Dagli anni '80 con furore 25

Un indie movie e un retro-game catturati dal tubo catodico...

SPECIALE di Simone Marcocchi —   08/06/2015

Kung Fury Road

Ormai è scoppiata ufficialmente la "Kung Fury mania". Un progetto iniziato con un trailer - subito virale - e la richiesta, tramite Kickstarter, del finanziamento attraverso la raccolta fondi, proprio orientata a quei sostenitori che con quel filmato si sono sentiti in una macchina del tempo e volevano co-produrre la realizzazione di un corto molto promettente. David Sandberg diventa quindi il protagonista: viso alla Tom Cruise, voce da duro, agilità da action hero; ma non è soltanto un volto, bensì anche sceneggiatore e regista di questa pellicola. Il fatto che non sia un novizio in questo campo lo si intuisce dalla qualità generale di quest'opera che ha preferito relegarsi con tempi più risicati, piuttosto che perdersi in momenti di pausa e lentezza.

Gli anni ottanta diventano quindi protagonisti, forse più degli attori, che comunque pur essendo fortemente stereotipati - caratterizzati in modo da evocare gli eroi patinati di trent'anni fa - assurgono alla storia grazie all'ottimo script. La nostra anima di videogiocatori è stata solleticata più volte dalle numerose rievocazioni presenti, in modo dissacrante e originale, tanto da strapparci più di un sorriso. Considerate che con un budget di quasi cinquecentomila dollari è stato realizzato grazie al green screen e a un set digitale, dove sono stati filmati gli attori, per poi rifinire il lavoro in post produzione grazie all'ausilio della computer grafica. Chiude il cerchio la bellissima musica, con il video che vede protagonista un David Hasselhoff cantante. Il prologo prevede che il teatro dei primi scontri sia proprio uno dei luoghi sacri per molti di noi a quel tempo, ovvero una sala giochi. Se i cabinati furono tacciati di aver deviato la nostra mente, in questo caso è proprio una di queste macchine che si prende una bella rivincita sui suoi clienti. Senza rovinare la trama non si possono non citare le "super tecnologie" che sono state utilizzare per hackerare il tempo come un poderoso ZX Spectrum, i MicroBee, alcuni Macintosh del 1984 ma soprattutto l'impareggiabile Power Glove - scoprendo quindi che il suo ritiro dal commercio non era per la sua inutilità, ma per l'enorme potenza che scaturiva avvicinandolo ad un monitor. Il genio di questo cortometraggio sfila in bella mostra anche nei dettagli, con i difetti grafici dovuti al nastro rovinato di una videocassetta o i colori brillanti usati all'epoca.

Kung Fury accorcia la distanza tra cinema e progetti indie, con un film di altissima qualità

Street (of) Rage

Se nel paragrafo precedente abbiamo citato la parte più hardware della pellicola, in questo non possiamo che parlare dell'aspetto software e la chiara ispirazione che ne deriva. Partiamo subito con Blood Dragon, lo spin-off di Far Cry 3 che di fatto crea un'esperienza con la stesso forte richiamo al cinema action degli anni '80, a partire dalle scritte e dalla grafica che sembrano estrapolate dalle cover di qualche titolo SEGA.

La stessa, finta casa di produzione del film, chiamata Laser Unicorns, fa il verso ai vecchi titoli dai nomi folli che abbiamo giocato in sala giochi. Un easter egg è proprio nel cabinato killer di inizio film, in cui viene giocata una partita con protagonista un improbabile unicorno, in uno sparatutto a scorrimento orizzontale. Il geniale marketing di Kung Fury prevede anche l'esistenza di un gioco vero e proprio, che non poteva essere altro che un omaggio ai beat 'em up dei vetusti coin-op. Se possedete un dispositivo iOS o Android potrete scaricare gratuitamente Kung-Fury: Street Rage. La sua essenza free impone la tolleranza di qualche messaggio pubblicitario. In alternativa è scaricabile da Steam, al costo di un paio di caffè. L'effetto nostalgia del gioco non è legato solo allo stile di combattimento di un picchiaduro a scorrimento, ma anche a un effetto grafico che simula la curvatura di una tv a tubo catodico. C'è davvero molto poco da fare in questo titolo, essendoci solo due tasti da premere che permettono all'eroe di menare fendenti in una o nell'altra direzione, per sgominare gli stessi nemici che sono apparsi nel film. L'obiettivo è solo quello di cercare di restare in vita e inanellare combo, una dietro l'altra, per incrementare il proprio punteggio e stabilire un nuovo record. Probabilmente lo manterrete sul vostro dispositivo per un tempo inferiore alla risicata durata dello stesso corto: un peccato, considerando che sarebbe potuto essere molto divertente veder scorrere le varie ambientazioni e affrontare nemici e boss come se si tornasse a rivivere un Double Dragon o Final Fight. Un'operazione, quella che unisce il film, il gioco e il resto delle iniziative, che comunque nel suo complesso non si può non reputare un successo. Almeno fino al prossimo progetto volto a celebrare un'epoca che non finiremo mai di ricordare con nostalgia.