Due fratelli, un solo gamepad 15

Invitati a Londra da Halifax, abbiamo provato Brothers, interessante opera prima del regista libanese Josef Fares

PROVATO di Andrea Porta —   09/03/2013

Se fino a qualche mese fa lo sviluppatore svedese Starbreeze sembrava aver imboccato un vicolo cieco, dopo i pessimi risultati fatti registrare dal tentativo di reboot di Syndicate sotto l'ala di Electronic Arts, oggi il futuro appare decisamente più roseo per i ragazzi di Uppsala. Certo, la ristrutturazione attuata al fine di rendere indipendente la compagnia ha richiesto un ridimensionamento, tanto nelle ambizioni dei progetti in sviluppo quanto nel personale, che da oltre cento dipendenti è passato a soli trentotto.

Il vantaggio, non indifferente, è che oggi Starbreeze si muove come uno sviluppatore indipendente, e, probabilmente "scottata" dalla brutta esperienza ricavata dal lavoro commissionato su licenza, la casa ha deciso di lavorare d'ora in poi solo ed esclusivamente su proprietà intellettuali di cui detiene i diritti, così da poter esercitare la massima libertà creativa. Un recente viaggio a Londra organizzato dal publisher italiano Halifax ci ha permesso di mettere per la prima volta le mani su Brothers: A Tale of Two Sons, una produzione destinata al solo digital delivery che è riuscita ad attirare su di sé un buon numero di attenzioni, sia per le sue originali caratteristiche, sia per il nome alla guida del progetto. Josef Fares (classe 1977, libanese di origine ma con cittadinanza svedese) è un giovane regista che si è portato all'attenzione del grande pubblico per gli ottimi incassi generati dai suoi film e per i premi vinti. Da grande appassionato di videogiochi, ha deciso di "saltare la staccionata" e provare a unire la sua esperienza dietro la macchina da presa al suo hobby prediletto, ottenendo risultati apparentemente molto interessanti.

Regista o game maker?

Oltre ad essere un giocatore accanito, Fares sembra avere le idee molto chiare sull'ambiente dello sviluppo dei videogiochi, e, in particolar modo, sui confini della sua opera prima. "Ci sono diversi registi che si sono affacciati al mondo dei videogiochi, spesso con risultati non esaltanti" esordisce sicuro, tracciando sin da subito una metaforica linea nella sabbia.

"Il problema principale è che videogiochi e cinema parlano due linguaggi diversi. Esperimenti come Heavy Rain o The Walking Dead (di Telltale, ndr) sono molto interessanti, ma, a differenza di alcuni game designer, io non credo che rappresentino il futuro del videogame. Si inseriscono in un genere e servono un certo pubblico, ma, nonostante io sia innanzitutto un regista, rimango innamorato del gameplay." In effetti, ad un primo sguardo Brothers non appare affatto come un gioco sviluppato da un regista. Inquadratura dall'alto, assenza di veri e propri dialoghi e filmati d'intermezzo brevissimi puntano tutti in ben altra direzione. Si tratta di un gioco costruito su pochi elementi, fondamenta molto semplici. I personaggi sono due fratelli, uno più grande e responsabile, l'altro più piccolo e spensierato, uniti non solo dal legame di sangue, ma anche da un compito importantissimo da portare a termine. Il loro padre è malato, e trovare una cura richiederà molte fatiche e molti viaggi, attraverso una terra incantata che ricorda, ma solo a tratti, la coloratissima Albion della trilogia di Fable, o, per chi l'ha giocato, le lande incantate di Majin and The Forsaken Kingdom.

Nel gameplay di Brothers non vi sono punti esperienza, livelli, crescita del personaggio e l'interazione con il mondo circostante avviene tramite la pressione di un solo tasto, generando conseguenze differenti a seconda del contesto. Pad alla mano, l'unica particolarità a cui occorre abituarsi è il fatto che i due fratelli vengono controllati contemporaneamente dal giocatore. L'analogico sinistro permette di muovere il maggiore, il destro il più piccolo, e i rispettivi grilletti servono a farli interagire con il contesto. L'interazione può tradursi in un gran numero di azioni differenti, come l'avvio di un dialogo qualora ci si trovi di fronte ad un personaggio, di una scalata in caso di una parete o di una scala, oppure la raccolta di un oggetto. Molto interessante dal punto di vista del gameplay e della contestualizzazione è il fatto che i due fratelli reagiscono in maniera molto differente ai medesimi stimoli. Ad esempio, a pochi minuti dall'inizio, abbiamo scoperto come di fronte agli abitanti del villaggio, il più grande cerchi di farsi indicare il luogo segnato sulla mappa (probabilmente, la destinazione da raggiungere), mentre il più piccolo si riveli molto meno concentrato sulla missione, e tenda a scherzare con i paesani intenti nelle loro attività quotidiane. Si tratta di un particolare solo apparentemente secondario, ma il risultato è che già dopo pochi minuti di gioco con i due protagonisti si acquisisce una notevole familiarità, grazie alla caratterizzazione molto spiccata, veicolata tramite le loro reazioni, così differenti, agli stessi stimoli.

Cooperativa con se stessi

Se l'idea di gestire simultaneamente due personaggi può apparire piuttosto complessa, pad alla mano Brothers: A Tale of Two Sons si è rivelato molto semplice da controllare, complici anche le ambientazioni piuttosto lineari. Nonostante i percorsi multipli, le vie del villaggio da cui comincia l'avventura si sono rivelate facili da esplorare con i due personaggi in simultanea, e ben presto si sono presentati i primi ostacoli. Le fasi iniziali fanno da tutorial, senza tuttavia disturbare il giocatore con indicazioni precise o messaggi a schermo. Data la semplicità dell'interazione, legata appunto ad un solo tasto, sta al giocatore sperimentare con i vari elementi dello scenario per superare di volta in volta i diversi ostacoli che si presentano. Per fare un esempio, dopo qualche minuto di gioco ci si trova ad attraversare un campo di grano costellato di balle di fieno e protetto da un cane da guardia piuttosto feroce. La soluzione, che si scopre in maniera piuttosto spontanea, consiste nel partire con uno dei due fratelli, avvicinarsi al primo covone e salirvi con il tasto dell'interazione.

Premendolo una seconda volta dopo aver raggiunto la sicura posizione sopraelevata, il personaggio fischierà, attirando l'attenzione del mastino e permettendo all'altro fratello di procedere indisturbato per un breve tratto, almeno sino alla successiva zona sopraelevata. Invertendo di continuo i ruoli, si riuscirà ad attraversare tutto il campo senza farsi mordere. Poco più avanti, un enigma richiederà il trasporto di una pecora da parte del fratello più grande (l'unico abbastanza forte da prenderla in braccio) per depositarla all'interno di una ruota, così che correndo l'animale abbassi un pontile. Spesso, gli enigmi sono costruiti anche in modo da ingannare il giocatore, come nel caso di quest'ultimo, dove inizialmente la soluzione più sensata può apparire far correre il fratello minore nella ruota per abbassare il pontile, e posizionarci sopra le pecore per evitare che si rialzi. Inutile dire che, in questo caso, il ponte si rialzerà comunque, scaraventando pecore terrorizzate ovunque, con un effetto molto comico. La nostra prova diretta non è proseguita molto oltre, ma Fares ci ha mostrato un breve video, circa due minuti, con una carrellata di situazioni di gameplay successive. Tra una scena e l'altra abbiamo notato alcune soluzioni interessanti, come l'utilizzo combinato di una grossa balista, un giro in deltaplano, dove per virare occorre spostare il peso muovendo i due fratelli, e l'esplorazione di una grotta buia, con solo uno dei due dotato di una torcia. Fares ci ha tenuto a sottolineare il fatto che Brothers: A Tale of Two Sons non riproporrà mai due volte lo stesso enigma o la medesima situazione di gioco. A suo modo di pensare, un gioco dovrebbe essere vissuto come un'esperienza, e non come una ripetizione di eventi tutti uguali. In altre parole, secondo Fares è meglio una produzione meno longeva, ma in grado di proporre situazioni sempre nuove, che una destinata a durare decine di ore ma ripetitiva. A fronte di un prezzo contenuto (ancora non confermato, ma probabilmente nell'ordine dei 1200 Microsoft Points, ossia circa 11 euro), Brothers: A Tale of Two Sons presenterà probabilmente una longevità intorno alle quattro ore, senza tuttavia mai riproporre la stessa esperienza due volte. Al di là dei sette capitoli di cui si comporrà la modalità storia, nascoste nei livelli vi sono alcune piccole attività secondarie legate agli obbiettivi da sbloccare. Pur non presentando alcuna ricompensa dal punto di vista dell'effettivo gameplay, quelle da noi provate si sono rivelate molto ben contestualizzate. Per fare un esempio, durante l'esplorazione di un livello ci si imbatte in un gruppo di conigli neri, intenti a snobbare con enfasi un coniglietto bianco, emarginato dal gruppo in quanto "diverso".

Si potrebbe semplicemente proseguire, ma, prendendo in braccio il coniglio bianco, sarà possibile rotolarlo nella fuliggine di un focolare spento poco lontano, riportarlo dai suoi scontrosi fratelli, e farlo nuovamente accettare nel gruppo. Di queste piccole attività, spesso accomunate da un aspetto poetico e delicato, se ne troveranno due o tre per capitolo, e il loro completamento restituirà, semplicemente, lo sblocco di un obbiettivo. Caratterizzato anche da uno stile di design molto particolare e piacevolmente cartoonesco, unito alla buona resa grafica concessa dall'unreal Engine 3, Brothers: A Tale of Two Sons ci ha colpito per la sua semplicità e la sua originalità. Si tratta di un gioco rilassante e mai violento (né graficamente, né filosoficamente), in grado di stimolare il giocatore a proseguire verso il successivo enigma ambientale. Avendo provato solo il primo dei sette capitoli, per articolare un giudizio complessivo occorrerà senza dubbio proseguire nell'esperienza, dove al complicarsi dei puzzle sarà necessario verificare il bilanciamento e la capacità di mantenere alta l'attenzione del giocatore. Quel che è certo è che Josef Fares, forte di una casa d'esperienza quale è Starbreeze, si sta affacciando in modo interessante al mondo dello sviluppo dei videogiochi, in maniera senza dubbio inaspettata per un regista, dal quale ci si sarebbe probabilmente aspettati un approccio più strettamente legato alla cinematografia. Previsto per il rilascio tramite digital delivery su PC, Playstation 3 e Xbox 360, il gioco è atteso per l'inizio dell'estate, con la data di lancio ancora da confermare. Con la sua semplicità e alcune idee originali, ha senza dubbio attirato la nostra attenzione, e il nostro consiglio è quello di attendere tutte le future notizie a riguardo su queste pagine.

CERTEZZE

  • Controllo simultaneo dei due personaggi molto ben sviluppato
  • Enigmi originali, basati sulla cooperazione tra i fratelli
  • Ambientazione rilassante e ben contestualizzata

DUBBI

  • Solo una qualità e complessità crescente degli enigmi potrà mantenere vivo l'interesse fino alla conclusione
  • Le attività secondarie, utili a sbloccare obbiettivi, non offrono ricompense a livello di gameplay