Sotto la pioggia battente  117

Con la prima build tra le nostre mani, abbiamo finalmente provato liberamente l'annunciato capolavoro di David Cage.

PROVATO di Pierpaolo Greco   —   14/12/2009

Tornare a parlare di Heavy Rain a pochi mesi di distanza dall'ultima prova fatta in occasione del Tokyo Game Show, non è facile. Il nuovo gioco di Quantic Dream è stato da sempre terribilmente ambizioso, commentato e discusso con forza per la sua controversa natura di esclusiva PlayStation 3.

David Cage, geniale designer alle spalle del progetto ha da sempre infatti espresso il desiderio di concentrarsi su una singola piattaforma per potersi dedicare ad essa con sangue e sudore, nonostante un passato da multipiattaforma ben evidente con i suoi primi due esperimenti videoludici: Fahrenheit e Omikron: The Nomad Soul. E così, dopo svariate presentazioni a porte chiuse e i primi, timidi tentativi giocati dal vivo in occasione di un paio di fiere, è giunto finalmente il momento di provare comodamente e liberamente una versione avanzata ma ancora ben lontana dall'essere finale, di Heavy Rain. Un paio di ore abbondanti, i primi 11 capitoli per l'esattezza che, stando alle parole di Sony, dovrebbero rappresentare circa il 20% del gioco completo.

E' difficile evitare spoiler

Heavy Rain è a tutti gli effetti la naturale evoluzione di un'avventura grafica dove la componente action è relegata a mero artificio per tenere in tensione il giocatore attraverso scene dense di suspance dove diventa essenziale intervenire nel minor tempo possibile studiando e osservando con cura l'azione che i Quantic Dream riescono a narrare attraverso lo schermo. Ci troviamo di fronte a un film, un thriller dalle tinte noir dove l'elemento atmosferico rappresentato da una pioggia incessante ci guiderà attraverso l'evolversi della storia attraverso eventi tragici che tenderanno a rendere molto fragile il confine tra la realtà e i sogni dei protagonisti, il tutto quasi sul confine del paranormale.

La vita di quattro persone, che il giocatore dovrà seguire e influenzare, correrà infatti su binari paralleli che talvolta tenderanno però ad incrociarsi, un po' come la cinematografia degli ultimi anni ci ha abituato a vedere. Ethan, un architetto creativo sposato con una splendida moglie e padre di due bambini; Norman, un agente dell'FBI con una salute che si sta rapidamente disgregando in preda agli spasmi forse a causa degli ultimi ritrovati tecnologici che per il suo lavoro è costretto a utilizzare; Scott, un corpulento investigatore privato assoldato dalle famiglie colpite dall'assassino dell'origami; Madison, un'affascinante giornalista perseguitata da incubi violenti e da una strana insonnia. Sono molti gli elementi che sembrano evolversi quasi in modo naturale dall'ambientazione e dalla trama di Fahrenheit ma qui potenziati da una costruzione narrativa, affascinante e densa di coinvolgimento. Senza soluzione di continuità infatti il giocatore ascolterà, leggerà e vivrà la nascita di un serial killer che sembra avercela esclusivamente con i bambini, li rapisce tenendoli in vita per cinque giorni e, alla fine, li uccide affogandoli per poi scaricarli in un posto desolato della città con un piccolo origami stretto in una mano e un'orchidea appoggiata sul petto. Ognuno dei protagonisti di Heavy Rain si troverà in qualche modo invischiato nelle trame dell'assassino e poco potrà di fronte a una narrazione impeccabile ma forse troppo rigida, partorita dalla mente di David Cage.

Andando sul concreto

Il titolo si gioca rigorosamente con una visuale in terza persona fissa, la cui regia è gestita a priori in base alla scena ma che offre solitamente altri punti di osservazione, alternabili con il pulsante L1 per consentire la visione degli angoli altrimenti morti. Il personaggio si comanda utilizzando l'analogico sinistro per muovere la sua testa, ovvero per cambiare il suo punto di osservazione e il tasto R2 per farlo camminare seguendo proprio i suoi occhi come direzione. E' un sistema piuttosto scomodo quando all'inizio di Heavy Rain si cerca di prendere confidenza con un gioco estremamente originale e differente da tutto quello a cui siamo abituati, ma che ben presto regala nuovi significati al termine di immedesimazione nel personaggio.

Allo stesso tempo però ci sono alcune magagne: ad esempio il tipico smarrimento dovuto al cambio di telecamera quando si passa attraverso differenti ambienti e che un po' troppo spesso porta il protagonista a fare delle improvvise deviazioni di 90 o 180 gradi. Purtroppo anche le animazioni del nostro alter ego, molto rigide, talvolta addirittura poco credibili, non rendono semplice l'uso di questo sistema di controllo visto che un po' troppo spesso faticheremo a farlo muovere attraverso le scene più affollate, sbattendo continuamente contro gli elementi architettonici, gli altri personaggi e le suppellettili. L'analogico destro e i quattro pulsanti frontali del joypad sono invece dedicati alle interazioni. Il primo in particolare viene utilizzato per le azioni tipicamente manuali come l'apertura di porte e finestre, la raccolta di oggetti o l'accensione di una macchina, l'uso di un rasoio e così via. I pulsanti entrano in gioco invece durante i momenti più concitati, i combattimenti o nel caso di azioni più complesse. Heavy Rain, a voler estremizzare, è un adventure in salsa Quick Time Event: tutto quello che il giocatore può fare, oltre a far camminare il suo alter-ego, è spingere il pulsante corretto e con la giusta rapidità, quando appare su schermo. Permane un grado di innovazione nell'uso dei QTE, come ad esempio nel caso in cui bisogna premere in successione un numero sempre crescente di pulsanti per simulare posizioni scomode o faticose e lo stesso stile visivo utilizzato per mostrare sullo schermo quale pulsante spingere è rappresentativo dello stato mentale e fisico del protagonista. Nelle situazioni di ansia o di terrore, le scritte su schermo saranno meno evidenti, tremanti, soggette a repentini movimenti che renderanno difficoltosa la loro messa a fuoco. I pulsanti frontali infine servono anche per interagire con gli altri personaggi durante i dialoghi impostando l'atteggiamento o suggerendo un argomento di discussione e, in combinazione con la pressione di L2 permetteranno di ascoltare i pensieri del personaggio controllato: una sorta di approfondimento psicologico che tende anche a fungere da guida alle azioni da svolgere.

Fuga per la libertà

David Cage ha sottolineato fin dall'annuncio la natura cinematografica focalizzata sulla narrazione di Heavy Rain con una importante peculiarità. Essendo ben evidente l'impossibilità di realizzare una storia di un certo spessore ipotizzando un numero di bivi dalla crescita esponenziale, il designer si è concentrato su una soluzione affascinante e originale. Dato per certo il prologo e l'epilogo di ogni singolo episodio del gioco, deciso ovviamente a tavolino dallo sviluppatore, tutto quello che avviene all'interno della scena è influenzabile dal giocatore con le sue azioni. Gli eventi infatti, nel loro essere fortemente scriptati, procedono nello svolgimento secondo un mix di trigger attivati in base alle azioni del giocatore e al tempo trascorso. Il risultato è eccezionale in termini di coinvolgimento trasmesso e libero arbitrio concesso. Persino le scene più concitate riescono a simulare una notevole libertà di azione per il giocatore e, stando alle parole di Cage, in determinati episodi dovrebbe essere possibile addirittura far morire i protagonisti. Per quanto abbiamo potuto provare personalmente, ci è capitato di affrontare le situazioni più drammatiche lavorando sugli estremi delle nostre azioni. Siamo stati quindi malmenati, colpiti con una pistola, abbiamo visto il nostro comportamento far arrabbiare altri personaggi o, al contrario, farli diventare estremamente amichevoli nei nostri confronti. In tutti i casi le nostre azioni portavano sempre al medesimo finale di episodio ma ci siamo portati dietro determinati "strascichi" come l'aspetto fisico segnato di un protagonista malmenato o il comportamento scostante di un personaggio in occasione di incontri successivi. Aspettiamo con interesse di vedere in fase di recensione se queste conseguenze avranno ripercussioni sull'eventuale esistenza di finali alternativi.

Gocce cristalline di pioggia

Heavy Rain non stupisce più dal punto di vista grafico. Sono passati ormai tre anni dalla primissima demo tecnologica mostrata in occasione dell'annuncio di PlayStation 3 e da allora di acqua sotto i ponti ne è passata fin troppa. Pur essendo evidente agli occhi di chi scrive una cura enorme nei dettagli degli ambienti, nel coinvolgimento musicale e sonoro, nelle texture dei personaggi modellati alla perfezione soprattutto nelle espressioni facciali, ma animati in modo decisamente migliorabile, è indubbio che l'attesissimo titolo di Quantic Dream oggi non riesce più a svettare in termini puramente tecnologici. Purtroppo la build testata non ci ha permesso di avere una valutazione più approfondita su questo aspetto, essendo decisamente troppo provvisoria ed essendo mancante di numerosi aspetti che ovviamente saranno implementati o sistemati nella versione che arriverà sugli scaffali ma un frame rate generalmente piuttosto basso, le texture ambientali in una risoluzione più bassa rispetto a quanto applicato sui personaggi e una generale staticità degli scenari, non ci hanno lasciato particolarmente stupiti. E' fondamentale sottolineare però che più in generale il lavoro artistico fatto per ricreare degli ambienti estremamente credibili e realistici è sopraffino e assolutamente non criticabile e gli stessi elementi dai toni più futuristici (il gioco è infatti ambientato in una manciata di anni nel futuro) sono perfettamente amalgamati nel magnifico design offerto dal gioco che, vi ricordiamo, è nel pieno della sua fase di ottimizzazione e pulizia. Heavy Rain infatti è nello stadio finale del suo ciclo di produzione e il tempo che ci separa dall'uscita è veramente ormai ridotto: per la fine di febbraio (probabilmente il 26 come sembrano suggerire le ultime indiscrezioni), la nuova opera videoludica di David Cage arriverà nei negozi, esclusivamente in una versione PlayStation 3 che attendiamo con ansia di poter giocare per scoprire finalmente i risvolti di una storia di grande coinvolgimento e sicuro appeal.

CERTEZZE

  • Finalmente una storia degna di nota in un videogioco
  • Il livello qualitativo dei personaggi è enorme
  • L'atmosfera è evocativa

DUBBI

  • Rischia di essere troppo lineare e forse poco rigiocabile
  • Le animazioni devono essere ancora ottimizzate
  • Rischia di venire considerato un film interattivo, più che un videogioco