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A Knight of the Seven Kingdoms, le nostre impressioni dopo il primo episodio

Il nuovo spin-off de Il Trono di Spade è disponibile su HBO Max a partire dal 19 gennaio e segue le peripezie di un bizzarro cavaliere e del suo scudiero.

SPECIALE di Diego Trovarelli   —   22/01/2026
Il primo episodio di A Knight of the Seven Kingdoms è disponibile su HBO Max dal 19 gennaio 2026

Il continente di Westeros ha dimostrato di essere humus fertile per storie capaci di coinvolgere figure collocate ad ogni livello della piramide sociale, tra vischiosi intrighi di palazzo, sanguinose faide familiari e conflitti bellici che hanno visto bene di scomodare draghi e creature sovrannaturali.

Dopo le otto stagioni de Il Trono di Spade e le due di House of The Dragon, ecco che però arriva sui nostri schermi A Knight of the Seven Kingdoms, spin-off disponibile dal 19 gennaio 2026 che sembra voler uscire dalle cospirazioni di corte per abbassare in qualche modo lo sguardo sui ceti meno abbienti.

Composto da 6 episodi in uscita a cadenza settimanale, lo show segue a ruota l'approdo di HBO Max in Italia e si propone come l'adattamento televisivo delle novelle di Dunk ed Egg, arrivate nel 2014 nelle librerie italiane grazie a una raccolta edita da Mondadori. Ma sarà anche una buona ragione per giustificare l'ennesimo abbonamento a una piattaforma di streaming?

Un cavaliere e il suo scudiero

Ambientata, a livello temporale, a metà strada tra gli eventi narrati in House of the Dragon e quelli che hanno fatto da motore per Il Trono di Spade, la serie creata da Ira Parker e George R.R. Martin debutta raccontando una storia ad altezza fango e plebe, e lo fa seguendo le vicissitudini di Ser Dunk l'Alto, cavaliere errante originario di Fondo delle Pulci rimasto orfano del proprio mentore. Il ragazzo ha infatti appena ereditato spada, scudo e tre cavalli dall'uomo che lo ha cresciuto, Ser Arlan di Pennytree, dopo averlo seppellito all'ombra di un albero e averne decantato un'ultima volta le virtù.

Ser Dunk l'Alto è interpretato da un ottimo Peter Claffey
Ser Dunk l'Alto è interpretato da un ottimo Peter Claffey

E così, una volta aver vagliato le varie opzioni di un futuro che inizia con pochi spiccioli in tasca, Dunk decide di cercare fortuna facendo tappa ad Ashford, cittadina che ha appena bandito un torneo per cavalieri e che sembra un buon punto di partenza per scoprire cos'è che il mondo ha in serbo per lui. Sulla sua strada, il ragazzone interpretato da Peter Claffey si imbatte in alcuni nomi di località e cognomi già noti a chi non è completamente a digiuno dell'immaginario messo su carta da Martin, ma soprattutto incontra Egg, cencioso e intelligente giovanotto che si offre di fargli da scudiero e a cui Dexter Sol Ansell presta le fattezze.

Dal primo episodio trasmesso appare subito evidente come le dimensioni del racconto siano più contenute rispetto alle serie con cui A Knight of the Seven Kingdoms condivide l'universo, e questo a partire dalla durata della prima puntata - che si aggira sui quaranta minuti - e sul focus della vicenda.

La vicenda inizia con Dunk appena rimasto orfano del suo mentore, Ser Arlan di Pennytree
La vicenda inizia con Dunk appena rimasto orfano del suo mentore, Ser Arlan di Pennytree

L'obiettivo degli autori si concentra infatti quasi esclusivamente su Dunk, senza mai perderlo di vista né esplorare o seminare filoni narrativi aggiuntivi che non prevedano la sua presenza; tuttavia, lo spazio per l'introduzione delle figure che caratterizzano il curioso scenario di Ashford (e che immaginiamo torneranno negli episodi successivi) c'è eccome, e viene dosato a dovere via via che il nostro eroe si trova al cospetto di una novità, di un nuovo incontro o di un problema da risolvere.

È un tipo narrazione, questo, che mette subito a proprio agio lo spettatore perché lo prende a braccetto e lo conduce alla conoscenza di personaggi e dinamiche di pari passo con l'eroe, accrescendo così la voglia di avventura e di scoperta e quel senso di immedesimazione che solo un protagonista impreparato rispetto al mondo può trasmettere.

Fantasy... comedy?

Ad ogni modo, le misure più limitate del progetto - che stando al primo episodio sembra non poter vantare lo stesso "respiro" dei suoi fratelli maggiori - non sono la principale novità di questo biglietto da visita da parte di HBO Max.

L'arrivo di Ser Dunk ad Ashford mette in moto l'avventura
L'arrivo di Ser Dunk ad Ashford mette in moto l'avventura

Il più evidente punto di rottura con il passato è infatti rappresentato dal tono della narrazione, qui molto meno solenne, epico e, perché no, formale rispetto a quello delle avventure di Jon Snow, Rhaenyra e compagnia. Quello a cui si assiste sin dai primissimi minuti è un racconto ricamato da una sottile ironia, che sembra sempre procedere con un abbozzo di sorriso sulle labbra, capace com'è di far ghignare lo spettatore soprattutto grazie ai suoi fulminei e pungenti flashback.

Da questo punto di vista, il risultato è un prodotto che imbocca una strada decisamente differente se confrontata con quella delle gloriose storie di Westeros che abbiamo imparato a conoscere finora in tv, ma non per questo è una strada sbagliata, anzi. L'impressione è che la decisione presa da Parker e Martin sia perfettamente in linea con l'identità scelta per la serie, con la sua volontà di mettere sul piatto un'avventura circoscritta, a misura di protagonista simpatico e spaesato, e che strizzi l'occhio persino alla buddy comedy.

Ad Ashford, Ser Dunk si imbatte in personaggi i cui cognomi diranno qualcosa ai fan storici de Il Trono di Spade
Ad Ashford, Ser Dunk si imbatte in personaggi i cui cognomi diranno qualcosa ai fan storici de Il Trono di Spade

Il pubblico che non transige su alcun tipo di virata sul fronte del tono rimarrà probabilmente disorientato da questa nuova interpretazione caratteriale dei Sette Regni, ma il vago sapore del Trono è ancora lì, specie perché a essere immutata è la solita qualità HBO, che si fregia di valori produttivi ancora una volta di livello sottolineati da un comparto scenografico di primissimo ordine.

Lo strato portante della narrazione sembra comunque accompagnato da quel taglio serioso e austero che ben conosciamo, questo è vero, ma l'approccio è senz'altro più leggero e disinvolto, e potrebbe rappresentare persino una gradita e scanzonata parentesi in mezzo ai tesi giochi di potere a cui ormai siamo abituati. Il merito di tutto questo va indubbiamente a una scrittura ispirata ma soprattutto alla prova del già citato Peter Claffey, che con il suo candido Ser Dunk riesce a trasmettere quell'innocente semplicità che in più di una circostanza si dimostra ottimo carburante per le situazioni più divertenti.

Il primo episodio immerge Ser Dunk in un ambiente in cui dovrà presto intuire alleati e rivali
Il primo episodio immerge Ser Dunk in un ambiente in cui dovrà presto intuire alleati e rivali

Com'è normale, quaranta minuti di avventura non sono sufficienti per farsi un'idea precisa di ciò che potrà essere A Knight of the Seven Kingdoms da qui alla fine di questa prima stagione (una seconda è già stata ufficializzata ed è prevista in uscita nel 2027), se incapperà in qualche passaggio a vuoto o se manterrà tutte le promesse; ciononostante, quello confezionato da HBO è sin da ora un contenuto che ha tutta l'aria di poter essere apprezzabile anche - se non soprattutto - da quello spettatore che non ha mai varcato i confini del continente nato dalla fantasia dello scrittore statunitense.

Tirando dunque le prime somme, HBO Max si è presentata dalle nostre parti con uno show che al suo esordio sullo schermo sa sorprendere e spiazzare, specie i fan storici delle imprese tratte dalle Cronache del ghiaccio e del fuoco che magari pensavano di ritrovarvi la stessa tempra e personalità.

Il personaggio di Egg è ancora 'coperto' in questo primo episodio ma porta già con sé quell'alone di mistero che nasconde molti non detti
Il personaggio di Egg è ancora "coperto" in questo primo episodio ma porta già con sé quell'alone di mistero che nasconde molti non detti

Se si tratti di una sorpresa gradevole o di un imperdonabile sacrilegio, però, è una questione di gusti personali; sta di fatto che i primi passi delle peripezie di Ser Dunk l'Alto si presentano subito come insospettabilmente spiritosi e originali, ponendo le basi per un'avventura che saprà darci più di una soddisfazione se sarà in grado di proseguire sullo stesso, fangoso percorso che sembra aver tracciato.