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Village in the Shade, la recensione di un farming sim che di notte diventa horror

Nippon Ichi Software mescola raccolti, pesca e un Codice da infrangere: abbiamo giocato su Switch 2 un farming sim che di notte cambia faccia.

RECENSIONE di Mattia Pescitelli   —   31/10/2026
Coltivare all'ombra del mistero

Sembra che, oggigiorno, non si possa più fare un videogioco "cozy" senza che al suo interno sia presente una componente esoterica di qualche tipo. Basta guardare gli ultimi Wholesome Direct per notare la tendenza che i piccoli studi indipendenti (quelli che solitamente sono interessati a proporre al pubblico opere del genere) hanno preso negli ultimi anni.

Village in the Shade, nuovo videogioco sviluppato da Nippon Ichi Software, non fa differenza. O, forse, la fa? Perché, in questo caso, il processo che ha portato alla realizzazione sembra essere stato quello inverso: partire da una forte componente narrativa orrorifica per poi costruire attorno a essa un velo illusorio di pace agricola. Vediamo più da vicino cosa ha combinato questa volta lo studio dietro la saga di Disgaea.

Un tranquillo villaggio giapponese

Village in the Shade ci mette nei panni di un personaggio liberamente personalizzabile che viene ritrovato, dopo un misterioso incidente, da degli abitanti di un villaggio immerso nella natura giapponese. Questi ci accolgono con più o meno riluttanza, dicendosi disposti a farci entrare a far parte della comunità a patto che seguiamo le regole del Codice, su tutte quella di non avventurarsi fuori casa dopo le 23:00.

Per quanto la vita, di giorno, scorra serena, occupati a prenderci cura delle nostre colture e a stringere amicizia con gli altri abitanti, la notte veniamo costantemente svegliati da rumori molesti, estranei alla porta e strane ombre alla finestra. Inevitabilmente, le regole vanno spezzate ed ecco che il gioco cambia faccia e diventa qualcosa più vicino a un Don't Starve che a un Harvest Moon.

Ma non vogliamo rovinarvi la sorpresa, anche perché la natura orrorifica è strettamente legata all'intreccio narrativo di quest'avventura, che vorrebbe far credere di essere nulla più che un susseguirsi di giornate dove il giocatore sceglie come procedere e a quale ritmo, quando in realtà si rivela essere un'esperienza estremamente legata ai fili tirati dai suoi ideatori.

Occhi indiscreti alla finestra
Occhi indiscreti alla finestra

L'eredità del team di sviluppo si sente profondamente, tanto che spesso pare più di star giocando a una visual novel che a un farming sim, ma è una variazione interessante che dà carattere da vendere al gioco, trovando quel giusto bilanciamento tra linearità e libertà che tiene sempre sul sentiero senza mai mostrare la scia di molliche di pane.

Vita da sogno (e incubo)

Tolto l'elemento inquietante che sorregge l'intera esperienza di Village in the Shade, il gioco è in tutto e per tutto un simulatore di vita agricola come abbiamo imparato ad amarli e odiarli negli ultimi anni. Ci si sveglia la mattina, si raccoglie ciò che si è coltivato, si ara, si semina, si annaffia e poi via a fare quello che si vuole per il resto della giornata. Si può andare a caccia di legna nella foresta o di pietre preziose nella cava. Si possono costruire mobili, utensili e decorazioni al banco da lavoro. Si può andare a pesca in uno dei tanti punti adibiti alla pesca (con un minigioco molto simpatico che assomiglia a un rhythm game).

Il minigioco della pesca
Il minigioco della pesca

Se ci si inizia a sentire soli si può sempre scendere al villaggio per fare un salto al negozio locale, dove comprare nuovi semi e oggetti d'arredamento, o fermarsi al ristorante locale per mangiare qualche piatto tradizionale o, ancora, andare in farmacia o dall'artigiano locale. Si possono, inoltre, accettare incarichi da parte dei cittadini che, se portati a termine, ci ricompenseranno generosamente. Di tanto in tanto passerà in città anche un allevatore disposto a vendere animali da portare con noi in fattoria e accudire.

Piccola sosta fuori dal ristorante
Piccola sosta fuori dal ristorante

Tutto questo lavoro, però, porta a stancarsi. Quando il vigore è arrivato al capolinea, a meno che non si abbia a disposizione del cibo con sé o si sia disposti a spendere qualche centinaio di yen al ristorante (se è ancora aperto), rimane poco altro da fare se non andare a letto.

Insomma, una vita da sogno che si scandisce giorno per giorno, dalla mattina alla sera, seguendo il passare delle stagioni che portano con sé nuovi tipi di interazioni e nuovi problemi da risolvere sul campo.

Azioni di buon vicinato
Azioni di buon vicinato

Alla luce carina e coccolosa della giornata si contrappone quella delle tenebre notturne. Sta a noi, dopo il primo, inevitabile incontro con l'esterno, decidere se uscire e infrangere la prima e tante altre regole del Codice per esplorare le terre ammantate dal buio, con tutti i rischi derivanti dagli abitanti spettrali che vagano per la foresta, o se fare i bravi cittadini e tornare sotto le coperte fino a che il sole non compaia nuovamente alto nel cielo.

Il bello che inquieta

Village in the Shade risulta essere sin da subito un gioiellino visivo. La bidimensionalità isometrica unita allo stile acquarellato estremamente delicato contrasta con i temi trattati in una maniera che, stranamente, non stride mai. Piuttosto, esalta ogni sfumatura malata e inquietante di questa piccola (si fa per dire, dato che, se vi prendete il giusto tempo per godervi l'avventura, potete sforare tranquillamente le cinquanta ore di gioco) storia dell'orrore che non salta mai un battito di fotogramma e scorre liscia come l'olio dall'inizio alla fine.

Una bellezza inquietante in tutte le stagioni
Una bellezza inquietante in tutte le stagioni

A livello sonoro, invece, lo abbiamo visto un pelo più carente. Il commento musicale è generalmente orecchiabile, ma sono proprio i suoni a risultare a volte poco definiti e scollegati tra loro, come se non appartenessero allo stesso reame.

Conclusioni

Versione testata Nintendo Switch 2
Digital Delivery Steam, PlayStation Store, Nintendo eShop
Prezzo 49,99 €
Multiplayer.it
8.5
Lettori
ND
Il tuo voto

Village in the Shade è uno di quei farming sim pieni di cose da fare, persone da conoscere, luoghi da scoprire e perennemente avvolti da un velo di mistero che grida di essere alzato. La differenza, in questo caso, sta nell'uso che Nippon Ichi Software ha fatto del genere, mettendolo al servizio della loro narrazione e non il contrario. Perché Village in the Shade rimane, prima di tutto, una storia dell'orrore estremamente matura e in diretta contrapposizione con la maschera graziosa che indossa. Questa sua duplice natura è senza dubbio la sua forza più grande, quella che gli ha permesso di spiccare, ai nostri occhi, rispetto all'ampissima offerta oggi a disposizione, stagnante nella consapevolezza che basta una zappa e degli animaletti carini per attirare giocatori a migliaia.

PRO

  • La duplice natura visual novel/farming sim
  • Visivamente molto gradevole

CONTRO

  • Il comparto sonoro non tiene sempre il passo
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Abbiamo recensito il gioco grazie a un codice fornito dall'editore.
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