Un break dalla recensione  189

Manca pochissimo all'arrivo nei negozi di Quantum Break e noi abbiamo potuto provare i primi livelli di gioco: ecco le nostre impressioni

PROVATO di Pierpaolo Greco   —   21/03/2016

Siamo ben consapevoli che di Quantum Break abbiamo detto veramente tanto in passato tra articoli di anteprima, approfondimenti, speciali e ovviamente decine di news ma non possiamo fare a meno di dedicarci al progetto di Remedy Entertainment ogni volta che capita una qualche occasione per parlarne. D'altra parte è la nuova proprietà intellettuale di una software house che ha saputo dare tanto al nostro mercato, tra quel personaggio meraviglioso che fu Max Payne e l'incredibile svolta visionaria horror e narrativa che risponde al nome di Alan Wake.

E allo stesso tempo è anche uno dei titoli più attesi della console di Microsoft che, soprattutto in questo periodo, sta faticando moltissimo a sopravvivere e a farsi notare in un mercato che sembra aver già eletto in modo schiacciante il vincitore di questa generazione. Quantum Break è quindi un videogioco che si carica sulle spalle diversi compiti ardui e complicati: far sentire i possessori di Xbox One dei privilegiati avendo tra le mani questa esclusiva (nell'ambito delle console); convincere i "Sonari" a guardare anche l'altra console presente sul mercato e magari cominciare a pensare seriamente all'acquisto alla luce di un'ipotetica supremazia dei titoli disponibili da un punto di vista qualitativo e quantitativo. E come se tutto questo non fosse già abbastanza, è anche il gioco della discordia tra "PCisti" e "Boxari": due famiglie che a lungo sono rimaste alleate ma che di recente, in seguito alla scelta di Microsoft di allargare il suo ecosistema in modo geniale ed estremamente promettente a parere di chi scrive, si sono sentite tradite o poco considerate in favore del dio denaro. Ma per discutere di tutte queste considerazioni ci sarà tempo in futuro, ora ci interessa focalizzarci interamente sul gioco e su quello che abbiamo potuto finalmente provare con mano. Grazie al codice per la recensione ricevuto con un buon anticipo abbiamo infatti già trascorso diverse ore in compagnia di Quantum Break e siamo quindi pronti a descrivervi le nostre prime impressioni. Purtroppo un embargo estremamente restrittivo ci impedisce di scendere troppo nei dettagli e di parlare dei livelli più avanzati e ci lascia con le mani legate anche per quanto riguarda l'aspetto narrativo del gioco. Per questi motivi ci concentreremo al massimo su quello che abbiamo scoperto e sperimentato del gameplay.

Abbiamo passato una manciata di ore con Quantum Break e ci ha già convinto (con qualche riserva)

Più shooter o più esplorativo?

Quantum Break tradisce la sua anima di shooter fin dai primissimi minuti di gioco: il tutorial si esaurisce in pochi attimi e dopo una lunga introduzione che ci permette di conoscere il nostro antagonista Paul Serene, interpretato con maestria da Aidan Gillen, e il fratello del protagonista William Joyce, che ha le fattezze di Dominic Monaghan, e soprattutto di cominciare a esplorare le dinamiche narrative che li lega, ci ritroveremo con una pistola in mano pronti a esplodere i primi colpi.

Come nella più classica tradizione degli action in terza persona, non mancano le coperture solo che in questo caso sono completamente automatiche e vedranno Jack Joyce, il protagonista basato sull'attore Shawn Ashmore, "attaccarsi" a qualsiasi ostacolo o riparo abbassandosi in modo dinamico e contestualizzato. Manca tuttavia la possibilità di passare al volo da un riparo al successivo con la pressione di un tasto oppure di girare un angolo senza perdere la copertura o ancora di scavalcare rapidamente un elemento dello scenario così come non è possibile abbassarsi in modo manuale. Sono tutte interazioni che in Quantum Break sono state evidentemente eliminate per accelerare l'azione, ma che lasciano un po' spaesati inizialmente perché il giocatore le dà ormai per scontate. È emblematico in questo senso l'assenza di una schivata o di una capriola che permetta a Jack di spostarsi lateralmente in un attimo, o la mancanza di un colpo in mischia per tenere a bada gli avversari che ci raggiungono. In pratica l'unico tasto utilizzabile che non sia legato a un potere oppure all'uso delle armi, riguarda il salto. Si capisce, insomma, quanto i ragazzi di Remedy si siano impegnati per spostare più in alto l'asticella del divertimento e dell'immedesimazione in uno shooter nel preciso tentativo di rompere con il passato rappresentato da Alan Wake, riavvicinandosi maggiormente a quella frenesia e coinvolgimento tipici dei primi due Max Payne. Se effettivamente questo obiettivo è stato raggiunto non possiamo ancora dirlo essendo il nostro giudizio veramente troppo prematuro ma forse, per raggiungere concretamente questo traguardo, a nostro parere si sarebbe dovuto lavorare maggiormente anche sulle animazioni e la risposta ai comandi di Jack che ci è sembrato eccessivamente legnoso anche nelle sequenze di combattimento più avanzate, quelle dove avevamo a nostra disposizione tutti i poteri. Questa pesantezza del protagonista è particolarmente evidente nelle sequenze più adventure ed esplorative, quelle dove dovremo focalizzarci sull'analisi dello scenario per trovare la via di uscita o raggiungere un determinato punto di interazione, solitamente subito dopo o subito prima di un combattimento. In questi momenti dovremo comandare Jack sfruttando al massimo le sue abilità atletiche per risolvere una serie di banali enigmi ambientali o semplicemente attraversare la verticalità dell'ambiente talvolta utilizzando le abilità del protagonista per riavvolgere il tempo e ricostruire delle sezioni crollate o sfruttare la distruzione degli oggetti per raggiungere punti altrimenti al di fuori della nostra portata.

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Le sabbie del quanto

E visto che abbiamo citato in così tante occasioni le capacità particolari di Jack Joyce entriamo nel dettaglio di questo aspetto di Quantum Break, che rappresenta poi l'elemento più innovativo o comunque originale del gioco. Per una serie di vicissitudini della trama che non possiamo anticipare ma che sono facilmente immaginabili, il nostro alter ego si ritrova con una serie di poteri tra le mani, letteralmente. Già alla fine del primo atto dei cinque che comprendono il gioco, li avremo tutti a nostra disposizione e andranno ad occupare i due dorsali e altrettanti pulsanti frontali, in un paio di casi anche con differenti funzioni in base a quanto a lungo si preme il tasto.

Ce ne sono alcuni piuttosto semplici nelle loro conseguenze sul gameplay, come la possibilità di evidenziare sul televisore armi, munizioni, nemici e collezionabili, oppure il classico scudo che ci mette al riparo per alcuni attimi dai colpi degli avversari consentendoci di recuperare l'energia vitale, assolutamente automatica come praticamente ogni action in terza persona delle ultime due generazioni. Ma ce ne sono almeno altri due più incisivi che tendono a definire maggiormente lo stile dei combattimenti di Quantum Break, evidenziando la connessione con il passato dello sviluppatore. Da un lato troviamo lo sprint che ci permette di attraversare con enorme rapidità un piccolo spazio all'interno dello scenario e consentendoci, una volta arrivati a destinazione, di mirare i nemici rallentando il tempo per alcuni attimi. Una sorta di "bullet" time ma utilizzabile meno di frequente (tutti i poteri hanno un tempo di ricarica) e soprattutto meno incisivo nel gameplay. Infine abbiamo la possibilità di creare una piccola bolla al cui interno il tempo viene bloccato per paralizzare sia gli elementi di uno scenario (e la feature sarà utilizzata in diversi puzzle ambientali) sia i nemici. In questo modo potremo sparare una serie di colpi che raggiungeranno il bersaglio solo una volta terminato l'effetto e ovviamente potremo sfruttare questo potere anche per generare esplosioni o guadagnare tempo in momenti particolarmente critici tenendo lontani gli avversari più ostici. In tutti i casi, i singoli poteri non definiscono in modo specifico le sparatorie di Quantum Break e quindi la sua componente action, ma concorrono a renderlo estremamente peculiare soprattutto in termini di frenesia e rapidità e il tutto si ricollega a quanto abbiamo dichiarato all'inizio. La nuova opera di Remedy funziona veramente bene quando si inizia a sparare: diverte e coinvolge in un ritmo che sembra quasi tipico degli sparatutto in prima persona più che di quelli con visuale dall'esterno del protagonista. Ed è quindi un peccato che questa ritmicità sia in parte smorzata dal peso forse eccessivo dei comandi e delle animazioni del protagonista e dal particolare ritmo del gioco che vede questo alternarsi costante e forse un po' prevedibile di momenti in cui si esplora e sezioni in cui si spara. Ma è fondamentale evidenziare che l'abbiamo giocato ancora veramente troppo poco per esprimerci in giudizi più approfonditi. Ci interessa però, in questa fase, evidenziare che il gioco non è solo strapieno di collezionabili che approfondiscono in modo molto interessante la storia, ma che servono anche a potenziare i poteri di Jack con l'ausilio di alcune particelle chronon che potremo raccogliere e spendere. E inoltre serviranno anche ad alterare in parte la narrativa del gioco.

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Previously on Quantum Break

Sì perché un elemento a lungo annunciato e mai svelato fino in fondo è proprio la serie TV che approfondisce l'aspetto narrativo del gioco, anzi lo definisce. Da quel poco che abbiamo visto e che possiamo descrivere, ogni atto del gioco è composto da tre parti in cui saremo ai comandi di Jack Joyce e si conclude con un cosiddetto Punto di Svolta dove invece vestiremo i panni di Paul Serene, l'antagonista.

Durante queste brevi sezioni, dovremo prendere una decisione che avrà ripercussioni sia sulla normale prosecuzione dei livelli sia sulle lunghe, lunghissime sequenze filmate che fungeranno da epilogo a ogni atto e allo stesso tempo da prologo a quello successivo. A tutti gli effetti ci troviamo di fronte a una serie televisiva sia in termini di recitazione che di qualità produttiva. La cosa veramente particolare e peculiare è che troveremo gli stessi identici attori che "recitano" anche all'interno del gioco avendo prestato tutti le proprie fattezze fisiche ai vari protagonisti e comprimari e tutto questo contribuisce a legare fortemente le due parti. È ovvio che dobbiamo ancora ben capire dove andranno a parare tutte queste storie e soprattutto se la componente filmica aggiunge effettivamente qualcosa al gioco o se ci costringerà per tutti e quattro gli episodi ad assistere passivamente a più di venti minuti di puntata. Per ora l'idea ci è piaciuta e ci è sembrata realizzata ottimamente (escludendo alcune scene girate negli interni che danno una sensazione di produzione a basso costo). Lo stesso possiamo dire dell'aspetto tecnico di Quantum Break. Pur non scendendo nel dettaglio essendo il nostro giudizio davvero prematuro, possiamo dire con assoluta tranquillità che il gioco è veramente un gran bel vedere.

Stabile nel frame rate, per quanto ancorato ai 30 frame per secondo al massimo, il gioco stupisce per un'eccellente gestione delle luci e dei particellari, evidente eredità dello splendido lavoro svolto anni fa con Alan Wake e per l'ottima distruttività degli ambienti e degli elementi di interazione dello scenario. Proprio gli ambienti ci sono sembrati realizzati ottimamente, specie gli interni, insieme a tutti i personaggi che brillano per la loro recitazione e per le eccellenti animazioni, un po' di legnosità a parte. Veramente molto buono anche il doppiaggio in italiano che ci è apparso particolarmente ispirato pur presentando gli immancabili problemi di missaggio e volume che purtroppo affliggono anche le produzioni più importanti. In conclusione, questa prima prova di Quantum Break ci ha convinto pur lasciandoci con qualche dubbio che andremo sicuramente ad approfondire in occasione della recensione su cui stiamo già lavorando e che troverete su queste pagine il primo aprile. Fino ad allora, ricordatevi che potrete scoprire ogni altro elemento del gioco seguendo anche la nostra approfondita produzione video.

CERTEZZE

  • Le sparatorie sono molto frenetiche e i poteri aiutano in questo senso
  • Tecnicamente molto bello da vedere soprattutto nella gestione delle luci
  • La storia sembra molto interessante ed è narrata splendidamente...

DUBBI

  • ...anche se rimaniamo dubbiosi sulla reale utilità della simil serie TV
  • Il protagonista è un po' troppo pesante da comandare