RiME e gli altri: oltre il semplice videogioco 33

Talvolta oltre al gioco c'è di più: alcune opere colpiscono anche per la capacità di trasmettere un messaggio

SPECIALE di Davide Spotti —   26/02/2018

Ultimamente si fa un gran parlare delle esperienze ludiche focalizzate in modo esclusivo sull'interazione multiplayer e questo crescente dibattito sta sostanzialmente andando a costituire due fazioni contrapposte. Da un lato chi ancora chiede a gran voce la realizzazione di nuove storie, la scoperta di nuovi personaggi carismatici e quel senso di immersione che solo una modalità single-player realizzata con tutti i crismi può garantire. Dall'altro cresce a macchia d'olio il desiderio di tuffarsi nell'interazione online, andando ad alimentare il bacino di quei giochi come servizio di cui Playerunknown's Battlegrounds è ormai diventato in senso assoluto il cavallo di razza. A fare da sfondo a questa contrapposizione tra due modi diametralmente opposti di intendere il medium, si staglia quel mare magnum di polemiche, confronti e illazioni che ha avuto per oggetto le nuove politiche commerciali delle major videoludiche, tra microtransazioni, meccanismi pay to win e l'ormai celeberrima diatriba delle casse premio. I cambiamenti di prospettiva e le nuove tendenze appena citate hanno portato persino a interrogarsi sull'effettiva capacità delle esperienze di gioco più tradizionali di salvarsi da una sorta di effetto tsunami che sembrerebbe in procinto di travolgerle.

Considerazione che peraltro non tiene conto di un fatto oggettivamente incontrovertibile, ovvero che il settore vanta ormai un'estensione e una stratificazione tali da rendere difficile ragionare per macrocategorie o per assoluti. L'ampio cappello introduttivo ci serve per inquadrare una realtà del mondo dei videogiochi che, a prescindere dai molti cambiamenti in atto sul mercato di massa, continua a sfornare opere di qualità, che per giunta non si prefiggono semplicemente di renderci partecipi di una storia, ma cercano anche di andare oltre e di farsi portatrici di un messaggio, talvolta mantenendo un forte imprinting interattivo, in altri casi sfumando questa prerogativa in funzione di obiettivi molto circoscritti. Chi si è appassionato alla materia sa bene che i titoli per cui varrebbe la pena spendere più di qualche parola sono molti. Ecco perché abbiamo preferito optare per una selezione ponderata sulla base della nostra personale esperienza degli ultimi anni, provando a cristallizzare una sorta di diapositiva delle opere che hanno fatto presa proprio in virtù della loro diversità; opere frutto di una ricerca che potremmo definire a tutti gli effetti autoriale, un concetto che fin troppo spesso viene considerato avulso dal panorama del videoludo, ma che di nuovo sembra figlio di un'analisi troppo monocromatica di una realtà che al contrario è sempre più liquida, diversificata e complessa.

Cosa c'è al di là del concetto tradizionale di videogioco?

Logicamente, proprio in virtù del fatto che la selezione di queste opere è frutto dell'opinione di chi scrive, il pezzo non ha affatto la pretesa di essere una trattazione esaustiva e sistematica sul tema dei videogiochi portatori di un messaggio. E del resto non potrebbe essere altrimenti, se consideriamo che negli ultimi dieci anni il fiorire del mercato indie e la crescita esponenziale del segmento digitale ha dilatato sempre di più l'offerta, al punto da rendere più complicato effettuare analisi sistematiche ed inclusive. Abbiamo preso come riferimento un numero cospicuo di titoli, ma ce ne sarebbero anche altri che, per un motivo o per l'altro, meriterebbero di essere presi in considerazione. In tutte queste avventure, dove spesso l'emotività viene lasciata a briglia sciolta, il messaggio divulgato finisce per trascendere la semplice interattività, ma grazie ad essa può esprimersi in modo più ragguardevole rispetto a quanto accade altrove. Sia chiaro, non si tratta di un'operazione immediata, né tantomeno di un una prerogativa alla portata di qualsiasi studio di sviluppo, perché fondamentalmente servono idee valide, guizzi creativi e tanta voglia di mettersi in gioco senza percorrere i sentieri più battuti. Quando quel senso di coinvolgimento, di vicinanza a vicende, luoghi e personaggi assume un valore ancora più intimo e speciale per chi ha avuto la curiosità di addentrarvisi senza pregiudizio, è proprio allora che la definizione tradizionale di videogioco inizia a calzare stretta, travalicando quelle che generalmente sono le dinamiche ludiche più abusate e tradizionali. E badate bene, là fuori troverete sempre qualcuno che afferma di non gradire questa deriva "artistica" - per così dire - del mezzo.

Quel qualcuno vi dirà anche che i videogiochi devono limitarsi a divertire e intrattenere, che la risposta più ovvia sta tutta nel significato letterale del vocabolo definisce la loro natura. Beh, lasciateci dire che chi ancora adesso si fa portatore di questo modo d'intendere l'interazione sbaglia. Sbaglia perché un approccio non esclude l'altro. Sbaglia perché quel senso di diversità e di trasversalità è al contempo una qualità e un tratto distintivo potente di tutte le altre forme d'espressione creativa dell'essere umano, dalla letteratura al cinema, passando per la musica. Sbaglia perché una volta tanto è così bello potersi dimenticare del tradizionale sparatutto o del gioco sportivo sulla bocca di tutti, per perdersi in qualcosa di completamente avulso dalle logiche trite e ritrite che fanno parte del mercato mainstream. Talvolta si dimostra del tutto inaspettato, in altri casi è semplicemente qualcosa al di fuori da qualsiasi altro modo di intendere il medium. Non è soltanto una questione di contenuto, non è nemmeno quel desiderio di trovare una sorta di legittimazione della propria passione viscerale agli occhi di chi ancora filtra il videogioco con lenti superficiali e non prive di pregiudizio. È ben di più: è quella voglia quasi ancestrale di vivere il piacere dell'inaspettato e della scoperta, è quella brama di essere resi partecipi di una realtà alternativa che faccia riflettere o che vada a toccare le corde dell'animo umano provando a concentrarsi su dei ben precisi canali emotivi. In sintesi, se vi sembra di appartenere a quella categoria di giocatori che adora sperimentare un certo tipo di interattività messa al servizio di un messaggio da veicolare, i titoli cui faremo riferimento nel prossimo paragrafo non dovrebbero affatto mancare nella vostra ludoteca personale.

Da RiME a Journey, passando per Hellblade

Negli ultimi anni Journey è stato una sorta di portabandiera per un certo modo di trasmettere determinate sensazioni all'interno di un'opera interattiva, proponendo un'ermetica ma efficacissima riflessione sulla ciclicità della vita, sul fatto che non conti più di tanto l'obiettivo che si ha davanti, ma piuttosto la strada che dev'essere compiuta per raggiungerlo. Dovendo riflettere sul valore dell'amicizia non si può non pensare a The Last Guardian, ultima fatica del geniale Fumito Ueda e del Team ICO, che a dispetto delle indiscutibili problematiche di natura tecnica ha avuto il pregio di emozionare con un racconto silente in cui il rapporto tra due entità così diverse tra loro è unito dall'importanza della condivisione e del viaggio. Facendo leva su sentimenti non molto dissimili abbiamo apprezzato anche RiME, disponibile questo mese su PlayStation Plus, l'avventura a base di puzzle sviluppata dal team spagnolo Tequila Works. Pure in questo caso la narrazione implicita è stata messa al servizio di un gameplay interessante e propositivo, ricco di pathos e di quell'alone di mistero che verrà dipanato solamente al termine del viaggio.

Un altro titolo dello scorso anno che ha dimostrato di avere alle spalle un lavoro creativo e di ricerca non indifferente è Hellblade Senua's Sacrifice. Sotto la guida visionaria di Tameem Antoniades, Ninja Theory è riuscita a sfornare un'opera dotata di una carica autoriale come poche altre nel settore. L'uso così particolare delle immagini, l'oscurità e il simbolismo che accompagnano il tormentato viaggio della giovane Senua è stata una sorpresa e una rivelazione più che gradita. Ma in un pezzo in cui si discute di messaggi, non si può non fare un passo indietro e riservare un angolo della propria memoria a BioShock, opera magna di Ken Levine e dell'ormai defunta Irrational Games. Sono già passati più di dieci anni dalla prima discesa nelle profondità di Rapture, eppure ne conserviamo un ricordo ancora bello nitido e ricco di suggestioni. Ancora oggi primeggia per complessità, citazioni e richiami filosofico-culturali, pur mantenendo una struttura tradizionale sul fronte dell'interazione mediante le dinamiche tipiche degli sparatutto in prima persona. Sulla scorta delle idee propugnate dalla scrittrice e filosofa americana Ayn Rand, Bioshock rappresenta soprattutto la fallace caducità degli idealismi umani, schiacciati loro malgrado sotto al peso elefantiaco di egoismi e opportunismi di ogni sorta. Sempre restando in tema di concetti filosofici applicati secondo logiche interattive, il geniale The Talos Principle potrebbe suonare noto ad alcuni, ma in questo specifico ambito meriterebbe di essere citato anche il ben più sconosciuto Everything, visionaria opera dai contorni esistenzialisti concepita dall'artista David O'Reilly, un arguto omaggio ai misteri del cosmo dove la ciclicità dell'esistenza in tutte le sue forme assume un ruolo chiave, sulla scorta del pensiero zen propugnato dal filosofo inglese novecentesco Alan Watts.

E che dire della rappresentazione dei conflitti armati? Come sappiamo la guerra è uno degli scenari per eccellenza quando si parla di videogiochi, ma qualcuno ha provato a porsi in un'ottica diametralmente diversa rispetto a quella che ci si sarebbe potuti aspettare: è il caso dell'ottimo This War of Mine, interessante survival con elementi gestionali che prova a porre il giocatore in una situazione antitetica rispetto a quella del soldato tutto d'un pezzo impegnato al fronte, rappresnetando la complessa situazione di alcuni civili costretti a sopravvivere in un territorio altamente compromesso dall'imperversare di un conflitto. Si può però individuare qualche esperimento virtuoso anche rovesciando la medaglia e tornando a parlare del campo di battaglia in senso stretto. In questo senso l'esempio che può tornare utile è quello di Spec Ops: The Line. Passato abbastanza in sordina all'epoca della sua uscita, lo shooter in terza persona di Yager Development trae ispirazione dal romando di Joseph Conrad intitolato "Cuore di tenebra" e offre una lettura matura dei conflitti, molto più di quanto non abbiano fatto nel corso del tempo altri titoli concorrenti di maggiore successo. Chi ha avuto l'occasione di viverla ricorderà senz'altro una delle sequenze di maggiore impatto del gioco, dove il protagonista si imbatte nei cadaveri inermi e carbonizzati di alcuni civili massacrati con il fosforo bianco, tra cui una madre che cercava invano di proteggere il figlioletto. E non dimentichiamoci nemmeno di Valiant Hearts, riuscita parentesi virtuosa di Ubisoft in cui si raccontano le difficoltà e le sfide affrontate dagli uomini al fronte durante le Prima Guerra Mondiale. Il valore dell'amicizia è stato un elemento cardine di Life is Strange, avvenutra di Dontnod dove il rapporto tra le protagoniste viene correlato alla tematica del tempo che scorre, sintomo del desiderio incessante dell'uomo di poter intervenire con una sorta di colpo di spugna per correggere o modificare tutti gli errori commessi.

Rimanendo in tema di rappresentazione virtuosa del fluire del tempo vale la pena ricordare anche Braid, il visionario capolavoro partorito dalla geniale mente di Jonathan Blow, che peraltro tra pochi di mesi si appresta a celebrare i dieci anni dal lancio su Xbox Live. Di nuovo legata a questo, ma da un'altra prospettiva, citiamo anche To the Moon, dove la tematica viene scandagliata nell'ottica di chi ha ormai quasi esaurito il proprio viaggio sulla Terra e proprio per questo viene reso partecipe di un sogno, un ultimo momento di pace prima di passare a miglior vita. Da ultimo vale la pena richiamare anche quella piccola perla di What Remains of Edith Finch, la struggente avventura di Giant Sparrow che indaga con una certa grazia il tema dei rapporti famigliari, sfruttando come si deve la componente narrativa al solo scopo di raccontare una storia toccante e non priva di sorprese. Questi sono per l'appunto solo alcuni degli esempi da noi scelti, pertanto adesso tocca a voi indicare quali altri titoli aggiungereste all'elenco. Fatecelo sapere qui sotto nei commenti!

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