2019, l'anno portatile di Switch – La Bustina di Lakitu 54

Nel 2019 tante serie che, negli anni passati, erano arrivate per Nintendo 3DS, giungeranno su Switch: un passaggio di testimone tra le due console?

RUBRICA di Alessandro Bacchetta   —   09/03/2019

Nel Nintendo Direct mandato in onda a febbraio sono stati annunciati diversi giochi, tutti per Nintendo Switch. Non è una novità, e non è un fattore determinante: anche in passato sono state rilasciate Direct dedicate a una sola piattaforma, o addirittura a un solo gioco (non ultima quella su Pokémon Spada e Scudo). L'assenza di nuovi annunci per Nintendo 3DS non è dirimente e non rappresenta una situazione inusitata quindi, eppure su internet, tra le varie reazioni di gioia e/o scontento, si sono letti tanti "addio 3DS". Ed è così. Questa Nintendo Direct ha rappresentato il silente funerale del portatile stereoscopico. Non è una notizia che ci coglie di sorpresa, anzi: la strategia di questo terzo anno di Switch era intuibile da qualche mese. Nel primo anno Nintendo, con una serie di giochi eccezionali, partendo da The Legend of Zelda: Breath of the Wild e finendo con Super Mario Odyssey, ha attirato il pubblico più tradizionale: una cosa comunque non scontata, considerato quanto successo con Wii U, e che dimostra ancora una volta quanto i capolavori siano importanti nel decretare il successo di una console.

Il secondo anno di Switch è stato piuttosto imprevedibile, un atipico mix tra conservatorismo e azzardo. Da un lato vari remake e il mastodontico Super Smash Bros. Ultimate, accompagnato da ottimi titoli multiplayer come Mario Tennis Aces e Super Mario Party, dall'altro il folle Nintendo Labo, unico titolo sviluppato internamente ad essere pubblicato nel 2018. Tra questi due poli si è seduto Pokémon Let's Go, Pikachu!/Eevee!, un gioco atipico, idealmente un ponte tra l'enorme platea di Pokémon Go e il gaming tradizionale, che in quest'ottica, nonostante le ottime vendite, non ha funzionato bene. Nemmeno l'azzardo Nintendo Labo è stato capace di mobilitare una generazione di giovani giocatori, come qualcuno sperava (o temeva); il successo è stato assicurato proprio da Super Smash Bros. Ultimate, il cui potenziale commerciale qualcuno aveva sottostimato, e da Pokémon, che per quanto strano è pur sempre Pokémon, il brand più lucroso del pianeta. Ed eccoci al 2019, il cui destino ci sembrava delineato già da qualche tempo.

Pokémon e Animal Crossing

La base installata di Switch, a inizio 2019, si aggira attorno ai trentadue milioni di unità. Superfluo sottolineare l'importanza di questo terzo anno: saranno i dodici mesi che ci faranno capire che risultati potrà raggiungere nel corso della sua esistenza, se si limiterà - per così dire - a essere un successo, o se potrà aspirare a rivaleggiare con Wii e, perché no, Nintendo DS o PlayStation 2. Questi primi due anni sono serviti a porre delle basi solide, ora a Kyoto dovranno pestare l'acceleratore. La natura ibrida della console, pur avendo scontentato qualcuno, ha rappresentato sicuramente un valore aggiunto: finora Switch è stata venduta come una casalinga che è possibile portare a spasso, tra poco - probabilmente - sarà pubblicizzata come portatile compatibile col televisore. Che in fondo è la stessa cosa, ma da una prospettiva opposta.

Come dicevamo, questa svolta era intuibile da qualche tempo: i pezzi sono andati al loro posto lentamente, uno ad uno. In primo luogo quando è stato annunciato un Pokémon tradizionale per il 2019, che solo recentemente abbiamo conosciuto come Spada e Scudo. Si tratta, senza mezzi termini, del titolo più importante in assoluto per un portatile Nintendo: quando arriverà, tutto dovrà essere pronto per agevolarne le vendite, e perché sia in grado di catalizzare quelle della console stessa. Un "aiutiamolo per aiutarci". L'altro indizio pesante sulla natura di quest'anno era arrivato con l'annuncio di Animal Crossing. Una serie nata su Nintendo 64, arrivata in Occidente su GameCube, deflagrata su Nintendo DS grazie a Wild World: il successo di quest'ultimo episodio, sommato a quello solamente moderato del fratello per Wii (City Folk), ne ha esplicitato la vocazione tascabile. E infatti le conseguenze si sono viste la generazione dopo: New Leaf, per Nintendo 3DS, è stato il gioco che più di ogni altro ha spinto le vendite del portatile in terra nipponica. Su Wii U, ve lo ricordiamo, non è nemmeno uscito. Ora, attraverso la console ibrida, Animal Crossing tornerà a poter essere giocato al televisore. Ma è successo grazie a Switch, soprattutto, non grazie alla volontà di riportarlo su home console.

Un anno da portatile

L'anno portatile di Switch tuttavia non si esaurisce con l'arrivo di Pokémon e Animal Crossing, che comunque rappresentano i due brand "portatili" più importanti dell'azienda. Prima di loro infatti sarà pubblicato Fire Emblem: Three Houses, l'ultimo capitolo di una saga che, pur essendo nata e cresciuta su console casalinghe, ha trovato grande fama internazionale solamente su Nintendo 3DS. A differenza di Pokémon poi, che a prima vista sembra sviluppato con un approccio piuttosto conservativo, Fire Emblem proverà a sfruttare appieno l'enorme salto generazionale tra 3DS e Switch: anche questa serie, come Animal Crossing, non arriva su home console dai tempi del Wii. La sfida è impervia, e presto ne conosceremo i risultati: gli sviluppatori stanno provando a donare una certa magniloquenza al titolo, vedremo se riusciranno nell'intento e se questa inedita vocazione sarà apprezzata dal pubblico. Di certo è già l'episodio col maggior numero di sviluppatori, tanto che ben tre software house vi collaborano: Intelligent Systems, Koei Tecmo e, naturalmente, il team interno EPD 1. Un'ambizione dettata dagli eccellenti risultati dei capitoli per 3DS: Fire Emblem è una serie su cui Nintendo ha investito molto, e con pazienza è riuscita a tramutare in un successo internazionale.

A questi titoli potremmo sommare Luigi's Mansion, sviluppato da Next Level Games, già responsabile del secondo episodio (Dark Moon). È una serie formata da due soli giochi: il capostipite era stato pubblicato su GameCube, mentre il seguito, arrivato ben dodici anni dopo, è uscito per 3DS (così come il remake del primo). Questa saga strampalata forse sarebbe comunque tornata su console casalinga, ma l'esistenza di Switch ha sicuramente dato una mano a velocizzare i tempi. A concludere l'elenco nientemeno che il remake di Link's Awakening, di cui ancora non conosciamo lo sviluppatore (presumibilmente EPD 3): dai tempi del Nintendo 64, e con l'eccezione di Four Swords, la declinazione "bidimensionale" della serie era sempre stata prerogativa delle console portatili.

Quattro giochi pesanti, pesantissimi, tutti eredi di classici per 3DS. A loro andranno sommati i titoli delle terze parti, anch'essi in certi casi di chiaro retaggio tascabile, come Oninaki. Questo non significa che non usciranno giochi per un'utenza più tradizionale, e Astral Chain è lì a ribadirlo; tuttavia è inutile negare quanto stia avvenendo. Nel 2019 Switch è destinata a sovrapporsi a 3DS: nonostante per due anni abbia sobillato alla sorellina di "stare serena", ora non c'è più tempo per messe in scena. I risultati non sono scontati, come dicevamo prima. Se Switch ha venduto ottimamente come "casalinga portatile", e la natura ibrida ha rappresentato un vantaggio, come portatile potrebbe essere penalizzata da questo fattore: per costi e dimensioni. Nintendo spera in un virtuoso approccio olistico, così che il risultato possa dimostrarsi superiore alla somma delle parti: in sostanza, c'è la speranza di attirare non solo il pubblico storicamente legato alle casalinghe o alle portatili, ma anche dell'utenza nuova, affascinata dall'unione di queste due dimensioni. Non è da escludere che, in concomitanza con Pokémon o Animal Crossing, possa arrivare una specie di Switch Mini: una revisione che oseremmo definire probabile, molto più di un'eventuale versione Pro.

#La Bustina di Lakitu

La Bustina di Lakitu