Valkyrie Anatomia: The Origin, la recensione 3

Square Enix riporta in vita una delle sue serie più conosciute con Valkyrie Anatomia: The Origin su dispositivi mobile, vediamo com'è in questa recensione.

RECENSIONE di Giorgio Melani   —   12/04/2019

Ci ha messo un po' di tempo ma Square Enix ha infine trovato la sua dimensione nel mercato mobile: dopo aver passato anni a convertire (spesso frettolosamente) vecchi titoli console con semplici adattamenti su touch screen, posizionandoli negli store a prezzi alquanto fuori logica, in quest'ultimo periodo abbiamo assistito a una strategia ben più mirata e in grado di seguire e sfruttare i trend del momento. Valkyrie Anatomia: The Origin, protagonista di questa recensione, è un buon esempio di questa nuova organizzazione da parte di Square Enix, sulla carta molto efficiente in quanto basata sullo sfruttamento del celebre catalogo storico dell'etichetta ma con titoli declinati più precisamente per la fruizione mobile. Non si tratta più, o almeno non solo, di prendere vecchi RPG e adattarli a una nuova interfaccia, ora si cerca di costruire l'esperienza di gioco modellandola sulla fruizione mobile, tuttavia mantenendo alcune caratteristiche storiche della compagnia tra ambientazioni, storie, personaggi e atmosfere.


Valkyrie Anatomia: The Origin si presenta come prequel della serie Valkyrie Profile (peraltro da lungo tempo assente dalle scene su console) e già il fatto di basarsi su un brand di questa fattura e di così alto valore anche tra i nostalgici basta a distinguere il gioco dagli innumerevoli titoli similari presenti sugli store mobile. Perché in effetti, con tutte le cose positive che si possono dire sulla cura nella costruzione della storia, sul carisma dei personaggi e il buon funzionamento del sistema di combattimento e della gestione del party, il problema è che questo non è che un altro JRPG mobile free-to-play con combattimenti inframmezzati da scene di dialogo, concentrazione sugli aspetti evolutivi dei personaggi e l'immancabile ricorso al sistema gacha per l'acquisto di nuovi elementi da aggiungere al roster. Insomma, dal punto di vista strutturale nulla di diverso da Brave Frontier: The Last Summoner, Epic Seven o anche lo stesso Final Fantasy: Brave Exvius, tuttavia tra il carisma della serie Valkyrie e la cura messa nella realizzazione di questo gioco mobile possiamo trovare diversi motivi per prenderlo seriamente in considerazione rispetto alla marea di concorrenti.

Il potere della Valchiria

Il sistema di combattimento e la struttura delle quest, tutte impostate su battaglie progressive inframmezzate da momenti narrativi in forma di dialoghi, sono mutuati direttamente dai titoli simili, così come la schermata di accesso alle varie componenti del gioco (storia, quest, eventi speciali, gestione dei personaggi ed evocazioni), dunque Valkyrie Anatomia: The Origin rientra perfettamente nel canone ben definito. C'è da dire che il gioco è uscito originariamente in Giappone nel 2016, dunque più che cavalcare la tendenza si può dire che abbia contribuito a formarla, ma per noi occidentali a questo punto la sostanza non cambia. In particolare, il sistema di combattimento è molto simile a quello di Brave Frontier e si basa sul toccare i vari personaggi del party in modo da effettuare attacchi concatenati tra mosse standard e speciali, con la necessità, soprattutto nei livelli più avanzati, di studiare la sequenza con cui far attaccare i combattenti in modo da massimizzare il danno con le combo. Come abbiamo detto in passato, data l'assoluta equivalenza delle caratteristiche strutturali con gli altri esponenti del genere, la valutazione di questa tipologia di giochi dipende soprattutto dall'interesse suscitato da ambientazione e storia e dall'onestà del sistema di progressione, nei meccanismi profondi del gacha e dell'evoluzione dei personaggi. Sul primo aspetto possiamo dare un parere assolutamente positivo senza mezzi termini, sul secondo si intravede un modello piuttosto onesto, tra durata dell'energia e drop rate dei personaggi nel gacha, ma è difficile dare una valutazione definitiva dopo poco tempo e con possibili aggiustamenti futuri in arrivo. In ogni caso, non si rilevano ingiustizie palesi per quanto riguarda il complesso di free-to-play e micro-transazioni.


Ci sono elementi particolari anche nelle quest, con i personaggi da spostare all'interno di una mappa 3D considerando il dispendio di AP per ogni mossa. Questo impone un minimo di impostazione strategica nell'esplorazione delle ambientazioni, spesso dotate di bivi e ramificazioni, che impongono la scelta sull'investire AP per movimenti aggiuntivi che possono portare alla scoperta di tesori o meno, oppure affrontare combattimenti o evitarli seguendo strade diverse, perché una volta esaurito l'AP bisogna ricorrere all'attesa per la ricarica dell'energia o alle classiche micro-transazioni. Un po' macchinoso, come spesso accade, il sistema di evoluzione dei personaggi e delle armi ma da questo punto di vista la profondità e la quantità di contenuti è garantita per chi ha intenzione di immergersi nel gioco, mentre l'evocazione, la cui suddivisione tra armi e "artifact" (ovvero i personaggi aggiuntivi) non è del tutto immediata, sembra avere dei drop rate tutto sommato accessibili, con tutta l'economia del sistema che si basa sulle gemme, riscontrabili in buone quantità semplicemente giocando, e su vari materiali aggiuntivi da applicare per gli upgrade. Dove Valkyrie Anatomia: The Origin si dimostra superiore a molti altri titoli è nella costruzione dell'ambientazione, dei personaggi e della storia. Sebbene la narrazione avvenga in maniera piuttosto meccanica, attraverso dialoghi preimpostati, il racconto risulta affascinante e coinvolgente. È una storia cupa e potente, ricca di cliché come spesso accade agli RPG ma interessante e arricchita dai riferimenti alla mitologia nordica, a dimostrazione di come Square Enix su questo fronte abbia un passo decisamente diverso da molti altri concorrenti. La grafica in 3D è molto basilare nell'esplorazione della mappa, diventando più dettagliata nelle fasi di combattimento, con una buona realizzazione dei personaggi e delle rispettive animazioni ma sono piuttosto le illustrazioni in 2D, anche grazie allo splendido character design originale della serie ad opera di Kou Yoshinari, che donano al gioco una caratterizzazione davvero particolare.

Versione testata
Android, iPad 1.0.5
Digital Delivery
App Store, Google Play
Prezzo
Gratis
Multiplayer.it

7.7

Lettori

S.V.

Il tuo voto

Valkyrie Anatomia: The Origin resta pienamente fedele al canone del JRPG mobile, un sotto-genere ormai cementato che offre ben pochi spunti originali, oltretutto arrivando in occidente con tre anni di ritardo e ritrovandosi così nel pieno ingorgo di giochi di questo tipo. In una struttura così rigidamente codificata, il gioco Square Enix fa ben poco per discostarsi dalle regole imposte negli elementi di gameplay ma la sua forza deriva tutta dall'appartenenza alla serie Valkyrie, in grado di dotare il tutto di un carisma difficile da trovare altrove. I fan della serie vi possono certamente trovare conforto in attesa di informazioni sull'eventuale futuro su console, ma in generale Valkyrie Anatomia: The Origin può essere considerato uno dei migliori esponenti di questo sotto-genere mobile grazie al suo solido background.

PRO

  • Il fascino della serie Valkyrie dona una notevole marcia in più
  • Bei personaggi e buona storia a supporto
  • Buon sistema di quest e combattimento, sebbene tutto molto derivativo

CONTRO

  • Praticamente nulla di nuovo rispetto allo standard del nuovo JRPG mobile
  • In alcuni frangenti la grafica 3D è decisamente semplice
  • I download sono angoscianti, almeno nella prima fase di gioco