The Medium, l'anteprima: l'orrore raddoppia nel nuovo gioco di Bloober Team 16

The Medium è tornato a far parlare di sé durante Xbox Games Showcase, presentando una meccanica inedita e dal grande potenziale: la realtà dualistica, che raddoppierà l'orrore vissuto da noi e Marianne

ANTEPRIMA di Alessandra Borgonovo   —   23/07/2020

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Dopo l'annuncio a maggio, che già aveva catturato la nostra attenzione per diverse ragioni tra cui Akira Yamaoka alla colonna sonora, The Medium è tornato a mostrarsi e l'ha fatto nel migliore dei modi: presentando una meccanica che senza dubbio concorrerà a renderlo unico e, con molta probabilità, a spaventare noi il doppio. Stiamo parlando della realtà dualistica, che abbiamo avuto modo di assaggiare - e non vediamo l'ora di provare - nel nuovo trailer presentato durante Xbox Games Showcase. La meccanica è stata anticipata proprio oggi tramite immagini e già a primo impatto mostrava tutto il potenziale; mancava giusto il gameplay per vederla in azione così da capirne meglio il funzionamento e sebbene il concetto dei mondi paralleli in sé non sia nuovo, la realtà dualistica come meccanica in sé lo è senza dubbio. Wojciech Piejko, Lead Game Designer del gioco, ha dichiarato che Bloober Team ha inseguito per anni quest'idea che tuttavia si è resa possibile solo adesso, grazie alla nuova generazione.

Un dualismo dal forte potenziale

L'idea di legare indissolubilmente i due mondi, quello reale e spiritico, ma soprattutto di mantenere costante l'imprevedibilità che accompagna ogni nostro passo è qualcosa che al tempo stesso accomuna e allontana The Medium da Silent Hill - del quale abbiamo già detto potrebbe essere il degno erede, lo sapremo una volta provato con mano. Concettualmente, la dualità del mondo è sempre stato uno degli elementi chiave della storica serie Konami ma le due realtà rimanevano comunque ben distinte tra loro, dove quella più distorta e pericolosa era una trasposizione dell'inconscio del protagonista di turno: nel caso specifico invece la questione si fa molto più complessa e, non a caso, spirituale. Marianne non si trova fisicamente nell'altro mondo, lo raggiunge riuscendo a separare se stessa dal piano materiale per accedere a quello etereo e poter così interagire con il lato nascosto della realtà - il suo personale "Dark Side of the Moon". Anche questa trascendenza ha un nome specifico, Out of Body (o Extracorporeità in italiano) e sarà la base per consentire alle nostre ricerche di proseguire. Non si tratta tuttavia di un'abilità da sfruttare a cuor leggero, non solo a causa dei pericoli che si nascondono in quel mondo e non sappiamo in che modo potrebbero ferirci o avere conseguenze dirette sul personaggio, ma soprattutto per il fatto che un'eccessiva permanenza al suo interno finirà per avere conseguenze sul suo corpo, "infettato" da ramificazioni fatali.

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Tra corpo e spirito

Questo aspetto accompagna alla perfezione la volontà degli sviluppatori di mantenerci di continuo sulle spine, farci vivere nella costante incertezza di non sapere davvero quando l'orrore si manifesterà di fronte a noi e soprattutto se quello stesso orrore, come ad esempio la creatura che ci insegue, può di fatto intromettersi nel mondo fisico. Poiché le azioni compiute da Marianne spirituale sono poi le stesse della sua controparte concreta, con effetti visivamente diversi, è interessante capire se e come i pericoli che si nascondono al di là influenzeranno la realtà. In particolare, il concetto per cui il giocatore non può controllare il mondo nel quale si troverà ad avanzare ed è dunque privato - almeno apparentemente - della possibilità di entrarvi e uscirvi a piacere per mettersi in salvo concorre a creare ulteriore tensione, grazie all'immediatezza nella transizione tra i due.

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Ci sono nondimeno dei dubbi su questa simultaneità delle azioni, questa mimica, che dovranno essere verificati: ad esempio fino a che punto il mondo di gioco sarà costruito attorno alla realtà dualistica e all'extracorporeità, poiché se le due Marianne compiono le stesse azioni cosa succede nel caso in cui nel mondo reale si capiti davanti a un ostacolo che, invece, nell'altro mondo non c'è o è possibile attraversare? Ci troveremo in queste situazioni o verranno evitate proprio per non creare eventuali intoppi? Se dovessero invece esistere, si verrà a creare un'asincronia tra le due parti, andando dunque a indebolire il concetto chiave del gioco? A giudicare dal video gameplay dedicato alla realtà dualistica, la simultaneità sembra essere solo una parte dell'esperienza e la capacità di trascendere dal corpo per ridursi in forma spirituale è un atto vero e proprio "slegato" dalla realtà dualistica, una sorta di evoluzione, che porta ovviamente le azioni nel mondo reale a fermarsi in favore di una maggiore esplorazione dell'altro mondo, rispondendo in larga parte ai nostri dubbi ma senza fugarli del tutto. Qui è dove probabilmente si viene a innescare il concetto di pericolo legato all'eccessiva permanenza, non possiamo girovagare troppo per non influire sullo stato del nostro corpo.

Veniamo inoltre a scoprire le abilità da sensitiva di Marianne, che comprendono sia una sorta di sesto senso per trovare oggetti nascosti, almeno per quanto mostrato finora, sia il cosiddetto Spirit Blast, una misura utilizzabile per difendersi dagli spiriti ma anche per risolvere enigmi che andranno a impattare sul mondo reale. Considerata la relativa lentezza nel raccogliere abbastanza energia spiritica, è possibile che sia una soluzione pensata per anticipare i nemici e non affrontarli a viso aperto - portandoci dunque verso uno stile di gioco più cauto.

Forte anche della scelta di sviluppare l'esperienza in terza persona, slegandosi dunque da quanto fatto fino a questo momento con i loro precedenti giochi, Bloober Team potrebbe aver trovato la giusta formula per evolversi dai precedenti progetti che hanno sempre navigato nel mare del more of the same, ma la sua innegabile vicinanza a Silent Hill non lo rende esente da rischi: da un lato potrebbe far leva la fame che l'utenza ha dell'ormai abbandonato brand Konami, dall'altro che l'ispirazione (vuoi anche per le musiche di Yamaoka) scivoli verso una percezione di scimmiottamento dello stesso. Senza dubbio la realtà dualistica, che peraltro ci ha anche ricordato il Sottosopra di Stranger Things, giocherà un ruolo cruciale nell'accoglienza di The Medium, alla quale si deve accompagnare una messa in scena che non faccia leva sull'abusato jump scare ma costruisca la sensazione dell'horror, affidandosi piuttosto a una costante tensione che solo occasionalmente esploda in un vero e proprio spavento.

The Medium è tornato a mostrarsi con una meccanica, la realtà dualistica, che potrebbe rivelarsi la carta vincente per l'evoluzione di Bloober Team nei confronti dell'horror, nonché per raccogliere il lascito di Silent Hill senza per questo volerlo sostituire. Ci sono elementi che concorrono a rendere il gameplay più ragionato rispetto ai progetti sviluppati finora, oltre all'impossibilità per Marianne di essere in pieno controllo del proprio dono, abbastanza per prendere davvero le distanze dalla serie Konami e costruirsi una propria identità. Il confine che lo separa dall'essere fin troppo una copia è ancora sottile, considerati i mondi paralleli e la natura psicologica di fondo, ma le premesse si fanno sempre più interessanti.

CERTEZZE

  • Realtà dualistica ed extracorporeità hanno potenziale
  • L'assenza di tempi di caricamento tra i due mondi
  • Le atmosfere alla Silent Hill sono un valore aggiunto...

DUBBI

  • ... ma al tempo stesso un'arma a doppio taglio
  • La simultaneità delle azioni sarà sempre fluida?
  • Varietà di nemici ed efficacia dei puzzle da verificare