1

Bolt of Whalington, abbiamo provato la demo del metroidvania con il gatto e il suo mech

Un gatto siamese, il suo mech e un terminale che riscrive il mondo di gioco: la demo che abbiamo giocato su PC mostra un'idea interessante, ma poco spiegata.

PROVATO di Christian Colli   —   05/11/2026
Bolt of Whalington

Qualche anno fa c'è stato un periodo, anche abbastanza lungo, in cui il genere "metroidvania" era sottorappresentato perlopiù dai Castlevania, forse più raramente dai Metroid e da pochi altri titoli che impiegavano la sua formula caratteristica incentrata sulla progressione non lineare e sull'esplorazione, spesso a ritroso, di mappe interconnesse. Il successo di giochi come Hollow Knight e Ori and the Blind Forest ha segnato una specie di "rinascimento" per il genere metroidvania, che ha visto un'importante proliferazione soprattutto nel settore indipendente.

Oggi i metroidvania sono molto più diffusi, ma lo scotto da pagare è una certa ridondanza: spesso questi titoli si somigliano troppo o tendono a ispirarsi in modo eccessivo, sfiorando il plagio, alle pietre miliari passate e presenti. Essere originali non è facile: Orca Studio ci ha provato con Bolt of Whalington, un nuovo metroidvania a tema felino che non sembra reinventare la ruota, pur facendola girare in modo insolito.

Il gatto sul mecha che scotta

La prima cosa che salta all'occhio di Bolt of Whalington è il suo look, un 2D pulito e disegnato a mano che ricorda un po' quello di Cuphead e The Eternal Life of Goldman, anche se non raggiunge lo stesso livello di dettaglio del gioco targato Weappy Studio. A dirla tutta, superata la buona impressione iniziale, Bolt of Whalington tende a essere abbastanza generico nel suo stile "furry", prediligendo peraltro colori slavati e opachi sia all'aperto che al chiuso. La maggior parte degli elementi interattivi dell'ambiente, per esempio gli scatoloni o i bidoni che possiamo distruggere in cerca di bulloni, finisce col confondersi con lo scenario, facendoci menare colpi di chiave inglese talvolta a vuoto.

Bolt of Whalington è disegnato completamente a mano
Bolt of Whalington è disegnato completamente a mano

Questo perché Bolt è un meccanico, un gatto siamese avvolto in un mantello con cappuccio che cerca una via d'uscita dalla città fluttuante di Whalington, un labirintico dedalo di stanzette e corridoi in cui si aggirano altri animali antropomorfi e si sta diffondendo un'infezione che rischia di ucciderli tutti. Dopo una breve introduzione animata, la trama si sviluppa perlopiù attraverso i brevi dialoghi con i personaggi che incontreremo mentre esploriamo le macro aree che formano Whalington, anche se dobbiamo ammettere che non ci ha preso più di tanto: ci siamo perciò ritrovati a seguire gli obiettivi principali suggeriti, sebbene il gioco offra una buona libertà di movimento fin da subito.

La demo si completa in un'oretta, un paio abbondanti se invece ci si dedica all'esplorazione di ogni mappa disponibile e alla raccolta di tutti i potenziamenti e i collezionabili opzionali. Il sistema di controllo è abbastanza intuitivo, se non visto e stravisto, con Bolt che può saltare, menare fendenti dritti, verso l'alto e verso il basso durante il salto - con rimbalzo, ovviamente - e che può scattare anche a mezz'aria per schivare i nemici o raggiungere piattaforme più lontane durante i salti. Tenendo premuto un tasto possiamo curarci consumando una risorsa cristallina che si rigenera colpendo dei pali, spesso in prossimità delle cucce che fanno da checkpoint.

Possiamo potenziare il mech con numerosi gadget e accessori
Possiamo potenziare il mech con numerosi gadget e accessori

Ovviamente la morte di Bolt si traduce in un ritorno all'ultimo checkpoint visitato, insieme alla perdita di tutti i bulloni raccolti fino a quel momento: per recuperarli, bisogna raggiungere il punto in cui siamo caduti prima di morire di nuovo, un elemento roguelite che ormai sta diventando sempre più parte integrante del genere metroidvania. Le altre risorse e i collezionabili restano invece al loro posto, e includono le classiche schegge che, raccolte in certe quantità, espandono la salute del nostro protagonista, ma anche i bulloni e le lattine che servono ad acquistare certi oggetti chiave presso i venditori appositi. Ecco, forse Bolt of Whalington tende a ruotare intorno a un numero di oggetti e risorse un po' eccessivo fin dalle prime battute, rischiando di confondere il giocatore che deve tenere traccia delle diverse valute e della loro utilità.

Il fatto è che Bolt ha due "forme", per così dire: c'è quella felina, descritta più sopra, e il mech che può richiamare in apposite postazioni o, a un certo punto, fabbricare autonomamente sfruttando una specifica abilità di progressione. Il mech, che poi è una sorta di esoscheletro, conferisce al nostro personaggio alcune abilità aggiuntive di partenza, più quelle che si sbloccano successivamente: dapprincipio possiamo menare colpi più potenti, saltare più in alto e afferrare nemici e oggetti particolari con un gancio che peraltro funge anche da rampino, permettendoci di raggiungere appigli distanti.

Nella demo possiamo esplorare solo una parte della mappa
Nella demo possiamo esplorare solo una parte della mappa

I vari potenziamenti che abbiamo trovato nella demo includono delle armi aggiuntive, come l'accetta da lancio che danneggia gli scudi nemici, le bombole esplosive che possono anche aprire dei varchi nei muri fragili e gli Shadowless Gauntlets, dei guanti a caricamento che fanno sferrare a Bolt una raffica di cazzotti con tanto di "Meora meora meora" a fumetti che fa il verso a Le bizzarre avventure di JoJo. La pluralità di armi è sicuramente gradita, anche se non proprio necessaria in queste prime battute di gioco: i nemici sono aggressivi e infliggono parecchi danni, ma attaccano seguendo pattern prevedibili che si imparano in un attimo e che sono piuttosto semplici da schivare o anticipare.

La curiosità uccide il gatto

Il sistema di combattimento non è sicuramente il punto di forza di Bolt of Whalington, anche se abbiamo affrontato un boss - il capocuoco pazzo nelle cucine - che ci ha dato un po' di filo da torcere e che abbiamo trovato grezzo ma interessante. Il titolo Orca Studio promette sicuramente meglio sul versante dell'esplorazione, grazie a un level design intricato che mischia sequenze platform e puzzle ambientali basati sulla dicotomia tra Bolt e il suo mech. In alcuni momenti saremo costretti a usare solo Bolt perché i cunicoli d'accesso sono troppo stretti per il suo mech, mentre in altri dovremo recuperare necessariamente l'esoscheletro per raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili o aprire nuovi passaggi.

L'interfaccia del Rule Terminal è decisamente meta
L'interfaccia del Rule Terminal è decisamente meta

Le due meccaniche finiscono per intersecarsi in scenari in cui bisogna fare dei giri per tornare al mech abbandonato e aprirsi una nuova strada, ma Orca Studio ha elaborato alcuni momenti in cui si può scavalcare il rompicapo semplicemente con l'abilità, per esempio il tempismo nel salto o l'impiego obliquo di certi gadget. Tuttavia, ci è sembrato molto più facile seguire la rotta suggerita dagli indizi visivi più o meno espliciti, anche perché il gioco inserisce nel mucchio una cosa chiamata Rule Terminal senza spiegarla troppo bene: sono dei computer che permettono di "violare" il mondo di gioco in puro stile meta, cambiandone letteralmente le regole.

Tutto si fa attraverso una finta schermata da computer, spostando file da una cartella all'altra. Queste azioni cambiano lo scenario, i nemici e lo stesso Bolt, per esempio trasformandolo in un topo che può passare nei condotti più stretti e comunicare con gli altri ratti che prima erano nemici da sconfiggere. In alcune circostanze, possiamo trasformare dei forzieri irraggiungibili in copie del protagonista che si muovono e che possiamo sconfiggere, raccogliendo poi il bottino, oppure possiamo cambiare certi nemici particolarmente fastidiosi, rendendoli inermi punti di appoggio.

Il Rule Terminal può cambiare il mondo di gioco, una dinamica che ha un grande potenziale
Il Rule Terminal può cambiare il mondo di gioco, una dinamica che ha un grande potenziale

Il Rule Terminal è potenzialmente la caratteristica più interessante di Bolt of Whalington, ma la demo non lo spiega in modo particolarmente chiaro, facendolo sembrare più che altro un'azione obbligatoria, necessaria a proseguire nell'esplorazione, più che un elemento di gameplay accessorio che il giocatore può o non può usare, a sua discrezione e in modo intelligente o fantasioso. D'altra parte, la demo offre una piccola parte introduttiva del gioco, mostrando le caratteristiche principali del titolo Orca Studio, che alla fine si comporta come un normalissimo metroidvania moderno: se le sue meccaniche peculiari riusciranno a distinguerlo dalla concorrenza, lo scopriremo solo una volta messo mano al gioco completo.

Bolt of Whalington si aggiunge al crescente elenco di metroidvania moderni che provano a fare qualcosa di diverso, più che nuovo, per dimostrare di avere una marcia in più: in questo caso, il Rule Terminal ha effettivamente questo potenziale, ma nella demo non ci ha convinto del tutto. Più interessante il level design incentrato sull'alternanza di forma felina e mech, arricchito da una buona libertà di esplorazione e scenari intricati. La demo del titolo Orca Studio ci è apparsa un po' acerba, sicuramente migliorabile: siamo curiosi di scoprire se il resto del gioco dimostrerà davvero la versatilità promessa dallo sviluppatore.

CERTEZZE

  • L'esplorazione incrociata Bolt/mech è interessante
  • Il Rule Terminal ha potenziale

DUBBI

  • Prime battute confuse e dispersive
  • Sistema di combattimento senza particolari acuti
Aggiungici come fonte preferita su Google
Abbiamo provato la demo del gioco grazie a un codice inviato dal publisher.
Questo contenuto potrebbe includere link affiliati che generano commissioni.
Per conoscere i dettagli della nostra policy editoriale, è disponibile la pagina etica.