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Dragon Age Vs. Elden Ring nell'arena dell'accessibilità

I giochi devono essere difficili come Elden Ring o accessibili come l'imminente Dragon Age: The Veilguard? Esiste una via di mezzo?

SPECIALE di Christian Colli   —   10/07/2024
Illustrazione di Dragon Age: The Veilguard
Elden Ring
Elden Ring
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Prima di Elden Ring non avevo mai giocato veramente un soulslike, perché mi spaventava la difficoltà - non sono uno che bestemmia e non volevo cominciare così - e perché non sono un grande fan di quel tipo di fantasy oscuro e violento. Avendo saltato anche Bloodborne (ovviamente) e Sekiro, ho dato fiducia a Elden Ring perché artisticamente sembrava una bomba e l'aveva scritto G.R.R. Martin, e perché dicevano un po' tutti che era il modo di FromSoftware di avvicinarsi ai giocatori un po' meno navigati di soulslike.

E se potessimo mettere in pausa durante lo scontro con Messmer?
E se potessimo mettere in pausa durante lo scontro con Messmer?

Per farla breve, l'ho comprato al lancio e mi è piaciuto tantissimo. Lo considero uno dei migliori titoli che abbia mai giocato, con un level design stupefacente e, nonostante questo, dopo circa 90 ore l'ho mollato nei sotterranei di Leyndell, un po' perché dovevo giocare ad altro per lavoro e un po' perché, in tutta sincerità, mi metteva un'ansia terrificante. Mi dava anche tanta soddisfazione, chiaro, ma le sue atmosfere tetre e la difficoltà sopra le righe mi mettevano addosso troppa tensione. Perciò non l'ho mai finito ma lo ricordo con affetto, sono contento di aver dato i miei soldi a FromSoftware e, per quanto mi riguarda, ho giocato 90 ore a un titolo eccezionale, quindi va bene così.

Allo stesso tempo, giocare Elden Ring mi ha fatto capire due cose importanti. Primo, che sono invecchiato; anche se ho solo 41 anni mentre scrivo queste righe, i miei riflessi non sono più quelli di una volta e fatico a giocare titoli cui non sono abituato o che richiedono un livello di attenzione e di precisione sopra la media. Monster Hunter - una serie che conosco a menadito - mi dà meno problemi, in questo senso, perché le atmosfere e il ritmo mi stressano meno.

E se fosse possibile regolare la difficoltà di Monster Hunter Wilds?
E se fosse possibile regolare la difficoltà di Monster Hunter Wilds?

L'altra cosa che ho imparato da Elden Ring è che giochi come i soulslike, in un certo senso, servono. Il mix di impegno, bravura e apprendimento che richiedono fa di essi praticamente un genere a sé stante che segna una linea di demarcazione con cui molti giocatori possono confrontarsi. Non c'è nulla di male se un certo gioco è "troppo difficile" (che poi è una definizione ardua da quantificare) e se quindi non fa per noi, come può succedere con i giochi sportivi se non si ama lo sport o con i simulatori di guida se si preferisce Mario Kart, per fare un esempio terra terra.

Quindi, grazie Elden Ring, ti ho voluto bene ma ho capito che non fai per me. Auguro a FromSoftware ogni bene e mi guardo volentieri i playthrough su Twitch ma ho fatto a meno del DLC. E se avete letto fino a questo punto della premessa, possiamo andare avanti. Anzi, indietro.

Accessibilità a tutti i costi?

Ho comprato Rogue Legacy 2 in forte sconto, alcuni mesi dopo Elden Ring. Giochi completamente diversi, ovviamente, ma anche il titolo Cellar Door Games è impegnativo a modo suo, specie se capitano iterazioni sfortunate o nelle partite successive al primo completamento, attivando gli appositi modificatori. Rogue Legacy 2 ha, però, una cosa che Elden Ring non ha: una robusta schermata che permette di alterare praticamente a piacimento certi parametri del gioco, dalla resistenza del giocatore a quella dei nemici, passando per i danni inferti o ricevuti, i pericoli ambientali e molto altro. È persino possibile accendere o spegnere a piacimento il volo, per superare fasi platform particolarmente complicate. Tutto facoltativo, ovvio, ma il giocatore può regolare il gameplay e sviscerare il titolo come chiunque altro, con i propri ritmi e nei propri limiti.

Rogue Legacy 2 è altamente personalizzabile, può diventare difficilissimo o super facile
Rogue Legacy 2 è altamente personalizzabile, può diventare difficilissimo o super facile

Non è l'unico esempio di "accessibilità" recente. Penso, per esempio, a Marvel's Spider-Man 2, che permetteva di modificare l'oscillazione con la ragnatela e altri parametri che potevano semplificare il gioco o renderlo anche più difficile. Sono accortezze importanti - e doverose nei confronti dei giocatori afflitti da specifiche disabilità - che, soprattutto, non fanno male a nessuno ma che possono essere sfruttate da chi, pur non avendo alcuna disabilità, vuole semplificarsi la vita (da qui uno scomodo e scorretto parallelismo tra "difficoltà" e "accessibilità" che, in teoria, sarebbero due cose molto diverse). Scelgo io se semplificarmi o meno il gameplay, il gioco me lo sono comprato io... a te, che hai il sacrosanto diritto di sputare sangue su Messmer, che te ne viene?

Pochi giorni fa, la celebre Alanah Pearce ha sollevato un polverone sulla questione parlando di "disabilità situazionale": poniamo il caso che nostro figlio di due anni richieda attenzione perché sta vomitando sul tappeto o rovesciando una libreria in salotto, è giusto che io non possa mettere in pausa un videogioco - come Elden Ring, appunto - per andare ad aiutarlo? Che io debba scegliere se firmare il ritiro di un pacco importante appena consegnatomi a piano terra o vincere la trecentoventisettesima volta che combatto Messmer? Fermo restando che siamo nel campo degli estremi e che la questione solleva anche un vespaio di argomenti etici, a cominciare dal fatto che bisognerebbe distinguere tra "disabilità situazionali" e semplici "impedimenti" - come può essere un figlio birichino, a differenza di una brutta malattia - la domanda più che altro è la seguente: è giusto che sia io ad adattarmi a un gioco e non il contrario?

Gitgud o fatti i fatti tuoi

E la risposta probabilmente è sì, è giusto... in determinati contesti. Non in tutti. Ma quasi. Gli "impedimenti" sopra descritti hanno facili soluzioni, tipo che se aspetti un pacco importante e sai che dovrai scendere a firmare, magari non ti metti a giocare qualcosa che non puoi mettere in pausa. La notizia che Dragon Age: The Veilguard - la cui è uscita è guardata con sospetto e pessimismo per via del recente storico di BioWare e per le differenze di gameplay con il primo titolo della serie - includa la possibilità di intervenire sulla difficoltà, arrivando addirittura ad annullare la morte del giocatore, ha spaccato in due la comunità dei giocatori. C'è chi la ritiene quasi una bestemmia. "Nuocerà al bilanciamento del gioco!" strilla qualcuno, "banalizza il gameplay!" urla qualcun altro. Qualcun altro ancora suggerisce, quasi bisbigliando, che "la difficoltà è un vestito che deve starti bene addosso" e dobbiamo dire che si tratta di un'affermazione abbastanza azzeccata.

Marvel's Spider-Man 2 ha una schermata di opzioni dedicata
Marvel's Spider-Man 2 ha una schermata di opzioni dedicata

L'impressione che sembrano essersi fatti alcuni giocatori è che il bilanciamento e la difficoltà del gioco siano alla totale mercé degli utenti, quando invece è molto più probabile che la curva sia stata pensata e regolata in una certa maniera: saranno poi i singoli giocatori a scegliere come modellare la loro esperienza. Il problema sorge quando una fetta della community si lamenta del fatto che non sia giusto "che tutti possano fare tutto e finire tutti i giochi". Ma in un universo ideale è sacrosanto che chiunque li compri - e quindi spenda i suoi soldi - possa completarli, vedere ogni contenuto e giocarli coi propri ritmi. Purtroppo siamo in un'era davvero tossica in cui il trofeo o l'Achievement in più di un altro manda ai matti qualcuno e invece di essere contenti perché tutti possiamo giocare a tutto, alcuni si trincerano dietro una forma di gatekeeping.

Forse è proprio per questo che esistono giochi come Elden Ring o i soulslike di FromSoftware e tutti i loro imitatori che, casomai non ve ne foste accorti, si moltiplicano ogni anno che passa. Sono i giochi che scavano i solchi, che puntano tutto sull'impegno e la lettura del gameplay - e che come tali possono essere facilmente rotti da qualunque giocatore, non a caso c'è chi li ha finiti col tappetino di Dance Dance Revolution al posto del controller... ma questa è un'altra storia - e che non possono e non devono essere manipolabili. Sono un genere a parte, il genere del "gitgud" se vogliamo: esistono per fare contenti i giocatori che cercano una viscerale soddisfazione nelle proprie prestazioni, anche a costo di non poterli mettere in pausa o di non poterne regolare la difficoltà, e va benissimo così.

I giocatori potranno regolare la difficoltà di Dragon Age: The Veilguard
I giocatori potranno regolare la difficoltà di Dragon Age: The Veilguard

Ma gli altri giochi non possono trincerarsi dietro il muro della difficoltà per venire incontro a una moda, passeggera oppure no, che rischia di distruggere un hobby che, fermi tutti, deve intrattenere. Chi videogioca sceglie di investire il suo tempo in un'attività da cui deve poterne trarre un beneficio, emotivo o psicologico. Perciò, se domani volessi comprarmi Dragon Age: The Veilguard e scoprissi che è troppo difficile, voglio potermi "cucire" il gioco addosso, specialmente se mi piace e intendo investire il mio tempo su di esso. Pian piano moltissimi sviluppatori stanno abbracciando l'accessibilità in tutte le sue forme - pensiamo a Blizzard, che permette di sostituire i ragni con i granchi in World of Warcraft per venire incontro agli aracnofobici - nell'ottica di un gaming che sia per tutti in tutto.

Perché se è vero che i giochi devono essere pensati per tutti, è vero anche che non tutti i giocatori possono giocare tutti i giochi. È accettabile che esistano titoli calibrati con una puntualità che non ammette manipolazione, in cui non si possa mettere in pausa per una pura e semplice filosofia di design che fa leva proprio sull'alta tensione, l'atmosfera e la continuità dell'esperienza: è giusto così, ci saranno sempre altri giochi più permissivi.

E come la mettiamo con i genitori che vogliono giocare ma hanno i figli cui badare, i pranzi da tirare fuori dal forno, i corrieri che li aspettano a piano terra per una firma? Ebbene, per il momento sarebbe meglio che giochino ad altro.