Shuntaro Furukawa, il sesto presidente Nintendo, l'ultimo asso di Iwata - La Bustina di Lakitu 29

Chi è, e perché è stato scelto, il nuovo presidente Nintendo?

RUBRICA di Alessandro Bacchetta   —   12/05/2018

Alzi la mano chi si aspettava che Kimishima si sarebbe dimesso quest'anno; be', sì, un po' era prevedibile. Che sarebbe stata una presidenza di transizione, vista l'età del soggetto, era pronosticabile; magari non nei modi e nei tempi in cui questo passaggio è avvenuto, ma comunque non è stata una vera e propria sorpresa. Adesso alzi la mano chi si aspettava che Shuntaro Furukawa sarebbe stato il suo successore. Ecco, nessuno; e se avete elevato il braccio rimettetelo a posto, perché non vi crediamo. Chiunque segua le vicende interne Nintendo, che spesso vengono documentate come se a Kyoto si svolgesse un conclave, con Miyamoto e compagni in abito talare e Bowser a emettere fumate bianche o nere, sa benissimo che il "cardinale" più quotato per il post-Kimishima era Shinya Takahashi, classe '63, attualmente responsabile di tutta la produzione software Nintendo, nonché membro del consiglio di amministrazione (condizione apparentemente necessaria per essere eletto presidente).

Takahashi, il futuro presidente?
Shinya Takahashi, general manager di EPD

Il motivo è piuttosto semplice: pur non trovando diretti epigoni, per carriera o caratteristiche, Takahashi era la figura più assimilabile a quella di Iwata. Ha assunto negli anni ruoli polimorfi, passando dalla direzione alla produzione di singoli progetti, divenendo poi il manager dell'intera SPD, fino a mantenere l'incarico dopo la fusione con EAD. La sua ascesa non è stata comune, perché ha allargato la sua sfera di responsabilità all'ambito manageriale, perché è stata molto veloce, ma soprattutto perché è stata accompagnata nel 2015, appena prima che morisse Iwata, dall'entrata nel consiglio di amministrazione. Anche noi abbiamo scritto più volte che Nintendo avrebbe avuto in Takahashi e Koizumi i successori di Iwata e Miyamoto, poiché a quello sembravano destinati i due, per meriti e recenti promozioni. E invece no. Non solo avevamo sbagliato a cercare un nuovo Iwata, ma Iwata stesso aveva capito benissimo che non ci sarebbe stato un altro Miyamoto. E ha agito di conseguenza.

Shigeru Miyamoto
Shigeru Miyamoto, mister Nintendo

Furukawa, il sesto presidente Nintendo

Quando morì Satoru Iwata era difficile intuire cosa sarebbe successo; adesso, a quasi tre anni di distanza, abbiamo le idee un po' più chiare su cosa sia davvero accaduto. Il quarto presidente della storia Nintendo da tempo sapeva di essere malato e, non escludendo alcuna possibilità, avrà fatto il possibile per garantire un futuro roseo all'azienda. È altrettanto certo tuttavia che la sua scomparsa, nei tempi, sia stata del tutto improvvisa; del resto pare abbia lavorato fino alla sera prima del tragico evento. Nintendo quindi si è trovata a fronteggiare una situazione d'emergenza, e la nomina dell'esperto Kimishima, scortato da Miyamoto e Takeda, è arrivata di conseguenza. Come dicevamo, Iwata prima di morire ha inserito Takahashi nel consiglio di amministrazione; tuttavia, e all'epoca era difficile notarlo, ha compiuto anche un'altra mossa. Ha messo Furukawa a capo del Corporate Planning Department, lo stesso ruolo ricoperto da Iwata negli anni precedenti alla nomina come presidente.

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Shuntaro Furukawa, da giugno sarà il sesto presidente Nintendo

Del passato di Furukawa non sappiamo granché: di sicuro è stato assunto da Nintendo a ventidue anni, e cioè nel 1994. Prima di essere promosso Outside Director nel consiglio di amministrazione della Pokémon Company (nel 2012), ha lavorato almeno dieci anni in Europa, in particolare in Francia e Germania, occupandosi di management e makerting, imparando a conoscere mercati diversi da quello giapponese e, soprattutto, apprendendo bene l'inglese (come riportato da vari giornalisti, Furukawa parla inglese "fluidamente"). Nel giugno del 2016 è stato inserito da Kimishima all'interno del consiglio di amministrazione Nintendo, e nel settembre dello stesso anno ha iniziato a ideare e comporre la campagna marketing di Switch che, ora lo possiamo dire, è stata indubbiamente un successo. Diventerà presidente dal prossimo giugno, a quarantasei anni. Ecco, vedete dov'era la falla? Iwata sapeva di essere lui stesso un'anomalia, un presidente strano, un vecchio sviluppatore - nonché programmatore - estremamente intelligente e dotato anche in ambito manageriale; non era lecito né sensato immaginare che un simile CEO potesse originare un archetipo. Il suo successore conosce i videogiochi, ma le sue capacità risiedono in ambito amministrativo; del resto è laureato in Scienze Politiche ed Economiche. Iwata aveva anche capito che non solo lui, ma anche (e soprattutto) Miyamoto non sarebbe stato sostituibile. E così ecco Takahashi e Koizumi: non un duo destinato a rimpiazzare il precedente, ma una coppia designata a colmare il vuoto lasciato da un solo uomo. Miyamoto fino a pochi anni fa si occupava sia della produzione dei singoli giochi/hardware, sia dell'area software in generale; adesso, anche per la maggiore ampiezza dei progetti, era necessario dividere i compiti.

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Passaggio di consegne

L'ultima mossa di Iwata

Kimishima ha svolto egregiamente il suo compito. Ha dato serietà e stabilità all'azienda, e ha continuato con sicurezza - per sua stessa ammissione - a sviluppare i piani di Iwata. Senza, in sostanza, che nessun giovane si prendesse responsabilità eccessive in un momento così delicato; perché Switch è la console della New Wave Nintendo, creativamente è davvero figlia della nuova generazione, però sarebbe stato eccessivo, in un contesto talmente importante, delegargli anche la presidenza. Ma quali erano i piani di Iwata? Be', innanzitutto garantire un futuro all'azienda, ammodernando stabilimenti e strutture. Da anni, dalla fine dell'epoca Wii, Iwata cercava di rendere più dinamico lo sviluppo dei videogiochi: il tutto unificando i team precedentemente relegati a una sola dimensione (fissa e/o portatile), e promuovendo la collaborazione tra divisione software e hardware. Adesso a Kyoto tutti i creativi lavorano alla nuova sede, mentre il vecchio quartier generale è rimasto appannaggio degli uffici amministrativi e della divisione marketing. Mentre compiva queste operazioni, ha anche cercato - riuscendoci - di favorire l'affermazione della nuova generazione di sviluppatori, responsabilizzandoli e facendoli lavorare al fianco di Miyamoto, tentando di mettere per iscritto, e di far comprendere, il DNA aziendale. Tutto è andato secondo i piani, ma Kimishima ha aggiunto un piccolo, grande dettaglio: d'ora in avanti, le decisioni della società saranno maggiormente condivise dal consiglio di amministrazione (si è parlato di "collective management"), così da evitare che un trapasso improvviso, per quanto importante, possa turbare eccessivamente l'equilibrio dell'azienda.

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Tatsumi Kimishima, che ha guidato Nintendo dalla morte di Iwata nel 2015

Se fino a questo momento è stato portato avanti quanto pianificato con Iwata, quello che avverrà d'ora in poi sarà figlio della nuova generazione. Su Furukawa abbiamo davvero poche informazioni, difficile prevedere come possa comportarsi, verso che direzione possa spingere l'azienda. Ha detto che vuole sviluppare appieno il potenziale della società, preservandone l'unicità e aumentandone la flessibilità; parole vuote, almeno fin quando non saranno illuminate da progetti futuri. Di sicuro Furukawa è il primo presidente che ha conosciuto i videogiochi prima come giocatore e poi come dirigente, lui stesso si è detto parte della "Famicom Generation", e ha dichiarato che il suo titolo preferito per Switch è Golf Story. Per quanto artefatta sia - o possa sembrare - l'affermazione, di certo non è un presidente disinteressato ai videogiochi. Il che non è detto sia un bene, vedasi Kimishima (e soprattutto Yamauchi), ma ce lo rende comunque più simpatico. La caratteristica maggiormente importante tuttavia, e qui ci sono pochi dubbi, è che conosca bene Nintendo e i suoi punti di forza: Kimishima ha dichiarato che è stato scelto per questo, oltre che per le sue capacità. Nel breve periodo sarà molto interessante sorvegliare la gestione dell'area mobile. Durante la sua amministrazione, Iwata prima l'ha rifiutata, poi l'ha abbracciata a modo suo: ovvero elaborando progetti creati ad hoc, tentando di guadagnare il più possibile, ma soprattutto pubblicizzando le IP della società, senza che entrassero in concorrenza con i titoli per la console, piuttosto traghettando gli utenti verso di essi. Questa strategia, escluso Pokémon Go (che non è stato sviluppato internamente) non ha portato i risultati sperati; è possibile quindi che Furukawa opti per un cambio di rotta, speriamo non troppo drastico. In conclusione, Iwata è riuscito nonostante tutto nella sua impresa più grande, ancora più importante di Wii e DS: ha proiettato Nintendo nel futuro. Con una console ibrida, una struttura rinnovata, dei team interni che operano in collaborazione più che in competizione; con dei giovani designer promettenti, con dei nuovi creativi in posizioni di potere, con un nuovo presidente. Come ce l'aveva descritta lui prima di morire, una "Nintendo-like solution": cosa voglia dire di preciso, noi non lo sappiamo. L'importante è che lo sappiano loro. E che lo sappia anche Furukawa.

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Satoru Iwata, quarto presidente Nintendo.

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