Il buio oltre Iwata - La bustina di Lakitu 68

Chi sarà il quinto presidente Nintendo?

RUBRICA di Alessandro Bacchetta   —   15/08/2015

Un mese fa abbiamo ricordato Satoru Iwata con questo articolo, pubblicato nel giorno stesso dell'annuncio della morte: abbiamo parlato delle sue qualità, del suo passato e delle sue passioni, e per il momento non abbiamo intenzione di tornare sull'argomento. È trascorso poco tempo, e la sua presidenza è stata talmente importante e ricca di cambiamenti che avremo mesi e anni per comprenderla appieno. Nei giorni successivi al triste annuncio della società, l'intera industria ha espresso messaggi di cordoglio: il rispetto di cui godeva Iwata, e di cui gode tuttora, coinvolge l'intero settore a 360 gradi. Naturalmente ci sono stati dei messaggi più toccanti degli altri, come quello di Itoi, che già lo conosceva quando era ancora solamente "Satoru". C'è stato Miyamoto, la cui espressione al funerale ha turbato più di una persona, come se lui, Peter Pan (o Lakitu, comunque svolazzante) non abbia il diritto di esistere in un contesto simile. C'è stato Sakurai, che nella sua rubrica su Famitsu ha espresso sentimenti contrastanti e posizioni in costante cambiamento, mettendo in evidenza il proprio malessere e una devastante instabilità: del resto, se dopo averla lasciata ha continuato a lavorare per Nintendo, è stato solo grazie al rapporto d'amicizia, e di reciproca ammirazione, che aveva col presidente. Come avevamo scritto nel precedente articolo, sostituire Iwata sarà impossibile; e non lo diciamo commossi o emozionati, ma con ragionevole convinzione. La sua conoscenza dei giochi e la sua passione per gli stessi, la comprensione che ne aveva e la consapevolezza dell'andamento dell'industria, l'eccezionale capacità d'analisi, le straordinarie capacità relazionali e diplomatiche, la sua affabilità coniugata alla determinazione: un altro uomo che abbia simili caratteristiche, che conosca bene Nintendo e la sua filosofia (e quindi sia anche giapponese), semplicemente in giro non c'è. Quindi preparatevi a rinunciare a qualcosa: che siano i precisi resoconti commerciali, che sia la presenza alle Nintendo Direct, che siano le stesse Nintendo Direct... il prossimo presidente delegherà ad altri alcuni di questi compiti.

Iwata, insieme a tutta la sua straordinaria competenza, ha lasciato Nintendo: cosa accadrà ora?

Il successore: chi sarà?

Ieri l'altro, il tredici agosto, Nintendo ha divulgato quelle che saranno - salvo sorprese - le ultime parole pubbliche di Iwata, nell'annuale CSR giapponese: potete leggerle qui. Delle parole risalenti a febbraio, che rimarcano ancora una volta la sua conoscenza dell'azienda, e soprattutto la sua volontà di comprenderla giorno dopo giorno. Ne identifica il DNA in tre tratti salienti: originalità, flessibilità, sincerità. Era chiaro, è chiaro, l'obbiettivo di mantenere intatta l'identità societaria declinandola continuamente al contesto tecnologico e sociale, mutandola senza sosta perché non muti affatto. Un compito che ora - temporaneamente - spetta a Shigeru Miyamoto e Genyo Takeda, che guidano Nintendo in questo periodo di transizione. L'ipotesi che Miyamoto diventi presidente è indubbiamente affascinante: per quanto Iwata abbia avuto un'irripetibile consapevolezza dell'azienda a tutto tondo, Miyamoto con Nintendo ha un rapporto più viscerale, ne reifica la parte più importante. E non è un'ipotesi assurda come qualcuno ha commentato: certo, per chi segue l'industria da vicino sarebbe una scelta ricca di incognite, del resto Miyamoto si è sempre occupato - e sempre interessato - "solamente" ai giochi. Ma non dobbiamo dimenticare che la sua è la personalità più nota e conosciuta a livello internazionale, e quantomeno come immagine sarebbe perfetta da presentare agli azionisti: un ruolo che richiederebbe vari tecnici alle spalle, così da coprire le lacune amministrative di Miyamoto, ma che non è da scartare. È vero che Shigeru ultimamente ha espresso il desiderio di lavorare con piccoli team composti da giovani, così da trasmettere il DNA creativo alle prossimi generazioni (un compito fondamentale, ora come non mai); è altrettanto vero però che, ormai lo sappiamo, la morte di Iwata (nelle tempistiche) è stata improvvisa e ha gettato Nintendo in un'emergenza. Se il direttivo glielo chiedesse, crediamo che difficilmente Miyamoto avrebbe il coraggio di rifiutare. L'ipotesi di Takeda è altrettanto credibile e forse ancora più solida: è leggermente più anziano di Miyamoto, è stato assunto e ha lavorato sotto Gunpei Yokoi, è all'interno dell'azienda dal 1971.

Ha sviluppato alcuni giochi (StartTropics, ad esempio), ma si è occupato principalmente della divisione hardware: è una delle menti principali dietro al progetto Wii (e della sua "decrescita felice", per usare una terminologia impropria), ha realizzato il control stick del Nintendo 64 e tanto altro ancora. Ci sono poi altre possibilità, e in molti hanno suggerito Eguchi: recentemente ha preso il posto di Miyamoto come manager EAD, è un ruolo prestigioso, creativo e impegnativo, ma dubitiamo possa divenire presidente Nintendo. Ha iniziato da poco un importante impegno amministrativo, deve ancora fare esperienza in questo ambito. Una scelta conservativa e del tutto opposta alla figura di Iwata - così da non entrare in competizione - potrebbe essere quella di Tatsumi Kimishima, che per ventisette anni ha lavorato in una banca giapponese prima di essere eletto a capo della Pokémon Company. Iwata si fidava di lui, tanto che nel 2013 è entrato nel consiglio di amministrazione, dopo essere stato presidente della divisione americana dal 2002 al 2006. Il suo nome sarebbe al contempo di esperienza (ha 65 anni) e di rottura, perché non è uno sviluppatore né hardware né software. Il caro vecchio Shibata dubitiamo abbia delle possibilità: è vero, è giapponese, parla inglese ed è a capo di Nintendo Europa. Ma non ha mai avuto diretti rapporti lavorativi col quartier generale kyotense, e quella crediamo sia una caratteristica imprescindibile.

Il nome più credibile secondo noi è Shinya Takahashi, che probabilmente avrete visto in giro all'ultimo E3. Ha parlato a nome dell'azienda, e su questioni calde come NX. È piuttosto giovane (52 anni), ha una carriera nello sviluppo di giochi (ha diretto Wave Race 64, ad esempio), ha lavorato sotto Miyamoto ed è stato spesso promosso da Iwata: nel 2004 è stato posizionato tra i manager SPD, a dirigere l'iniziativa Touch Generation. Negli ultimi anni, dato ancora più rilevante, la sua ascesa è stata costante: nel 2012 è stato nominato nominato general manager di SPD, e nel 2013 è entrato a far parte (come membro più giovane) del consiglio di amministrazione. È un nome da tenere in considerazione sia per l'attualità sia per il futuro: anche venga eletto un presidente per stabilizzare subito la situazione, come ad esempio Miyamoto, Takahashi potrebbe essere un erede plausibile entro pochi anni.

Quando?

Quando sarà nominato il quinto presidente della storia Nintendo? Difficile dirlo, ma studiando le tempistiche aziendali - posto che non venga annunciato prima - c'è una data che difficilmente potrà essere ignorata. Ci riferiamo al Q&A con gli azionisti alla fine del secondo quarto finanziario (al termine del primo vengono solamente comunicati i risultati), cioè intorno al 30 ottobre: lì Nintendo dovrà comunicare la propria posizione.

Che potrebbe anche essere quella di mantenere Takeda e Miyamoto ad interim per qualche altro mese, non lo escludiamo: in ogni caso ci saranno delle domande a riguardo, e sarebbe atipico presentarsi senza un nuovo presidente. Non impossibile, ma sicuramente atipico. Come abbiamo scritto poco fa, è possibile che venga anche eletta una forte figura di transizione, che dia fiducia in questo momento e mantenga la posizione per qualche anno: del resto i piani aziendali per la prossima generazione sono già stati elaborati, basta restare fedeli a quanto prospettato da Iwata (atteggiamento peraltro già confermato da Miyamoto). Insomma, per non "bruciare" Takahashi, uno tra Miyamoto o Takeda potrebbe divenire presidente per i prossimi quattro o cinque anni, così da seguire NX, l'ingresso nel mobile gaming e il debutto del progetto Quality of Life (che, oggi lo sappiamo, inizierà occupandosi di monitorare il sonno delle persone), per poi lasciare il trono a Takahashi (o a un altro giovane) e avviare definitivamente il nuovo corso. Per usare dei termini tanto cari ad Iwata, la missione del nuovo presidente nello "short" e nel "mid-term" è chiara: mettere in atto quanto già stabilito e progettato, seguire da vicino la nascita e il percorso di NX, dare stabilità alla nuova strutturazione interna (appena inaugurata). La vera sfida si prospetta, ovviamente, a lungo termine: non tanto per NX, ma per la generazione successiva. Uno dei tanti obbiettivi di Iwata era quello di definire il DNA Nintendo e tramandarlo così alle nuove generazioni: quei tre famosi pilastri segnalati prima, ovvero originalità, flessibilità e sincerità. Nei prossimi anni scopriremo se sarà riuscito anche in quest'ultima impresa. Noi speriamo tanto di sì.

#La Bustina di Lakitu

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