Edge of Eternity, il provato 50

Abbiamo provato Edge of Eternity, un gioco di ruolo giapponese che i fan del genere potrebbero arrivare ad amare alla follia, nonostante alcune apparenti incertezze.

PROVATO di Simone Tagliaferri   —   14/12/2018

Edge of Eternity ha una lunga storia alle spalle. Nato sostanzialmente da una demo tecnica, ha provato due volte la via di Kickstarter prima di essere finanziato con successo nel 2015. Da allora il team di sviluppo, formato da nove persone, ha continuato a lavorarci alacremente ed è finalmente riuscito a pubblicarlo nell'Accesso Anticipato di Steam. Siamo a fine 2018, molta della eco del progetto è svanita nel nulla, ma è valsa comunque la pena di averlo provato perché ci siamo trovati di fronte a un titolo per certi versi incredibile.

Lo scenario di Edge of Eternity mescola fantascienza e fantasy e fa da sfondo a una storia di alieni, gli Archelites, che scendono sul pianeta Heryon per rubare dei cristalli magici, che rappresenteranno il fulcro dell'intera avventura. Per ora è difficile valutare la trama nel suo complesso perché è disponibile soltanto il primo capitolo, che dura circa sette ore e che accenna soltanto ad alcuni eventi che saranno centrali nel corso dell'avventura. Per adesso possiamo limitarci a notare che è evidente quanto il team di sviluppo abbia giocato ai Final Fantasy classici, vista la quantità di rimandi ideali che s'incrociano lungo la via, tra personaggi, principali e secondari, e sistema di gioco. Comunque sia, alla fine del primo capitolo siamo rimasti con la voglia di scoprire di più sugli eventi che hanno portato alla crisi di Heryon e sulle motivazioni dei nemici, quindi per ora il suo lavoro lo sta facendo. Certo, alcuni dialoghi non sono proprio scritti benissimo e certe ingenuità sono evidenti. Da questo punto di vista la sceneggiatura di Edge of Eternity sembra soffrire del difetto tipico di molte opere prime: voler riempire i testi di chissà quali profondissimi significati, con il risultato di renderli spesso artefatti e un po' goffi. Un enorme plauso va invece alla colonna sonora, realizzata da Yasunori Mitsuda, che vanta nel suo curriculum opere quali Chrono Trigger e Xenoblade Chronicles.

Gameplay

Il gioco in sé è il classico JRPG fatto di grosse aree esplorabili in cui andare alla ricerca di oggetti, materiali per il crafting, nemici e risposte. L'esplorazione ci vede alla guida del protagonista, Daryon, inquadrato alle spalle, che rappresenta l'intero party. Sembra una scelta davvero rischiosa, visto che non stiamo parlando di una produzione ricchissima e in questo modo è più facile esporre certi difetti, ma la verità è che funziona più che bene, anche perché Midgar Sudios ha fatto davvero un ottimo lavoro dal punto di vista tecnico, pur con tutti i limiti del caso. Certo, alcune animazioni sono bruttine e taluni oggetti non sono proprio perfetti, ma in generale non ci si può proprio lamentare, visto anche il prezzo del gioco. Del resto i modelli dei personaggi sono ottimi, alcuni paesaggi sono evocativi e molto belli e i vari biomi offrono dettagli interessanti. Peccato solo per alcuni mostri, non brutti ma anonimi, e per alcune magie, da perfezionare ancora un po'.

Parlando proprio di sistema di combattimento, Edge of Eternity segue una linea molto precisa, quella cioè che mescola turni e griglia tattica. Se avete giocato a Wild Arms 4 capirete senza fatica cosa intendiamo: sostanzialmente ogni volta che Daryon incontra un nemico inizia un combattimento, in cui è possibile attaccare con armi, abilità o magie, oppure muoversi sulla griglia tattica, dando vita a un gioco di posizioni che rende alcuni scontri davvero interessanti. A renderli tali è l'ampia serie di elementi che li influenzano. In particolare pensiamo a dei grossi cristalli che danno bonus differenti a seconda del loro colore e che possono fare davvero la differenza. Posizionarsi su di una casella con un cristallo significa ottenerne i bonus o i malus, ma lo stesso vale anche per i nemici. Così, se nei primi scontri la mobilità è quasi facoltativa, dopo meno di un'ora di gioco si inizia già a ragionare in modo tattico su come muoversi e su come sfruttare il campo di battaglia, evitando che lo facciano gli altri. In termini di attacco i personaggi hanno a disposizione diversi poteri, determinati dalle armi impugnate e dai cristalli a esse collegati. Questi si trovano aprendo i forzieri sparsi per le mappe o uccidendo i nemici:

una volta incastonati in un'arma danno un potere specifico al personaggio, sia esso un'abilità speciale o una magia. Più cristalli si combinano, più l'arma diventa potente, più poteri si ottengono. Comunque sia, l'uso di questi ultimi è vincolato alla classica barra del mana, che si esaurisce abbastanza in fretta (soprattutto all'inizio). Concluso il combattimento i personaggi vengono completamente curati. Nelle fasi iniziali ci era sembrata una semplificazione eccessiva del sistema di gioco, ma con il passare delle ore ci siamo dovuti ricredere, perché in Edge of Eternity si muore e spesso, soprattutto se si commettono errori di valutazione.

Edge of Eternity non sembra essere il Final Fantasy XV nato dal basso che molti desideravano, ma per certi versi potrebbe essere considerato anche migliore, visto che, pur con tutte le sue ingenuità, non tradisce il genere dei giochi di ruolo giapponesi buttandosi sull'action e non offre una trama frammentata da completare tramite DLC. Un po' Final Fantasy di epoca classica, un po' Wild Arms 4, sembra molto più solido di quanto ci si potesse aspettare. Insomma, per dare un giudizio definitivo è presto, ma se siete appassionati del genere dovreste tenerlo d'occhio e sperare che incassi abbastanza da dare modo al team di sviluppo di apportare le giuste rifiniture.

CERTEZZE

  • Sistema di combattimento interessante
  • Mondo derivativo, ma ben caratterizzato
  • Tanto amore per i giochi di ruolo giapponesi

DUBBI

  • Qualche ingenuità tecnica
  • Scrittura non sempre esaltante