Da Warcraft a Hearthstone 67

Nel giorno del venticinquesimo compleanno, Blizzard è al centro di un cambiamento epocale

SPECIALE di Rosario Salatiello   —   08/02/2016

8 febbraio 1991. Per tanti è una data come un'altra, ma per i fan di Blizzard è quella in cui tutto ha avuto inizio. Warcraft, StarCraft e tanti altri titoli devono la loro esistenza a quel giorno ormai lontano in cui veniva fondata Silicon & Synapse, software house che cambiò poi nome in quello rimasto fino a oggi. Venticinque anni di vita, durante i quali la società con quartier generale a Irvine è riuscita a diventare una delle più longeve in circolazione in ambito videoludico, raccogliendo sotto la sua bandiera un numero enorme di affezionatissimi fan che ancora oggi continua a venerare le sue opere. Inevitabile quando si parla di capolavori del calibro di quelli che abbiamo citato in apertura, giochi sui quali il mito di "mamma" Blizzard ha affondato radici che puntano dritte al cuore del classico PC gaming degli anni '90. Ma un quarto di secolo in ambito tecnologico è piuttosto lungo, e durante la sua vita l'azienda guidata da Mike Morhaime si è ritrovata anche davanti all'obbligo di rinnovarsi per continuare a scrivere la storia. Guardando alla Blizzard del 2016, possiamo dire che l'ha fatto con successo, anche se la fase di cambiamento è tutt'altro che terminata: approfittando di questo compleanno speciale, vogliamo vedere un po' più da vicino com'è cambiata nel corso del tempo questa software house, e come continuerà a farlo nei prossimi tempi. Quale momento migliore per affrontare una discussione del genere, se non quello in cui il prodotto di punta di chi ha creato mostri sacri come Warcraft e StarCraft è un gioco di carte che ha costruito la sua fortuna su mobile?

Festeggiamo insieme a Blizzard il suo quarto di secolo dando un'occhiata alla sua trasformazione!

Se dici Blizzard, dici PC

Di software house di successo ne esistono anche altre, ma sono in poche quelle che come Blizzard possono vantarsi di aver definito con il loro lavoro l'identità del gioco su PC. Sin dalla sua nascita, lo studio è cresciuto di pari passo con questa piattaforma, aiutandola ad affermarsi grazie a titoli come Warcraft, uscito nel 1994. Per tutti gli anni '90, giocare su PC spesso voleva dire giocare a opere realizzate da Blizzard, e viceversa.

Insieme agli shooter in prima persona, StarCraft e Diablo erano tra i principali motivi di vanto per chi difendeva la sacra coppia costituita da mouse e tastiera, anche in anni in cui la prima PlayStation imperversava sul mercato. Il fascino delle ambientazioni dei titoli targati Blizzard faceva il resto, trasportando i fan in mondi magici dove vivere mille avventure, come accaduto anche e soprattutto con World of Warcraft, ancora oggi il lavoro più imponente che sia mai stato realizzato da Blizzard. Il gioco uscito nel 2004 può essere visto per certi versi come una prima piccola trasformazione del team, dettata dai cambiamenti introdotti anche in ambito videoludico dalla diffusione di Internet. Se Warcraft III aveva già trovato enorme fortuna online, l'ingresso in un genere nuovo e complesso come quello dei giochi di ruolo online mostrava la volontà di Blizzard di andare incontro a nuove sfide. "Ci piace rompere le regole dei generi", avrebbe dichiarato un decennio dopo Kent-Erik Haggman, designer di Heroes of the Storm, e questo per Blizzard è stato sempre vero, anche se prendendosi pochi rischi. Gli sviluppatori di StarCraft e compagnia hanno infatti dimostrato storicamente di essere un po' restii dall'uscire da quella che gli inglesi chiamerebbero la loro "comfort zone", andando sul sicuro anche quando venivano esplorati nuovi territori. In quest'ottica rientra World of Warcraft, che ha rappresentato di sicuro una novità per Blizzard, ma in condizioni di rischio contenuto: il gioco di ruolo arrivava su PC, la piattaforma di sempre, strizzando l'occhio sia alla base di fan innamorata dell'ambientazione di Warcraft, sia a chi non aveva ancora dichiarato amore a un altro titolo del genere dopo il declino di Ultima Online. Nel corso dei primi anni 2000, la reputazione di Blizzard è stata dunque quella di essere diventato un team conservativo, che basava ormai il proprio lavoro sulla capacità di rifinire (in modo eccelso) quanto già fatto in passato. Per vedere una mossa un po' più rischiosa bisognerà aspettare fino al 2012, anno di uscita di Diablo III: il terzo capitolo della saga ha portato con sé delle scelte sbagliate (qualcuno ha detto casa d'aste?) che in pochi si aspettavano da parte di Blizzard, ritrovatasi costretta a tornare poi sui propri passi dalle feroci polemiche sollevate dai giocatori. Per la prima volta, anche i fan più affezionati mettevano in seria discussione le capacità di Blizzard di riuscire a rinnovarsi davvero.

La bussola BlizzCon

Per avere un'idea della direzione presa da Blizzard negli ultimi anni, il modo più efficace è dare uno sguardo all'evoluzione del BlizzCon. A partire dalla sua prima edizione, risalente al 2005, la convention è diventata una tradizione per i fan che accorrono all'evento in numero sempre crescente. Un contatto diretto tra sviluppatori e pubblico, senza filtri, degno di un concerto rock dove le persone sul palco vengono acclamate come se fossero dei novelli Freddie Mercury, solo che invece di raccogliere ovazioni attaccando We Will Rock You, lo fanno presentando nuove carte per Hearthstone.

A dominare la scena per anni è stato World of Warcraft con le sue espansioni, accolte da un tripudio di urla e applausi dai presenti, ma proprio l'edizione del 2015 ha dimostrato in modo inequivocabile che qualcosa è cambiato. Non in termini di entusiasmo, visto che l'orgasmo collettivo ha comunque avuto luogo, ma per qualcosa di diverso: l'occasione è stata appunto quella della presentazione delle carte aggiuntive della Lega degli Esploratori di Hearthstone, che ha rubato la scena principale dell'ultima BlizzCon alla sesta espansione di World of Warcraft, Legion, anch'essa presente all'evento. In quest'ultimo caso, mantenendo l'analogia col mondo della musica, è sembrato quasi di assistere al concerto organizzato presso la sagra di paese con le vecchie glorie del passato: non che la platea fosse disinteressata a quanto mostrato, ma è apparso evidente che parte della magia di cui parlavamo stia un po' svanendo. Un calo fisiologico, per affrontare il quale Blizzard ha deciso di rivolgersi a un pubblico più ampio, sentendo la necessità di coinvolgere anche nuove generazioni di giocatori. Come i nuovi fan di Star Wars celebrano Finn e Rey mentre i vecchi continuano a idolatrare Luke e Han Solo, chi entra oggi nel mondo di Blizzard venera Hearthstone, Heroes of the Storm e a breve Overwatch, mentre i vecchi continuano a riservare il loro cuore a Warcraft, StarCraft e Diablo. Questo non vuol dire che gli amanti della produzione Blizzard degli anni '90 non possano apprezzare le novità proposte, anche grazie alla dimostrazione da parte dello studio di non voler dimenticare la propria identità. Per il momento, l'abilità principale degli sviluppatori è stata infatti quella di dare una nuova forma a ciò che era vecchio, trasformando la mitologia di World of Warcraft nella base di un gioco di carte come Hearthstone, o facendo sì che i Lost Vikings diventassero l'emblema della volontà di rompere le regole dei MOBA grazie alla loro introduzione in Heroes of the Storm. Quando arriverà, Overwatch meriterà un discorso a parte, visto che sarà il primo vero segno di rottura col passato: per il momento, lo shooter ci fa guardare a questo 2016 come l'anno in cui Blizzard dovrà prendere coscienza della sua nuova identità: saranno i giocatori vecchi e nuovi, insieme, a deciderla.