e combattimenti, specialmente una volta che si impara a prendere i nemici di sorpresa o a usare efficacemente le armi da fuoco. Basta però arrivare ai primi miniboss per rendersi conto che lo sviluppatore nipponico ha fatto un lavoro di bilanciamento assai discutibile. L'interfaccia, troppo carica di elementi visivi, appesantisce tantissimo il gameplay, che tra onomatopee, effetti grafici, ritratti, indicazioni a schermo e via dicendo, risulta fin troppo caotico, specialmente quando i nemici più forti sono accompagnati da schiere di mostriciattoli minori. Questi si sconfiggono facilmente, ma mentre cerchiamo il bersaglio ideale da attaccare, i miniboss solitamente ci stanno già martoriando di colpi veloci che tolgono anche troppi punti vita già al livello di difficoltà predefinito. Considerata la necessità di tenere d'occhio i nemici e le loro animazioni per schivare gli eventuali attacchi, la confusione che si crea a schermo è davvero fastidiosa.

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Il gioco gira fluido senza intoppi, anche se su Nintendo Switch non supera i 30 fotogrammi al secondo e sacrifica la pulizia dell'immagine soprattutto in modalità portatile, ma questo non rende più leggibili i combattimenti che nel giro di poco tempo diventano quasi una distrazione, sebbene si stia parlando di un gioco che ha rinunciato agli aspetti ruolistici proprio a favore dell'azione. L'unico modo per tenere sotto controllo il campo di battaglia, specialmente ai livelli di difficoltà più alti, consiste nell'abusare delle Personae, richiamandole col tasto dorsale: questo input mette l'azione in standby mentre scegliamo la magia da un menù. È una tecnica efficace che permette di innescare vari attacchi consecutivi, come l'Assalto che infligge tantissimi danni ad area e ci fa sbarazzare dei nemici minori in pochi attimi. Sarà anche una strategia becera - nessuno vi impedisce di giocare a combo e schivate - ma mette in discussione il game design di alcuni encounter, tipo quelli coi boss, che "vissuti" normalmente sarebbero anche divertenti, se solo non fossero frustranti.

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Il problema è che Persona 5 Strikers consente questo raggiro della difficoltà, che di suo non è che migliora l'intelligenza artificiale dei nemici: li rende solo più coriacei, prolungando i combattimenti e alzando l'indice della frustrazione. Persona 5 metteva alla prova la resistenza e la meticolosità del giocatore centellinando i costosi consumabili che rigeneravano gli SP necessari a lanciare le magie, e se si decideva di uscire dal Palazzo per riposare, si perdeva mezza giornata di tempo. Non essendoci questa limitazione, in Persona 5 Strikers si possono usare i diffusi checkpoint per ripristinare PV e PS e tornare subito nella Prigione a combattere, magari per accumulare il denaro con cui acquistare i consumabili o gli ingredienti necessari a cucinarli.

È chiaro che la deriva action funziona, sulla carta, ma nella pratica Omega Force non è riuscito a trovare il giusto equilibrio in grado di convincere sia gli amanti dei giochi d'azione, sia i fan di Persona come JRPG. Ed è un peccato, perché tutto il resto è praticamente perfetto, a cominciare dalle musiche, sia quelle nuove sia i riarrangiamenti delle vecchie, e dallo stile visivo impiegato, fedele all'originale, tagliente e bello da vedere, soprattutto se giocate con la console Nintendo nel Dock.

Commento

Versione testata
Nintendo Switch
Digital Delivery
Nintendo eShop
Prezzo
59,99 €
Multiplayer.it

7.5

Lettori (8)

8.9

Il tuo voto

Persona 5 Strikers è un action RPG che consigliamo spassionatamente ai fan che hanno amato Persona 5 e che non vedono l'ora di trascorrere un altro po' di tempo insieme a Joker, Morgana, la best waifu ever Makoto e tutti i vari Ladri Fantasma. La storia è avvincente e spassosa, le musiche straordinariamente accattivanti, il Giappone più tagliente e colorato che mai. Sono la componente GDR e il sistema di combattimento che non convincono appieno: Persona 5 Strikers sacrifica l'una per l'altro, ma finisce per non eccellere in nessuna delle due cose, restando sospeso in uno... "spazio cognitivo" tutto suo.

PRO

  • La nuova avventura on the road dei Ladri Fantasma è uno spasso
  • Musiche splendide
  • Il sistema di combattimento è ricchissimo...
CONTRO
  • ...ma il bilanciamento degli scontri lascia a desiderare
  • Non consideratelo nemmeno, se non avete giocato Persona 5
  • In modalità portatile, la versione Nintendo Switch è un po' troppo sporca