Il valore inestimabile di un voto ormai dimenticato: il 7,5 111

Un caloroso dibattito sul valore di alcuni voti ormai dimenticati dalla critica e soprattutto dai giocatori. Ecco perché oggi dovremmo riscoprire il 7,5!

VIDEO di Francesco Serino —   30/04/2019

Nel corso degli anni, specialmente degli ultimi dieci, abbiamo assistito a un fenomeno che coinvolge in egual misura critica e utenti: la scomparsa del 7,5. Questo voto è senza dubbio il più particolare visto che non rappresenta un fallimento e nemmeno una vittoria chiara, e questo lo rende molto difficile da manovrare per chi è chiamato a giudicare, e forse addirittura più difficile da decodificare da parte di chi poi il gioco lo dovrà comprare.

Una questione di voti

Una situazione pessima perché il 7,5, se utilizzato bene, può diventare un fantastico faro nella notte. Dobbiamo smetterla di usarlo a sproposito, o addirittura non utilizzarlo, ma così facendo siamo soltanto a metà della strada: il resto dovrete mettercelo voi, tornando a guardare questa fascia di voto come una sorta di "X" sulla mappa del tesoro di un pirata, la stessa "X" sotto cui scavare alla ricerca di un tesoro nascosto, o di una gemma grezza. Insomma, dovete smetterla di vedere nel 7,5 soltanto un mancato capolavoro. Basta quindi anche con questa voglia di perfezione, di totale assenza di bug: naturalmente è sacrosanto chiedere giochi sempre migliori anche dal punto di vista della pulizia del codice, ma se una manciata di bug sono il frutto di un gameplay mai tentato prima, forse è il caso di chiudere uno o tutti e due gli occhi.

Elder Scrolls Online Xbox Paladins

Tra i 7,5 infatti spesso trovano casa quei giochi che provano a fare il passo più lungo della gamba, sviluppati magari da software house nemmeno così ricche che, per attirare l'attenzione del pubblico, sono costrette a puntare tutto sull'originalità, riuscendo di sovente a rivoluzionare anche un intero genere. I giochi perfetti, i nove o i dieci tondi tondi, solitamente vengono sviluppati in un contesto più sterile, costruito su compromessi che servono a tranquillizzare gli investitori edulcorando idee e guizzi creativi. Se un team vuole spendere 200 milioni di dollari per sviluppare il suo prossimo progetto, è anche logico che voglia limitare i rischi, perfezionare alfabeti già scritti piuttosto che crearne di nuovi, come invece sono liberi di fare i battitori liberi.

The Elder Scrolls insegna

Togliendo valore ai giochi da 7,5, si rischia anche di non dare una possibilità ai piccoli che avrebbero tutte le potenzialità per trasformarsi nei grandi di domani. Moltissime delle serie che oggi amiamo, quelle a cui mai daresti un voto basso anche solo per rispetto, nascono proprio da lì, da un primo gioco programmato con l'acqua alla gola, con grafica e sonoro non al passo dei tempi e, cosa più importante di tutte, un gameplay tanto avveniristico quanto rotto. Un esempio tra tanti ce lo fornisce Bethesda che con i suoi The Elder Scrolls ha camminato lungo tragitti simili: Daggerfall, il secondo gioco della serie, era un perfetto esempio di gioco da 7 o poco più, successivamente si è trasformato in quel capolavoro chiamato Morrowind, e infine in Skyrim. Non ci sarebbe stato nessun seguito se il pubblico non avesse visto nei 7,5 di Daggefall l'embrione di qualcosa di mai visto prima.