Nintendo Switch: i migliori titoli indie 36

Facciamo una panoramica su quelli che potrebbero essere i migliori giochi indie disponibili su Nintendo Switch

SPECIALE di Giorgio Melani   —   18/10/2019

Indice

Nel suo ruolo di unica console ibrida sul mercato, Nintendo Switch viene vista ormai universalmente come la piattaforma perfetta per i giochi indie. A dire il vero non sono ben chiari i motivi di questa investitura: forse gli indie si associano bene a una fruizione portatile perché si ha l'impressione che non vengano sminuiti su uno schermo piccolo, forse perché sono adatti a sessioni all'aria aperta senza necessariamente stare concentrati su una poltrona davanti a una TV, fatto sta che molti, anche in possesso di diverse piattaforme, alla fine preferiscono giocare gli indie su Nintendo Switch. La prova di questo sono le vendite molto positive che i giochi di produzione indipendente registrano sulla console Nintendo, che spesso si rivela la piattaforma più proficua per questi team, che infatti tendono spesso a prediligerla insieme al PC.


Questa situazione si è verificata anche grazie alla nuova politica seguita dalla casa di Kyoto già a partire da Wii U e Nintendo 3DS, con un'apertura progressiva alla produzione indie dopo delle anacronistiche reticenze iniziali, fino a rendere questa offerta ludica un vero e proprio punto di forza di Nintendo Switch. È davvero difficile fare una selezione di giochi dentro un elenco molto limitato, dunque prendete questa panoramica come una sorta di raccolta di idee che possono fornire lo spunto per una discussione più estesa nei commenti, perché sono davvero tanti, troppi, i giochi che avrebbero meritato di starci dentro.

Dead Cells

Il metroidvania sembra essere diventato un canale espressivo ideale per gli sviluppatori indie, vista la quantità di buone idee e ottimi titoli che sono emersi ultimamente all'interno di questo particolare genere ibrido. Se dobbiamo sceglierne uno andiamo diretti su Dead Cells, anche se la concorrenza è agguerrita: l'action adventure con elementi rogue-lite di Motion Twin riesce a coniugare un sistema di combattimento divertente con una progressione particolarmente coinvolgente, data da una gestione del protagonista che spinge sempre a migliorarci per far evolvere il nostro combattente attraverso crafting e raccolta di loot. Le caratteristiche rogue-lite, così come la generazione casuale dei dungeon, si incastrano perfettamente nel gameplay, innescando il tipico meccanismo che ci impedisce di abbandonare il gioco facilmente.

Cuphead

Dalla collaborazione tra Nintendo e Microsoft è arrivata una perla che va ad impreziosire ulteriormente la ludoteca Nintendo Switch. Cuphead è il risultato di un lavoro artistico e manuale di grande valore, portato avanti con estrema passione dai due fratelli Moldenhauer di Studio MDHR fino alla messa in scena di uno sparatutto dotato di una personalità travolgente. Il titolo in questione è essenzialmente uno sparatutto che alterna scontri con boss a sessioni in stile run and gun, tutto caratterizzato da una particolare grafica che ricorda i cartoni animati degli anni 30 e un feeling da shooter di vecchia scuola. Al di là del suo aspetto affascinante, l'alto tasso di sfida rende Cuphead un gioco adatto a chi ha riflessi pronti e non ha intenzione di tirarsi indietro di fronte alle difficoltà. L'unico problema è che con un ritmo così elevato è davvero difficile godersi il panorama.

Undertale

Passando a ritmi di gioco più rilassati, una selezione come questa non può lasciar fuori Undertale, anche solo per l'importanza che il titolo ha ricoperto in questi anni per quanto riguarda la narrazione in ambito videoludico e il trattare tematiche profonde con implicazioni morali. A vederlo sembra un JRPG che richiama lo stile sarcastico di Earthbound, ma la parodia di Undertale va a scavare più a fondo negli stereotipi videoludici, mostrando l'eterna lotta tra il bene e il male, o tra umani e mostri, da una prospettiva decisamente diversa. Non necessariamente ribaltata, perché sarebbe una semplificazione eccessiva e nel gioco di Toby Fox è difficile avere certezze e visione netta delle cose, avvicinandosi così in maniera sorprendente ai grandi dilemmi morali della vita e alla difficile distinzione tra mostro e normale, tra giusto e sbagliato.

Oxenfree

Proseguiamo con le avventure scegliendo un titolo di importanza forse minore rispetto ad altri, ma che può diventare facilmente un vero e proprio cult se si ha la giusta inclinazione. Titolo d'esordio di Night School Studio, team composto comunque da veterani di varia formazione, Oxenfree propone una storia stratificata, caratterizzata da finali multipli e che sembra quasi avere vita propria per come spinge a rigiocare scoprendo sempre qualcosa di nuovo e cambiando qualche particolare. A prima vista ricalca il classico thriller adolescenziale, con il mistero metafisico che irrompe in un'allegra (ma non troppo) combriccola di ragazzi intenti a passare una nottata in spiaggia, ma ben presto i misteri dell'isola in cui è ambientata la storia si intersecano con le tensioni tra i membri del gruppo, scavando tra i ricordi e costruendo imprevedibili sviluppi della trama. Un gioco che resta facilmente nella testa anche dopo averlo concluso.

Wargroove

Rimasto in lavorazione a lungo presso Chucklefish, Wargroove è un omaggio sincero e appassionato alla tradizione di Advance Wars (o Famicom Wars), di cui si sentiva effettivamente una gran mancanza. È chiaro che un concetto del genere porta a un risultato inevitabilmente derivativo, ma gli strategici in questo modo sono ormai talmente rari da farlo diventare un titolo veramente particolare nel panorama odierno. Wargroove riporta dunque in scena le schematiche battaglie tra eserciti in un'ambientazione fantasy ricca di epica e umorismo, con la precisione aritmetica degli scacchi a richiedere una pianificazione perfetta di ogni singola mossa, pena la sconfitta inesorabile. Proprio il bilanciamento del gioco pone qualche dubbio sul suo essere effettivamente godibile per tutti, ma la cura messa nel disegno in pixel di ogni singola unità e la quantità di missioni e modalità di gioco rendono questo strategico dell'etichetta di Stardew Valley un titolo da avere.

Katana Zero

Anche questo è un po' un outsider, meno noto di molti altri titoli indie e forse anche per questo meritevole di attenzione: parliamo di Katana Zero, un action platform di Askiisoft. Il gioco è sicuramente in debito con Hotline Miami ma riesce comunque a proporre qualcosa di nuovo all'interno della struttura da gioco d'azione efferata dalla velocità estrema: come nel celebre titolo Devolver anche qui interpretiamo un assassino abile ma che può morire al primo colpo subito, cosa che ci costringe ad agire sempre in maniera rapida e tatticamente ragionata in modo da attraversare i livelli in maniera impeccabile. La meccanica aggiuntiva qui è rappresentata dalla possibilità di riavvolgere il tempo per ripetere i livelli ed evitare gli errori fino a raggiungere la perfetta esecuzione, cosa piuttosto complicata anche dal fatto di essere armati solo di katana o oggetti da lanciare all'interno di strutture che pullulano di nemici dotati di potenti armi da fuoco. Anche per questo, la soddisfazione data dalla conclusione dei livelli è qualcosa di memorabile.

Return of the Obra Dinn

Uno degli ultimi arrivati fra gli indie su Nintendo Switch e su console in generale, Return of the Obra Dinn ha già avuto modo di impressionare gli utenti su PC. Si tratta del nuovo titolo di Lucas Pope, salito alle luci della ribalta con l'ottimo Papers, Please. È un'avventura a carattere fortemente narrativo, ambientata nell'800 a bordo di una nave della Compagnia delle Indie Orientali su cui qualcosa è andato tremendamente storto. Nei panni di un assicuratore della compagnia, è nostro compito la ricostruzione della storia di ciò che è accaduto sulla nave, rivivendo i tragici momenti a bordo attraverso i documenti relativi ad imbarcazione ed equipaggio e grazie a un particolare strumento chiamato Memento Mortem che consente di mettere in collegamento vari indizi e capire i nessi causa-effetto che hanno portato alla morte dei vari marinai. Oltre alla particolare ambientazione, una forte identità è data al gioco anche dalla rappresentazione grafica che simula il dithering monocromatico dei vecchi titoli per Macintosh.

My Friend Pedro

Se una banana sorridente accanto a una pistola può già rappresentare un ottimo incipit, sappiate che comunque difficilmente sarete preparati a quello che mette in scena My Friend Pedro. Si tratta, anche in questo caso, di uccidere quantità industriali di nemici con un singolo personaggio alle prese con situazioni impossibili, ma qui la spettacolarità dell'azione è talmente spinta al parossismo da diventare a tutti gli effetti una parodia. Una bellissima parodia, però: salti mortali, parkour, corse sui muri, fuoco incrociato tra i nemici e l'utilizzo creativo di pentole a mezz'aria concorrono tutti a creare un'inebriante coreografia di gesti atletici e morte. Con la quantità di action fulminei e stilosi che si sono diffusi col tempo sul mercato videoludico, My Friend Pedro è la risposta folle che stavamo aspettando ormai da tempo e che comunque ha colto un po' tutti di sorpresa, se non altro per la sua caratterizzazione psicotica che lo rende estremamente originale.

Owlboy

Owlboy è il risultato di un lavoro fatto con estrema passione ed è una fortuna per tutti che il team D-Pad Studio non abbia abbandonato il progetto nella sua lunghissima fase di sviluppo. Le prime informazioni sul gioco emersero addirittura nel 2007, con l'uscita avvenuta poi nove anni più tardi, quando si temeva ormai per le sue condizioni. Invece Owlboy è arrivato a compimento ed è davvero bellissimo: si tratta di un adventure con elementi platform, interamente disegnato "a mano" in bitmap come i giochi di un tempo, ma ancora più curato di quanto normalmente è possibile vedere nella cosiddetta pixel art applicata ai videogiochi. La storia di Otus, il ragazzo-gufo alle prese con le responsabilità della sua posizione e una preoccupante tendenza a cacciarsi nei guai, ci porta a volare, dialogare e risolvere enigmi attraversando meravigliosi panorami in 2D, in grado di creare un'atmosfera davvero unica nelle ambientazioni tra cielo e terra tutte minuziosamente animate.

Shovel Knight

L'inserimento di Shovel Knight è un riconoscimento dell'importanza che ha ricoperto questo ormai celebre titolo di Yacht Club nel panorama indie. D'altra parte, resta anche uno dei migliori action con elementi platform a scorrimento usciti in questi anni, nonché uno dei più genuini omaggi al genere dell'epoca 8-bit attualmente sul mercato, nonostante questi siano aumentati a dismisura anche grazie al successo riscosso proprio da Shovel Knight. È probabile che ormai molti lo abbiano già giocato ma chi ancora non l'ha fatto dovrebbe prenderlo in seria considerazione: è un gioco semplice nel concetto ma impegnativo in termini di level design e scontri, in particolare con i boss, riferendosi fedelmente alla tradizione che vuole omaggiare, inoltre viene arricchito da varie caratteristiche che lo fanno aderire parzialmente agli RPG soprattutto per quanto riguarda la progressione del protagonista, cosa che arricchisce ulteriormente l'esperienza di gioco.

Ori and the Blind Forest

Vista l'ingombrante presenza di Microsoft alle proprie spalle, l'inserimento di Ori and the Blind Forest può sembrare impropria all'interno di una lista dedicata ai titoli indie, ma il fatto che lo sviluppo sia stato comunque una totale responsabilità del piccolo Moon Studios, che resta un team completamente indipendente, lo rende spiritualmente afferente alla categoria. D'altra parte, la qualità del gioco giustifica quantomeno la menzione: Ori and the Blind Forest è sicuramente uno dei migliori platform 2D con elementi adventure che si possano trovare in circolazione e la versione Nintendo Switch è, sorprendentemente, la migliore che si sia vista finora, essendo giunta ad anni di distanza e con varie evoluzioni tecnologiche applicate. Nel sempre più affollato panorama dei metroidvania, questo gioco si staglia per level design e ritmo dell'azione, anche se la collocazione in questo genere può essere impropria visto che si tratta prima di tutto di un platform.

Blaster Master Zero

Concludiamo questa parzialissima rassegna con un titolo che può essere considerato un po' un underdog in mezzo all'elenco di giochi in questione, tuttavia ha un significato particolare nel panorama indie e su Nintendo Switch in particolare. Blaster Master Zero è l'unico esponente di una serie che effettivamente affonda le proprie radici nell'epoca 8-bit, vista l'uscita del primo capitolo su NES, pertanto il suo ritorno sulle scene in perfetto stile pixelloso lo rende semplicemente fedele alla sua tradizione, piuttosto che ruffiano rispetto ai gusti attuali. Questa genuinità deriva anche dalla grande capacità del team Inti Creates di modellare il bitmap richiamando gli stilemi classici in maniera straordinariamente coerente. Il bello di Blaster Master Zero è dunque che, sia per quanto riguarda la grafica che il gameplay, non si limita a imitare un vecchio gioco NES ma sembra proprio provenire veramente da quel periodo storico.