Predator: Hunting Grounds, provato alla Gamescom 2019 11

Presentato con un lungo trailer poco prima della Gamescom 2019, Predator: Hunting Grounds si è lasciato giocare durante la fiera tedesca. Ecco le nostre impressioni sulla prossima esclusiva per PS4

PROVATO di Pierpaolo Greco   —   29/08/2019

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Dobbiamo confessare di non essere rimasti particolarmente colpiti durante il reveal del primo trailer di Predator: Hunting Grounds in occasione dell'Opening Night Live che quest'anno ha anticipato l'apertura della Gamescom 2019. Pur amando il personaggio cinematografico nato nel 1987, quanto visto nel filmato lasciava trasparire una produzione dal budget medio priva di grandi idee, o comunque di elementi in grado di colpire e sconvolgere il giocatore come solo una grande esclusiva per PS4 sa fare. In realtà proprio durante la fiera tedesca abbiamo avuto l'opportunità di entrare in contatto con il nuovo progetto di IllFonic attraverso due lunghi match in cui abbiamo indossato prima i panni di un malcapitato soldato e, successivamente, quelli dello spietato killer alieno in cerca di trofei. Abbiamo così scoperto qualcosa di più sulle dinamiche di questo titolo e ci siamo convinti maggiormente del suo appeal e del suo potenziale. Innanzitutto cosa è Predator: Hunting Grounds al di fuori della sua chiara ed evidente natura di tie-in? Ci basta citare il precedente lavoro dello sviluppatore per mettere subito in chiaro qual è il genere di appartenenza di questo titolo, ovvero Friday the 13th: The Game, un altro gioco ispirato a una produzione cinematografica.

Anche in questo caso ci troviamo quindi davanti a un titolo multiplayer asimmetrico: un prodotto disegnato per cinque giocatori dove quattro di questi, nei panni dei soldati, devono cooperare per cercare di sconfiggere il quinto partecipante, colui che ha la fortuna di indossare i panni e le zanne di Predator. Rispetto a Venerdì 13 però, questo nuovo progetto, oltre ad avere la benedizione di 20th Century Fox e la produzione di Sony che, si spera, possa consentire una maggiore spinta sul fronte tecnologico e creativo, offre un particolare cambio di paradigma. Un po' come avveniva anche in Evolve (qualcuno di voi lo ricorda?), i giocatori ai comandi dei militari avranno delle specifiche missioni da portare a termine che vanno ben oltre il semplice compito di uccidere il Predator oppure di fuggire incolumi dalla giungla. E per svolgerle dovranno fare i conti con l'intelligenza artificiale che muove le pattuglie di soldati messi a guardia degli obiettivi strategici delle mappe. Nulla di particolarmente elaborato o innovativo per quanto siamo riusciti a vedere, ma sicuramente in grado di creare quel "twist" che potrebbe effettivamente distanziare Hunting Grounds da quanto già visto e sperimentato in passato.

Il gameplay

In concreto quindi, come si gioca questo Predator? La dinamica è abbastanza semplice, indipendentemente dal fronte in cui ci si ritrova a combattere. Nella nostra prima partita eravamo un soldato, al fianco di altri tre giornalisti commilitoni. Si inizia con una sorta di schermata di briefing dove viene chiaramente indicata la missione, composta solitamente da tre passaggi (cattura un radar per trovare l'ubicazione di un server, raggiungi il server, installa un virus), ed è ben visibile l'intera mappa di gioco con tanto di punti di atterraggio dell'elicottero che ci porta in azione. La selezione avviene per voto e ovviamente bisognerà scegliere tatticamente la location migliore per raggiungere il proprio scopo il più velocemente possibile.

Come scritto poco sopra, durante i nostri spostamenti nella giungla dovremo vedercela con numerosi soldati avversari che, solitamente, si limitano a spararci dalla distanza, a lanciarci contro granate e, nel caso dei cecchini, a rimanere nascosti per bersagliarci ininterrottamente. Come militari avremo a disposizione due tipologie di armi (abbiamo visto pistole, mitragliatori e fucili a pompa), un coltello per il combattimento ravvicinato e una granata per cercare di sgominare gli assembramenti di nemici. L'energia vitale non si ricarica automaticamente ma bisognerà trovare specifiche casse per recuperarla oppure dovremo consumare delle siringhe che possiamo portarci dietro. Anche le munizioni non sono semplicissime da trovare: dovremo infatti cercare degli scatoloni illuminati che ci permetteranno di ripristinare l'armamentario dopo una lunga interazione; complice una certa coriaceità degli avversari, sarà abbastanza facile rimanere a corto di proiettili durante uno scontro particolarmente intenso che magari vede anche qualche incursione del Predator. Se si rimane a terra esangui, sarà possibile essere aiutati da un compagno, a meno che non si venga giustiziati dall'alieno o dai nemici controllati dall'intelligenza artificiale. Fin qui non c'è assolutamente nulla di particolarmente originale o innovativo: il gioco si controlla come un qualsiasi altro shooter in prima persona ed è previsto, immancabilmente, un sistema a livelli che permette di sbloccare armi ed equipaggiamento aggiuntivo man mano che si procede nella crescita. È interessante comunque la presenza nella mappa di una stazione radio che può essere raggiunta per consentire il respawn degli amici morti in battaglia e provare così un ultimo, disperato tentativo per non fallire la missione.

Nella seconda partita, vista la nostra incredibile prestazione, siamo stati promossi a Predator così da poter toccare con mano la componente asimmetrica del gioco. Quando si controlla l'alieno, il gioco passa alla visuale in terza persona e l'obiettivo diventa uno solo: far fuori il gruppo di quattro soldati, impedendo il completamento della loro missione. È intelligente il fatto che impersonando l'alieno si cominci in un punto casuale della mappa e, oltre a dover trovare i militari, dovremo anche cercare di capire qual è la loro missione visto che non ci verrà dato alcun indizio in merito e nel gioco ne sono previste una decina, tutte affrontabili sulla manciata di mappe disponibili al lancio (dovrebbero essere 4 o 5). Anche per il Predator vale lo stesso discorso del sistema a livelli che permetterà di sbloccare armi ed equipaggiamento di potenza via via maggiore (ma sempre e comunque legati all'iconografia delle pellicole cinematografiche), ma per questa demo eravamo già equipaggiati di tutto punto: cannone al plasma, artigli, occultamento, visione a infrarossi e una sorta di siringone per recuperare la vita dopo un lunghissimo periodo di cura che ci lasciava alla mercé dei nemici. Lo spietato alieno, a differenza dei soldati, può inoltre spostarsi sugli alberi, salendo su di essi molto velocemente e saltando tra le fronde in modo automatico con in più la possibilità, in qualsiasi momento, di lanciarsi sul terreno per colpire un nemico alle spalle. Proprio in questo aspetto ci sentiamo di muovere una prima critica, da valutare però con tutte le attenuanti di un titolo ancora in alpha e che attraverserà sicuramente un lungo periodo di bilanciamento.

Il Predator è molto meno potente di quanto ci saremmo aspettati: innanzitutto i suoi artigli non sono molto letali sulla breve distanza ma ci hanno costretto a colpire per moltissime volte ogni avversario, prima di riuscire a ferirlo mortalmente per poi staccargli la testa impedendo così il suo recupero ad opera dei commilitoni. Tutto questo mentre lui può facilmente allontanarsi continuando a spararci. Tra l'altro bastano veramente pochi colpi per ridurre sensibilmente la vita dell'alieno e, se ci si trova nel mezzo di un conflitto a fuoco con 2 o 3 avversari, bisogna battere la ritirata il più velocemente possibile per non soccombere. E tenendo sempre in mente che qualsiasi azione del Predator consuma una sorta di energia che si ricarica molto lentamente, compresi i colpi dell'arma. Quindi se da un lato Predator: Hunting Grounds dovrebbe stimolare un approccio stealth quando si comanda lo yautja, dall'altro non offre poi quella soddisfazione nel momento in cui colpiamo l'avversario alle spalle. Va un po' meglio quando si colpiscono i nemici dalla distanza con il cannone al plasma ma, dopo un paio di bombardamenti, si diventa facili prede stazionarie per i giocatori avversari. Sono sicuramente interessanti alcune variazioni sul tema messe in piedi da IllFonic come il fatto che il Predator possa essere attaccato anche dall'intelligenza artificiale e non abbia delle chiare indicazioni sull'hud che facciano capire al volo chi sono i giocatori e chi il computer. Così come ci è piaciuta l'idea di offrire ai militari la possibilità di catturare l'alieno invece di ucciderlo per guadagnare un punteggio migliore e la necessità di scappare a gambe levate nel caso in cui si decida comunque di ammazzarlo per non rimanere coinvolti nell'esplosione che segue il suo ultimo respiro. In fondo, dobbiamo ammetterlo, ci siamo divertiti di più comandando il team di militari invece che il frustrante alieno; e forse questo non dovrebbe accadere.

Altre valutazioni

Al di là degli evidenti problemi di bilanciamento e di un gameplay veramente troppo derivativo e standardizzato, a non convincerci è stato l'aspetto tecnologico. Predator: Hunting Grounds al momento è molto indietro graficamente sia per quello che concerne i modelli, ad eccezione dell'alieno, sia per quanto riguarda l'ambiente di gioco che, pur affascinante e aderente a quanto visto nella prima pellicola nel suo aspetto rigoglioso, è "arricchito" da strutture scarne, tutte uguali e dalla geometria basilare. A tutto questo si aggiunge un'intelligenza artificiale che definire basica è riduttivo: i militari avversari sono sempre fermi sul posto limitandosi a sparare e a lanciare qualche granata rappresentando una sfida solo a causa dei numerosi colpi richiesti per ucciderli. Inoltre tendono a comparire continuamente nei pressi dei giocatori per mantenere viva l'azione creando fenomeni di respawn bruttini da vedere. Confidiamo e speriamo vivamente che IllFonic riesca a sfruttare il tempo che ci separa ancora dall'uscita del gioco, previsto al momento per un generico 2020, per migliorare il comparto estetico, rifinire il gameplay e ottimizzare l'esperienza generale sfruttando nel migliore dei modi l'uscita in esclusiva su PS4.

Predator: Hunting Grounds ci ha lasciato un sapore agrodolce in bocca. Pur apprezzando i multiplayer asimmetrici e reputando particolarmente interessante la licenza utilizzata per sfruttare questo genere, il gioco non è riuscito a trasmetterci vibrazioni completamente positive durante questo primo contatto: troppi i problemi di bilanciamento e pochi gli elementi grafici e le idee di gameplay in grado di colpirci. Ci sarà comunque modo per sistemare il tutto e per tornare a provare il gioco magari in occasione di una demo più lunga e avanzata; per ora non ci sentiamo di considerarlo una delle più interessanti esclusive del prossimo anno.

CERTEZZE

  • La componente asimmetrica è ben strutturata e ricca di possibilità
  • Il gameplay è immediato ed è facile entrare in partita
  • La presenza di una fazione controllata dal computer è una bella idea

DUBBI

  • Il bilanciamento del Predator è da aggiustare
  • Tecnicamente è molto indietro
  • Rimangono numerosi altri aspetti da valutare