Total War: Three Kingdoms, il provato con Liu Bei 66

Siamo volati a Londra per provare il nuovo Total War ambientato nella Cina dei tre regni. Sarà il capitolo definitivo della serie?

PROVATO di Aligi Comandini —   24/01/2019

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Lo aspettavamo da tempo un capitolo di Total War ambientato nella Cina dei Warring States. Ben pochi periodi storici hanno più potenziale di questa ambientazione per un gioco di guerra, e considerato il livello raggiunto dai Creative Assembly negli anni avevamo l'acquolina in bocca per un nuovo episodio storico. Se precisiamo "storico", peraltro, è per via degli ottimi Warhammer: Total War, che hanno rappresentato una gran sferzata alla serie e dimostrato che anche un team attivo da molto tempo sulla stessa proprietà intellettuale può rivoluzionare la sua visione, se gli viene dato il materiale per farlo. La Cina dopo l'anno domini 190, tuttavia, è ben altra cosa: in quell'era tumultuosa ci sono stati incredibili condottieri, battaglie brutali, strategie brillanti e stravolgimenti socioeconomici senza pari, il tutto in una nazione geograficamente gigantesca, capace di offrire una campagna potenzialmente interminabile. Creative Assembly con questo palco a disposizione poteva fare cose straordinarie, e persino applicare un po' delle lezioni imparate coi Warhammer al "realismo" delle sue produzioni tipiche. Beh, dopo aver testato per qualche ora il gioco a Londra, possiamo dirvi con certezza che di carne al fuoco ce n'è davvero molta, anche se per un titolo simile una manciata di ore sono pochissime. Vediamo perché.

Ma che bei Liu Bei

Forse consci del fatto che una trentina di turni non sono molti per un'anteprima di un gioco complesso come Three Kingdoms, i Creative hanno pensato bene di metterci a disposizione una demo nei panni di Liu Bei e della sua armata nella modalità Romance. Per chi non sapesse di cosa si tratta: il nuovo Total War si bassa sui documenti di Chen Shou e sugli scritti di Lou Guanzhong; mentre i primi sono rapporti storici piuttosto realistici, i secondi sono praticamente racconti eroici, che descrivono i condottieri dell'epoca come eroi invincibili il cui valore era paragonabile a quello di una piccola armata. Ecco, il Romance Mode vi permette di rivivere questa esperienza "fantasy" mettendovi a disposizione generali pressoché inarrestabili, e capaci di sterminare da soli intere unità; una visione delle battaglie che si riavvicina, appunto, a quelle più rapide e spettacolari viste nei due Warhammer (anche se senza la magia, per ovvie ragioni). Non temete, nel caso questo genere di stravolgimenti storici non dovessero convincervi, Total War: Three Kingdoms mette a disposizione anche una Modalità Realismo, dove i generali sono semplici esseri umani dotati di abilità di comando e la loro morte è un rischio concreto, anche se dobbiamo ammettere che la possibilità di giocare una versione romanzata della storia cinese ci ha stuzzicato più di quanto non abbia fatto l'opzione "classica".

Torniamo a Liu Bei, comunque, perché come detto la sua scelta non è stata casuale. Si tratta infatti del condottiero dotato dell'armata più poderosa, oltre che quello in grado potenzialmente di far avanzare la sua conquista della Cina più rapidamente. In quanto eroe onorevole e dalla discendenza imperiale, Liu Bei può conquistare territori sotto l'impero Han senza alcuno spargimento di sangue (anche se farlo costa punti unità, preziosi per svariate altre cose); parte senza una base centrale, certo, ma accompagnato dai poderosi Guan Yu e Zhang Fei non gli ci vuole molto a consolidare il controllo su qualche città, ed è soprattutto per questo motivo che siamo riusciti ad analizzare un po' di caratteristiche del gioco nonostante il tempo limitato della prova. In sua compagnia abbiamo affrontato vari scontri, cercato di analizzare a grandi linee l'intelligenza artificiale, ed esplorato la campagna principale. Di cose interessanti ne sono spuntate parecchie, a partire dalla possibilità di seguire passo passo gli avvenimenti storici reali, indicati sotto forma di missioni ed "eventi a tempo" ove la vera soluzione viene comodamente indicata dal gioco. I puristi cercheranno ovviamente di ripercorrere gli eventi con precisione nei panni di ognuno degli undici condottieri disponibili, ma immaginiamo non mancheranno giocatori pronti a stravolgere completamente gli equilibri della storia cinese, dunque è un bene che venga data una notevole libertà di scelta.

L'importanza del sentimento

Il gioco alla base potrebbe apparire, in verità, molto simile ai Total War precedenti, e non neghiamo che molti elementi di gameplay siano mutuati dai capitoli più riusciti della saga. Three Kingdoms però offre svariate novità, che potrebbero stravolgere l'esperienza in modi inaspettati (e positivi). Il concetto di Guanxi, ad esempio, è importantissimo, e con esso si intendono i legami sociali e il loro impatto su ogni aspetto del potere. In pratica in questo capitolo le connessioni tra i condottieri e gli altri personaggi sono centrali, e impattano pesantemente sulla diplomazia - più complessa che mai, pare - sull'efficienza di certi sottoposti nei rispettivi ruoli, e persino sulle battaglie. Non solo, il Guanxi influenza addirittura l'elemento narrativo, dando vita a rivalità epiche tra eroi o a fratellanze capaci di mutare gli equilibri del conflitto nella sua interezza. E le sorprese non terminano qui: il gioco offre anche un curioso sistema elementale legato alle "scorte", che altro non sono che le divisioni di ogni armata, guidate da tre diversi generali. Questi sono codificati secondo cinque diversi colori in base agli elementi, appunto, e offrono vantaggi a certe tipologie di truppe (i generali d'acqua migliorano le capacità degli arcieri, e così via).

Si tratta di un leggero aumento di complessità nella gestione delle armate e di chi le comanda, ma è solo la punta dell'iceberg: i generali hanno ancora un sistema di sviluppo ed equipaggiamento, rami di abilità più complessi rispetto al solito, e la possibilità di cambiare persino cavalcatura e "aiutanti" oltre alle armi, ottenendo così vari vantaggi. Non manca poi un complesso albero delle riforme, che oltre ad essere davvero splendido a livello di interfaccia (è praticamente il disegno di un ciliegio che si colora gradualmente) offre specializzazioni estremamente uniche, che mutano del tutto la strategia generale di unificazione della Cina del giocatore. Altre chicche? La gestione delle provviste è importantissima, e può portare un'armata o una provincia a indebolirsi enormemente per la fame; durante le battaglie i generali possono lanciarsi in spettacolari duelli contro gli equivalenti dell'armata nemica; sarà possibile tendere imboscate alle armate (ma anche sfuggirvi, con vari vantaggi); ed è stato infine inserito un complesso sottosistema legato allo spionaggio.

Quest'ultimo, purtroppo, non lo abbiamo potuto esplorare a fondo, ma parlando con gli sviluppatori ci siamo chiesti se fosse possibile applicare strategie complesse durante la campagna, tra cui quella (usata da molti generali a quei tempi) di provocare improvvise migrazioni di popolazione verso certi centri abitati, per consumare rapidamente le risorse delle armate nemiche e colpirle una volta indebolite. Le spie, prevedibilmente, sono proprio il fulcro di questo genere di tattiche e, se si sviluppa un network abbastanza consolidato, possono gettare fango su condottieri avversari, provocare rivolte, ottenere preziose informazioni, migliorare i rapporti tra il nostro alter ego e uno specifico personaggio, far partire missioni "false" per distrarre certe armate, o andare a impattare sulle provviste sopracitate. E pensate che queste sono solo alcune delle opzioni a nostra disposizione, perché problemi di provviste sono provocabili anche con la sistematica conquista di certi centri di produzione, o con l'uso oculato della diplomazia. Per quanto riguarda l'intelligenza artificiale, invece, non ci è stato possibile valutarne la qualità effettiva durante l'evento, ma i Creative Assembly promettono un rinnovamento completo, e la capacità di applicare piani complessi come non mai alle difficoltà elevate da parte della CPU. Vogliamo crederci, anche perché a supportare tale affermazione c'è davvero un discreto ben di dio.

Creative Assembly ha ben chiaro il potenziale dell'ambientazione che ha per le mani, ed è evidente che stia sviluppando Three Kingdoms con l'intenzione di dar vita a un Total War più completo che mai, oltre che capace di soddisfare vari tipi di fan con la sua modalità "romanzata". Siamo i primi a voler vedere questo capitolo sul trono della serie, perché ciò significherebbe avere un capolavoro della strategia per le mani, e la cosa non può che renderci felici. Una prova da qualche ora, però, permette di analizzare ben poco di un videogame così mastodontico. Non resta quindi che aspettare il lancio, per scoprire se il nostro intuito ha fatto centro.

CERTEZZE

  • Enorme, ricchissimo di opzioni e novità, ed estremamente complesso
  • La modalità Romance è una brillante aggiunta
  • Ambientazione dal potenziale spaventoso

DUBBI

  • Qualità dell'intelligenza artificiale da verificare