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Alone in the Dark: la retrospettiva della serie che ha creato i survival horror

Ebbene si, il tempo passa per tutti. Anche per Alone in The Dark, storica serie antesignana dei survival horror comparsa sui monitor la bellezza di trent'anni fa.

SPECIALE di Claudio Camboni   —   23/10/2022
Alone In The Dark (1992)
Alone In The Dark (1992)
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Correva l'anno 1992, sembra passato un secolo. In quel momento storico veniva firmato il trattato di Maastricth, l'Oscar andava a "Il Silenzio degli Innocenti", Wimbledon era di Steffi Graf e il capocannoniere della Serie A si chiamava Marco Van Basten. In un clima da sbornia post anni '80 erano tantissime le nuove produzioni videoludiche che provavano a sperimentare, innovare e inventare qualcosa di fresco e mai visto prima, complici le nuove tecnologie che si affacciavano sul mercato e la spropositata fantasia degli sviluppatori.

30 anni fa nasceva Alone in the Dark, la serie che ha creato i survival horror.

Le origini del mito

un artwork del gioco che già ispirava paura
un artwork del gioco che già ispirava paura

Eravamo in piena era 16 bit con Super NES e Mega Drive che se le davano di santa ragione, mentre Sega Saturn e la prima PlayStation sarebbero arrivate solo un paio d'anni più tardi. Nel mondo PC, Windows 95 era ancora lontano e si giocava su X86, MS-DOS e floppy disc. Proprio in questo contesto nacque anche Alone in the Dark.

Dietro al gioco c'era la fervida mente di Frederick Raynal, artista francese di primo livello che ebbe l'onore, nel 2006, di ricevere l'alta onorificenza francese di Cavaliere del Lavoro e delle Arti insieme a Michael Ancel (autore di Rayman) e Shigeru Miyamoto. Il suo contributo allo sviluppo del software e dei videogiochi è stato infatti così profondo da anticipare i tempi e inventare nuovi metodi per rendere questo media ancora più avvincente, attraverso forme inedite di programmazione e di visualizzazione delle immagini, nonché il gameplay stesso. L'essenza e la natura di ogni videogioco.

Alone in the Dark, inizialmente chiamato solo "In the Dark", rappresenta il primo limpido esempio di gioco survival horror, genere reso universalmente celebre in epoca moderna da saghe come Resident Evil e Silent Hill. Raynal proveniva dall'esperienza di Alpha Waves, uno dei primissimi esempi di platform 3D per sistemi casalinghi. Con una grafica che oggi potremmo definire grossolana e molto semplice, il gioco servì ai programmatori dell'epoca per fare abbastanza esperienza e poter provare, due anni dopo, qualcosa di più avanzato e complesso. In così poco tempo il balzo in avanti dei sistemi desktop dell'epoca permise di creare ambienti molto dettagliati e animazioni decisamente più complesse e coinvolgenti.

La prima persona che in realtà ebbe l'idea di un gioco horror fu proprio il fondatore di Infogrames, Bruno Bonnell, grande personalità dell'epoca che ricoprì anche la carica di CEO di Atari e oggi politico di successo molto vicino al premier Macron.

Le prime fasi di sviluppo

un particolare degli sfondi, molto dettagliati
un particolare degli sfondi, molto dettagliati

Il padre di Fredrick Raynal gestiva una videoteca nella sua città natale, Brive-la-Gaillarde nella regione della Nuova Aquitania. Il figlio passò quindi buona parte della gioventù e dell'adolescenza guardando film e appassionandosi molto presto alle produzioni di Dario Argento, Romero e Bava. Sicuramente ispirato da quelle pellicole, egli ebbe l'idea di creare un titolo dove il protagonista sarebbe dovuto scappare e sopravvivere a nemici zombie, all'interno di un ambiente claustrofobico e chiuso come quello visto, per esempio, nel film Demoni. Per poter fare questo era necessario un sistema che creasse un bitmap fisso all'interno del quale muovere un personaggio tridimensionale, secondo Raynal il modo migliore per sviluppare un senso di oppressione e ansia, al contempo utilizzando un motore grafico che risultasse il più realistico possibile (per l'epoca, ovviamente).

I legami con le opere di Lovecraft

la tipica inquadratura fissa dall'alto, già metteva ansia
la tipica inquadratura fissa dall'alto, già metteva ansia

Infogrames voleva sfruttare al massimo la licenza concessa dall'editore dei giochi di ruolo ispirati a Call of Cthulhu di Howard Phillips Lovecraft, per questo si rivolse a un professionista come Hubert Chardot che proveniva dal mondo del cinema (aveva lavorato per 20th Century Fox fino al 1992) e aveva un background atipico: giornalista, scrittore, distributore. Raynal in realtà non sfruttò fino in fondo la possibilità di legarsi indissolubilmente al mondo di Lovecraft, relegando piuttosto i racconti dell'autore americano a mero background narrativo all'interno di Alone in The Dark.

Infogrames, forte del suo contratto con i detentori dei diritti sulle opere dello scrittore (gli americani Chaosium), sviluppò successivamente altri due giochi chiamati Shadow of the Comet e Prisoner of Ice, rispettivamente usciti per la prima volta nel 1993 e nel 2015. Alone in the Dark rappresenta quindi il primo titolo di una trilogia originariamente pensata come opera unica e indissolubile. Il suo grande successo fu possibile grazie a un perfetto mix di elementi riusciti come grafica, giocabilità e musiche, quest'ultime opera del bravissimo Philippe Vachey che aveva da pochi anni finito di lavorare su SimCity di Will Wright.

Le innovazioni del gioco

alcune scene ricordano da vicino Resident Evil
alcune scene ricordano da vicino Resident Evil

Alone in the Dark rappresenta, come abbiamo avuto modo di capire, uno dei primissimi esempi di genere survival horror all'interno del media videogioco. Sebbene in precedenza fossero usciti titoli come Haunted House di Atari, Ghost House di SEGA per Master System e Forbidden Forest su Commodore, il gioco ideato da Raynal presentava tantissime caratteristiche innovative e mai viste prima tutte insieme. Innanzitutto lo svolgimento della trama, con tantissimi particolari, che prende forma non solo attraverso il "giocato" ma anche con le letture all'interno dell'avventura che intrecciano trama e gameplay in modo originale e avvincente. Gli scritti presenti nel gioco infatti contengono tantissimi riferimenti alla storia, ai mostri che incontriamo e al modo di proseguire nell'avventura, dimostrandosi capaci di creare un'atmosfera profondamente dettagliata e coinvolgente.

I due personaggi principali di Alone in the Dark sono l'investigatore privato Edward Carnby ed Emily Hartwood, la nipote dell'artista Jeremy Hartwood trovato cadavere all'interno della villa di Derceto, teatro di tutta l'avventura. Sebbene siano entrambi selezionabili nel gioco, la trama non subisce cambiamenti in base alla loro scelta e si svolge completamente attraverso il gameplay, l'ambientazione e gli avvenimenti. Sebbene oggi sia considerata quasi una banalità, una cosa ovvia e scontata, all'epoca Alone in the Dark vantava una profondità inedita grazie all'inventario modificabile, ai tantissimi oggetti utilizzabili, alle azioni disponibili sul menù, alle trappole, alle decine di creature e alla varietà di armi presenti. La giocabilità era assolutamente stratificata e profonda grazie a sessioni puramente action, altre survival, infine momenti con puzzle da risolvere attraverso gli elementi dell'inventario e dell'ambiente circostante.

Il testamento di Alone in the Dark

una scena apparentemente tranquilla del gioco
una scena apparentemente tranquilla del gioco

A trent'anni dalla sua prima apparizione, il gioco ideato da Frederick Raynal lascia ancora una pesantissima eredità verso tutte le produzioni moderne. Alone in the Dark riusciva a spaventare non tanto per la sua grafica, piuttosto per molti altri fattori. La limitazione degli oggetti trasportabili infondeva un profondo senso di insicurezza. L'apparizione improvvisa di mostri e creature faceva sobbalzare dalla sedia, proprio mentre eseguivamo azioni comuni come per esempio camminare. "In un'avventura nell'80% del tempo si cammina. E' proprio spaventare il giocatore durante un momento così comune che mette sotto pressione il giocatore", dichiarò Raynal durante una sessione alla GDC del 2012, dedicata proprio all'immaginazione e ai modi di infondere paura nel pubblico. Una lezione che probabilmente ancora oggi risulterebbe molto utile a tanti sviluppatori.

Tanti auguri per i tuoi trent'anni, Alone in the Dark!